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Pokémon Go e l’esercito dei filosofi digiuni

Che ci sia un nuovo giochino dei Pokemon è un fatto del tutto irrilevante, almeno per chi non si interessi in prima persona o per lavoro di videogiochi. È così irrilevante che faccio fatica fisica anche solo a parlarne [*].

Ora, se questa deve essere un’occasione di riflessione, lo sia non tanto sull’introduzione del gioco e sul fatto che sta avendo particolare successo, ma sul fatto che troppe persone – tra i miei conoscenti, circa due su tre – parla a sproposito, come pure spesso succede, commentando con luoghi comuni difficili da digerire. L’impressione è quella di essere davanti ad un implacabile esercito di filosofi che, digiuni da tempo di ispirazione critica sui temi della morale, del buon gusto e dell’ontologia, all’improvviso trovino le parole (inadatte) ad esprimere il loro genio lungamente represso.

Non so nemmeno dire quale sia il punto della vicenda, fatto sta che il vero “fenomeno di massa” è proprio questa diffusa reazione critica della domenica e che i veri “zombie” non sono i giocatori (il destino dei quali, comunque, mi è totalmente indifferente) ma i commentatori, dai giornalisti ai poveri cristi che affollano gli autobus. Se qualcuno mi volesse spiegare con un minimo di argomentazione qual è la novità o il pericolo del gioco di Niantec, Inc., sarei comunque mal disposto ad ascoltarlo, vista la situazione.

Non voglio qui nemmeno entrare nella discussione e affrontare i punti sollevati dai critici (tra cui, che so, la possibilità che i bambini si perdano, oppure che si confonda il reale con il virtuale). Mi permetto solo di notare che il gioco presenta una contraddizione, dal momento che fonde reale e virtuale, ma che le contraddizioni non necessariamente vanno biasimate o, contrariamente, lodate. Ieri, ad esempio, pioveva. È in una certa logica della natura che quando piove ti bagni. In questo senso, portare l’ombrello contraddice la logica, eppure…

In conclusione, mi sembra che la sostanza della vicenda relativa al gioco sia veramente poca ma che, a fronte di essa, molti abbiano trovato lo slancio e l’ispirazione materiale per esprimere, ancora una volta, la loro assenza di pensiero. E questo è certamente un segno dell’attualità del gioco e dei cosiddetti problemi che ha sollevato. I problemi sono attuali, poiché altrimenti sarebbero passati, anche se più gravi, in sordina. Se non fosse fin troppo contrario ad ogni tipo di progresso o innovazione, mi augurerei che simili introduzioni non si ripetano in futuro.

Nell’immediato, speriamo solo che la fiera sotto casa possa presto smontare i battenti.

[*] L’Autore è stato invitato dalla Redazione di BrainFactor a scrivere sull’argomento.

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Articolo originale pubblicato su BRAINFACTOR Cervello e Neuroscienze – Testata registrata al Tribunale Milano N. 538 del 18/9/2008. Direttore Responsabile: Marco Mozzoni.


Francesco Margoni

Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento. Studia lo sviluppo del ragionamento morale nella prima infanzia e i meccanismi cognitivi che ci permettono di interpretare il complesso mondo sociale nel quale viviamo. Collabora con la rivista di scienze e storia Prometeo e con la testata on-line Brainfactor. Per Scuola Filosofica scrive di scienza e filosofia, e pubblica un lungo commento personale ai testi vedici. E' uno storico collaboratore di Scuola Filosofica.

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