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Teoria della selezione sessuale dei generi di tipo * e # della specie @

Abstract

In questo articolo abbiamo proposto una teoria della selezione sessuale della specie pseudoimmaginaria degli @. Gli @ sono divisi in due categorie * e #, asimmetriche rispetto a scopi e interessi ma la cui cooperazione garantisce la massima razionalità riproduttiva della specie @. Per fondare il comportamento atteso degli * e degli # abbiamo formulato alcune caratteristiche generali di comportamento per il gruppo degli * e degli # che vorrebbe emulare alcune caratteristiche trofiche generali di alcune specie animali (almeno quelle con riproduzione sessuata). Il risultato è che gli interessi egoistici dei singoli * e dei singoli # sono diversi ma garantiscono condizioni di cooperazione estremamente vantaggiose per la specie. Sia detto che il modello assume alcuni assunti della teoria della selezione naturale di Darwin, che noi abbiamo considerato per gli @. Dall’insieme di caratteristiche degli individui di @ e dall’adozione di alcuni principi generali di selezione naturale si cerca di rintracciare il principio di massima razionalità che si fonda sullo scopo di aumentare il numero e la qualità complessiva della specie.


Supponiamo che l’insieme degli individui di un certo ambiente sia diviso in due categorie. Alla prima categoria appartengono gli # e alla seconda gli *. I due generi di individui compongono l’unica categoria dei @. Quindi la categoria @ è composta dalla somma degli individui * e #.

Caratterizziamo gli individui #. Essi hanno delle proprietà trofiche di questo tipo: per vivere hanno bisogno di espletare le funzioni vitali (bere, mangiare e evacuare) e sono permanentemente fertili dopo una certa età biologica n. Gli individui di tipo # non hanno limiti di tempo circa la loro capacità di riproduzione.

Caratterizziamo gli individui di tipo *. Essi hanno le caratteristiche trofiche di questo tipo: per vivere hanno bisogno di espletare le funzioni vitali ma non sono permanentemente fertili né sul lungo periodo che sul breve periodo. Gli individui di tipo * possono riprodursi solo a due condizioni: (a) non hanno ancora oltrepassato la soglia massima di tempo vitale oltre la quale sono non-fertili e (b) non possono riprodursi in periodi in cui la loro fertilità è azzerata. La fertilità degli individui * segue dei cicli.

Per definizione degli * e # segue che quale che sia l’individuo di @ considerato, per sopravvivere necessita di estrarre risorse da un ambiente e rilascia invariabilmente scorie nell’ambiente. Sempre per definizione segue che gli @ possono generare nuovi @ a determinate condizioni ancora da stabilire (si veda sotto).

Aggiungiamo la seguente caratteristica asimmetrica tra gli individui di tipo # e di tipo *. Gli individui di tipo # possono fecondare un numero imprecisato di individui di tipo * ma non vale il viceversa. Infatti, una volta fecondato l’individuo * perde la sua capacità di fertilità per un certo tempo, cioè fino a quando non ha generato un nuovo individuo.

La generazione di un nuovo individuo segue solo da questo assunto: un individuo # può fecondare un individuo *, ma non è possibile né che un # fecondi un altro # né che un * fecondi un *. La fecondazione è possibile solo in caso di appaiamento di due individui di tipo disgiunto (così # + # = 0; * + * = 0; e # + * = #/*). Il risultato della fecondazione è un numero di individui casuale ma finito e può essere # o *. Si noti, però, che esiste una asimmetria anche in questo, punto su cui torneremo più oltre.

Stando a questa minima caratterizzazione, per formulare un’ipotesi di comportamento dobbiamo assumere che gli individui della categoria @ siano soggetti alle leggi di natura simili o uguali a quelle del nostro mondo e siano soggetti alle leggi della selezione naturale. Enumeriamo le leggi fondamentali della selezione naturale:

PSN [Principio di Selezione Naturale]: All’interno di un certo ambiente A in cui vive un insieme di organismi O e N tali che sia O che N basano la loro esistenza sulle stesse risorse, allora sopravvive l’organismo o di O o n di N solo se:

(a) o controlla più risorse naturali di n,

per cui

(b) un numero maggiore di o di O controlla risorse naturali x rispetto a n di N.

__

(c) La specie O sopravvive sulla specie N.

Da PSN si deduce che la specie trae il massimo beneficio dall’incremento numerico più ampio possibile degli individui. Infatti, se il numero degli individui aumenta in modo costante le probabilità di sopravvivenza della specie aumentano. Per converso, una scarsa capacità di aumentare il numero degli individui della specie diminuisce la probabilità di conservazione della specie stessa. Ritorniamo ora agli individui # e *.

Formuliamo la domanda chiave: quali sono le condizioni di razionalità della specie @ per cui si può definire un insieme di aspettative sui comportamenti di # e *? Così la domanda può essere riformulata come segue: quale è la razionalità dei due gruppi # e * in modo che la specie @ ne tragga il massimo vantaggio? Questa è la parte divertente, quindi sedetevi e divertiamoci insieme!

Prima di tutto vanno notate alcune asimmetrie. (1) gli # possono fecondare un numero finito ma non predeterminato di * mentre ogni * può essere fecondato dal più da un #; (2) gli # non perdono mai la loro capacità fecondativa mentre * la perdono definitivamente per limiti di tempo nel lungo periodo oppure per un tempo limitato nel breve periodo; (3) gli * possono generare un numero finito ma non determinato di # o * mentre gli # non possono generare nulla.

Queste tre asimmetrie ci danno alcune informazioni interessanti: per massimizzare la quantità di individui a disposizione della categoria @ (la specie degli # e degli *) è necessaria la cooperazione degli # e degli * rispetto alla loro specializzazione riproduttiva. Date le caratteristiche trofiche dei due tipi di individui, supponendo che la razionalità finale sia l’aumento del numero degli individui della specie, bisogna assumere la presenza di una divisione del lavoro (sessuale-biologica) degli # e degli *.

Aggiungiamo una restrizione importante sul comportamento atteso degli individui # e *: una volta fecondati gli * perdono la capacità di autonomia trofica, vale a dire che hanno bisogno di supporto logistico per poter generare un nuovo individuo di tipo # o * (non conta, infatti, quale individuo genereranno e quanti, la regola vale comunque).

Questo, per altro, è relativamente attendibile nella misura in cui sussiste una divisione del lavoro generativa: chi ha l’onere di generare incorre nel rischio di non generare. Infatti per il fatto stesso di poter generare, è anche possibile l’inverso. L’interruzione nel processo generativo è complessivamente sfavorevole alla specie perché diminuisce ipso facto il numero potenziale di individui della specie risultante @. Quindi se ne conclude che gli individui di tipo * non perdono totalmente le loro capacità trofiche ma hanno bisogno di integrazioni e cure. Queste cure possono essere fornite da un altro individuo qualunque della classe @. Ma vedremo che la selezione di chi debba prendersi cura dell’* fecondato non sia del tutto casuale, anzi al contrario deve avere anch’essa dei principi di razionalità di massima.

Posti n individui # e m individui di tipo * (con n = m) ci sono diverse possibilità. Abbiamo assunto che ogni individuo # e * ha la capacità di procreare a condizione che un # si unisca ad un * e viceversa. Questo non significa che necessariamente un membro di @ abbia la voglia di procreare. Ma questo è, invece, da assumersi stando alla semplice legge di selezione naturale PSN. Se qualcuno o al più nessuno degli # e degli * avesse intenzione di procreare, la specie perderebbe sensibilmente la probabilità di aumentare di numero. Sicché questa possibilità è da escludere. La specie selezionerà automaticamente gli individui che hanno intenzione di procreare perché gli altri semplicemente non lo faranno (non essendo motivati a farlo).

Per cui almeno uno e possibilmente tutti gli individui @ in periodo fertile devono essere assunti con la disponibilità a procreare (cioè a compiere gli atti necessari per farlo), stando nessun’altra restrizione che non consideriamo in questo scenario immaginario (come tutto quello che abbiamo proposto, d’altronde).

Per rinforzare lo stimolo a formare nuovi individui, l’atto generativo-sessuale procura molto piacere. Si faccia caso che chi mangia senza sentire sapori dispone di un scarso o nessun incentivo e mangia tendenzialmente di meno di chi, invece, dispone di un gusto perfetto. Sicché è molto utile per la specie che l’atto generativo sia altamente piacevole.[1] E d’altra parte la ricerca del piacere diventa un interesse in sé che motiva i singoli @ a espletare i comportamenti utili per trarlo, che sono spesso gli stessi che garantiscono le condizioni di riproduzione. Motivo per cui si diversificano i motivi ma si creano le medesime condizioni favorevoli alla riproduzione.

Quindi se gli individui # e * sono fertili, tutti cercheranno di procreare nel senso che saranno egoisticamente e motivazionalmente spinti a farlo. Gli individui, però, sono segnati da aspettative e razionalità diverse. Un # per massimizzare il numero di individui della specie deve cercare di fecondare almeno un * e al più tutti. Quindi l’interesse degli # (visto dalla specie) consiste nel fecondare il numero maggiore di *. Un * può essere fecondato solo da un #. Quindi l’interesse di * non consiste nella quantità (* genererà un numero di individui di @, finito ma non determinato). L’interesse di * sarà quello di massimizzare la qualità dei nuovi individui @. Infatti, così la specie ottiene il massimo possibile: non solo gli individui singoli aumenteranno al massimo grado potenziale il numero degli individui finali (compito svolto dagli #) ma massimizza anche la qualità degli individui (compito svolto dagli *).

La divisione del lavoro è così razionale per la specie: in linea di massima e in condizioni ideali prive di “attrito” (condizioni ambientali sfavorevoli, minacce intraspecifiche e interspecifiche), se gli # sono egoisti e cercano di fecondare tutti gli * disponibili, se gli * selezionano i # in base alle loro qualità (e quindi c’è un senso chiaro in cui gli * massimizzano il loro vantaggio individuale egoisticamente), allora il risultato è il maggior numero di individui con il maggior numero di qualità.

Il nuovo individuo degli @ assume proprietà a partire dalla coppia degli # e *. In altre parole le caratteristiche trofiche sono ereditabili. Si tenga conto che questo è compreso in PSN perché si suppone che ciò che ha garantito la sopravvivenza della generazione precedente dovrebbe garantire la sopravvivenza della generazione successiva a parità di ambiente. Si danno anche casi di leggera varianza, la mutazione, caso in cui il nuovo individuo sarà o più idoneo o meno idoneo a vivere in un certo ambiente di riferimento. Qualità positive per la specie sono: fertilità, forza, resistenza, capacità di risultare appetibile.

La fertilità aumenta la potenza generatrice. La forza aumenta la capacità estrattiva delle risorse, la resistenza aumenta la capacità di durare alle sfide dell’ambiente e delle altre specie, la capacità di risultare appetibile aumenta la probabilità di fecondare. Queste caratteristiche sono generali, cioè valgono per tutti gli individui degli @ ma non si traducono in caratteristiche trofiche identiche per gli # e *.

Infatti, la fertilità degli # consiste nella capacità di fecondare gli *, mentre la fertilità degli * consiste nella capacità di essere fecondato da un solo # per volta e di mantenere la futura prole per tutto il tempo necessario al suo sviluppo e nascita. La forza per gli * deve consentire a * anche di continuare a rimanere in vita durante il periodo di sviluppo della progenie. Quindi * deve disporre di risorse facilmente estraibili anche durante il periodo di gravidanza. Anche la resistenza non può essere la stessa perché gli * saranno sottoposti ad uno sforzo costante durante la gestazione, mentre gli # dovranno mantenere la loro fertilità per tempo indefinito: questa divisione del lavoro impone oneri diversi in tempi diversi. In fine, la capacità di risultare appetibile non può essere identica per gli # e per gli * perché i # cercano di fecondare più * che possono sulla base del principio visto sopra. Mentre gli * hanno l’interesse a selezionare gli # che reputano più idonei a trasmettere più caratteristiche trofiche alla specie.

Dimostrare quest’ultimo fatto è agevole. Se gli * non selezionano gli # per qualità, allora la prole futura risulterà meno idonea di quanto potrebbe essere con principi selettivi più stringenti. Immettere nuove generazioni di inetti trofici costituirebbe un peso per la specie, laddove questi creeranno un circolo vizioso: moriranno più in fretta e genereranno nuovi individui poco efficienti per la pressione ambientale, con il risultato di mettere a repentaglio l’esistenza stessa della specie. Quindi la garanzia sulla qualità della progenie è compito degli * e non degli #, che invece devono garantire il numero. Questo evita la disgrazia del circolo vizioso della decadenza qualitativa della specie e conseguentemente del numero quindi dell’esistenza stessa della specie.

Stando il fatto che gli * dovranno estrarre risorse durante la gestazione in modo tale da non mettere a repentaglio la progenie, il risultato è che gli * hanno l’interesse ad essere curati da parte di altri individui @. Quindi un * in gestazione può essere accudito solo da un * o da un #. Siccome gli altri * saranno a loro volta in periodo di fertilità, la razionalità massima della specie potrebbe essere garantita dal fatto che sia qualche individuo # a garantire la cura di *. Questo è abbastanza semplice da motivare.

Se l’ideale è che ogni * sia fecondato, allora essi devono essere sempre pronti ad essere fecondati da qualche #. Viceversa, gli # godono di maggiore autonomia riproduttiva. Nel caso di massimo vantaggio per la specie è che ogni * sia fecondato e curato da qualcuno. Supponendo che sia possibile che tutti gli * siano fecondati contemporaneamente, allora non rimangono che gli # a potersi occupare degli *. Per tanto, gli * hanno tutto l’interesse (così pure la specie) a garantirsi che almeno un # (che non potrà essere impegnato su altri fronti) si curi del suo periodo di rischio per il futuro suo e della prole e quindi della specie. In casi particolari rimane possibile che un * infertile si prenda cura di un * in fase di gravidanza. Il che mostra come in circostanze comunque limite (perché è meglio un # prospero e costante per un * che un altro * infertile) sia possibile avvalersi di una cooperazione globale tra gli @.

Allo stesso modo, dato il fatto che gli # sono permanentemente fertili e, per tanto, continuamente saranno motivati a cercare un compagno, gli # hanno abbastanza interesse da accudire gli * nel periodo di gestazione. Avere una certa stabilità tra gli # e gli * garantisce la cura per gli * e la continuità dello sfogo della fertilità degli #, condizione tanto più vantaggiosa per la specie degli @, per via del fatto che un solo incontro pare non sia sufficiente a garantire la progenie.

Supposte queste condizioni ideali, gli * hanno l’interesse a garantirsi individui # che si assicurino di minimizzare i fattori di rischio durante il futuro di gravidanza. Infatti, se così non fosse, i fattori di rischio aumentano e quindi ciò non è positivo per la specie: aumentano le interruzioni di gravidanza e le morti per incuria e quindi diminuisce il numero degli * in grado di garantire la progenie. Una catastrofe per gli @.

Sia esclusa e scongiurata questo genere di catastrofe. Come può essere fatto? Imponendo delle categorie selettive agli * sugli #. Sono gli * a poterlo fare (anche perché costituiscono l’offerta rispetto alla domanda di fecondazione), non avendo l’onere di dover continuamente garantire l’incremento numerico complessivo, come visto. Per tanto, gli * hanno l’interesse a selezionare gli # che gli garantiscano (a) maggiore grado di costanza, (b) maggiore grado di fertilità, (c) maggiore grado di risorse e (d) maggiori qualità trofiche complessive per la prole. Il che si traduce in sistemi selettivi automatici del tipo “tra due #, scegli il più costante e scarta l’altro”, “tra due #, scegli il più fertile e scarta l’altro” etc.. Per avere simili sistemi di selezione non c’è bisogno che tali regole siano consapevolmente adottate, ma solo che nella gran parte dei casi costituiscano utili linea guida o linee di default per il comportamento degli *.

Se gli # sono incostanti, essi tradiscono la possibilità di abbandono di * durante lo stato di gravidanza. Se gli # sono poco fertili diminuisce la probabilità degli * di essere fecondati. Sicché gli * devono avere qualche genere di evidenza che gli # siano fertili. Il maggior grado di risorse di un # garantisce una sicurezza durante il periodo di gestazione, sicché si deve supporre che * abbia un interesse maggiore verso un # che ha più risorse (o possa garantirle al momento giusto) rispetto a un # che non possa garantirgliele almeno al momento interessato. In fine, che sia globalmente preferibile un # che offra qualità trofiche più efficienti rispetto ad un # più inefficiente è di per sé ovvio. Quindi le caratteristiche (a-d) sono auspicabili per un # rispetto agli interessi di specie e divisione del lavoro degli *.

Ma vediamo ora gli interessi di #. Dato il fatto che # è permanentemente fertile, # tenderà a preferire quell’* che gli garantisce la possibilità di generare e le cui caratteristiche lo colpiscano in modo da concentrare i suoi sforzi verso l’obiettivo finale. Mentre le caratteristiche salienti importanti per * sono di tipo dinamico (cioè qualità che non dipendono dall’apparenza degli # quanto dalle loro capacità di essere efficienti nell’ambiente e nel momento della gravidanza), le caratteristiche interessanti per # sono principalmente di tipo statico: in quanto # non seleziona di per sé ma viene selezionato, # semplicemente viene guidato dalla capacità di * di attrarre il # a sé. Per tale ragione, è interesse di * di riuscire a guidare quell’# che gli garantisca maggiori cure. Il risultato è, allora, che * ha interesse ad essere considerato, ad essere puntato e seguito, mentre # ha maggiore interesse a seguire. Il compito di # è semplicemente quello di (I) seguire quell’* che in quel momento sembra garantirgli maggiore disponibilità (ciò gli dà garanzia di poter contribuire alla riproduzione), quindi (II) per (I) # segue semplicemente quell’* che ritiene più interessante per i suoi scopi.

Per tale ragione, la capacità di appetibilità degli * consiste nel riuscire a selezionare sistemi che aiutino gli # a smistare la propria offerta. Se # è facilmente guidato da un *, allora # punta * fino a quando non ha una risposta positiva o negativa. Se positiva allora blocca la ricerca rispetto al campione presente degli * di @ in quell’ambiente. Se negativa, # continua la ricerca di un * disponibile. Per tale ragione * ha tutto l’interesse a mettere su un insieme di stratagemmi in grado di attirare l’attenzione degli #, mentre # ha tutto l’interesse a puntare un *, dimostrando così la costanza (importante qualità per *).

La razionalità della specie @, allora, impone che * attiri l’attenzione mediante tutti i sensi (visivi – mediante strumenti che luccicano; uditivi – mediante strumenti che fanno rumore; olfattivi – mediante strumenti che emanano odori piacevoli; tattili – mediante la cura di parti del * sensibili per gli #): questa tattica è nota come “diversificazione degli investimenti” e produce buoni effetti sia in economia che in guerra, cioè ambiti a dimensione di conflitto, esattamente come è la condizione di default della riproduzione intraspecie nella misura in cui gli # sono in competizione tra # per trovare * disponibili e gli * sono in competizione tra * per le qualità capaci di garantire l’attenzione prima di almeno un # e poi la sua costanza nella cura. Infatti, creando condizioni multiple attentive gli * moltiplicano gli espedienti per cui gli # possano essere attirati verso * disponibili.

Gli *, a differenza degli #, hanno una scadenza oltre la quale non possono più riprodursi. Ciò significa che è nella razionalità complessiva degli * quella di aumentare gli stimoli sia nel periodo più vicino al momento fertile (breve periodo), sia nel periodo più vicino al momento in cui la fertilità si sta perdendo (lungo periodo rispetto al momento oltre la quale l’individuo è diventato inefficiente per la crescita numerica della specie @). La scadenza prevista di termine di fertilità è, però, inconoscibile a priori. Il che crea una permanente pressione verso gli * che a differenza degli # sanno di dover impiegare il tempo a loro disposizione. Per tale ragione è razionale per * massimizzare gli stimoli per aumentare la probabilità di essere considerati dagli #. Perché se è vero che gli # hanno l’interesse a fecondare il maggior numero degli *, è anche vero che essi non devono perdere tempo di fronte a * che non siano fertili. Questo diminuisce la probabilità complessiva di aumento della progenie (gli # che puntassero un * infertile non potrebbero comunque generare progenie): un fallimento per la specie.

Questo è scongiurato proprio dal fatto che gli * devono garantire quei segnali per richiamare l’attenzione degli #. Questo sarà tanto più efficiente quanto gli * e gli # si sentiranno frustrati dall’assenza di * o di #. Il risultato è, allora, che gli * garantiscono i segnali con varie gradazioni di intensità, mentre gli # garantiscono l’attenzione sufficiente a farsi guidare nel loro sistema di punta e monitoraggio. In effetti, gli # si comportano come un missile con sistema di ingaggio automatico, mentre gli * si comportano come il segnale ad impulsi costanti che garantisce l’arrivo dell’ordigno nonché la condizione del suo funzionamento migliore.

Siccome l’onere della selezione ricade su *, allora * ha la possibilità di smistare la domanda in anticipo attraverso gli stessi segnali. In base ai segnali che lancia si suppone che in base alla loro intensità siano maggiormente o minormente sensibili alcuni #. Il risultato è che gli # sono già smistati almeno in via preliminare e parzialmente. Dopodiché gli * tenderanno a selezionare le singole offerte giunte dagli # in modo che il complesso della specie ci guadagni: si ha, così, un duplice sistema selettivo che massimizza il fatto che il miglior # per un certo * sia anche il miglior accoppiamento possibile rispetto ad un gruppo di @. I problemi, infatti, in questa dimensione nascono dalla difficoltà di riuscire a interpretare correttamente i segnali reciproci manifestando le proprie intenzioni.

Come si è detto di sfuggita, non è condizione necessaria che un solo contatto sessuale tra un * e un # garantisca la procreazione di un nuovo @. Per tale ragione, abbiamo visto, è nell’interesse di * selezionare un # che reiteri continuamente la possibilità latente di un nuovo atto non necessario ma sufficiente a garantire la formazione di un nuovo @ (anche per questo servono le qualità della costanza e fertilità). Per tale ragione l’* è costantemente sotto pressione rispetto alle nuove opportunità che potrebbero essere offerte da un # da altri individui *. Se gli # hanno il compito specifico di garantire la molteplicità di contatti sessuali fintanto che non si finisce il processo procreativo, gli * sono sottoposti alla pressione di una concorrenza che possono vincere mantenendo alto il grado di appetibilità relativa per il # su cui hanno puntato durante la selezione.

Dato il fatto che gli # sono soggetti alla legge di minimo sforzo per massimo risultato, salvo casi particolari, gli * possono contare sulla garanzia di pigrizia relativa degli # tale per cui gli # tenderanno a rimanere in contatto con lo stesso * a meno che non si diano condizioni particolari e vantaggiose (o condizioni di attrito specifiche che qui non è lecito considerare). Inoltre, come abbiamo già visto, il piacere dell’atto in sé stesso è garanzia duplice di doppio interesse su cui gli * sanno di poter contare sugli # e viceversa. Per cui, sia per ragioni di opportunità che di piacere, il legame tra un # e un * tende a stabilizzarsi salvo il caso in cui uno dei due non trovi altri individui opposti che garantiscano qualità preferibili alla garanzia di una sicurezza reciproca stabile (condizione invero assai onerosa da vincere perché garantisce la massima soddisfazione per entrambi i membri con basso o poco sforzo per un reiterato stato di piacere complessivo come compenso).

Stando alla prospettiva della specie, quale ci si aspetta che sia il risultato atteso di una gravidanza? Le probabilità che nasca un nuovo # o un nuovo * non devono essere equiprobabili, stando ad una condizione di massima di razionalità. Infatti, poniamo il caso di un ambiente in cui ci sia un solo * per cento #. Il risultato è che l’incremento potenziale della specie è limitato alla capacità di * di generare nuova prole (che se fosse solo # sarebbe un disastro: la specie scomparirebbe). Ma poniamo il caso inverso: cento * per un solo #. Il risultato sarebbe che, potenzialmente, la specie sopravvive e aumenta di numero alla generazione successiva dato il fatto che un solo # può fecondare molti *. Quindi, si deve supporre che la razionalità della specie debba garantire un numero maggiore di probabilità di nascite di * piuttosto che di #, dato il fatto che il leggero squilibrio comunque garantisce un incremento della popolazione complessiva degli @, mentre non vale il viceversa.

Ma la razionalità della specie dal punto di vista della variabilità non può accontentarsi di un grande squilibrio tra * e #. Molto semplicemente per diverse ragioni: (a) ogni * ha bisogno della cura che un solo # per cento * non potrebbe in alcun modo garantire (tanto peggio sarebbe il caso che ogni * fosse in stato di gravidanza contemporaneamente a tutti gli altri * con un solo # disponibile), (b) per garantire la massima variabilità genica non basterebbe un solo #, che fornisca le sue caratteristiche e limiterebbe la prole a caratteristiche molto simili (anche se questo caso può essere l’estrema ratio in certe situazioni), (c) più # garantiscono la selezione di qualità da parte degli * che è garanzia di massima selezione della prole nell’arco delle generazioni future. Per tale ragione la massima razionalità per la specie è quella di avere un numero sufficiente di # tali che siano in competizione tra loro per un numero leggermente superiore di * tali che nel peggiore dei casi ogni * possa essere potenzialmente generare un nuovo individuo ma con un buon margine di selezione di qualità.

Gli * possono anche svolgere da smistatori di domanda per gli #. In un ambiente in cui gli # e gli * sono in cerca è molto utile avere degli smistatori o collettori di interessi (cioè sistemi di trasmissione di offerta e domanda – nella teoria delle reti sociali questi sono noti come grandi hub). Quali individui di @ devono garantire lo smistamento? Evidentemente gli * perché sono gli individui di @ attenti alle qualità. Ma c’è anche una seconda ragione. Stando al fatto che ogni * ha un grande interesse ad essere accudito, ad essere curato, va da sé che per ogni * libero (disponibile ad un rapporto) esiste uno stato di competizione intragruppo. Quindi, un * è sottoposto al rischio che il # abbandoni * per un altro *. Per cui è nel pieno interesso di ogni * che ogni # abbia uno e un solo * da seguire, così da essere garantito nella sicurezza di sé e della propria cura. D’altra parte abbiamo visto che # ha un unico sistema di puntamento, per cui non opera sostanziali selezioni se non di massima (cioè su ciò che lo stimola nell’ambiente degli *: questo si riassume nella celebre massima descrittiva “per ogni * un # è una possibilità, per ogni # ogni * è un’opportunità”). Risultato: gli individui *, a condizione che conoscano le qualità di un # e di un * disponibile, saranno motivati a fornire offerte alla perenne domanda offerta da un #.

La razionalità degli * deve essere quella di avere più # che tentino di fecondarli. Questo perché gli * devono scegliere la qualità, cosa possibile solo sotto condizione che * abbia una scelta di un campione esteso possibilmente a x > 1di # (se  x = 1 allora * non può scegliere in base a principi di qualità). Stando così le cose, l’ideale egoistico di un * consiste nel riuscire ad attirare più # così da poterli selezionare. Gli #, invece, saranno motivati a gareggiare tra loro per un * e il risultato della competizione sarà già un indice di qualità leggibile da un *, a cui rimarrà il compito di ratificare quel che la domanda gli offre.

Stando così le cose, allora, alcuni * avranno capacità inferiori di appetibilità per #, anche quando gli # siano comunque motivati a stare con qualche * ad un certo momento. La massima razionalità di * che non sia massimamente appetibile quale potrebbe essere? Una possibilità potrebbe essere quella di seguire un * che abbia maggiore capacità di appetibilità per più #. Stando al fatto che un * può stare al più con un #, supponendo allora che *1 ha attirato (poniamo) 5 #, solo uno dei 5 # potrà soddisfare *1 e 4 rimarranno insoddisfatti (uno spreco relativo per la specie). Se un *2 di qualità di appetibilità inferiore a *1 segue *1, *2 aumenta la probabilità di trovare un # che possa andar bene. Sicché è nell’interesse degli * distribuirsi in modo scalare in base a qualità di forza di appetibilità. Infatti, se in un gruppo di * fossero tutti di pari forza attrattiva, allora lo smistamento degli # non sarebbe ottimale a livello egoistico per gli * (che comunque costituisce uno dei due sistemi preliminari di selezione di qualità). Questo può evitare costruendo gruppi in cui * di minore forza attrattiva stanno insieme * di maggiore forza attrattiva, garantendo così un complessivo smistamento di domanda e offerta automatico, semplice ed efficiente in modo che gli # attirati da * di maggiore forza attrattiva ma scartati alla prima occasione, possano poi trovare una loro soddisfazione con * di minore forza attrattiva ad una seconda o terza occasione.

In base a pochi assunti abbiamo visto che il comportamento cooperativo complessivo per la riproduzione segue interessi disgiunti per individui # e *. Ma solo dalla cooperazione virtuosa del complesso, dell’insieme di tutti gli * e degli # presi disgiuntamente si può avere il massimo dell’efficienza complessiva vantaggiosa per @. Il che significa che le due categorie si dividono il lavoro della procreazione in modo da massimizzare il vantaggio complessivo della specie.

E il vantaggio complessivo della specie non si interroga sul prezzo che * e # pagano (quale che sia il significato di questo termine). Quello che conta è l’efficienza del sistema. E si tratta di un sistema molto efficiente e totalmente automatico perché garantisce: (a) la massima selezione di qualità (alle spese degli *), (b) la massima estensione numerica possibile (alle spese degli #), (c) la massima garanzia del minimo dei rischi in gestazione degli *, garantita dalla divisione del lavoro di entrambi, (d) dà compenso in termini di soddisfazione egoistica a * e # che risultano vincenti e (e) il sistema non richiede un comportamento consapevole o cosciente degli * o degli # per garantire la massima efficienza produttiva di nuovi individui della specie. Che poi i circuiti possano saltare è un problema, ma che il complesso dell’organizzazione sia garantita assicura agli @ di aumentare, anche quando tutti gli * e # paghino il loro salato prezzo sull’altare della sessualità.

Bibliografia ragionata di massima

Darwin C. Viaggio di un naturalista intorno al mondo, Einaudi, Torino, 2005.

Darwin C. (1858), L’origine delle specie, Newton Compton, Roma, 2006.

Lorentz K., L’anello di re Salomone, Adelphi, 1981.

Lorentz K., L’aggressività, Saggiatore, Milano, 1969.

Pili G., (2011), Darwin Charles, www.scuolafilosofica.com, http://www.scuolafilosofica.com/656/darwin-charles

Dizionario Enciclopedico Bompiani alle voci Caso, Creazionismo, Darwin, Darwinismo, Fissismo.

Dizionario Enciclopedico Garzanti alle voci Caso, Creazionismo, Darwin, Darwinismo, Fissismo.

[1] Ciò è vero tanto più quando il piacere è concepibile in sé stesso come un fine, aumentando così la probabilità di procreare attraverso uno scopo che con la procreazione potrebbe non c’entrare niente.

 


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' attualmente assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

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