La Filosofia: quanto ancora c’è da dire.

          Pili G.,         www.scuolafilosofica.com

Inquadriamo il problema con alcuni dati di fatto.

Si incontrano molte persone. Si sentono molte opinioni e la maggior parte di queste non sono a favore della cultura, sebbene tutti, sostenitori e avversari, la usino per difendere se stessi dagli attacchi degli altri e la sfruttino per migliorare le proprie condizioni di vita. E’ un dato storico certo: la conoscenza è un problema che attiene a pochi. Non solo. Addirittura è una questione non del tutto necessaria, o sentita come tale, nemmeno per chi dovrebbe considerarla tale: nelle aule di scuola, nei corsi universitari, tra gli stessi scienziati.

A ben vedere, ci sono stati dei brevi momenti storici in cui la “cultura” è stata maggiormente ricercata e riconosciuta, per esempio negli anni ’50 del secolo scorso. Il motivo è da ricercarsi nell’economia: la qualifica culturale consentiva l’emancipazione dal lavoro manuale, sempre avversato dall’umanità. Ma quando manca il sostrato economico favorevole, ecco che i “problemi della conoscenza” ricadono al di fuori dell’interesse della massa.

Se, di per sé, la conoscenza è un problema destinato ad esser sentito da un numero limitato di persone, è altrettanto vero che quasi tutti sono disposti a sottoscrivere l’importanza “della scienza”. Non perché sappiano distinguere un contenuto scientifico da uno non-scientifico, quanto perché ne vedono i risultati. L’individuo si ferma a ciò che percepisce immediatamente e difficilmente si spinge a considerare le cause e le condizioni di possibilità di quegli stessi cambiamenti e miglioramenti alla propria vita, miglioramenti e cambiamenti che non dipendono da sé ma da quel mondo mistico chiamato “La scienza”.

La stima della Filosofia è sempre stata bassa nei cuori di molti, se non di tutti. E anche questo è un dato storico certo. Ci sono degli ingenui al giorno d’oggi che ritengono, dall’alto della loro straordinaria leggerezza, che un tempo la cultura era al centro dei problemi dell’essere umano-occidentale. Si, quando? Non certo all’epoca dei greci, quando persone come Platone, Eraclito sottolineavano con tutto il loro sdegno la loro distinzione dalla massa dell’ignoranza, sempre molto numerosa. I filosofi, certo, sono parte in causa interessata. Ma lo storico per eccellenza, Tucidide, mente rara anche tra gli ingegni, all’inizio del “La Guerra del Peloponneso” dice di saper benissimo di non essere letto dai contemporanei, ma che la sua vita sarà lunga perché i posteri sapranno distinguerlo dal resto della materia inerte. Ed aveva ragione. Ma se egli non avesse avuto la coscienza di essere circondato da una marea di gentaglia, plebaglia ignorante e incurante della conoscenza avrebbe affidato i suoi sforzi ai posteri?

Primo ambito privilegiato della filosofia: l’Ontologia.

La Scienza è una forma di conoscenza giovane ma vitale e, senza dubbio, fondamentale per la nostra indagine sulla realtà. Ma la realtà di che? Chi voglia discutere di questa faccenda non deve fare scienza, ma Filosofia. Le scienze, al plurale e di cui ha senso parlare solo al plurale, non si pongono problemi di “entità”, di “realtà”. Esse indagano il mondo dei “fenomeni”: la metafisica non è una fisica e gli scienziati, giustamente, non si fanno domande ontologiche, ma scientifiche. Cosa questo voglia dire, non è chiarissimo (non a caso si sente spesso parlare di realismo scientifico, cioè della possibilità della scienza di parlare di enti reali), ma è evidente che ciò che le scienze si propongono non è quello di dare risposte ultime, quanto di scoprire le regolarità della natura, per come esse si presentano, non per quello che esse sono. Kant ha giustamente sottolineato questo punto, ma è dura da mandar giù perché abbastanza controintuitivo.

Filosofia come Epurazione concettuale, Logica e Filosofia del linguaggio.

Secondo molti, la Filosofia deve cercare di chiarificare i problemi quel tanto che basta da rendere quei problemi oggetto di ricerca scientifica (come sostenne Russell). In questa prospettiva, un giorno non lontano potrebbe non aver più senso porsi questioni di natura filosofica. Lo spazio della Filosofia è andato sempre più a contrarsi: nessuno oggi parla più di “filosofia naturale” come ancora accadeva nel 1800 (si ricordi ancora Hegel ma non solo). La memoria degli uomini non soltanto è fallace, ma seleziona le informazioni che colpiscono e molto spesso quelle che fanno piacere e che ci persuadono delle nostre convinzioni. In realtà, la “Scienza” come insieme delle “Scienze”, del tutto indipendente dalla “Filosofia” è un’invenzione molto più recente della “Scienza” stessa. Se la Filosofia si limitasse a dire ciò che la natura è, allora avrà vita breve, ammesso che ancora ne abbia. Già questo è discutibile.

Gli scienziati fanno discorsi scientifici, ovvero inseriscono i dati all’interno di teorie o formano teorie sulla base dei dati. Ad ogni modo, nessuno scienziato si pone mai il problema del valore logico delle sue teorie, sebbene egli stesso, necessariamente, debba adeguarsi alla logica del linguaggio. In particolare, le scienze più quantitative, si avvalgono del linguaggio matematico in grado di fornire una descrizione accurata e facilmente manipolabile dei fenomeni analizzati. Le leggi fisiche non sono altro dei rapporti tra numeri, siano essi variabili, funzioni o costanti. Ma 1) la Scienza non fornisce né un’adeguata giustificazione delle proprie inferenze, deduttive o induttive che siano, 2) il discorso scientifico si avvale di strutture ritenute affidabili senza essere dimostrate dalla Scienza stessa, 3) la Scienza, sebbene faccia proprie le categorie semantiche di verità e falsità, di riferimento non si propone di descrivere alcuna teoria del linguaggio ma il linguaggio è solo uno strumento.

Verità, falsità, proposizioni, la nozione di riferimento sono tutte problematiche della filosofia del linguaggio e non si vede come altrimenti studiare presupposti così importanti per qualunque discorso scientifico. Allo stesso modo, la logica studia le relazioni tra premesse e conclusioni stabilendo quali inferenze siano logicamente accettabili e quali no. Da questo, possiamo ricavare un ulteriore ambito in cui la Filosofia regna incontrastata: le condizioni della verità e l’analisi delle strutture logiche (non in senso psicologico) sono dei campi di ricerca fondamentali e, al contempo, non indagabili dalla Scienza giacché sono problemi, appunto, che attengono al campo dell’a-priori o, comunque, che prescindono da dati empirici. Se ne potrebbe fare a meno? Stando ai pessimi lavori scientifici che non difettano dei dati, quanto della loro interpretazione sul piano teorico-concettuale, spesso costruito su argomenti logici e semantici davvero poco consistenti, ci pare di dover rispondere negativamente. La Scienza necessita di chiarificazioni filosofiche, nei sensi che abbiamo visto.

Filosofia come analisi dell’Intenzionalità e Normatività.

La Scienza cognitiva cerca di dare risposta ad interrogativi sulla nostra mente, la sua organizzazione e la sua costituzione. Tuttavia, difficilmente da una dimensione prevalentemente quantitativa può emergere la soluzione a problemi quali l’intenzionalità e la normatività morale. C’è chiaramente un salto di livello tra intenzione e fisicità, sebbene si possa discutere sulla natura relazionale dell’intenzionalità con le condizioni fisiologiche dei soggetti pensanti. Ma in particolare lo studio della realtà fondativa dell’Io, come ente capace di darsi delle regole e seguirle, non può che attenere alla filosofia. La filosofia, infatti, ha a disposizione la logica e l’analisi del linguaggio, per riuscire ad esprimere in termini rigorosi ciò che generalmente è lasciato all’intuizione, come la Scienza rispetto alle intuizioni comuni che abbiamo degli oggetti. Non solo. La filosofia morale può ben circoscrivere i problemi, indagare le relazioni tra realtà fisica, psicologica e normativa e usare delle tecniche rigorose e falsificabili, almeno da un punto di vista del discorso: l’Etica si può considerare, e lo si deve fare, non come una scienza ma pur sempre come una particolare conoscenza. Ritenere che solo ciò che è quantitativo è oggetto di scienza implica la dissoluzione della scienza stessa giacché essa richiede un ampio sostrato non pienamente matematizzabile (non solo, ma lo studio dei fondamenti della matematica attiene alla Filosofia stessa), com’è logico che sia una qualunque conoscenza.

L’Etica, dunque, richiede conoscenza ma, come abbiamo visto, non quantitativa: essa anche fuoriesce dalle potenzialità del discorso scientifico, ma ciò non significa che sia meno degna di attenzione. Anzi, da certi punti di vista, è l’unico campo di ricerca che ha senso indagare giacché è l’unica conoscenza che ci può indicare la strada, se non l’oggetto, del “dover-vivere”. Infatti tutti sono autoconvinti di saper tutto sul giusto modo di vivere, ma molti tradiscono la loro reale conoscenza vivendo nell’angoscia e facendo, di riflesso, male agli altri; altri ancora si limitano a vagare di qua e di là prima che la morte li cancelli, come le orme sul bagnasciuga né sono poi tanti che riescono, illusi dai piaceri, a vivere una vita conferme al piacere stesso giacché non si rendono conto neanche della “convertibilità” del piacere e del dolore e si accasciano in sé stessi morti ancor prima di vivere. Di questi “beni e mali” non c’è traccia, giustamente, nel discorso scientifico ma ci dovrebbe, piuttosto, essere nel discorso interiore degli scienziati i quali, assai spesso, si lasciano trasportare dai puntiformi dati di fatto senza innalzarsi ad un minimo discorso sulla realtà etica dell’essere-umano: gli scienziati sono uomini e, come tali, hanno i loro pregiudizi. Ma molti, essendo convinti esser loro la fonte di ogni dato di fatto e non la natura, si autoconvincono di essere anche al di là del bene e del male e, per ciò, condannano l’Etica come una questione da porci, quando solo i porci possono dire che l’Etica non li riguarda affatto.

Filosofia come dissoluzione di ogni forma di Pregiudizio, Ideologia e Morale storica.

Ma forse il ruolo principale della Filosofia è la dissoluzione dei pregiudizi: solo la Filosofia può ancora servirsi di tante conoscenze diverse finalizzate tutte per la verità. Il vero filosofo non è tanto colui che asserisce verità eterne, quanto chi ha vinto sul pregiudizio, su una falsa credenza radicata, sia essa di genere epistemico o morale. Per questo la Filosofia ha un ruolo di primo piano sia a livello epistemologico che morale: è la sola forma di conoscenza in grado di restituire la “realtà” per quel che essa è, cioè di rendere la credenza “vera e giustificata”.

Per fare questo, tuttavia, non ci si può limitare allo studio di un solo campo del sapere, ma è necessario avere una buona conoscenza di tanti e differenti discipline. Il contenuto della conoscenza filosofica è e deve essere molto diverso, sebbene poi debba confluire in una visione coerente del mondo. Chi ritiene il filosofo colui che sa un po’ di tutto senza sapere nulla di niente, è già vittima della sua propria ignoranza giacché non si rende conto del fatto che solo attraverso la piena comprensione della realtà si può giungere alla contemplazione del mondo per quel che esso è. Ma “la realtà” è l’insieme delle conoscenze effettive: non è solo ciò che ci dice la Fisica, ma pure ciò che ci dice la Storia, la Logica e l’Etica. Ciò vale anche per i più insigni geni della scienza i quali, ancora una volta, non sono immuni dai problemi dell’uomo comune, questioni risolvibili solo dai filosofi. Si osservi, poi, che i più grandi scienziati erano uomini coltissimi: Einstein era un noto cultore di musica classica, di filosofia (era un grande estimatore di Spinoza), J. Von Neumann, uno dei più grandi geni del secolo scorso, parlava a sette anni il greco antico e a dieci aveva letto quasi tutta la letteratura classica, un dato indicativo per uno dei più grandi talenti matematici della storia dell’umanità; gli esempi potrebbero continuare a lungo.

In fine, a seguito di quanto abbiamo appena detto, la filosofia può anche restituire una visione-generale della realtà che sia “autentica” e non influenzata da ideologie, pregiudizi e precomprensioni morali. Questo è forse il lato positivo del punto tracciato prima ed è effettivamente una delle grandi potenzialità che la tradizione filosofica, dai tempi di Socrate, ci ha lasciato.

Filosofia come vita pratica.

La Filosofia è una delle poche conoscenze che dovrebbe essere anche una pratica di vita. Essa, proprio per il suo carattere indomito, libero e capace di rendere il Filosofo al di là dei pregiudizi, può renderlo simile allo schiavo liberato del mito platonico della caverna.

L’attività pratica della Filosofia può essere indirizzata verso l’insegnamento dell’uso della Ragione. Le Scienze non possono essere volte verso questo scopo, senza ricadere nella tanto deprecata Filosofia, e questa tesi può essere senza sforzo difesa da molti dati di fatto. Già da un punto di vista puramente teoretico le Scienze si estraniano dai problemi “umani” né gl’importa qualcosa se la totalità dell’umanità segua un pensiero razionale piuttosto che irrazionale, se non da un punto di vista strumentale. Ma la Filosofia tutta considera l’Uomo non come utile mezzo ma come fine di se stesso, un punto fondamentale.

La storia della Filosofia ci insegna che il Filosofo è affatto uomo da sofà: Socrate e Bruno furono uccisi per le loro idee e non accettarono la mezza misura galileiana; Russell si batté contro tutti i generi di ingiustizie sociali, per una società che indirizzi i singoli alla creatività e all’uso intelligente della Libertà; Chomsky e Foucault, uniti nella loro visione negativa della democrazia liberale senza tutela per i singoli e per i più deboli, si sono variamente impegnati alla dissoluzione di molti pregiudizi condivisi dai più. Questi sono solo i casi più noti, ma la lista sarebbe ben più lunga, a ben vedere.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>