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Sun Tzu: uno studio sull’arte della guerra

Abstract

L’arte della guerra è un testo fondamentale sia da un punto di vista storico che individuale. La sua analisi costituisce un’importante occasione per studiare più a fondo le leggi stesse del conflitto e di come queste siano la base della stessa realtà quotidiana. Il saggio si divide in due parti: la prima tratta degli aspetti più astratti e filosofici che Sun Tzu considera esplicitamente o implicitamente. La seconda parte tratta del contenuto dei singoli capitoli. Nonostante l’attenzione per la lettera del testo, proponiamo continui riferimenti in merito alla quotidianità, al punto di vista individuale e al punto di vista storico.


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Struttura del’articolo

1.  Parte 1. La struttura: ontologia, figure centrali, epistemologia.

Capitolo 1: Ontologia

Capitolo 2: Figure centrali

Capitolo 3: Epistemologia

Capitolo 4: I tre generi di analisi di Sun Tzu: analisi descrittiva, normativa e prescrittiva

Capitolo 5: Sun Tzu come Maestro di vita



Capitolo 1

Ontologia

Sun Tzu non è un filosofo in senso stretto, ma egli lascia passare un’intera visione del mondo. Per questo è possibile soffermarsi sui fondamenti del suo pensiero e ciò che egli può intendere come assolutamente primitivo, rispondendo a domande filosofiche fondamentali come “cosa c’è?” e “in cosa consista la conoscenza?” In questo capitolo risponderemo alla prima domanda.

L’arte della guerra è un testo dominato da alcune tesi ontologiche di fondo estremamente importanti e profonde. Esse costituiscono la base sottostante ad ogni considerazione di natura strategica e tattica, giacché Sun Tzu ritiene che ogni decisione nell’arte del conflitto sia subordinata alla conoscenza degli elementi ultimi della realtà nelle loro configurazioni contingenti.

I principi ontologici di fondo sono pochi: il cielo e la terra, l’elemento umano, il Tao. Derivati di questi tre primi elementi sono: la contingenza, lo Shih e l’informazione. Il cielo e la terra costituiscono lo spazio tempo fondamentale in cui tutto sussiste e in cui gli uomini sono costretti ad agire. Sebbene essi siano due principi astratti generali, imprescindibili per comprendere la realtà, le loro combinazioni sono infinite e la loro definizione contingente dipende dalle singole configurazioni spazio-temporali. Ogni spazio è diverso da ogni altro, pur essendo sempre uno “spazio”; ogni tempo è unico, pur essendo sempre un’unità di misura del cambiamento della realtà. Il cielo e la terra sono, dunque, le coordinate primordiali entro cui ogni cosa accade ed entro cui tutto esiste e senza la cui esistenza nulla esiste.

L’elemento umano è, in generale, tutto ciò che riguarda gli esseri umani nella loro dimensione generale: aspetti sociali, economici, conoscitivi e militari. Più fenomeni sono riconducibili alle configurazioni dei rapporti tra gli uomini. Sicché l’arte della guerra si sostanzia nelle permutazioni dei rapporti sussistenti tra gli individui nelle rispettive gerarchie, nello spazio-tempo determinato nel presente. I fenomeni in cui le relazioni umane sono determinanti sono molti e tutti esplicitamente considerati da Sun Tzu: egli avvisa continuamente il discepolo di tener conto di tutti i fattori in gioco perché senza la conoscenza di tutti i fenomeni intercausali e concomitanti non si possono prendere le giuste decisioni, né indirizzare nel migliore dei modi il corso degli eventi.

Il Tao è la Via intesa come “strada”, “scopo”, “giusto modo”. Nel Tao di Sun Tzu confluiscono tutti i fattori appena esposti in una relazione virtuosa. Il Tao, cioè, non è semplicemente la strada da percorrere, una delle tante, essa è la retta via, cioè quel percorso virtuoso in cui tutti gli elementi confluiscono nel modo giusto per raggiungere lo scopo. In questo senso, il concetto del Tao è riconvertibile in un’unione inscindibile degli elementi precedentemente considerati in un ordine virtuoso, perfetto: essa è la retta via da seguire.

I tre principi sono mutualmente irriducibili. Il cielo e la terra non sono descrivibili a partire dai soli elementi umani né dal Tao o da entrambi. Non si arriva a parlare di “spazio” mediante il Tao perché il Tao già richiede la presenza dello spazio. Allo stesso modo, non si arriva a parlare del Cielo solo a partire dagli eventi degli uomini, perché gli uomini sono nel tempo ma non viceversa: molti eventi non dipendono dall’esistenza degli uomini, come l’alternarsi delle stagioni o il susseguirsi degli eventi climatici. D’altra parte, gli uomini sono richiesti per la presenza del Tao della guerra. Il Tao, poi, richiede sia la presenza degli uomini che del cielo e della terra, essendo una via da percorrere per qualcuno, ma essa ha un termine che non riguarda né gli individui né lo spazio-tempo: il giusto ordinamento. La proprietà positiva del Tao è sopravveniente rispetto agli elementi che la determinano e ciò è mostrato dal fatto che più individui in diverse circostanze possono realizzare il Tao.

Mostrato come questi tre principi ontologici fondamentali siano autonomi, sebbene profondamente dipendenti, possiamo asserire che un assioma di Sun Tzu sia:

(1) Tutto ciò che esiste come assolutamente primitivo è il cielo e la terra, gli individui e il Tao.

Due teoremi si deducono facilmente:

(2) Per (1) Gli elementi complessi sono ottenuti per combinazione degli elementi basilari enumerati in (1).

(3) Per (1) e (2) Tutto ciò che non è basilare né complesso non esiste.

Si badi che il (3) non è un teorema vuoto, gratuito, ma ha una ripercussione immediata: non esistono principi ultraterreni, non sussistono divinità che intervengono nelle questioni dell’arte militare perché, semplicemente, non esistono. Questo concetto, sebbene non espresso in questo modo, è ripetuto in almeno due circostanze da Sun Tzu.

Veniamo ora ai concetti complessi: la contingenza, lo Shih e l’informazione. La contingenza è una configurazione degli individui nello spazio-tempo considerato. Come visto, lo spazio è una realtà astratta per indicare una configurazione di elementi geografici sempre diversi, allo stesso tempo, il tempo non è mai lo stesso. Il tempo, per Sun Tzu, non è unidimensionale. Esso prende diverse direzioni in base agli elementi che si considerano nel tempo: è lineare quando si considera il susseguirsi degli eventi in guerra, ma è circolare quando lo si considera in relazione agli eventi reiteranti (il susseguirsi delle stagioni). La contingenza è, dunque, concepibile in due dimensioni diverse: statica e dinamica. La contingenza ‘statica’ è la fotografia di un momento nella sua combinazione di elementi basilari attuali (individui/spazio-tempo) mentre la contingenza ‘dinamica’ è il susseguirsi delle singole permutazioni degli individui nello spazio sull’unità di tempo. Per definire la contingenza è, dunque, imprescindibile l’enumerazione degli individui umani coinvolti e la loro collocazione spazio-temporale.

Per definire lo Shih, invece, bisogna considerare tutti gli elementi basilari e, in più, la contingenza. Inoltre, per la presenza dello Shih è necessaria la sussistenza di un generale nell’insieme degli individui considerati. Lo Shih è un concetto fondamentale per l’arte del conflitto, sebbene sia un composto di elementi, sicché si tratta di un elemento molto complesso. Esso si basa, inoltre, sul rapporto sussistente nel conflitto. L’esercito (insieme di individui uniti in uno schieramento) nello spazio-tempo determinato (contingenza) segue un percorso virtuoso (Tao) in base al quale accumula un’energia potenziale che va scagliata contro l’esercito nemico nel momento giusto: il rapporto sussistente tra l’energia esatta da scagliare contro l’esercito nemico e il momento preciso in cui va rilasciata è lo Shih. Lo Shih è facilmente comprensibile in una partita a scacchi: esiste un momento preciso in cui giocare la combinazione e, se perso, determina la perdita di tutto il vantaggio (energia) accumulato.

In fine, l’informazione è ogni fatto passibile di conoscenza. Essa non si può considerare semplicemente come elementare perché dipende in modo diretto dalla contingenza (che a sua volta dipende dagli individui nello spazio-tempo) ed è a sua volta un elemento straordinariamente complesso. Sebbene Sun Tzu non la consideri esplicitamente come un elemento fondamentale (non basilare), si può dire che L’arte della guerra non sia altro che l’arte di saper sfruttare le informazioni in proprio possesso. Ogni elemento coinvolto rappresenta un’informazione e la loro evoluzione nel tempo secondo le leggi di natura e del conflitto rappresenta l’oggetto di previsione da parte del generale. Egli, dunque, deve continuamente pervenire a nuove informazioni per comprendere la natura del conflitto e le sue diramazioni in modo da poter determinare il migliore svolgimento degli eventi.

Agli elementi fondamentali, il cielo e la terra, gli individui e il Tao, vanno aggiunte le leggi di combinazione, che seguono un semplice principio di composizionalità, il cui risultato è quello di definire gli elementi complessi che godono di proprietà sopravvenienti rispetto agli elementi di base.

Questa è la base ontologica di fondo di Sun Tzu, il che non significa che ogni ambito non goda di leggi sue proprie, ma tutto quanto viene sostenuto ne L’arte della guerra può essere fondato su questi elementi basilari e complessi appena considerati. Tuttavia, ed è bene rimarcare il concetto, il trattato parla di Arte, cioè di un fare, così questa ontologia di fondo è del tutto inutile se non in quanto fonda la conoscenza degli elementi che servono per conseguire vantaggi e parare gli svantaggi. Ed è il piano epistemologico a dominare tutto il trattato, molto di più di quanto non lo sia il piano ontologico di sfondo. Sun Tzu dice esplicitamente che la conoscenza degli elementi fondamentali della realtà è imprescindibile, ma dice altrettanto esplicitamente che tale conoscenza è del tutto inutile (dunque, irrilevante) se non perché è utile a far conseguire tangibili vantaggi.

Capitolo 2

Le figure centrali

Entrando più nello specifico nella natura degli individui coinvolti, precedentemente considerati come parte dell’insieme degli uomini, è necessario prendere atto delle reciproche diversità dei ruoli, definiti dalle proprietà, che gli individui posseggono. Sun Tzu individua cinque tipi di persone: il sovrano, il generale, il consigliere, i soldati e le spie. Tutte le figure sono imprescindibili e tutte vanno considerate.

Il sovrano rappresenta la volontà della nazione, colui che prende la decisione di dichiarare guerra. Egli, inoltre, è colui che sceglie il generale. In altre parole, nella dimensione della guerra, il sovrano è l’organo decisionale ad alto livello. Egli stabilisce l’obbiettivo e colui che deve eseguire gli ordini. Tuttavia, Sun Tzu non parla a lungo delle proprietà che competono il sovrano perché, da Maestro dell’arte della guerra, non è interessato a discutere la qualità degli obbiettivi (che un generale deve assumere senza discutere) quanto a definire i limiti della sua azione nei confronti del sovrano: egli non deve intromettersi nella definizione della strategia e tattica della guerra. Il generale, infatti, una volta scelto, deve godere della massima fiducia e autonomia, così che il ruolo del sovrano, in questo senso, è quello di sapersi scegliere con assoluta precisione colui che deve fare il suo volere, ma, così come il generale deve attenersi agli ordini, così il sovrano non deve intromettersi in compiti non suoi, sia perché non ha le competenze specifiche, sia perché egli non deve rischiare di causare confusione tra le fila dei suoi propri soldati.

Il generale è senza dubbio la figura centrale del trattato. Si può dire che L’arte della guerra sia un titolo che potrebbe essere riscritto come L’arte di diventare grandi generali. Il comandante delle truppe rappresenta la ragion pratica, cioè l’individuo preposto alla definizione dei mezzi necessari per giungere alla vittoria, colui che organizza gli elementi umani (soldati, manodopera specializzata, equipaggiamento, retrovie) e che sa vincere (raggiungere lo Shih). Per essere abili generali bisogna essere freddi, calcolatori, capaci di giungere a previsioni accurate, saper utilizzare le spie a proprio vantaggio, saper confondere i piani del nemico e saper leggere i suoi. E’ impossibile enumerare tutto ciò che un abile generale deve sapere perché nessuno può indicare con precisione i limiti del sapere coinvolto. Senza dubbio il generale deve tenere conto di tutti i fattori coinvolti nel momento per trarre il massimo vantaggio, che è definito come “catturare intero e intatto il nemico”.

Il consigliere è un individuo presente ma non definito da Sun Tzu. E’ una figura di ausilio al sovrano, ma le cui qualità non vengono definite. Si suppone che egli sia una sorta di ‘razionalizzatore’ delle idee del sovrano, sicché egli dovrà essere saggio, temperante e ammonitore allo stesso tempo.

Gli uomini sono divisi in due categorie: coloro che lavorano e coloro che combattono. Entrambe le categorie sono indispensabili e sono entrambe trattate, piuttosto superficialmente, da Sun Tzu. Egli, infatti, non è interessato a una visione sociologica precisa perché questa fa parte della contingenza e non può essere conosciuta a priori: ogni singola società è diversa, per tanto è compito del sovrano e del generale conoscerla a fondo, senza pregiudizi, per poterla sfruttare e salvaguardare nel modo migliore. Per quanto riguarda il generale, egli dovrà considerare appieno l’aspetto della forza e del morale dei suoi uomini, dovrà preoccuparsi per loro, sebbene senza giungere ad eccesso (che costituirebbe la base di una debolezza duratura).

Le spie rappresentano il centro di informazione del generale, sia nel senso di informazione reperita che rilasciata. Esse svolgono un ruolo fondamentale che è quello di conoscere le intenzioni del nemico, le sue forze, la loro dislocazione e tutte le informazioni necessarie per definire i singoli personaggi coinvolti nello scontro. Allo stesso tempo, esse devono continuamente rilasciare falsi messaggi per confondere le idee del nemico. Esse godono di tale importanza che Sun Tzu dedica un intero capitolo (capitolo 13) al loro studio.

Capitolo 3

La teoria della conoscenza: organizzare e contare e il metodo dello straordinario e dell’ortodosso

Più che fornire una teoria esaustiva sulla natura della conoscenza, Sun Tzu ci indica cosa dobbiamo conoscere e a quale scopo sia imprescindibile farlo. Tuttavia, proprio dalle sue stringate istruzioni possiamo trarre conclusioni importanti in merito alla sua epistemologia.

Innanzi tutto, egli è esplicito: per vincere e per questo scopo solo è necessario conoscere i cinque elementi alla base della realtà. Questa è la conoscenza astratta. Nel concreto, poi, bisogna comprendere le reali configurazioni geofisiche, gli elementi umani coinvolti e le relazioni sussistenti tra le nazioni. Oltre a ciò è necessario conoscere gli elementi intrinseci all’arte della guerra in modo da poter organizzare il proprio esercito e poter sfruttare al meglio le singole unità. Per fare questo, è necessario contare e organizzare. Il metodo di Sun Tzu è molto simile, per certi versi, a quello di Cartesio, proposto da quest’ultimo nel celebre Discorso sul metodo: scomposizione in fattori primi, enumerazione delle parti, ricomposizione e esecuzione del compito. Sun Tzu, senza scendere nei dettagli, delinea un sistema di calcolo sulla base della quale ci si può rifare per organizzare le proprie forze.

L’organizzazione dell’esercito segue delle linee “ortodosse”, intendendo, con ciò, dei sistemi affidabili e reiterabili sulla base dei quali gestire le proprie risorse. In questo senso, le condizioni contingenti influenzano relativamente il nostro sistema, sicché è necessario studiare delle linee guida facilmente estendibili per gestire al meglio le nostre sole forze. D’altra parte, non è possibile ridurre l’intero spettro del possibile a quel che noi pensiamo essere il necessario, così è necessario e imprescindibile sapersi adattare al nemico per sfruttare tutte le risorse presenti nel momento contingente. Essendo la configurazione attuale imprevedibile, non si può fare a meno di usare metodi “straordinari” per agire nel modo migliore. Lo “straordinario” consiste nel fatto di non essere pianificabile a priori.

In fine, sul piano pratico, bisogna prendere decisioni, le quali sono la materia del generale. Prendere buone o cattive decisioni è ciò che distingue un grande generale da uno mediocre. Anche in questo Sun Tzu delinea una strada. Prima di tutto, è necessario conoscere i principi generali della realtà, in secondo luogo bisogna conoscere le proprie forze e quelle del nemico, quindi scoprire l’assetto globale della contingenza, quindi bisogna computare tutte le possibilità alternative insite in una situazione, ordinarle per preferenza, in base a parametri di utilità, quindi scartare tutte le possibilità negative e concentrarsi su quelle utili.

Il metodo è molto più preciso di quanto non possa apparire. Esso ci dice, in linea generale: scegli sempre la mossa che massimizza la tua utilità e scarta tutte le altre. La tua utilità è quantificabile sulla base del fatto che devi riuscire a conquistare intero e intatto il nemico, ogni distruzione parziale o totale rappresenterà un risultato peggiore. Ad esempio, abbiamo tre alternative: una consente di distruggere il nemico, una consente di uccidere i soli ufficiali e salvare le truppe e una terza consente di mettere in ginocchio il nemico privandolo dei suoi mezzi di sussistenza. Le prime due alternative sono peggiori dell’ultima, così bisogna attrezzarsi per realizzare la terza possibilità.

Un esempio tratto dalla storia potrebbe essere quello del Giappone durante la seconda guerra mondiale. La sua distruzione era un risultato peggiore del farlo collassare da solo. Così, la cancellazione di Hiroshima e Nagasaki è indubbiamente un risultato peggiore di quanto sarebbe stato possibile. Il crollo dell’URSS, pur essendo generato da problemi intrinseci al suo stesso apparato statale, è il risultato migliore che gli USA abbiano mai conseguito perché non hanno sparato alcuna pallottola, ma hanno vinto la guerra fredda.

  

Capitolo 4

I tre generi di analisi di Sun Tzu: analisi descrittiva, normativa e prescrittiva

Sun Tzu vuole presentare un saggio su di un’arte, la quale non può prescindere dalla descrizione della realtà e dei suoi principi, per poter essere esaustivo. In molti passi del trattato Sun Tzu enuncia una serie di semplici descrizioni per mostrare come funzionino gli elementi nelle varie situazioni. Ma la sola descrizione non esaurirebbe lo scopo, anzi, sarebbe solo una conoscenza pura, sostanzialmente contemplativa e, in definitiva, inutile: ogni conoscenza che non possa tradursi in un concreto vantaggio è sostanzialmente priva di senso, per Sun Tzu.

Dal piano descrittivo, Sun Tzu trae le ragioni per indicare precisi piani di valutazione. Quando indica le norme di valutazione delle azioni militari in base alla loro capacità di conquistare intero e intatto il nemico, Sun Tzu è molto preciso nel delineare quelle che sono delle qualità in base a precise ragioni che si sostanziano direttamente sui fatti: i fatti vengono valutati solo dopo che vengono descritti. In base a ciò, la valutazione normativa è fondamentale e senza la quale non è possibile trarre alcun giudizio per definire l’azione militare virtuosa o viziosa. Ma questo è proprio l’oggetto principale del trattato. In primo luogo, perché il sovrano non può scegliere il suo generale se non in base a quelle leggi di valutazione che il generale stesso deve conoscere e padroneggiare. In secondo luogo, perché lo stesso generale sarebbe altrimenti impossibilitato a prendere delle decisioni e a seguire un metodo virtuoso (vedi il capitolo precedente). Così, le regole per trarre le valutazioni si sostanziano sui fatti, per quanto la descrizione di questi ultimi sia di natura estremamente generale.

In fine, sulla base delle norme stabilite, si devono trarre i precetti da seguire, che devono semplicemente tradurre in concreto le azioni militari virtuose in astratto. In questo senso, il precetto è l’istruzione che consente di ordinare i mezzi in modo tale da raggiungere il massimo dei risultati, definiti in base alle regole di valutazione espresse in precedenza.

 Capitolo 5

Sun Tzu come Maestro di vita

L’arte della guerra è un testo in cui viene riportato l’insieme degli insegnamenti di Sun Tzu, rivisti e ampliati dai suoi discepoli. Si tratta di un’opera riportata in forma scritta a partire da una antica e lunga tradizione orale. Esistono diverse versioni dell’opera, non tutte identiche, sulla base delle quali gli studiosi hanno lavorato per concordare un risultato unitario, il più fedele possibile a quelle che dovevano essere le intenzioni del Maestro. L’arte della guerra è del IV secolo avanti Cristo e, per certi aspetti, è debitore sia alla peculiare situazione politica della Cina di quegli anni (incertezza politica degli stati combattenti) sia alla tecnologia disponibile all’epoca quanto alle influenze successive a cui un testo tramandato oralmente è soggetto. Eppure si tratta di un’opera straordinaria.

Non si può pensare di trovare ne L’arte della guerra qualcosa di analogo ai Principi di Euclide o al Menone di Platone o all’Organon di Aristotele. Prima di tutto, perché si tratta di un’opera tecnica, in secondo luogo perché è nata orale e, in terzo luogo, perché non ha né l’intento di essere sistematica né di essere esaustiva. Inoltre, la presenza di contraddizioni all’interno del testo sembra inficiarne la sua stessa efficacia.

In realtà, Sun Tzu ha lasciato un’opera monumentale, pur essendo di così piccola dimensione, per diverse ragioni. Innanzi tutto, pur non essendo un’opera filosofica in senso stretto, essa è profondamente impegnata filosoficamente e questo ne dà una dimensione sia atemporale sia aspaziale. In secondo luogo, le contraddizioni sono facilmente risolvibili in base a precise interpretazioni, che solo il lettore attento può essere interessato a risolvere. Ma appunto questo è il punto centrale: esse costituiscono la materia di analisi e discussione che più arricchiscono durante la lettura dell’opera, a tal punto che il lettore che percorre il Tao di Sun Tzu ne riuscirà diverso una volta che padroneggia il pensiero stesso del Maesto. In terzo luogo, è una straordinaria opera didattica perché non intende squadernare tutto lo scibile dell’arte della guerra, ma intende arricchire il discepolo in modo tale che egli stesso diventi autonomo e in grado di pensiero critico sulla base di pochi ma fondamentali precetti. Inoltre, il fatto stesso che i concetti di Sun Tzu appaiono, talvolta, straordinariamente banali mostra la sua stessa acutezza e profondità perché ciò che sembra più banale è ciò che è più difficile da intuire.

Sun Tzu è, dunque, in tanti sensi un vero Maestro, colui che non intende dimostrare ogni teorema, ma pungola continuamente all’analisi e all’autocritica del lettore che, a sua volta, deve impegnarsi in un profondo addestramento al cui termine scoprirà di essere diventato un padrone di quei concetti che diventano straordinariamente importanti nella vita. Ed è questo il più grande lascito di Sun Tzu: mostrare come anche nella vita bisogna essere dei grandi generali e come è possibile diventarlo.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' attualmente assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

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