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In retrospect The Tragedy and Lessons of Vietnam – Robert McNamara

mac3Il libro In Retrospect The Tragedy and Lessons of Vietnam è una ricostruzione del coinvolgimento americano in Vietnam, dall’amministrazione Kennedy sino all’allontanamento di Robert McNamara dalla carica di secretary of defence del governo di Lyndon B. Johnson. L’autore è lo stesso Robert McNamara, aiutato dallo storico Braian Van DeMark.

L’oggetto dell’analisi non è tutta la politica americana del periodo, per altro assolutamente denso di eventi sia in politica interna, sia in politica estera. Il libro si concentra solamente sul coinvolgimento americano nella guerra in Vietnam. Il libro è stato scritto, secondo l’autore, per aiutare a ricomporre le ferite ancora aperte di una guerra che ha segnato la coscienza degli Stati Uniti in modo indelebile. A tal punto che ancora oggi se ne portano le tracce ma non si vogliono analizzare in modo compiuto e definitivo, contribuendo all’oblio della storia, il cui fenomeno tremendo e deleterio è ben conosciuto in tutta Europa.

Ha forse ragione Luciano Floridi, quando sostiene che un ricordo di un fatto ormai passato deve essere conservato, ma non rievocato di continuo, onde evitare fenomeni di recrudescenza di una malattia ancora non guarita. Giusto. Ma prima di tutto bisogna guarire. E in questo ha ragione McNamara. La storia va ricostruita sin tanto che non abbiamo chiarito che essa ormai è solo un museo delle cere, ultimo fatto di un ripensamento che deve essere collettivo ma avviato da coloro i quali hanno il tempo e le informazioni per poterlo fare. Come il Nazismo e il Fascismo fanno parte integrante di un modo di sentire diffuso in tutta Europa oggi come alla fine dell’era degli imperi e l’inizio della storia contemporanea, come una brace che sta sotto la cenere, così gli americani fanno bene ad evitare di creare la stessa condizione, una condizione di illibertà dello spirito che può condurre a danni nefasti per il futuro dei popoli. L’Europa non ha ancora sconfitto il Nazismo e il Fascismo, ha soltanto fatto finta di lasciarseli alle spalle e lo ha fatto con una vigliaccheria propria dei vinti che vogliono farsi passare per vincitori. Non abbiamo sconfitto il Nazismo e il Fascismo. Siamo invece stati sconfitti dai nemici di quei movimenti politici. Gli Stati Uniti forse possono ancora salvarsi dalla medesima logica.

In Retrospect The Tragedy and Lessons of Vietnam è un lavoro di storia politica, concentrato nell’analisi delle prospettive e possibilità dei decisori politici americani ai vertici, cioè il segretario di stato, il segretario della difesa e i due presidenti. Esso si concentra soprattutto nel ricostruire in modo abbastanza imparziale le condizioni in cui la policy americana veniva elaborata. Non si può non notare lo sforzo di McNamara di riportare gli errori suoi e dei suoi colleghi, considerati alla luce della ragione e anche del senno di poi. McNamara arriverà anche a sostenere che l’impegno americano in Vietnam, anche se motivato da ragioni storico-politiche e del contesto politico internazionale della guerra fredda, non era sufficientemente giustificato. Prima di tutto perché la teoria del domino, che aveva ispirato la politica del contenimento di John Foster Dulles e del presidente Truman, forse non aveva ragion d’essere in questo caso.

In secondo luogo perché non si trattava di un’invasione comunista quanto di una guerra civile di un unico stato e di un’unica nazione in cui il vero fronte era quello nazionalista e non comunista. L’area nota con il nome di “Corea” ha conosciuto secoli di unione ma anche di divisione e quindi la soluzione assolutamente imperfetta della divisione dei due stati nella penisola coreana, sebbene insoddisfacente, era pur sempre plausibile. Ciò a differenza del Vietnam, popolo unito da secoli per difendersi dalla potenza cinese. E questo va sottolineato perché la lotta unita di un popolo contro un invasore di altra etnia e altra tradizione politica è la base per ogni forma di stato moderno. Quindi, paradossalmente, proprio il Vietnam era uno degli stati più filo-occidentali della regione, almeno da un punto di vista istituzionale. Ma anche culturale, visto che tutta la classe dirigente vietnamita era stata formata dalle scuole francesi e avevano frequentato i paesi occidentali (Francia e USA su tutti). L’errore più clamoroso degli USA era stato non considerare la storia e le tradizioni del Vietnam e, soprattutto, la base nazionalista del movimento Viet Minh. Ovvero, la natura di guerra civile del conflitto era stata misconosciuta. Questa la causa principale di tutto l’errore della guerra da parte US, secondo McNamara. E non si può non concordare con lui, almeno in questo.

Il Vietnam era solo opportunisticamente schierato con il blocco sino-sovietico (sin tanto che si può parlare di un tale blocco). In realtà la politica di Ho Chi Minh e le manovre strategiche di Vo Nguyen Giap erano solamente atte a riunificare un paese che ha fondato tutta la sua tradizione storica sul combattimento serrato per l’indipedenza dai vicini imperi cinesi. E infatti il Vietnam ha lottato per la sua indipendenza sin dalla guerra di Indocina con i francesi, ma anche prima con la resistenza dell’invasore giapponese, ingenuamente scambiato per liberatore del popolo vietnamita, durante la seconda guerra mondiale. Il Vietnam, dunque, era un popolo in armi, in cui dagli anni 40’ fino almeno al 1975 è stato in guerra. Ci saranno state persone che hanno vissuto sempre e soltanto in guerra, nati durante un periodo e magari morti prima di vedere la natura della pace.

Lo scopo del libro, dunque, era aiutare a ricucire le ferite della guerra, ricostruire la causa di questo errore storico e tentare di trovare qualche lezione da trasmettere ai posteri. Il libro si presenta come una accurata ricostruzione dell’attività politica americana nei suoi aspetti più pratici e concreti. E questo è uno dei punti di maggiore interesse perché mostra come l’establishment politico americano effettivamente doveva essere organizzato e come prendeva le decisioni. La testimonianza di Robert McNamara è, da questo punto di vista, estremamente importante e interessante.

Bachelor alla Berkeley University, sostiene che il corso più importante della sua formazione è stata la filosofia (Henry Kissinger sviluppò la sua tesi di dottorato proprio su argomenti filosofici, a testimonianza del fatto che queste persone erano estremamente istruite sui classics). MA in economia ad Harvard, McNamara riesce sicuramente nell’intento di accattivare il lettore, di mostrarsi anche nei risvolti umani che da un simile supremo attore politico della massima potenza mondiale non ci si aspetterebbe. Devoto alla causa dello sviluppo e della difesa dei diritti dei cittadini in difficoltà, fa di McNamara una figura sicuramente idonea per scrivere una simile opera.

Tuttavia, i limiti del libro sono dovuti proprio al fatto che esso è dedicato esclusivamente al Vietnam. Come più volte McNamara sottolinea, era un periodo tumultuoso della politica estera americana in cui l’Unione Sovietica era nel pieno della nuclear brinkmanship e dei tentativi di pressione diretta sul blocco occidentale: dall’erezione del muro di Berlino alla crisi di Cuba, dalle guerre in medio oriente alle tensioni con la Cina di Mao, tutto accadeva in questo periodo. Sebbene il libro doveva essere incentrato sul Vietnam, era fondamentale chiarire almeno alcuni aspetti delle connessioni che sussistevano tra queste altre varie crisi.

In secondo luogo, per quanto McNamara mostri di essere un politico illuminato, e nonostante le ingiustificate accuse di genocidio e varianti, sempre facili a farsi e difficili a dimostrarsi (ma tanto ognuno crede un po’ a quello che ha già deciso di credere, senza che si abbia voglia davvero di capire il fenomeno senza dover prendere parte a questioni di tifoseria), rimane il fatto che è ragionevole assumere l’onestà intellettuale dello scrittore. Inoltre, proprio per la ricostruzione storica di estremo dettaglio, l’autore si è effettivamente esposto alla disamina pura dei fatti e quindi ognuno può controllare la sua veridicità. Già solo questo è un indice di intelligenza, se si considera che nessun politico italiano ha fatto anche solo qualcosa del genere sui fatti tragici che pure l’Italia ha attraversato dal 1945 ad oggi.

Ma noi abbiamo dovuto imparare a seppellire tutto, dal fascismo e la resistenza ai fatti di Ustica e affini. Non abbiamo ancora a disposizione una ricostruzione definitiva dei fatti di piazza fontana, del terrorismo di destra e sinistra e nessuno se ne fa un problema. Il popolo italiano e la sua classe dirigente desidera non capire, per essere sempre pronti a stare alla mercé del più forte o farsi ancora meglio gli affari propri. Quindi anche soltanto aver deciso di esporsi in questo modo dovrebbe essere apprezzabile e mostra tutta la distanza tra gli Stati Uniti e l’Italia, che piaccia o no.

Tuttavia, in taluni punti sembra che McNamara mostri un’ingenuità che non sembra dovergli essere propria. Non considera pienamente quanto il peso delle decisioni fosse anche di natura morale e questo non aiuta a capire fino a che punto la guerra del Vietnam fosse stata anche una tragedia di una tensione tra ciò che si sarebbe voluto fare e quello che poi si è realmente fatto. Infatti, la “tragedy” è stata proprio giocata sul fatto che si sarebbe voluto fare meglio e si è fatto il peggio. Ma questa tensione non viene risolta da McNamara che, al massimo, riesce a mostrare errori e cause degli stessi, ma fallisce nel riportare la tensione tra le due componenti, quelle stesse che poi hanno causato il tracollo della guerra.

Non si può non rimanere comunque impressionati dal tentativo di McNamara. E anche i detrattori possono trovare assolutamente utile la lettura del volume, almeno nel caso in cui vogliano capire tutti i punti di vista che sono sempre e comunque la condizione sine qua non si possono capire fatti complessi come quelli di una guerra come il Vietnam. L’inglese è abbordabile, gradevole e scorrevole. E vale la pena di sottolineare che questo non è stato tradotto in italiano. Fatto da rimarcare e che si commenta da solo.


Consiglio la visione di questo video dello stesso Robert McNamara che parla del libro in questione. Si trovano anche altri video sullo stesso tema su youtube. Essi valgono il tempo impiegato, anche se risultano talvolta un po’ ridondanti. Quello che vi proponiamo è probabilmente il più lungo ma anche il più apprezzabile.


mcnamaraRobert S. McNamara

In Retrospect The Tragedy and Lessons of Vietnam

Random House

Pagine: 412.

Dollari Americani: 15.00.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' attualmente assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

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