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La Risurrezione: spunti di riflessione

Nel libro Risurrezione (Un viaggio tra fede e scienza) [Edizioni Paoline 2016] l’economista e imprenditore Armando Savini, a proposito della Risurrezione di Gesù e la Sindone conservata a Torino, scrive: «In riferimento alla scomparsa del corpo [di Gesù], data l’integrità delle fasce [che avrebbero avvolto il corpo collocato nel sepolcro], l’unica ipotesi che si potrebbe fare è quella dell’annichilazione, lo stesso processo che avrebbe dato vita al Big Bang. Secondo il fisico Baldacchini, “l’unico fenomeno conosciuto in Fisica che conduca alla sparizione completa della massa con produzione di energia equivalente è il processo di annichilazione materia-antimateria (AMA), che oggi può essere riprodotto solo a livello subatomico nei laboratori di particelle elementari, ma che è stato invece dominante subito dopo il Big Bang, cioè negli istanti iniziali di esistenza del nostro universo (…). L’ipotesi AMA non ci dice nulla, eccetto che il corpo si è smaterializzato all’interno della Sindone e istantaneamente si è materializzato di nuovo in altro luogo, morto o vivo, che non fa differenza per le leggi della Fisica, che così non sono in contraddizione con i racconti evangelici, che invece lo descrivono risorto e quindi vivo.” [Marco Tosatti, La Sindone: il corpo è scomparso con un big bang, articolo pubblicato sul sito Vatican Insider del quotidiano La Stampa il 4 luglio 2012] […] Queste ipotesi, definite “quasi ai limiti delle conoscenze scientifiche attuali” [Giuseppe Baldacchini, Paolo Di Lazzaro, Daniele Murra, Giulio Fanti, Coloring linens with excimer lasers to simulate the body image of the Turin Shroud, articolo pubblicato sulla rivista Applied Optics il 20 marzo 2008], possono solo tentare di spiegare ciò che, per volontà del Creatore, stilla lievemente dal soprannaturale nella sfera fisica. Non di più. Non si può dimostrare alcunché, poiché l’evento soprannaturale è qualcosa che trascende la sfera dell’immanente: è metafisico, cioè supera, domina la sfera fisica, poiché Dio è spirito [come dice Gesù alla donna samaritana incontrata al pozzo di Giacobbe, secondo quanto si legge nel Vangelo di Giovanni 4, 24] e, dunque, non è soggetto alle leggi fisiche, chimiche e biologiche, le quali regolano questo mondo» (pp. 69-71).

Nel libro Credere per vedere (Riflessioni sulla razionalità della Rivelazione e l’irrazionalità di alcuni credenti) [2010; utilizzo l’edizione Lindau 2012] il filosofo Jean-Luc Marion, con riferimento al problema del riconoscimento della santità – nella fattispecie, quella del Cristo, sia durante la Passione sia dopo la Risurrezione –, scrive: «[Durante la Passione] il massimo della santità viene risucchiato dal massimo di invisibilità, dalla morte. La gloria pasquale stessa rimane in un certo senso invisibile, perché la sua santità trionfante non può sempre riflettersi nel mondo che essa tuttavia annulla. Così essa può manifestarsi agli stessi credenti solo a misura di ciò di cui essi possono ‘essere capaci’: poiché i loro occhi non potevano riconoscerlo (Luca 24, 16) […], occorre che a Emmaus la santità ricorra al chiaro-scuro del sacramento – segno visibile della cosa tuttavia invisibile –, cioè alla divisione del pane» (pp. 269-270).

Nel capitolo La vita eterna – che cos’è? dell’Enciclica Spe salvi [30 novembre 2007, Libreria Editrice Vaticana] Papa Benedetto XVI scrive: «‘Eterno’ […] suscita in noi l’idea dell’interminabile, e questo ci fa paura; ‘vita’ ci fa pensare alla vita da noi conosciuta, che amiamo e non vogliamo perdere e che, tuttavia, è spesso allo stesso tempo più fatica che appagamento, cosicché mentre per un verso la desideriamo, per l’altro non la vogliamo. Possiamo soltanto cercare di uscire col nostro pensiero dalla temporalità della quale siamo prigionieri e in qualche modo presagire che l’eternità non sia un continuo susseguirsi di giorni del calendario, ma qualcosa come il momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità. Sarebbe il momento dell’immergersi nell’oceano dell’infinito amore, nel quale il tempo – il prima e il dopo – non esiste più» (pp. 28-29).

Nel libro C’è un dopo? (La morte e la speranza) [Edizioni Mondadori 2016] il cardinale Camillo Ruini, con l’attenzione rivolta primariamente alla speranza cristiana della vita eterna, scrive: «Occorre superare quella estraneità tra la ragione e la fede che è diventata quasi un paradigma di gran parte della cultura moderna. La fede, invece, può collaborare con la ragione, non snaturandola ma aiutandola a trovare pienamente se stessa: in concreto, aiutandola a liberarsi dai condizionamenti positivistici che restringono lo spazio della ragione e quasi la soffocano. A sua volta, la ragione è un’esigenza interna della fede stessa, che rende autenticamente umano questo dono gratuito di Dio. In conclusione, anche la risurrezione di Gesù non trasforma in certezza razionale la speranza della vita eterna. Dà però a questa speranza un fondamento molto più solido di quello che la sola indagine razionale era in grado di assicurarle: la radica infatti nella storia e, per chi crede, le conferisce quella certezza interiore che proviene dallo Spirito di Dio» (p. 84).

Credere per vedere: capovolgimento necessario di una logica puramente umana…

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