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Uno studio epistemologico su Wikipedia: vizi e virtù epistemiche di una risorsa epistemica fondamentale del XXI secolo


Abstract

Wikipedia è uno dei fenomeni epistemologici del XXI secolo. Si tratta, infatti, di una rivoluzione in ambito conoscitivo paragonabile alla nascita dell’enciclopedia nel XVIII secolo. Non si tratta di un’esagerazione perché la quantità di accessi degli utenti in Wikipedia è tale da essere una delle risorse epistemiche più cercate su internet: insieme a google e amazon, è uno dei siti più frequentati. La nostra analisi vuole considerare il fenomeno complessivo di Wikipedia sotto una prospettiva epistemologica sociale orientata ai sistemi. Il seguente saggio si richiama ad una recente analisi di Don Fallis, ma cerca di fornire una valutazione più estesa delle virtù e dei vizi epistemici di Wikipedia, pur senza entrare nei dettagli empirici considerati da Fallis (2011). La nostra conclusione è che Wikipedia è senza dubbio una risorsa epistemica importante ma il cui utilizzo non può e non deve essere acritico.


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1. Il tema: sapere orale, sapere scritto, epistemologia sociale applicata ai sistemi

Wikipedia è uno dei fenomeni epistemologici del XXI secolo. Si tratta, infatti, di una rivoluzione in ambito conoscitivo paragonabile alla nascita dell’enciclopedia nel XVIII secolo. Non si tratta di un’esagerazione perché la quantità di accessi degli utenti in Wikipedia è tale da essere una delle fonti più cercate su internet: insieme a google e amazon, è uno dei siti più frequentati. Inoltre, a differenza dell’elaborazione classica, Wikipedia si fonda su un’operazione di integrazione congiunta di autori anonimi e di un materiale di risorsa totalmente aperta (open source): ciò è vero sia rispetto ai contenuti che ai sistemi di produzione di tali contenuti da un punto di vista produttivo che emendativo. Wikipedia è aperta sia quanto attiene ai contenuti, sia quanto attiene alla forma che al suo eventuale miglioramento.

Wikipedia inoltre sembra molto affine ad un sapere congiunto che è parzialmente simile alla conoscenza orale, ma con i mezzi tipici dell’elaborazione del sapere scritto. Infatti, la cultura orale, di cui si sottovaluta sempre l’importanza in ogni epoca, non è solamente la più antica forma di elaborazione culturale, ma anche il principale veicolo di diffusione della conoscenza in ogni epoca: come l’età della pietra non è terminata per l’esaurirsi delle pietre, così la cultura orale non è terminata con l’avvento della scrittura e la scrittura non è finita con l’era di youtube. La cultura orale è principalmente anonima perché la fonte del sapere orale si perde con una rapidità disarmante. E la ragione principale sta nel fatto che la natura della testimonianza si stima sufficientemente affidabile da non richiedere ulteriori specifiche. Anche perché tanto più si allunga la catena della testimonianza, tanto più risalire a colui che l’ha avviata risulta difficile e oltre un certo limite addirittura impossibile. Sia detto per inciso che l’elemento della cultura orale, come principale metro di paragone di Wikipedia, non è considerato nell’autorevole studio di Don Fallis (2011) a cui stiamo facendo riferimento.

Wikipedia però prende una forma scritta: essa è un’enciclopedia articolata in categorie, articoli, rimandi ipertestuali e una grande varietà di pagine eterogenee. Essa, quindi, si configura come un sapere scritto coerente e potenzialmente completo. Inoltre, la stessa elaborazione del contenuto, per quanto affine alla cultura orale, si palesa con una elaborazione scritta dei contenuti.

Uno studio epistemologico sociale orientato ai sistemi è un tipo di indagine filosofica, considerata sin dai primordi dell’epistemologia sociale (si veda Goldman (1987, 1999, 2011)). Esso si fonda su una analisi descrittiva di un certo sistema di diffusione del sapere (un sistema che ha come obiettivo la formazione di credenze vere nei soggetti), che deve essere valutato in funzione della sua efficacia epistemica: capacità di produrre più credenze vere che false (affidabilità), potenza esplicativa, rapidità. Dato il fatto che Wikipedia è ormai una fonte epistemica affermata, per quanto relativamente autorevole (su questo oltre), può valere la pena di analizzarne i vizi e virtù epistemici. Ed è quanto viene fatto da diversi studiosi, tra cui Don Fallis (2011).

 

2. Virtù epistemiche: parametri valutativi generali di un sistema epistemico

Per valutare Wikipedia sarà indispensabile fissare dei parametri tali per cui si potrà tracciare una valutazione complessiva. Dato il fatto che Wikipedia è una fonte epistemica, dato il fatto che tale fonte si struttura in un’organizzazione, Wikipedia è a tutti gli effetti un sistema epistemico. Per tanto esso può essere oggetto di riflessione epistemologica.

Una virtù epistemica di un sistema epistemico è una caratteristica del sistema che (a) aumenta la probabilità di formare credenze vere in chi utilizza il sistema come risorsa epistemica (affidabilità), (b) dispone di una capacità esplicativa (potenza), (c) ha un suo tempo di utilizzo che tanto è più breve e tanto meglio è (rapidità). Queste virtù epistemiche vengono considerate da Don Fallis (2011). A tempi e risorse di utilizzo maggiori segue una inferiore capacità esplicativa: formiamo meno credenze vere con un alto costo. Per valutare efficacemente un sistema, allora, non possiamo escluderne i costi sia materiali che temporali (come già osservava Goldman (1999)).

Queste virtù epistemiche sono molto generali e Don Fallis considera anche altre virtù epistemiche: quantità di informazione, alto livello di capacità estrattiva dell’informazione e rapidità di intervento per migliorare la qualità e quantità dell’informazione.

La lista di virtù epistemiche considerate è la seguente:

(1) affidabilità,

(2) potenza,

(3) rapidità,

(4) quantità informazione,

(5) capacità estrattiva dell’informazione,

(6) rapidità di intervento.

Tuttavia, data la natura di Wikipedia, non sembra che tutte le virtù epistemiche considerate possano essere considerate sufficienti. Infatti, ogni risorsa epistemica può essere valutata anche da altri parametri: stiamo qui considerando un mezzo materiale attraverso cui i soggetti cognitivi si formano credenze. Sicché la natura dei mezzi di questo tipo sono valutabili anche con altri standard di qualità: (I) durata temporale, (II) capacità di replicazione, (III) capacità di accesso, (IV) sensibilità di accesso (ricerche mirate e ricerche casuali), (V) autorevolezza psicologica/autorevolezza epistemica e (VI) impatto economico.

(I) la durata temporale fornisce al mezzo la capacità di imporsi tra gli altri. Dato il fatto che la vittoria di una fonte epistemica dipende dalle sue qualità, tanto più una risorsa epistemica dura nel tempo e tanto più aumenta la sua potenza (virtù epistemica (b)): una qualità del mezzo che aumenta o rafforza un’altra sua qualità epistemica non può non considerarsi una qualità epistemica anch’essa.

(II) la capacità di replicazione è la caratteristica che aumenta la possibilità di copiare facilmente l’informazione che fornisce la base per la formazione di credenze vere. Una buona capacità di replicazione è la base per aumentare la probabilità di utilizzo di tale risorsa come testimonianza e diventare così conoscenza per molti. Non per niente i sistemi epistemici vincenti sono tutti integrati con sistemi riproduttivi estremamente efficaci: i giornali e i blog sono degli esempi chiari.

(III) la capacità di accesso di una risorsa epistemica è la caratteristica che consente al mezzo di essere reperito senza molti altri passi preliminari. Una buona capacità di accesso implica ipso facto un aumento della potenza della risorsa epistemica e favorisce anche la virtù (e), cioè la capacità estrattiva dell’informazione. Stesse considerazioni valgono per (IV). L’autorevolezza psicologica del mezzo non è necessariamente legata alla sua autorevolezza epistemica (affidabilità), ma è l’indice di quanto la risorsa epistemica considerata sia capace di persuasione. Questa era una delle caratteristiche considerate importanti sin da Goldman (1999): infatti un’alta capacità di persuasione implica un’alta capacità di produrre credenze vere, supponendo che la risorsa epistemica considerata sia affidabile.

In fine (VI) l’impatto economico è il consumo di energie (fisiche e psichiche) che fa da contrappeso all’utilizzabilità della risorsa epistemica considerata. Una risorsa epistemica poco virtuosa sotto questo aspetto rende difficile l’accesso all’utente, rallentando così la sua rapidità e la sua potenza. L’impatto economico è esattamente l’insieme dei costi che disincentiva l’utente dall’utilizzo e che può però essere utile misura dell’indice di interesse e del valore reale dell’informazione: un’informazione costosa può essere tale proprio perché estremamente preziosa.

Ci sembra di dover quindi considerare tutte queste proprietà come virtù epistemiche aggiuntive per poter valutare accuratamente Wikipedia come risorsa epistemica. Quindi aggiorniamo la lista:

(1) affidabilità,

(2) potenza,

(3) rapidità,

(4) quantità informazione,

(5) capacità estrattiva dell’informazione,

(6) rapidità di intervento.

(7) durata temporale,

(8) capacità di replicazione,

(9) capacità di accesso,

(10) sensibilità di accesso (ricerche mirate e ricerche casuali),

(11) autorevolezza psicologica/autorevolezza epistemica

(12) impatto economico.

A questo punto possiamo indicare alcuni vizi epistemici. In generale, tutte le proprietà formate per negazione dalle virtù epistemiche (1-12) sono da considerarsi vizi epistemici. I più pericolosi meritano di essere considerati a sé: (I) errori contenuti nella risorsa epistemica, (II) mancanza di trasparenza, (III) inverificabilità del sistema epistemico, (IV) impossibilità di conoscere gli autori e (V) mancanza di autorevolezza.

La presenza degli errori è il principale vizio epistemico, il più pericoloso perché induce una credenza falsa nell’utente ma egli la crederà come vera. Sicché oltre al danno, c’è pure il problema che il soggetto non sarà consapevole della presenza di tale danno (anzi creduto una qualità). La mancanza di trasparenza rende difficile la possibilità di giudizio sull’informazione, perché rende difficile la sua valutazione non sul dato di fatto ma sulla sua attendibilità: a prescindere che una informazione possa produrre credenze vere o false, può essere epistemicamente utile sapere se queste informazioni sono state prodotte in modo adeguato. L’inverificabilità del sistema epistemico può essere indotto dalla mancanza di trasparenza. Ma non necessariamente. Infatti, il sistema può anche indicare i modi attraverso cui l’informazione in  esso contenuta sia di un certo tipo, ma non è certo che si possa verificare l’effettività dell’impiego del metodo utilizzato. Una particolare instanziazione di (III) è proprio l’impossibilità di sapere chi ha elaborato una certa risorsa epistemica. E questo è particolarmente pericoloso perché sapere chi e perché ha elaborato un certo materiale informativo può essere importante per interpretare correttamente l’informazione. In fine, la mancanza di autorevolezza del mezzo può essere interpretata come assenza di autorevolezza psicologica (incapacità persuasiva) piuttosto che assenza di autorevolezza epistemica (scarsa qualità degli autori o del mezzo di imporsi tra autori affermati). A questo punto possiamo fornire una lista di vizi epistemici:

(I) errori,

(II) mancanza di trasparenza,

(III) inverificabilità del sistema epistemico,

(IV) impossibilità di conoscere gli autori,

(V) mancanza di autorevolezza.

 

3. Un bilancio analitico su Wikipedia

Per fornire un bilancio complessivo possiamo considerare Wikipedia secondo un bilancio tra vizi e virtù epistemiche. L’affidabilità di Wikipedia è stata paragonata da alcuni studi (si veda Fallis (2011)) a quella dell’Enciclopedia Britannica, considerata la più autorevole nel settore delle pubblicazioni affini a Wikipedia nel versante classico di produzione di simili risorse epistemiche. La quantità di errori in Wikipedia pare sia leggermente superiore (ma non molto) a quella dell’enciclopedia Britannica. Il sistema di valutazione adottato era di natura comparativa: degli esperti leggevano due testi dai temi affini (ad esempio, la voce Kant in Wikipeedia e nell’Enciclopedia Britannica) e formulavano un giudizio informato sulla quantità e qualità di errori. In particolare, sembra che la qualità degli errori sia di diverso tipo: nell’Enciclopedia Britannica gli errori sono più puntiformi mentre in Wikipedia sembrano essere più di contenuto. Inoltre, e va specificato, è soprattutto la variabilità della qualità ad essere stata oggetto di critica: in Wikipedia la qualità degli articoli varia molto da settore a settore. Questo l’ho riscontrato personalmente frequentando Wikipedia. In questo l’Enciclopedia Britannica (o altre Enciclopedie di settore) sono molto più uniformi sotto il profilo qualitativo.

Mi sento di aggiungere, poi, che la qualità varia molto anche da lingua a lingua. Ad esempio, Wikipedia in lingua inglese ha una qualità decisamente superiore alla qualità della stessa Wikipedia in italiano.

Sotto il profilo della potenza è difficile negare che Wikipedia abbia un’alta capacità esplicativa. Essa è molto vasta e su una varietà di tematiche di mole importante (dalla storia alla fisica) ed è difficile negare la sua estensione in tal senso. E ciò vale tanto più per quanto riguarda la rapidità sia del sistema estrattivo sia del sistema di diffusione: essa è on-line e ha un sistema di cerca integrato a sistemi di visualizzazione di pagine e contenuti connessi (link) numerosi e effettivi (le pagine rimandano realmente a contenuti affini). Allo stesso modo la rapidità degli interventi è notevole, come emerge sempre dallo studio di Fallis (2011): gli aggiornamenti sono costanti e la revisione dei refusi è molto rapida.

La permanenza di Wikipedia sul web è ormai sufficiente a renderla virtuosa sotto questo punto di vista, così come la durata temporale delle pagine. Infatti, si può facilmente constatare che le pagine non spariscono una volta redatte e quindi consentono un costante reiteramento dell’utilizzo della fonte, che può essere così oggetto di valutazione continua. Inoltre, innegabilmente la capacità di replicazione di Wikipedia vince su ogni genere di enciclopedia cartacea, visto che basta un pc collegato ad internet per poterla visualizzare (senza considerare che il tempo di caricamento pagina di Wikipedia è molto basso, indice di efficienza secondo ogni SEO). Anche ai tempi d’oro delle enciclopedie classiche, la loro inefficienza circa la loro capacità di replicazione e utilizzo è sin troppo nota, essendo spesso opere da decine di volumi e assai difficile da reperire e addirittura conservare.

La sensibilità di accesso è eccellente, visto che Wikipedia consente un’ottima esposizione a ricerche mirate. Ma anche le ricerche casuali sono facilmente disponibili, dato che ha un’ottima indicizzazione sul google e su tutti i motori di ricerca.

Infine, l’autorevolezza psicologica è senza dubbio fuori discussione, dato il fatto che le persone che non sono abituate a ricerche ad altissimo livello di affidabilità si fidano tendenzialmente ciecamente di Wikipedia. Il che fa anche capire il livello di importanza, ma anche di pericolosità di questa risorsa epistemica.

Dato il fatto che l’utilizzo è semplice, la capacità di effettuare ricerche mirate è semplice e la rapidità di intervento ed estrazione è eccellente, dato il fatto che Wikipedia è gratis, l’impatto economico di Wikipedia è straordinario. Ed è proprio questo impatto economico zero ad aver costituito la vittoria di Wikipedia su altri sistemi più tradizionali, ma molto più onerosi sotto ogni punto di vista. E dato il fatto che essa è sempre disponibile sul web, facilmente accessibile, immediatamente visualizzabile, tale virtù è stata decisiva a livello di vittoria su altre forme di diffusione del sapere. L’altro impatto decisivo è stato proprio il fatto che migliaia di persone ci lavorano gratuitamente come ʽvolontariʼ, consentendo così la costruzione di un sapere analogo a quello orale: sedimentario, aggregativo, continuamente reversibile e variamente affidabile.

Come tutte le risorse epistemiche anche Wikipedia ha i suoi vizi epistemici. Il più lieve dei quali è la quantità di errori in essa contenuti. Infatti, a mio modesto avviso, la quantità di errore di Wikipedia è sostanzialmente potenzialmente reversibile al ribasso, quindi essa concede una continua rivedibilità su dettagli. Inoltre, nessuna fonte epistemica può essere esente da errori, dato il fatto che gli uomini sono fallibili.

A mio avviso, invece, sono altri i vizi di Wikipedia particolarmente insidiosi e che la rendono una fonte epistemica non adatta a tutte le esigenze. In primo luogo non sapere chi ha scritto gli articoli, chi li ha revisionati è un problema per tutte quelle voci che sono ʽsocialmente o politicamente sensibiliʼ (voci sulla storia, sulla politica, sulla geografia, su popoli, su celebrities, industrie, marchi, brand…). E’ vero che in Wikipedia sono segnalate le voci ʽtendenzioseʼ, ma ogni argomento ʽsocialmente o politicamente sensibileʼ può essere scritto in modo da indirizzare il lettore verso una interpretazione piuttosto che un’altra.

Ad esempio, la storia della guerra fredda può essere scritta in molti modi, ma in nessuno di essi si potrà mai raggiungere la neutralità epistemica perfetta per la semplice ragione che la storia è una narrazione su eventi la cui ricostruzione è già essa stessa prodotta da una particolare prospettiva. Stesse considerazioni valgono per le pagine dedicate a personaggi dello spettacolo, industrie, prodotti la cui visibilità in Wikipedia è importante per coloro che guadagnano da simili prodotti, sponsorizzazioni etc.. Tutti coloro che conoscono il mondo di internet e delle entrate, sa anche i grandi interessi verso i siti che costituiscono una fonte informativa stabile e autorevole per creare l’information dominance rispetto alla concorrenza. Non è forse impossibile scrivere un articolo attendibile su simili argomenti, ma sapere chi e perché ha composto l’articolo è fondamentale. Mentre in un’enciclopedia classica lo scopo è quello di presentare un sapere secondo la visione critica di uno specialista, in Wikipedia questo scopo non può in alcun modo darsi per scontato. E quindi l’interpretazione di simili temi socialmente e politicamente sensibili è particolarmente rischioso. E infatti è consigliabile frequentare Wikipedia in modo prudente, almeno rispetto a questi temi.

Altro vizio epistemico di Wikipedia è il fatto di poter costituire una risorsa cieca di informazione, vale a dire unilaterale. Il fatto stesso di essere continuamente reversibile non è un fatto sempre auspicabile. Il mondo del sapere non è solamente una trasposizione di fatti. Ma è la costituzione di una comprensione generale di un certo ambito della conoscenza umana. I classici del pensiero sono tali proprio perché immutati nel tempo. Essi sono infinitamente reinterpretabili e non modificabili. Questo è un problema che in Wikipedia nasce proprio dal fatto di essere costituzionalmente simile alla cultura orale e quindi ne possiede molti vizi e virtù.

In fine, Wikipedia non può essere considerata una fonte a sé: essa, per esistere, abbisogna di fonti esterne. Infatti, in essa vengono caricati dati e rimandi che considerano informazioni che altri hanno caricato sul web piuttosto che su libri. Sicché Wikipedia, in tal senso, non è che il risultato di una continua aggregazione di informazioni che si fondano su altre fonti e saperi scritti. Ben difficilmente in Wikipedia si troveranno materiali originali o, comunque, la cui base ultima sta in sé e non fuori di sé.

 

4. Conclusioni

A mio parere Wikipedia è un’importante risorsa epistemica su cui vale la pena di effettuare studi simili a quelli di Don Fallis (2011) perché, dato il suo successo, da essa dipendono milioni di credenze dei vari utenti. Essa ha molte virtù epistemiche, che sono il frutto di un’alta potenza ed efficienza complessiva del mezzo, unite ad una forma di elaborazione dell’informazione che si struttura come quella orale. D’altra parte, i suoi vizi sono pochi ma importanti e non è neppure chiaro come evitarli: non si può sempre essere sicuri della genuinità degli scopi di scrive una certa pagina ed è molto spesso pericoloso assumere non criticamente le informazioni contenute in pagine sensibili da un punto di vista politico e sociale (ma anche sotto molti altri punti di vista in cui interessi materiali costituiti non favoriscono la conoscenza in quanto tale).

In definitiva, a mio parere, Wikipedia è molto efficiente sotto il profilo di una ricerca di base, in cui si reperiscono informazioni estremamente generali, possibilmente di temi che si conoscono già (e di cui quindi si può effettuare un immediato raffronto) oppure di argomenti che si vogliono approfondire. Wikipedia, proprio per come è strutturata, non sostituirà il sistema di analisi più classico in cui autorità di settore indagano e formulano teorie o giudizi particolarmente rilevanti o affidabili. Infatti, la stessa elaborazione di Wikipedia può essere vista come un grande mulinello la cui forza centripeta aggrega milioni di informazioni disperse che milioni di interventi e individui diversi continuano ad aggregare in un unico magazzino. Ma come ogni magazzino la merce non può essere che esogena.

In definitiva, allora, come tutte le tecnologie dell’informazione, anche Wikipedia è uno strumento indubbiamente utile, ma che deve essere utilizzato con maturità, pena il continuo rischio all’esposizione a informazione la cui interpretazione è addirittura più importante dell’informazione stessa: perché molto spesso l’errore nasce nella relazione tra individuo e informazione e non nell’informazione in quanto tale che, però, può essere sufficientemente ben costruita da indurre credenze false senza sembrarlo.


 

Bibliografia

Fallis D., (2011), “Wikipistemology”, in Social Epistemology Essential readings, Edited by Alvin Goldman & Dennis Withcombe, Oxford University Press, Oxford.

Fallis D., Social Epistemology and Information Science, Annual Review of Information Science and Technology

Goldmad A., (2009), “Social Epistemology: Theory and Applications”, Royal Institute of Philosophy, Supplment 64.

Goldman A., (1999), Knowledge in a Social Word, Oxford University Press, Oxford.

Goldman A., (1987), “Foundations of Social Epistemics”, in Synthese Vol. 73 issue 1, pp. 109-144.

Goldman A., (2011), “A Guide to Social Epistemology”, in Social Epistemology Essential readings, Edited by Alvin Goldman & Dennis Withcombe, Oxford University Press, Oxford.

Goldman A., (2012), “Social Epistemology”, Stanford Encyclopedia of Philosophy, http://plato.stanford.edu/entries/epistemology-social/

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