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Charles Sanders Peirce

Vita

Charles S. Peirce nasce Cambridge, Massachussets nel 1839. Ricevette un’intelligente educazione da parte del padre, matematico e professore all’università di Harvard. Il padre proponeva al figlio dei problemi al quale doveva cercare di dar soluzione. Il figlio non rifiutò gli stimoli e ben presto divenne autonomo negli studi e piuttosto precoce tanto che già verso i quindici anni s’interessava ai lavori di logica. Il padre fu uno dei fondatori della “U.S. Coast and Geodetic Survey” e di un’altra istituzione.

Nel 1859 Peirce prese la “laurea triennale” di scienze ad Harvard e nel 1863 divenne  Bachelor in chimica. Dal 1859 al tardo 1891 lavora per la U.S. Coast che conservò come principale occupazione, anche dopo esser diventato professore alla Johns Hopkins University, in qualità di docente di logica e matematica. Tuttavia, le sue relazioni con la cultura dominante peggiorarono di colpo non appena Peirce si unì nel sacro vincolo del matrimonio con una zingara di fede cattolica. Questo era il suo secondo matrimonio e pare che iniziò anche ad essere cattolico osservante. Ad ogni modo, questo non piacque alla comunità puritana scientifica tanto che dal 1891 gli venne revocato il posto alla U.S. Coast perché non gli fu rinnovato il contratto. Da questo momento, Charlse fu perennemente a corto di denaro e fu aiutato da amici e parenti, in particolare da William James.

Nonostante Peirce fosse stato un talento precoce, seguito da un docente universitario stabile ed intelligente, nonché fosse stato introdotto a materie che nel periodo della sua vita fossero in piena espansione, come la chimica e la logica, egli non pubblicò neanche un libro, ma solo diversi articoli. Nonostante sia stato uno dei padri fondatori di una delle correnti filosofiche dominanti del novecento, autore di grandissimi contributi in logica, filosofia della scienza, i cui risultati furono precedenti e ignorati dai grandi pensatori europei come Russell, nonostante tutto ciò egli rimase povero e rifiutato dalla comunità scientifica dominante. Portò a termine solo un’opera “la grande logica”, ma neanch’essa trovò un editore disponibile.

La mole degli scritti di Peirce è enorme e varia. Ricordiamo i suoi contributi alla semiotica, di cui è considerato uno dei padri fondatori, alla logica, filosofia del linguaggio, filosofia della scienza e alla definizione della sociologia della scienza, e di come questa venga influenzata da determinate decisioni economiche. Sebbene gli scritti di Peirce siano molti, essi non ebbero una classificazione se non in tempi recenti. Oggi esiste un catalogo, un’opera omnia che racchiude i testi pervenutici di Peirce. “The Collected Papers oh Charles Sanders Peirce” fu il frutto di un lavoro difficile giacché gli scritti di Peirce andarono per lo più perduti sino a che non vennero trovati per caso in uno scantinato della Harvard University. Tuttavia, alcuni dei suoi lavori sono andati perduti definitivamente.

Peirce nella riflessione fu influenzato da Kant e Hegel, in particolare, sebbene fosse molto critico nei confronti del primo, mentre del secondo accettò gran parte della concezione idealistica della Fenomenlogia dello Spirito. In particolare Peirce era convinto che la relazione “triadica” a = b = c fosse più semplice della relazione “diadica” a = b, motivo per il quale nei suoi lavori si trova spesso una suddivisione per terne, ad esempio nella catalogazione delle scienze da lui operata. Così sono buoni esempi anche nella definizione delle regole generali di ragionamento ( deduzione, induzione e abduzione ) e la descrizione della semiotica ( segno, oggetto e interprete ), e così pure nella sua filosofia del linguaggio, nel senso di semantica, egli elabora criteri di verità a tre valori: vero, falso e ignoto. In tutto ciò pervade l’idea della logica hegeliana.

Peirce fu un filosofo a tutto campo e oggi è ricordato soprattutto per questo. Tuttavia egli era, e si considerava, uno scienziato. Per tale ragione concepì quella che oggi chiamiamo “filosofia pragmatista”, sebbene lui preferisse il termine “pragmaticista”, secondo cui ciò che ha rilevanza è anche quel che implica una certa conseguenza pratica. Questo non significa che la ricerca filosofica o scientifica non debba avere basi teoriche, ma queste hanno un senso solo se poi esiste, ad esempio, un campo sperimentale attraverso cui poter verificare le ipotesi.

Nonostante tutto questo, Peirce morì a Milford nel 1914, senza una lira e lontano dalla comunità scientifica a lui contemporanea. Si potrebbe trarre una valida morale sulle “comunità scientifiche di ogni tempo”. Non è il nostro intento farlo.

Filosofia

Deduzione, induzione, abduzione

La deduzione è il processo d’inferenza, secondo le regole della logica, che ci porta da premesse vere a conclusioni vere. Il processo deduttivo è puramente formale, cioè è indipendente dai significati assunti dalle singole proposizioni. L’esempio classico della deduzione è il sillogismo: “Tutti gli studenti universitari d’Italia sono degli ignoranti, alcuni studenti universitari sono italiani, alcuni studenti universitari italiani sono ignoranti”. In realtà, sarebbe meglio scrivere in questo modo: “Tutti gli studenti universitari d’Italia sono degli ignoranti, tutti gli studenti universitari di questo sott’insieme sono italiani, tutti gli studenti di questo insieme ristretto sono ignoranti”. In questo caso, il sillogismo mostra che “tutti gli elementi dell’insieme A hanno le proprietà B e C; il sott’insieme di A ha la proprietà B; il sott’insieme B ha la proprietà C”. Ciò è talmente elementare e semplice che appare anche banale.

L’induzione è il processo di deduzione del generale a partire da un insieme limitato di elementi conosciuti. L’idea di Peirce è interessante perché riconosce la validità di ragionamento non logici ma che portano empiricamente a risultati utili. In particolare, nei processi scientifici, l’induzione, che non è un puro e semplice argomento logico, è un tipo di ragionamento valido. Riprendendo l’esempio di prima, per inferire la premessa maggiore del sillogismo, procedo in questo modo: “Alcuni studenti universitari sono italiani, alcuni studenti universitari italiani sono ignoranti, tutti gli studenti universitari italiani sono degli ignoranti”. Come si vede, il ragionamento parte assumendo che una parte di un insieme sia dotata di una certa proprietà, inoltre, un ulteriore sott’insieme è dotato di un’altra proprietà, dunque generalizzo le due proprietà a tutto il resto degli elementi dell’insieme. Questo genere di inferenza è molto comune e diffuso, tanto che esso sta alla base dei più comuni discorsi delle persone e dei loro pregiudizi. Quando qualcuno dice “Il fumo della pipa è puzzolente” non intende dire questo: “Tutto il fumo della pipa puzza, qualche fumo è di pipa, qualche fumo di pipa puzza”. Egli sta dicendo questo: “Qualche fumo è di pipa, qualche fumo di pipa puzza, tutto il fumo di pipa puzza”. Questo signore intollerante ha eseguito inconsciamente un ragionamento di tipo induttivo perché, supponendo che non abbia annusato un solo genere di fumo di pipa, non certo ha aspirato tutti i possibili fumi di pipa, ma solo un insieme ristretto; tuttavia, a partire dall’evidenza della sua esperienza, egli estende a tutto il fumo, prodotto dalla pipa, la proprietà della puzza. Un altro esempio, ancora più calzante per la produzione di un chiaro pregiudizio è il seguente: “Alcuni ragazzi sono di questa generazione, alcuni ragazzi sono dei dissoluti, tutti i ragazzi di questa generazione sono dei dissoluti”. In questo esempio, il parlante non sta asserendo ch’egli conosce tutti i ragazzi, giacché, se l’avesse fatto, avrebbe assunto come premessa la conclusione, tuttavia egli è disposto ad estendere a tutti alcune proprietà parziali.

Un altro genere di ragionamento che Peirce considera è l’abduzione. Essa, propriamente, non è né una deduzione né un’induzione ma si colloca più vicino all’induzione giacché non è un argomento puramente logico e si fonda sulla constatazione di dati di fatto. “Alcuni studenti universitari sono ignoranti, alcuni studenti universitari sono italiani, tutti gli studenti universitari sono ignoranti”. Riscriviamo il sillogismo in modo tale che sia più chiaro: “Tutti gli studenti di questo sott’insieme sono ignoranti, tutti gli studenti di questo sott’insieme sono italiani, tutti gli studenti italiani sono ignoranti”. Ciò che non è chiaro in questo esempio è che –tutti gli studenti di questo sott’insieme sono ignoranti- è un insieme più ristretto rispetto a “tutti gli studenti di questo sott’insieme sono italiani”. Cioè si parte da una premessa con il sott’insieme più piccolo alla seconda con un altro sott’insieme e si inferisce il generale. Non si può parlare di induzione perché l’insieme da cui traiamo il materiale per l’inferenza è il più piccolo, non il medio e, dunque, non è una generalizzazione di una proprietà di una parte rilevante, ma della più piccola considerata.

I tre tipi di ragionamento corrispondono ad esigenze conoscitive diverse e sono vincolati da criteri di verità diversi. La deduzione segue le regole della logica, cioè i criteri di verità sono indipendenti dai fatti. L’induzione è importante in chiave scientifica perché è ciò che ci consente di ottenere valide generalizzazioni dei fenomeni naturali: siccome non possiamo visionare tutte le mele che cadono nell’universo, ci limitiamo ad osservare la regolarità di alcune di esse, un numero ragionevolmente ampio da rendere credibile l’estensione della proprietà a tutto l’insieme delle cadute delle mele. In fine, il procedimento abduttivo non consente di generalizzare perché un numero troppo ristretto di informazioni non consente una generalizzazione a tutto l’insieme degli elementi, però esso consente l’assunzione di ipotesi da dimostrare. Riconoscendo l’evidenza di alcune proprietà di alcuni oggetti, mi propongo di vedere se anche altri oggetti simili sono dotati delle medesime proprietà. Se si, allora avrò verificato l’ipotesi, se no allora l’avrò falsificata. Ad esempio, ho fumato un po’ di tabacco da pipa e non mi è piaciuto, e assumo come ipotesi che tutto il tabacco da pipa non sia piacevole al palato, tuttavia, non mi fermo a questo punto ( che sarebbe la costruzione di un pregiudizio ) e mi metto ad indagare se anche altri tabacchi da pipa abbiano un gusto così poco gradevole. Ciò è oggetto di ricerca empirica.

 

Pragmaticismo

Peirce era convinto della priorità della scienza su tutte le altre modalità di ricerca della verità, sebbene la parola “scienza” raggruppi troppe categorie di indagine della natura irriducibili tra loro. Tuttavia, una caratteristica fondamentale per qualsiasi specie di conoscenza che ambisca ad avere un ruolo utile nella storia delle idee, è quella che possa avere un qualche utilizzo pratico. Con “utilizzo pratico” non s’intende brutalmente il fatto che una teoria, scientifica e non, debba avere immediate ricadute sulla realtà tali che esse la modifichino in qualche modo. Piuttosto bisogna pensare a come le nostre teorie siano praticamente verificabili.

Questo è il significato proprio del proposito “pragmaticista”. Peirce era un geologo, laureato in chimica ed era interessato alla biologia evolutiva ed era un grande estimatore del pensiero darwiniano. Egli si è sempre posto, come obbiettivo, quello d’esser un uomo di scienza e, come filosofo, di come aiutare il progresso scientifico. Per tale ragione, la sua indagine è impregnata dall’intenzione di portare avanti il pensiero scientifico, sul piano teorico e pratico.  

 

Il metodo scientifico

Nel bellissimo testo “la fissazione della credenza”, riportato più sotto in traduzione italiana, Peirce traccia la storia dei vari metodi utilizzati dall’umanità per fissare credenze. Nella strada verso la conoscenza esatta della realtà, egli osserva come il metodo scientifico sia l’ultimo in ordine di tempo. Peirce è convinto dell’esistenza di una realtà unica che non preveda distinzioni tra mentale e fisico. Tuttavia, il problema diventa la determinazione di ciò che lui chiama “credenze”. Sebbene non esista una distinzione tra mente e corpo in senso cartesiano, rimane il dubbio proprio di Cartesio, cioè di come arriviamo a stabilire delle idee chiare e distinte, universali e necessarie. Peirce rifiuta l’impostazione di Cartesio, che fonda la conoscenza unicamente sull’io, ma non crede nemmeno che le sole percezioni siano in grado di fornirci adeguata sicurezza dalle incertezze.

La differenza tra le varie scienze, e la loro relativa forza nel fissaggio della credenza, risiede unicamente nel diverso metodo di ricerca.

La credenza è l’assunzione di una certa opinione. Essa non attiene al piano del giudizio, ma su quello del significato cioè non importa che un’opinione sia vera o falsa ma che sia creduta o meno. Una volta creduta, va da sé che sia ritenuta vera, indipendentemente dai fatti che la suffragano. La condizione in cui soggiace il soggetto quando crede, è di pace e tranquillità d’animo.

Sentimenti opposti sono quelli dell’uomo che dubita, continuamente combattuto da possibilità contrastanti. Egli si sentirà arrabbiato e, tendenzialmente, frustrato. Se egli si ingegnerà di comprendere quale delle possibilità del dubbio sia quella vera, fisserà una certa credenza, altrimenti si affiderà sostanzialmente al caso. Una volta assunta una certa convinzione, se egli non è uno spirito disposto alla riflessione, tenderà a reiterare quella credenza indefinite volte, sempre nel momento del dubbio. Questo metodo di fissazione delle credenze, influenzato, per lo più da condizioni soggettive, è il metodo della tenacia.

Un altro metodo utilizzato per fissare credenze è quello della coercizione, ovvero si stabiliscono delle regole arbitrarie generali a cui tutti devono aderire. Questo genere di coercizione è sviluppato dai poteri temporali, siano essi lo stato, la Chiesa o la comunità scientifica. Il fulcro del metodo, detto dell’autorità, sta nella segregazione di tutti coloro che non credono in determinate credenze, assunte come vere ed indiscutibili. Questo sistema di controllo esiste a vari livelli ma la conseguente condizione di illibertà di pensiero è una sua conseguenza necessaria.

Naturalmente, il metodo dell’autorità non fornisce alcuna credenza sicura né consente di comprendere i fatti per quello che sono. E’ convinzione di Peirce che la realtà sia costituita da fatti i quali costituiscono l’unica risorsa stabile per la conoscenza, sebbene essi non garantiscano, di fatto, la conoscenza stessa. Essa sarà posta dalla ricerca a partire da un dubbio con un certo metodo. Tuttavia, qui sta il punto, il metodo non deve computare a ruota libera, cioè indipendentemente dai dati di fatto, come avviene nel metodo della metafisica classica, ma deve fondarsi su dati empirici verificabili. L’altro metodo, quello dei metafisici, appunto, segue i principi che siamo più inclini ad accettare a partire dalla sola ragione. Per tale caratteristica è chiamato a priori, in quanto trae la sua forza esclusivamente da ragionamenti astratti.

Il metodo scientifico è si fonda su una struttura logica, ma che computa dati di fatto. Esso, dunque, è caratterizzato da due importanti proprietà, non comuni agli altri metodi. In primo luogo esso analizza la realtà a partire dalla realtà stessa e non da credenze assunte come vere, siano esse poste da una qualche autorità o da una qualche ragionevolezza supposta. In secondo luogo, è l’unico metodo intersoggettivo nel senso che tutti coloro che lo utilizzano raggiungono i medesimi risultati. Infatti, se due persone diverse studiano l’unico fatto in un unico modo, va da sé che i risultati di tali ricerche siano i medesimi. Questa intersoggettività è un punto fondamentale ed unico della ricerca scientifica. La storia dei vari metodi ricalca questa “fuoriuscita” dallo studio privato e personale della realtà sino ad un’analisi collettiva della natura. In questo modo, la credibilità si fonda su due punti indipendenti dalla volontà, affettività o volubilità del soggetto:

  1. La totalità del fatti.
  2. Il metodo.
  3. L’intersoggettività dei risultati della ricerca.

La totalità dei fatti, il metodo e la condizione di intersoggettività dei risultati sono dei fattori esterni al soggetto. A questo punto, possiamo dire che le credenze possono essere ben fissate a partire da questi tre criteri, ovvero dal metodo scientifico.

 

Antideterminismo, Antinominalismo e Evoluzionismo

L’indeterminismo di Peirce si fonda su due argomenti. In primo luogo, egli osserva come la realtà si presti a più spiegazioni simultanee dove il semplice non può essere riassunto al complesso al viceversa. Ad esempio, la biologia non è spiegabile solo a partire da processi chimici né i processi chimici sono interamente integrabili nella scienza fisica: sebbene oggi esista una teoria fisica della chimica, tutt’ora molti la considerano una scienza misteriosa.

Le singole scienze non sono delle semplici descrizioni diverse della realtà. Peirce considera le varie scienze come delle spiegazioni simultanee di una stessa cosa. Ciò che le scienze mostrano è una realtà complessa, determinata da leggi distinte e non riassumibili le une nelle altre. Il metodo scientifico determina risultati univoci, sebbene diversi per ciascuna scienza: ciò non può limitarsi ad una pura descrizione umana del mondo ma deve avere un corrispettivo nella realtà dei fatti. Se così non fosse, potremmo avere diversi risultati per ogni materia di studio. Così non è. I risultati degli studi di fisica non divergono gli uni dagli altri, così per la biologia, così per la chimica etc.. Dunque, non possiamo concludere che la realtà non sia davvero spiegata a partire dalla descrizione scientifica ma, allo stesso tempo, non possiamo considerare una scienza più fondamentale di altre. Esiste una sola realtà, composta di fatti differenti, studiati da scienze differenti.

Il problema dello studio della realtà non riguarda né la realtà, né la mente umana, in un certo senso. Il problema sta nella relazione tra la mente e il mondo. Ciò che va arginato è il soggettivismo imposto dalle abitudini e dalle congetture non suffragate da fatti. Peirce considera il metodo come il punto nodale. Tuttavia, anche i vari modi di indagare la natura hanno subito una certa evoluzione nel tempo, giacché non da subito la mente umana è incline ad assumere il metodo corretto. C’è voluto del tempo. Così, la ricerca si è indirizzata verso una liberazione dal dato soggettivo, ma non in senso cartesiano, ad esempio, cioè ricercando un’oggettività all’interno del soggetto. Piuttosto, se vogliamo, Peirce ritrova nell’intersoggettività della comunità il fondamento ultimo del metodo corretto. Tutto ciò che non è intersoggettivo, è soggettivo e contingente. Il problema è di genere pragmatico. La realtà dei fatti è unica, d’accordo, ma la conoscenza dei fatti non necessariamente lo è. L’universalità della conoscenza è l’intersoggettività e la necessità è determinata dal metodo.

Peirce estende il principio evoluzionistico all’intera successione di eventi dell’universo, in principio estremamente semplice, divenuto sempre più complesso. Quest’idea trova riscontro anche nelle attuali teorie della cosmologia fisica.

 

Monismo psicofisico e la semiotica

Peirce non considerava la mente come una sostanza distinta dal mondo. Per ogni stato mentale deve esistere uno stato fisico corrispondente e tutto ciò che esiste è la realtà dei fatti. La mente diviene un fatto, estremamente complesso, ma pur sempre definito dalle stesse proprietà della materia.

Lo studio della mente proposto da Peirce, ad esempio nel lavoro “Fissazione delle credenze”, considera simultaneamente la mente da un punto di vista interiore e da un punto di vista pratico, comportamentale mostrando come le due descrizioni rimandino, sostanzialmente, ad una sola cosa.

Quest’interpretazione della mente spinge Peirce allo studio dei segni, la semiotica, del quale è considerato uno dei padri fondatori. La semiotica si fonda su tre concetti cardine: l’oggetto, il segno e l’interprete.

L’oggetto è l’entità reale che fa da “riferimento” per il segno. Il segno è ciò che rappresenta l’oggetto. Esistono molti modi diversi per “segnare” un “oggetto”: l’insieme delle linee che compongono un disegno di un dado sono il “segno”, le lettere di un nome sono un “segno” e così via. Mentre l’interprete è ciò che considera il segno come ciò che sta al posto dell’oggetto. Tuttavia, essendo l’interprete a sua volta un’entità materiale, può diventare a sua volta un “oggetto” o un “segno”: “segno”, “oggetto” e “interprete” sono tre categorie per descrivere di volta in volta una certa relazione tra elementi, definiti da medesime proprietà. Un uomo può essere “oggetto” rispetto alla parola “uomo”, ma può essere colui che stabilisce la relazione tra “oggetto-uomo” e “segno-uomo”, dunque essere l’interprete.

Bibliografia

Peirce C. S., First published Fri Jun 22, 2001; substantive revision Wed Jul 26, 2006. , http://plato.stanford.edu/.

Peirce’Logic, First published Fri Dec 15, 1995; substantive revision Thu Aug 30, 2007

www.peirce.org./writings/

 


[1] Fonte del testo in inglese: www.peirce.org/wrtitings /p.107.html

[2] Chiediamo scusa per non aver avuto i due capitoli integrali.

[3] Leggi, leggi, leggi, lavora, prega e rileggi.

[4] Inquire è qualcosa di più di ricerca. Useremo anche, come sinonimi “inchiesta”, “indagine”.

[5] Tranquillità d’animo della certezza, rifiuto di ogni dubbio a causa della fatica. Come si vede, l’uno implica l’altro e, dunque, quest’uomo entra in un circolo vizioso [N.d.T].

[6] di pensare [N.d.T.].


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' attualmente assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione.

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