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Sulle limitazioni delle adozioni

Voglio presentare un semplice argomento che ho costruito dibattendo con altri amici. Non mi impegno a sostenere che sia la mia opinione né immagino che la mia opinione interessi a nessuno. Sicché non mi prenderò la briga di accettare critiche inutili, faziose o capziose in tal senso. Si tratta di un dilemma filosoficamente interessante e ne propongo solo un’analisi rapida. Inoltre l’obiettivo è stimolare il ragionamento del lettore, dato che il mio fu a suo tempo già solleticato in materia e quindi offro solo la linea argomentativa senza entrare né nel merito politico né in quello morale.

(1) I bambini che possono essere adottati hanno condizioni di vita tale che la loro esistenza può risultarne seriamente compromessa oppure il loro inserimento in società è altamente difficoltoso.

(2) Salvare la vita di un bambino o dargli l’opportunità di vivere felicemente in società sono valori intrinseci.

(3) Una coppia che voglia adottare un bambino nel peggiore dei casi non migliora la vita del bambino, già di per sé compromessa.

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(4) Nel peggiore dei casi rimane valida (1) ma nel migliore dei casi si realizza (2) per (3). Quindi tra tutte le possibilità, nel caso peggiore la situazione rimane invariata, nella normalità dei casi e nel migliore la vita del bambino viene salvata o comunque sensibilmente migliorata.

Quindi, nel caso in cui non si faccia alcuna adozione la sorte del bambino è segnata. Se si fanno, è segnata solo nel peggiore dei casi. Il peggiore dei casi ammette almeno il migliore dei casi, quindi c’è almeno la possibilità che il bimbo si salvi. Cosa di per sé negata a priori in caso di mancata adozione.

La domanda è a questo punto: se questo ragionamento è valido, perché esistono così tanti limiti e pregiudizi sulle adozioni e sulla loro estensione? Chi fa richiesta di adozione è, in genere, molto motivato a farlo, indipendentemente dalla fede e da altre inclinazioni. Quindi, immagino che sebbene la prima condizione possa comunque verificarsi, rimane che per (3) sia un caso limite, cioè il peggiore dei casi. Ma nei casi standard, date anche le forti motivazioni di chi fa domanda, la (1) sia comunque più remota che se si lascia il bambino inadottato. Se l’obiettivo è salvare l’esistenza complessiva del bambino, allora perché tante limitazioni? Argomenti contrari sembrano rimarcare che il credo della coppia adottante sia a tal punto importante da mettere in secondo piano l’esistenza stessa del bambino, come se i bambini nati in famiglie qualunque non subissero le normali inclinazioni pregiudiziali dei genitori (e i risultati sono sotto gli occhi di tutti). Se invece l’argomento è falso, allora una delle condizioni (1-3) deve essere falsa. Ma quale? E perché?


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' attualmente assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

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