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Alexander Samuel

S. Alexander è stato un filosofo australiano nato nel 1859 e morte nel 1938 che studiò prima in Australia e poi in Inghilterra.

Alexander (d’ora in poi Ale, ma avrei potuto chiamarlo ‘il contraddetto’) è ricordato per aver sostenuto una tesi emergentista (i.e. una tesi per cui le proprietà di un sistema complesso non sono ottenibili dalla semplice somma né dipendono immediatamente dalle proprietà delle sue parti – le proprietà emergenti dunque non sono riducibili alle proprietà da cui emergono) del rapporto mente cervello – o più in generale, fisica-chimica vita. Ale, come ogni buon emergentista che riflette sull’essere vivente e sulla sua di questo possibile coscienza, se ne sta in bilico tra l’affermare che non esiste altro oltre ai processi chimico-fisici e l’affermare che, nonostante tutto, i processi detti mentali non si riducono semplicemente ai processi chimico-fisici, piuttosto emergono come qualità distinte, come nuove realtà. Il fenomeno mentale (e così la ‘vita’) emergerebbe dalla complessità del fenomeno fisico-chimico.

Ora, questo non è affatto chiaro. Proviamo allora a fare un poco di luce: parole come ‘vita’ o ‘mente’ riferiscono da una parte a fenomeni emergenti o creazioni nuove, dall’altra riferiscono o – meglio – costituiscono delle abbreviazioni linguistiche che, se sciolte, si riferiscono ad una serie di fenomeni e caratteristiche che sono fisici-chimici. Sembra di poter dire che, secondo Ale, i processi emergenti pur essendo nuovi (i.e. pur creando nuove categorie linguistiche, ma anche livelli epistemologici distinti ed autonomi) sono nondimeno esprimibili senza residui di sorta attraverso la specificazione dei fatti che stanno al livello da cui questi processi emergenti emergono. Queste nuove (anche se primitive) caratteristiche emergenti non sono causalmente rilevanti; il livello causale è esclusivamente al livello fisico-chimico. Tuttavia, queste nuove caratteristiche emergenti non sono epifenomeniche, ma influenzano causalmente i fenomeni fisici: infatti, dal momento che i fenomeni emergenti emergono dal fisico, ovvero rappresentano una certa configurazione di stati fisico-chimici, questi (i fenomeni emergenti) sono causalmente rilevanti per gli altri fenomeni e mentali e fisici, poiché appunto sono composti da fenomeni fisico-chimici, e possono sostenere un test controfattuale per l’efficacia causale (secondo tale test, controlliamo se un fatto è causalmente rilevante ponendo questa domanda: l’explanandum si sarebbe verificato nei modi in cui si è verificato, anche se il fatto che si presume causalmente rilevante non di fosse verificato? Se rispondiamo in modo affermativo, allora il fatto può non essere rilevante causalmente; se in modo negativo, il fatto è causalmente rilevante). Si tratta in sostanza di una visione molto simile a quella che oggi viene chiamata il ‘fisicalismo non riduttivo’. Da una parte abbiamo l’affermazione che le proprietà emergenti non competono con le proprietà da cui emergono, i.e. ciò che esiste e che è veramente causalmente rilevante è solo il livello fisico-chimico, dall’altra abbiamo l’affermazione che le proprietà e i fenomeni emergenti hanno la loro autonomia, ovvero le loro leggi speciali di comportamento, in sostanza, non sono completamente riducibili al livello da cui emergono.

Per Ale il mentale dunque emerge dal livello fisico-chimico, questo è chiamato piuttosto spazio-tempo. Tutto ciò che esiste è spazio-tempo. Ma il Nostro si spinge oltre, profetizzando: in un futuro imprecisato emergerà dallo spazio-tempo qualcos’altro, un nuovo e sorprendente livello: la ‘deità’. La profezia nasce da una visione evoluzionista della storia umana, per cui vi è un progressivo avvicinarsi dello spazio-tempo tutto all’emergere di quella ancora oscura cosa che è per noi oggi Dio.

Bisogna osservare – in conclusione – che l’emergentismo, pur presentandosi con i modi del buon senso intuitivo e suggestivo, è nondimeno affetto (almeno così secondo i ‘detrattori’) da perlomeno un problemino; questo: il fatto che l’emergentista ancora non ha chiarito in che modo le proprietà emergenti emergono, e se vogliamo, il perché dell’emergere di quelle proprietà particolari. Noto inoltre come l’idea della deità possa in certo senso (poetichese?) ricordare quella dell’Olteuomo del Nietzsche.


Francesco Margoni

Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento. Studia lo sviluppo del ragionamento morale nella prima infanzia e i meccanismi cognitivi che ci permettono di interpretare il complesso mondo sociale nel quale viviamo. Collabora con la rivista di scienze e storia Prometeo e con la testata on-line Brainfactor. Per Scuola Filosofica scrive di scienza e filosofia, e pubblica un lungo commento personale ai testi vedici. E' uno storico collaboratore di Scuola Filosofica.

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