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Pragmatica cognitiva. Bianchi C.

A cura di Giangiuseppe Pili        www.scuolafilosofica.com

Non è un libro di storia della filosofia, non solo. E’ un’introduzione completa ed esaustiva alle più recenti teorie pragmatiche. La pragmatica è l’analisi del linguaggio ordinario, vale a dire, non delle convenzioni linguistiche che definiscono un termine, cioè la semantica, ma neppure delle regole di grammatica, cioè la sintassi. Il problema della pragmatica è quello di definire i meccanismi che stanno alla base della comunicazione. L’intenzione del proferimento è il punto di base della comunicazione il cui interesse è più su ciò che viene lasciato intendere piuttosto che di quello che viene letteralmente detto.

Il libro si articola in quattro capitoli, più un prologo e un epilogo. Il primo capitolo “L’eredità di Grice”, tratta del primo che tratteggiò il problema della pragmatica come “comprensione di intenzioni”, Grice. P. Grice si situa tra i filosofi del linguaggio ordinario ed è il “fondatore” dell’idea secondo cui nella comunicazione verbale ordinaria ciò che conta è il far capire le proprie intenzioni e non tanto esprimere qualche enunciato i cui significati siano puramente esauriti dall’analisi semantica. Per fare un esempio, dire “Questa signora è un avvoltoio” è falsa ed è falsa a priori perché il significato convenzionale di signora esclude l’esser un avvoltoio. Se prendiamo una frase come questa, allora dobbiamo concludere che il nostro interlocutore ci ha mentito. Ma il punto è che il parlante nel proferire quella frase voleva suggerirci qualcosa. Evidentemente non voleva limitarsi a dire che la tal signora era un pennuto. E’ l’intenzione del parlante che lo conduce ad esprimere una frase come “Questa signora è un avvoltoio” per lasciare intendere che la signora in questione, in realtà, ha alcune proprietà simili a quelle del grosso volatile (famelica, cattiva, brutta etc.). Il problema sta nel fatto che il parlante si aspetta che il destinatario afferri le sue intenzioni, ma il punto sta proprio nel riuscire ad essere chiari, a rendere manifeste le proprie intenzioni quel tanto che basta da farsi capire. Grice arriva così a sostenere l’esistenza di un principio generale di comunicazione, il principio di cooperazione e una serie di massime che guidano le aspettative del destinatario. Ma l’importanza maggiore di Grice sta nell’aver sostenuto l’esistenza di proposizioni generate dal destinatario perché lasciategliele intendere dal parlante. Per esempio, se uno mi chiedesse se ho dormito bene, gli risponderei “Hanno fatto un casino bestiale”. Questa frase non risponde in alcun modo alla domanda anche perché potrebbe essere vera anche se il rumore fosse stato fatto in passato, magari dieci anni prima. Invece, il destinatario genera un’implicatura del tipo “lui vuole che io creda che lui pensi che io ritenga che lui non ha dormito bene”. Questo meccanismo inferenziale non è guidato da alcuna regola logica, ma sono le nostre aspettative, fondate sulle massime, che ci fanno ragionare così.

Il secondo capitolo “Dopo Grice: una mappa”, prende in considerazione tutta una serie di posizioni nate dopo la teoria del filosofo inglese. Esso non vuole essere esaustivo, ma cerca di tracciare un’idea di ciò che è stato detto dopo di Grice. Il lavoro della Bianchi si concentra nell’affrontare i problemi lasciati aperti dalla teoria griceana e valutare i punti acquisiti. Come valutare le massime, ad esempio, è un problema chiave giacché esse risultano ragionevoli ma non prive di conflitti. Altra faccenda spinosa è la riflessione sulle implicature e sul ruolo del destinatario nel comprendere il livello esplicito e, non solo quello implicito. Di certo, Grice è stato seguito nei punti più fondamentali della sua opera, cioè nell’idea che il significato di un enunciato sia ciò che un parlante intende e che nella conversazione ci sono molti casi in cui il destinatario è indotto a generare implicature, per mantenere fermo il principio di cooperazione del parlante.

Il terzo capitolo, “La teoria della pertinenza”, riguarda, forse, l’impostazione di maggior fascino tra quelle presentate. La sua caratteristica peculiare è quella di non ambire esclusivamente ad essere una “ricostruzione razionale” di ciò che accade quando il parlante esprime un enunciato, quanto di ciò che effettivamente avviene. La teoria della pertinenza è una teoria descrittiva per cui cade ogni pretesa normativa. L’idea è di interessarsi “a ciò che è” e non a ciò che “deve essere”. Essa si propone, dunque, di limitarsi a dire cosa avviene tra parlante e destinatario. I teorici della pertinenza, in particolare Sperber e Wilson, riprendono tutti i problemi della teoria griceana e li risolvono introducendo il principio aureo della “pertinenza”. Nella conversazione noi ci aspettiamo che l’altra persona sia pertinente, che ci dica quello che ci interessa e non che sia perfettamente veritiero, esaustivo etc., cosa che sembra essere invece suggerita da Grice. Il principio di pertinenza è di natura economica: è pertinente quell’informazione che altera le credenze del mondo di un destinatario in rapporto ai costi cognitivi che esso deve compiere per comprenderlo. Per esempio, quando chiediamo l’ora, una risposta come “sono le14.03 e 22 secondi e 15 millesimi del 28.06.2010” sarebbe fuori luogo, nonostante sia una risposta veramente esaustiva alla domanda. Questo perché i costi della comprensione della proposizione sono eccessivi rispetto ai benefici. La pertinenza può variare in base al contesto, ma rimane il fatto che ci deve essere sempre una compensazione tra il costo materiale della comprensione e il vantaggio che traiamo da esso. Questo meccanismo di selezione dell’informazione è compiuto in modo automatico dalla mente. Noi non lo facciamo in modo consapevole. La teoria della pertinenza si lega a doppio filo con le più attuali teorie generali sulla mente, in particolare all’impostazione modulare. In tal senso, i pertinentisti propongono una visione massimamente modulare dei processi cognitivi, dove non ci sono sistemi centrali ma solo moduli. I moduli sono delle processazioni di informazioni indipendenti e a domini chiusi, automatiche e non accessibili alla coscienza, per questo sono anche molto efficienti. La teoria della pertinenza, come ogni buona teoria scientifica, non si limita a proporre una serie di assiomi, ma va alla ricerca di conferme sperimentali. Tra analisi delle risposte di parlanti e lo studio di casi di deficit pragmatici, come gli autistici, questa impostazione riesce anche a prevedere alcuni comportamenti dei parlanti e dei destinatari.

Il quarto capitolo, “I confini della pragmatica” si propone di tracciare il panorama più attuale dell’analisi pragmatica. Le discussioni vertono tra la ripresa dei temi più cari a Grice e la discussione dei problemi della teoria della pertinenza e delle altre possibili concezioni, il minimalismo, l’indicalismo, la prospettiva sincretica e il contestualismo. Il libro si chiude con un Epilogo che suona come un’apologia della teoria della pertinenza, una teoria nata dalla filosofia e pienamente scientifica e matura, non priva di problemi e, per ciò ancora più vitale.

Il libro della Bianchi è scritto in modo molto piacevole, raro caso di commistione di cultura generale e accademica. La grande mole di studi risulta dalla chiarezza espositiva, dove gli argomenti più rilevanti vengono trattati in modo esaustivo. La selezione del materiale rende i libri introduttivi molto difficili da scrivere: bisogna limitarsi ad una serie infinita di posizioni radicali e tratteggiare poi le intermedie, oppure bisogna scrivere solo ciò che è maggiormente rilevante? Purtroppo, il primo filone risulta maggioritario ma anche faticoso da seguire e con la sensazione da parte del lettore di non aver afferrato nulla o, forse, di non dover afferrare nulla. Il rischio di libri come questo è quello di non dire niente. “Pragmatica cognitiva”, invece, fa esattamente il contrario, analizzando solo alcune delle posizioni e limitandosi a spiegare ciò che c’è veramente da capire.

Dicevamo che il libro è molto gradevole perché esso non si limita a ricostruire asetticamente la storia dei concetti o delle teorie a disposizione. Citazioni da libri, film, giornali, conversazioni arricchiscono il quadro mostrando sia quanto l’argomento sia fertile e capace di spiegare tanti fenomeni diversi, sia quanto possa essere piacevole studiare la filosofia applicata ai contesti d’uso.

In conclusione, è un libro introduttivo. Ce ne fossero tanti così!

BIANCHI CLAUDIA,

PRAGMATICA COGNITIVA,

LATERZA,

PAGINE 240.

EURO 20,00.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

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