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Piccolo dizionario geografico dalla A alla Z. Parte I

Storia della geografia

Geografia antica

Geografia medioevale e moderna

Correnti di pensiero geografico

Evoluzionismo: il precursore dell’evoluzionismo geografico è stato senza dubbio Jean Baptiste Lamarck, mentre il suo teorizzatore fu il celebre Charles Darwin che scrisse un’opera fondamentale che trattava esaustivamente del tema dell’E. intitolato On the Origin of Species (1859). Questo libro ebbe un successo planetario e in esso veniva introdotta la teoria evoluzionista: era infatti quella corrente sulla natura biologica, la cui concezione permetteva di prescindere da ogni principio sovrannaturale per spiegare i fatti osservati. Il nuovo campo di ricerca era l’ambiente e le sue interazioni nei confronti delle specie animali che lo abitavano. Il principio di adattamento all’ambiente, come massima virtù delle forme biologiche vincenti, viene così ad essere uno dei cardini delle teorie scientifiche evoluzionistiche.

Determinismo: il determinismo geografico è stata una corrente di pensiero sviluppatasi nell’ambito del pensiero ‘positivista’ tedesco secondo la quale i comportamenti umani sarebbero rigidamente determinati dalle condizione dell’ambiente fisico e della natura: dunque l’esistenza di una determinata area geografica era prima di tutto organica, e gli elementi costruttivi erano legati fra loro da rapporti di interdipendenza, quindi inseparabili, tanto da farne un tutto inscindibile. L’uomo di conseguenza era ritenuto in stretta relazione con questa visione della “nascita” del mondo essendone egli stesso protagonista e co-sviluppatore indiretto.

Possibilismo: il possibilismo geografico è stata una corrente di pensiero sviluppatasi nella scuola francese la quale sosteneva che l’uomo non era rigidamente vincolato dall’ambiente fisico, ma a sua volta doveva essere un fattore geografico in grado di modellare e modificare il territorio. L’uomo può compiere delle scelte tra le varie possibilità offerte dal territorio, e con la tecnologia e la civiltà riesce ad aggirare o piegare gli ostacoli offerti dalla natura, lasciando una sua impronta caratteristica all’ambiente di vita nel quale è immerso. Tutto questo porta i geografi francesi del tempo a considerare l’ambiente prossimo alla civiltà una terra fortemente umanizzata.

Ambientalismo: quale che fosse la corrente di pensiero geografica che un geografo adottasse, l’elemento comune era senz’altro l’attenzione per l’ambiente. Una maggiore consapevolezza nasce nei confronti di questo ‘oggetto’ del quale cerchiamo di dare una definizione, considerando che giuridicamente questa parola non ha in sé una definizione riconosciuta. Tuttavia la Corte costituzionale (dello stato Italiano) ha dovuto trovarne una, la cui dicitura è la seguente: “L’ambiente è l’interesse pubblico supremo di valore assoluto e che ogni cittadino italiano deve tutelare in ogni sua forma ed applicazione, coesistono anche altri beni giuridici  aventi ad oggetto componenti o aspetti del bene ambiente, ma concernenti interessi diversi, giuridicamente tutelati.” Secondo la teoria pluralista, di cui il maggior esponente è stato Massimo Severo Giannini, l’ambiente è una mera espressione convenzionale comprendente diversi beni giuridici, ovvero le bellezze paesaggistiche, l’ambiente quale insieme di spazi terrestri, acquatici e aerei, e infine l’ambiente in relazione al governo del territorio.

I vari campi di studio geografico

Regione: La regione, studiata per la prima volta da Philippe Buache (1752), è un’ampia estensione di terra distinta per le proprie caratteristiche fisiche o politiche. Il geografo francese per primo fece una catalogazione per distinguere i vari tipi di regione. Le regioni naturali devono essere intese come spazi omogenei dove si sviluppa un genere di vita: questo tipo di suddivisione è molto legata ai bacini idrografici e agli spartiacque. Nell’Encyclopèdie di Diderot e D’Alembert (1780), la regione politica viene vista come una componente territoriale dello Stato delimitata da appositi confini e abitata da popoli contigui di una stessa nazione soggetta ad un autorità politica.

Genere di vita: Il genere di vita è quel modo di organizzazione del territorio che dipende dalle caratteristiche culturali dei gruppi umani che in esso vivono: fa della regione quindi l’area in cui si è formata nel corso dei secoli una connessione fra gruppo umano e territorio.

Paesaggio: Il paesaggio è “la scienza principale della geografia”, come disse Maximilien Sorre (1880-1962). In esso sono racchiusi tutti i principali temi ed elementi fra cui quelli antropici, etnici, fisici e biologici che si materializzano sul territorio. Con questa definizione vengono creandosi di fatto altre sotto branche della geografia riguardanti solamente il paesaggio, fra cui per esempio l’ecologia del paesaggio, materia “fondata” da Carl Troll (1899-1975) o ancora la materia che studia il paesaggio terrestre, il cui capostipite di studi fu l’italiano Renato Biasutti (1878-1965). In definitiva, possiamo definire il paesaggio la complessa combinazione di fenomeni che riguardano il clima, il suolo o il sottosuolo, le diverse strutture della società rurale o urbana e dell’economia (in tutte le sue forme).

Geografia classica: Il fondatore della geografia classica è stato Alfred Hettner (1859-1941), importante docente di geografia in Lipsia, Tubingen ed Heidelberg. Per Hettner, la geografia non consisteva nella conoscenza generale della terra, ma piuttosto nello studio della superficie terrestre e delle sue differenziazione regionali. I caratteri fisici e umani sono interrelazionati fra di loro e questi due caratteri non devono mai dividersi. Dunque la geografia è una scienza di sintesi, la quale non possiede un ambito proprio, ma possiede al contrario tanti piccoli sottocampi di interesse. La geografia privilegia l’analisi di casi specifici, di singole regioni senza formulare delle generalizzazioni.

Geografia sociale: La geografia sociale, per la prima volta menzionata nel 1908, è una branca della geografia che si occupa dei riflessi geografici connessi ai modi in cui la società si organizza sul territorio e alle condizioni in cui vive, ovvero il contesto e l’ambiente. La prima cattedra di geografia sociale si istituì nell’università di Londra nel 1948 e fu assegnata a Laurence Duddley Stamp (1898-1966). Un ramo di questa geografia è la geografia critica ispirata alla geografia dei “grandi numeri”, delle statistiche e quindi alla geografia economica.

Geografia marxista: La geografia marxista o geografia radicale si è sviluppata a partire dalla fine degli anni sessanta negli Stati Uniti. Facente parte anch’essa della geografia critica, si propone di essere fortemente impegnata sul piano sociale e tesa ad analizzare gli effetti della povertà, dell’emarginazione e dei conflitti sociali, fra cui per esempio le condizioni di vita nei quartieri ghetto. I maggiori esponenti di questa branca sono Richard Peet (1940), eminente professore statunitense di geografia umana a Worchester MA, William Bunge, David Harvey, Yves Lacoste. In Italia lo studioso più accreditato di questa geografia è Giuseppe Dematteis, professore di Geografia Urbana e Regionale presso la 1° Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino e direttore del centro di ricerca Eu-polis – Sistemi Urbani Europei del DITER – del Dipartimento Interateneo Territorio del Politecnico e dell’Università di Torino. Dal 1969 al 1985 ha insegnato Geografia economica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Torino. Fra i suoi temi di ricerca spiccano quello delle reti di città e lo sviluppo locale sostenibile fondato su modelli di auto-organizzazione.

Geografia della percezione: La geografia della percezione, the behavioral geography, nasce negli Stati Uniti nei primi anni sessanta. Essa si occupa di “geografia psicologica”, sociologica e antropologica; più strettamente, una delle sue attività principali è quella di intervistare dei singoli cittadini su temi riguardanti ambiente, società e gli aspetti negativi e positivi di questi temi, affinché si possano compilare delle  “carte mentali”, the mentals maps. I massimi esponenti di questa geografia sono il fondatore Reginald Golledge (1937-2009) e il sino-americano Yi-Fu-Tuan (1930), il quale ha coniato il termine topophilia per indicare l’intima unità che si crea fra l’ambiente fisico e i sentimenti, emozioni e i valori estetici, che ogni individuo della terra attribuisce in base alla sua esperienza esistenziale.

Geografia postmoderna: La geografia postmoderna è una branca della geografia a forte stampo umanistico. I suoi esponenti si definiscono estranei alle correnti neopositiviste della new geography ed ignorano deliberatamente pressoché tutte le classificazioni e i paradigmi formulati in epoca moderna. Essa si suddivide in diversi filoni di studio, fra cui quelli delle razze, la gender geography, della sessualità, del linguaggio, della semiotica, ecc., in un modo molto critico rispetto alle visioni dei geografi passati e contemporanei stessi che si attengono alle declinazioni della geografia umana classica. Principali esponenti della geografia postmoderna sono Edward Soja e Gunnar Olson. Questa geografia, a nostro parere, si allontana troppo dalle descrizioni, doverose e necessarie, delle trasformazioni dell’uomo e dall’individuazione delle soluzioni possibili ai problemi concreti che riguardano lo spazio di vita dei gruppi umani, rimanendo una geografia metafisica.

Geografia astronomica: La geografia astronomica studia la Terra come corpo celeste in relazione agli altri corpi del sistema solare.

Geografia matematica: La geografia matematica si occupa della forma della Terra la sua rappresentazione cartografica; inoltre si occupa di tutte quelle che possono essere le varie misurazioni, di altitudine, longitudine, ecc. Sottobranche di questa materia sono la topografia, la cartografia, la geomatica e la stessa geografia astronomica.

Geografia fisica: La geografia fisica è quella che viene insegnata fin dai primi anni delle elementari nelle nostre scuole. Essa si occupa di idrografia, climatologia, morfologia, geologia, sismologia e vulcanologia, elementi questi che analizzeremo a breve.

Biogeografia: La biogeografia è al tempo stesso un ramo della geografia, ma anche della biologia stessa: essa si occupa della distribuzione nella terra di flora e fauna.

Geografia antropica: La geografia antropica o antropogeografia si occupa della distribuzione dell’uomo sulla Terra e le sua attività: esso studia quindi le lingue, le religione, le razze e in generale gli elementi di geografia politica ed economica.

Geografia regionale: La geografia regionale si occupa di analizzare le varie problematiche a scala regionale, intesa quindi sia a livello amministrativo ben definito, o all’interno di un area trans regionale come può essere la Pianura Padana, per esempio, oppure a livello transazionale, la regione atlantica. Esistono vari tipi di regioni suddivisi in regioni storiche (individuate da antiche carte e documenti), regioni funzionali (individuate in base all’attrazione di certi poli), regioni economiche come ad esempio lo sono le regioni specializzate ad esempio nell’industria mineraria come l’area della Ruhr in Germania o quella dell’Iglesiente in Sardegna, ormai rivalutate per percorsi turistici. Abbiamo inoltre le regioni climatiche.

Geografia della popolazione: La geografia della popolazione studia le variazioni della popolazione e dei diversi libelli di densità nella loro distribuzione spaziale. L’analisi può essere fatta su un livello cittadino, nazionale, continentale o mondiale. O ancora a gruppi più piccoli come quello delle classi demografiche. O dal punto di vista fisico, come le comunità montane, le valli, le zone fluviali, ecc. Il geografo che si appresta allo studio di questa materia dovrà conoscere gli elementi essenziali di questa che sono il saldo naturale che regola l’andamento della popolazione, così come il saldo migratorio. Secondo l’ultimo censimento effettuato nell’ottobre del 2011, oggi la popolazione mondiale è di 7 miliardi, secondo le stime ONU. Secondo il sito http://www.worldometers.info/world-population/ attualmente (7-06-2013) nel mondo sono presenti 7.121.547.180 abitanti. La crescita della popolazione mondiale è in questo momento in attivo considerando che in questo primo semestre siamo in crescita di 32 milioni di persone.

Geografia urbana: La geografia urbana studia in primo luogo la città e per individuarla stabilisce dei criteri per distinguere i centri urbani da quelli privi di caratteristiche. A tale scopo vengono individuate varie fasce per caratterizzare una città da una non città. La popolazione urbana nel mondo attualmente rappresenta circa il 50% della popolazione complessiva. Oggi Tokyo con la sua area metropolitana è l’area con più popolazione nella relazione spazio/persone e conta circa 32 milioni di abitanti (dato del 2005). Giacarta e Seul sono di seguito al secondo e al terzo posto.

Geografia economica: La geografia economica è in stretta corrispondenza con la geografia urbana e con la geografia regionale moderna e fornisce gli strumenti per comprendere al meglio i processi di urbanizzazione, la rete dei trasporti, lo sviluppo delle industrie e delle infrastrutture, l’organizzazione agricola e pastorale, ecc. Uno dei settori in cui la geografia economica si distingue è quello della statistica: essa analizza i tre grandi rami di attività che sono il settore primario, il settore secondario e quello terziario. Questi rami vengono analizzati a partire dal piccolo villaggio, fino ad arrivare alla grande metropoli o a una nazione o a un continente intero. Uno dei più grandi geografi economici è senz’altro il francese Roger Brunet (1931): egli è il teorizzatore della cosiddetta “banana blu”. La banana blu è un modello/schema che rappresenta in una cartina geografica dell’Europa (il blu infatti riprende il colore della bandiera europea) l’asse portante del sistema urbano ed economico europeo, corrispondente a una dorsale arcuata (ecco perché “banana”) che unisce la regione di Londra, con Amsterdam/Rotterdam, la Renania dove è presente la fertile regione della Ruhr, il Mittelland elvetico composto da Basilea, Zurigo e Berna, e Milano. Questa, la banana blu, è il vero cuore economico dell’Europa. Oggi va formandosi la “banana dell’est” o “nuova banana” composta dall’asse Budapest, Vienna, Praga e Berlino; un’altra area economica in forte via di sviluppo è quella delle capitali nordiche compresa la fiorente città di San Pietroburgo. Dunque un altro campo importante nella geografia economica è la geografia dei trasporti che studiale comunicazioni, la viabilità, i commerci più convenienti e stima i costi per esempio dei trasporti via tir o via treno o via nave o via aerea. Ancora, stima e calcola i profitti che possono riceversi dalla costruzione di un nuovo valico: un esempio oggi molto calzante è l’acceso dibattito sui vantaggi e gli svantaggi che porterà l’eventuale costruzione del traforo in Val di Susa. La geografia dell’agricoltura analizza soprattutto le strutture aziendali e le variazioni della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) nelle sue diverse componenti. Nel vasto campo della geografia economica rientra anche la geografia del benessere che, simile alla geografia della percezione, si occupa di effettuare statistiche e sondaggi sulla qualità della vita e su quelle del turismo (quest’ultimo a sua volta fa parte della geografia del turismo).

Geografia politica: La geografia politica, il cui fondatore è stato Friedrich Ratzel, il quale paragonava lo Stato a un organismo che ha un continuo bisogno di nutrimento, visione che non può che ricordarci il pensiero politico di Thomas Hobbes. La geografia politica si occupa prima di tutto dei conflitti mondiali, e degli spostamenti dei confini territoriali: una realtà fluida che ci spiegano i geografi politici è che “gli Stati Uniti perseguono il progetto di avere un controllo politico del mondo intero, specialmente dopo il crollo dell’Unione sovietica.”[i] Geografia politica è dunque anche geografia militare e si occupa anch’essa di numeri e statistiche, si occupa della divisione degli stati coi confini, della stessa dimensione degli stati, della morfologia, delle acque territoriali, ecc.

Geografia storica: Lo scopo della geografia storica non è quello di ricostruire lo sviluppo e la ricerca delle origini, ma è quello di agevolare la comprensione del presente. È dunque  “un filone della ricerca geografica che studia il territorio come formazione storica e utilizza la spiegazione storica per comprendere le caratteristiche geografiche dei luoghi.” È una branca recente della geografia, anche se la cronologia e le caratteristiche del suo sviluppo variano da paese a paese.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

https://sites.google.com/site/consultalacostituzione/l-ambiente-e-la-corte

http://www.gruppodipisa.it/wp-content/uploads/2011/07/Nannipieri.pdf

http://www.pbmstoria.it/dizionari/storiografia/lemmi/173.htm

http://sentimentodellospazio.wordpress.com/2010/07/03/yi-fu-tuan-spazio-e-luogo-una-prospettiva-umanistica/

http://www.worldometers.info/world-population/

http://www.treccani.it/enciclopedia/roger-brunet/

 


[i] Bartaletti F., Geografia Teoria e prassi, Bollati Beringhieri, Torino, 2006, pag 194


Wolfgang Francesco Pili

Sono nato a Cagliari nell’aprile del 1991. Ho sempre coltivato una passione per l’osservazione di tutto ciò che mi circonda. Nell’anno scolastico 2008/2009 mi sono diplomato al Liceo Classico Siotto Pintor di Cagliari conseguendo la maturità classica. Attualmente sono iscritto al corso di Laurea in Lettere moderne con curriculum storico presso l’Università degli studi di Cagliari, adoperandomi per l’appunto in un indirizzo che predilige la storia, una delle mie passioni, in particolare la storia della Sardegna e la storia contemporanea. Nell’ bimestre Ottobre-Dicembre 2014 ho svolto un Master in TourismQuality Management e attualmente gestisce la propria impresa.

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