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Sexus – Henry Miller

Sexus è un libro di Henry Miller, il primo della trilogia in cui compaiono Nexus e Plexus. Si tratta di un romanzo a metà strada tra l’autobiografia, il resoconto onirico e le meditazioni filosofiche. La trama è totalmente subordinata ad una ricostruzione della vita dell’Io più interiore, nel quale le pulsioni sessuali diventano ora ragionamento ora divagazione onirica. Impossibile, dunque, distinguere chiaramente sia il genere letterario dell’opera sia i principali nuclei tematici di cui la sessualità è solo uno dei tanti.

La trama è, invero, molto semplice. Si tratta della ricostruzione autobiografica della storia d’amore di Henry Miller (così nel testo) e una donna dal passato mai pienamente compreso e dalla sentimentalità accesa quanto misteriosa. Il mistero stesso della donna è accentuato dal suo continuo mutare di nome (al principio Mara, alla fine Mona passando per June…), che è soltanto il sintomo di un mutare della relazione. Infatti nessuna relazione sentimentale è sempre identica a se stessa, come testimonia il matrimonio fallimentare di Miller. Se c’è un tema continuo nel romanzo è appunto la variazione sul tema della relazione sentimentale, che include sempre e necessariamente la sessualità, nelle sue varie e mutevoli forme.

Per questo il sesso diventa sia strumento che fine, sia sublimazione narrativa sia riproposizione della realtà nella sua crudezza. Perché nel sesso, come nella lotta, l’uomo concentra se stesso per ritrovarsi continuamente e perdersi allo stesso tempo. Il sesso, allora, è la metafora stessa della vita che è carnale e astratta allo stesso tempo, sintomo di fertilità e monito castrativo contemporaneamente. Infatti il protagonista, l’Io narrante, è continuamente richiamato alla necessità sessuale almeno quanto al bisogno di un inquadramento di sé nel mondo. Il sesso, allora, è solo il risvolto ineliminabile della necessità e volontà di vita, insopprimibile e generatore di piacere e felicità quanto di dolore e angoscia.

L’ambivalenza, dunque, del romanzo si ritrova sia nel tema del sesso come della relazione uomo-donna, se non addirittura uomo-uomo e donna-donna. Perché Henry Miller è il cantore sia della realtà materiale quanto del bisogno della fuoriuscita da essa. La vita che passa e trapassa nel fisico per ritrovarsi nell’intelletto è il fuoco dell’ellisse di Miller che, di fatto, nel percorre l’intera opera, sin dai suoi primi capolavori (come Tropico del Cancro e, soprattutto, Tropico del Capricorno).

Se la realtà umana viene colta in tutta la sua contradditoria spinta verso l’annullamento fisico e morale, per diventare sostanzialmente bestiale, ma, allo stesso tempo, slanciata verso le alte vette dell’arte e quindi del dominio di sé sulla bestia, anche la lingua stessa ne risulta decisamente improntata. Lo stile, infatti, varia dal crudo realismo alla più ampia resa stilistica del mondo onirico e del suo opposto. L’universo di Henry Miller in Sexus, come in tutte le sue opere, risulta dunque un tutto dal quale niente viene lasciato fuori. Sicché lo stile restituisce la grevità dell’uomo della strada e, allo stesso tempo, l’altezza della ragione sublimata in letteratura. Lo stile è, così, pienamente aderente al contenuto, sanguigno ed astratto allo stesso tempo.

Si tratta di un romanzo a suo modo impegnativo, ma geniale quanto lo può essere Henry Miller, cantore del mondo umano troppo umano. Un senso nietzschiano domina la narrativa di Miller il quale, a differenza di altri, riesce sempre a districarsi dagli accenti peggiori e più deteriori di un facile abbandono al male del mondo. Egli, infatti, riesce sempre a restituire la certezza, e non soltanto la speranza, della forza della vita che si riscatta mediante l’arte o la ragione sulla brutalità continua e costante della natura e della società. Perché Henry Miller è quello che potrebbe definirsi uno scrittore “urbano”, nel senso che egli vive le sue vicende sempre e comunque nella giungla di asfalto, bella definizione di un noir classico di Burnett. Perché Miller è sin troppo dentro il male del mondo, ma dimostra, appunto, che il male del mondo può diventare strumento per una riflessione sulla vita che non può escludere niente perché niente può essere tolto dal tutto in cui siamo immersi.

Sexus è dunque una riflessione sulla vita e sulla sua natura, che non si può certo esaurire in una recensione. E sebbene forse non sia il più equilibrato del romanzi di Miller, e non per le descrizioni naturalistiche dell’atto sessuale che, d’altronde, un adulto dovrebbe pur essere capace di sostenere, rimane il fatto che si tratti di un capolavoro della letteratura. A fronte di una buona qualità di stampa e sostanzialmente economica, sia rilevato il fatto che la quarta di copertina (che rievoca una frase del tutto estemporanea del libro) sia alquanto fuorviante. E si aggiunga che la copertina stessa, in rosa e con un evidente richiamo ad un astratto fondoschiena, sia perlomeno di cattivo gusto e, a mio avviso, ben più triviale di tutte le descrizioni erotiche presenti nel libro.



Sexus
Henry Miller

Sexus

Feltrinelli

Pagine: 534.

Euro: 10,00.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' attualmente assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

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