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L’Isola della Gorgona

L’Italia ha un ricco patrimonio legato al territorio insulare: sul nostro territorio sono presenti 801 isole, isolotti, scogli, faraglioni, nonché isolotti lacustri censiti dall’Italian Island Award ( http://www.aribusto.it/iia_directory.htm ). Nel link segnalato è presente l’elenco di tutte le isole italiane. In questo articolo vi vogliamo parlare di un isolotto in particolare: l’isola della Gorgona. Frazione del comune di Livorno, dista da esso 37 chilometri (circa un’ora e mezzo di navigazione con tempo buono). È un’isola di 2.25 km quadrati (per intenderci cinque volte circa più grande del Vaticano) e si presenta come un isola rocciosa e montagnosa la cui sommità più elevata raggiunge i 255 metri di altezza. La vegetazione è quella tipica della macchia mediterranea, ma sono presenti anche esemplari di ontano e, più rari, di castagno.Gorgona

Perché parlare dell’Isola della Gorgona? Perché oggi, dal 1869 per la precisione, è presente una casa di reclusione “esemplare”, dove i detenuti vengono rieducati per poter essere reinseriti nella società, “riabilitati” dal punto di vista sociale e caratteriale. All’interno della Gorgona è presente anche un piccolo paesino dove vivono 64 anime, la cui permanenza è però minacciata dal fatto che il Demanio dello Stato, proprietario dell’Isola, ha deciso di sfrattare gli abitanti dell’Isola e quindi, conseguentemente, di sfrattare anche le tradizioni centenarie di questo pezzo di terra. Gli abitanti per lo più pescatori, si sono costituiti in un comitato, e hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendogli appunto che questa scelta venga quanto meno ripensata. All’ombra di questa scelta del Demanio sembrerebbe esserci infatti l’allargamento della colonia penale, piuttosto che un adeguamento strutturale come paleserebbe la scelta politica.

Abbiamo scritto che all’interno della Gorgona è presente una casa di reclusione esemplare: perché esemplare? Qui i detenuti (64 al 31/07/2014) vengono rieducati attraverso i cosiddetti “lavori domestici”: come prevede l’art. 15 dell’ordinamento penitenziario, legge 26 luglio 1975 n. 354, individua il lavoro come uno degli elementi del trattamento rieducativo stabilendo che, salvo casi di impossibilità, al condannato e all’internato è assicurata un’occupazione lavorativa. Nella puntata di report di domenica 30 novembre 2014, l’inchiesta della conduttrice Milena Gabanelli ha portato all’analisi del fatto che laddove le carceri attuino una politica di rieducazione carceraria attraverso il lavoro, una volta che il detenuto esce dall’istituto penitenziario, si ha una minore ricaduta nel crimine: in poche parole chi lavora, si rieduca, chi si rieduca, tendenzialmente non torna a delinquere. Ma in Italia, non funziona proprio così (per una situazione della condizione carceraria in Italia si veda l’articolo di SF2.0, mentre per il racconto di una visita ad un carcere modello si veda il resoconto di Giangiuseppe Pili).

La puntata di report porta le telecamere negli istituti penitenziari del nord Europa (con un eccellenza a Dublino città che ha conosciuto un sistema carcerario significativamente severo) e degli Stati Uniti, spesso più noti per Alcatraz e il carcere di massima sicurezza di Atlanta. Gli esempi di come funziona il sistema rieducativo negli Stati Uniti e nel nord Europa, dimostrano che è possibile impiegare i carcerati, con un vantaggio per l’amministrazione e per la dignità della persona, quest’ultimo dovrebbe essere uno dei principali obiettivi del sistema carcarario, come in teoria si era teorizzato sin dagli arbori della riflessione sulla questione penitenziaria (si veda l’articolo su Sorvegliare e punire La nascita della prigione).

Questo è l’estrapolato delle regole e dei diritti a livello lavorativo del detenuto in Italia, tratto dal sito del ministero della Giustizia: www.giustizia.it (tutto ciò che è compreso tra le due linee di separazione).


L’art. 20 dell’ordinamento penitenziario definisce le principali caratteristiche del lavoro negli istituti penitenziari.

  • E’ obbligatorio per i detenuti condannati e per i sottoposti alla misura di sicurezza della colonia agricola e della casa di lavoro. Negli istituti penitenziari deve essere favorita la destinazione dei detenuti e degli internati al lavoro e la loro partecipazione a corsi professionali. In questo senso, possono essere stipulati rapporti con aziende pubbliche o con aziende private convenzionate e con l’ente Regione al fine di organizzare negli istituti lavorazioni o corsi di formazione professionale.

L’organizzazione di attività lavorative rappresenta, quindi, un obbligo di fare per l’Amministrazione penitenziaria.

  • Non ha carattere afflittivo. Non rappresenta pertanto un inasprimento della pena, ma è considerato una forma di organizzazione necessaria alla vita della comunità carceraria. Carattere che ricalca i contenuti dell’art. 71 delle regole minime Onu ed è confermato dell’articolo 26,1 delle regole penitenziarie europee – adottate con la raccomandazione R 2006 2 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che considerano il lavoro elemento positivo del trattamento.
  • E’ remunerato. Il compenso è calcolato in base alla quantità e qualità di lavoro prestato, in misura non inferiore ai 2/3 del trattamento economico previsto dai contratti collettivi nazionali. Sono riconosciute, inoltre, le medesime garanzie assicurative, contributive e previdenziali di quelle previste in un rapporto di lavoro subordinato (art.20, co. 2 ord. penit. art. 76 reg.min.Onu e art. 77 reg. penit. eur.).

L’organizzazione e i metodi devono riflettere quelli della società libera: per preparare i detenuti alle normali condizioni del lavoro libero e favorirne il reinserimento sociale (art. 20 ord. penit., art. 72 reg.min. Onu e dall’art. 73 reg. penit. eur.).

La retribuzione del detenuto lavoratore è definita dalla legge come mercede: l’art. 22 dell’ordinamento penitenziario stabilisce che “Le mercedi per ciascuna categoria di lavoranti sono equitativamente stabilite in relazione alla quantità e qualità del lavoro effettivamente prestato, alla organizzazione e al tipo del lavoro del detenuto in misura non inferiore ai due terzi del trattamento economico previsto dai contratti collettivi”.

LAVORO PENITENZIARIO INTRAMURARIO

  1. Lavoro alle dipendenze dell’amministrazione penitenziariaLa sua organizzazione e gestione è riservata dall’art.47 regolamento di esecuzione ( D.P.R.30 giugno 2000 n.230) alle direzioni degli istituti che devono uniformarsi alle linee programmatiche dei provveditorati.
    Sono:
    • le lavorazioni per commesse dell’amministrazione stessa, vale a dire forniture di vestiario e corredo, di arredi e quant’altro destinato al fabbisogno di tutti gli istituti del territorio nazionale. Attualmente sono presenti quindici tipi di lavorazioni per commesse che occupano principalmente sarti, calzolai, tipografi, falegnami e fabbri.
    • i lavori delle colonie e dei tenimenti agricoli che occupano detenuti e internati con varie specializzazioni, come apicoltori, avicoltori, mungitori, ortolani.
    • i lavori domestici cioè le attività necessarie al funzionamento della vita interna dell’istituto, tra cui:
      • i servizi d’istituto – attività di cuochi e aiuto cuochi, addetti alla lavanderia, porta vitto, magazzinieri
      • i servizi di manutenzione ordinaria dei fabbricati (MOF), cui vengono assegnati detenuti con competenze più qualificate (acquisite anche a seguito di corsi professionali interni) come elettricisti, idraulici, falegnami, riparatori radio – tv , giardinieri, imbianchini.
      • alcune mansioni retribuite dall’amministrazione, esclusive dell’ambiente penitenziario. Tra cui
        • lo scrivano, addetto alla compilazione di istanze e alla distribuzione di moduli
        • il piantone, assistente di un compagno ammalato o non autosufficiente
        • lo spesino, incaricato di raccogliere gli ordini di acquisti dei compagni e alla loro distribuzione.

All’interno della Gorgona, grazie alla collaborazione con la celebre azienda vinicola Frescobaldi, ogni anno i detenuti assieme agli agronomi e ai viticoltori di professione, producono

un uvaggio di Vermentino e Ansonica, varietali ormai perfettamente acclimatati sull’isola. Il “Gorgona” è un vino bianco che nasce dalla collaborazione tra Marchesi de’ Frescobaldi e l’Istituto di Pena dell’Isola. Gli agronomi e gli enologi Frescobaldi hanno lavorato insieme ai detenuti trasferendo loro importanti competenze professionali che potranno essere riutilizzate al termine del periodo di detenzione, per un più facile reinserimento nella società. Il vino Gorgona proviene da un piccolo vigneto di circa un ettaro, posto nell’unica zona riparata dai forti venti marini, nel cuore di un anfiteatro da cui si domina il mare. Il vigneto viene gestito in coltura biologica dai detenuti del carcere e ha dato origine a sole 3.035 bottiglie per l’ultima vendemmia (2.685 da 0,75 lt e 350 Magnum)

Ancora, i detenuti allevano diverse varietà di bovini e di maiali, e hanno la possibilità di produrre formaggio e miele che poi potranno ritrovare nelle loro tavole: una soddisfazione in più per chi non può più vivere la sua vita per delle scelte infelici del passato. L’amministrazione penitenziaria, infine, consente ai detenuti la possibilità di avere una educazione scolastica di edilizia e di subacquea.

C’è chi dice sia “un’isola felice”: è vero che per i detenuti è probabilmente un’isola in cui gli è permesso scontare gli anni della pena in modo dignitoso, ma dall’altro canto è un’isola in cui gli autoctoni, i gorgonensi, sono soggetti alle scelte del Demanio e che da mesi sono senza un mezzo di trasporto pubblico, un tempo garantito dalla Toremar, che li possa portare nelle loro dimore da cui sono stati sfrattati. Gli unici mezzi che garantiscono alla Gorgona un filo di connessione con la terraferma sono le motovedette della polizia penitenziaria, diventate dei mini traghetti ad uso non solo degli agenti della polizia penitenziaria, ma anche dei loro familiari e di chiunque altro abbia necessità, per lavoro, piacere o curiosità, di approdare sull’isola. Un’isola dalle due facce, speriamo che la situazione possa evolversi positivamente anche verso coloro che per decenni hanno vissuto nell’isola della Gorgona, la cui giustizia e la cui dignità deve pur essere tenuta in giusta considerazione.

SITOGRAFIA ESSENZIALE

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_data_view.wp?liveUid=2014DAPCARD&Nome=UFF57064

http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2014/11/03/news/gorgona-da-sei-mesi-senza-traghetto-1.10238456#gallery-slider=1-10238588

http://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Gorgona

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/06/28/ARzbTZx-gorgona_carcere_detenuti.shtml

http://www.toscanaminicrociere.it/Gorgona%202014.htm

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-3d84ad6e-f239-4434-befd-4f3fb9ff1d10.html

http://www.frescobaldi.it/it-it/home/inostrivini/gorgona(itit).aspx

http://turistipercaso.it/toscana/71545/pianosa-e-gorgona-due-isole-dellarcipelago-toscano.html

http://video.sky.it/news/cronaca/gorgona_viaggio_nellisola_dove_il_carcere_e_aperto/v162550.vid

http://www.ondamica.it/?page_id=2485

http://www.macchineagricolenews.it/2013/07/18/un-technofarm-per-lisola-di-gorgona/


Wolfgang Francesco Pili

Sono nato a Cagliari nell’aprile del 1991. Ho sempre coltivato una passione per l’osservazione di tutto ciò che mi circonda. Nell’anno scolastico 2008/2009 mi sono diplomato al Liceo Classico Siotto Pintor di Cagliari conseguendo la maturità classica. Attualmente sono iscritto al corso di Laurea in Lettere moderne con curriculum storico presso l’Università degli studi di Cagliari, adoperandomi per l’appunto in un indirizzo che predilige la storia, una delle mie passioni, in particolare la storia della Sardegna e la storia contemporanea. Nell’ bimestre Ottobre-Dicembre 2014 ho svolto un Master in TourismQuality Management e attualmente gestisce la propria impresa.

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