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Autore: Francesco Margoni

Chi parla de “Il bambino di Platone”?

Ecco alcuni siti e giornali on-line che hanno dato notizia con recensioni, interviste o segnalazioni dell’uscita del libro Il bambino di Platone (la lista è in aggiornamento):

Quimamme.it, portale on-line dedicato all’infanzia di RCS MediaGroup: https://www.quimamme.it/attualita/21-mesi-riconosce-autorita/

Dire Oggi, giornale on-line alla cui newsletter è iscritto un numero considerevole di persone (più di 50.000): http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2019/maggio/07/?news=10

Abbanews, giornale on-line con uno spazio dedicato alle ricerche recenti: http://www.abbanews.eu/pubblicazioni/ricerca/il-bambino-di-platone/

ApertaMenteWeb, portale di psicologia e psichiatria: https://www.apertamenteweb.com/il-bambino-di-platone-psicologia-e-filosofia-a-confronto-sullorigine-e-lo-sviluppo-della-cognizione-morale-recensione-di-di-emanuela-cioccolanti/

Brainfactor, giornale on-line dedicato prevalentemente alla psicologia e alle neuroscienze: http://www.brainfactor.it/?p=7487

Galileo, giornale di scienza on-line: https://www.galileonet.it/2019/01/bambino-filosofia-psicologia-morale/

Sitosophia, blog dedicato alle recensioni di testi filosofici: https://www.sitosophia.org/recensioni/il-bambino-di-platone/

Pipius, sito fondato da Carlo Mulas che raccoglie notizie sul mondo dell’educazione dei più piccoli: https://pipius.com/il-bambino-di-platone/

L’Adigetto, giornale locale trentino sempre molto attento anche alle piccole ma significative novità del territorio: https://www.ladigetto.it/index.php?news=81718

La nozione di autorità

Alexandre Kojeve, in un manoscritto datato 16 maggio 1942 ma pubblicato solo all’inizio del nuovo millennio, sviluppa una riflessione sul concetto di autorità che merita senz’altro la nostra attenzione.

Kojeve fu un pensatore particolare. Nato a Mosca nel 1902, visse in Francia dove si occupò per lo più di approfondire il pensiero filosofico di Hegel. In vita pubblicò solo due opere (tra cui un’Introduzione alla lettura di Hegel), ma scrisse moltissimo. Gli appunti sulla ‘nozione di autorità’ sono tra le opere nel cassetto che furono pubblicate solamente dopo la morte del filosofo.

Ho trovato le sue note illuminanti per molti aspetti, in particolare ne ho apprezzato la non comune profondità analitica. Voglio per tanto darne qui una breve sintesi. Molte delle riflessioni che si trovano nel libretto di Kojeve (che è possibile trovare pubblicato per i tipi di Adelphi, 2011) meriterebbero senz’altro un approfondimento sia filosofico sia da parte della psicologia sperimentale (come avrò modo di chiarire più avanti).

Vecchiaia e giudizio morale: Chi è stato negligente?

Sempre più evidenze indicano che con la vecchiaia il giudizio morale vada incontro a importanti cambiamenti. Un nuovo studio, da me condotto in collaborazione con J. Geipel dell’Università di Chicago, C. Hadijcristidis e L. Surian dell’Università di Trento, suggerisce che nell’anziano aumenti la propensione ad attribuire negligenza alle azioni altrui. Questa propensione sarebbe particolarmente utile a spiegare come mai l’anziano sia più severo nel condannare chi, pur non avendone avuto l’intenzione, per errore provoca un danno agli altri (danno accidentale).

Uscita volume “Il bambino di Platone. Psicologia e filosofia a confronto sull’origine e lo sviluppo della cognizione morale”

Se scrivere un libro è cosa che richiede impegno, a chi più a chi meno, farlo leggere è cosa ben più complessa.

Ma iniziamo da dove tutto è partito, col segnalare qui, ai cari lettori di Scuola Filosofica, l’uscita de “Il bambino di Platone”, la cui natura divulgativa si intuisce già dal titolo. Il libro è il quarto della collana di libri di Scuola Filosofica, edita da Le Due Torri, e tratta di come oggi il metodo scientifico utilizzato nello studio della cognizione morale del bambino piccolo possa aiutare ad affrontare domande su cui la filosofia da tempo si interroga. Fra tutte: siamo predisposti a sviluppare sin da piccolini un senso morale, attraverso una minima esposizione sociale e indipendentemente da educazione e cultura, oppure apprendiamo a distinguere il bene dal male solamente grazie all’insegnamento altrui?

Vi hanno contribuito, con interventi di spessore, professori con molti anni di studio sulle spalle (Dario Bacchini, Simona Caravita e Luca Surian) e giovani ricercatori con una solida competenza nel loro campo di specializzazione (Sonia Cosio, Grazia De Angelis e Carla Sabatti). Il libro è stato da me curato e fortemente voluto: che io sappia, non esiste nel panorama editoriale italiano un’introduzione agile ma rigorosa sul tema di come nell’uomo si sviluppano i concetti morali.

Mosso da spinte biologiche e vincolato da norme sociali stabilite culturalmente, l’essere umano rappresenta un oggetto di studio affascinante e complesso. Oggi, lo sforzo collaborativo di molti ricercatori impegnati nello studio della psicologia umana permette di affrontare con rigore scientifico un ambito di conoscenza, temi e questioni di profonda rilevanza filosofica, favorendo così un proficuo dialogo tra discipline. Siamo naturalmente predisposti a comprendere le nozioni di autorità, giustizia, equità, bene e male, nozioni su cui ruota l’organizzazione delle nostre società? Come possiamo spiegare il comportamento aggressivo e immorale? Quali sono le basi psicologiche della religione? Il libro offre un’introduzione che intende essere di facile fruizione e stimolare nel lettore la curiosità per i temi trattati e la volontà di approfondirli.

Ma perché, riprendendo il titolo, il bambino è di Platone? Il lettore è invitato a scoprirlo!

Algebraic Quantum Theory Of Consciousness: Intervista a Elio Conte

Abbiamo intervistato il Prof. Elio Conte in occasione dell’uscita del suo nuovo libro “Algebraic Quantum Theory of Consciousness” (Aracne Editrice, 2018). Elio Conte si propone un obiettivo ambizioso: sviluppare un modello fisico-matematico della coscienza. Il libro aspetta di essere letto e discusso da chi ne abbia la competenza. Qui diamo possibilità al Prof. Conte di esporne sinteticamente la tesi centrale.

Obbedire per paura o per rispetto? Prove di una precoce comprensione dell’autorità nei bambini. SEGNALAZIONE COPERTURA GIORNALISTICA.

Desidero segnalare ai cari lettori di ScuolaFilosofica una selezione di articoli e interviste di appronfondimento sulla pubblicazione che presenta le mie ricerche sul concetto di autorità nella prima infanzia.

Un’intervista rilasciata a Le Scienze (di Folco Claudi): La differenza tra bullo e leader s’intuisce a due anni

Un’intervista rilasciata ad Abba News (di Amanda Coccetti): Obbedire per paura o per rispetto? La naturale inclinazione del bambino

Un’intervista per il Magazine the New’s Room (di Simone Rubino): Leader si nasce? Scoperto l’antidoto ai populismi: i bambini

Un pezzo su Galileo: Bambini a due anni già distinguono i leader dai bulli

Il Sole 24 Ore (di Mila Campisi Agosti): Obbedire per paura o per rispetto? Quando i bulli si considerano leader

L’Adigetto, giornale locale trentino: Leader o bullo? Anche a due anni si riconosce la differenza

Un simpatico articolo su Big Think (inglese, di Scotty Hendricks): A new study finds infants can discern between leaders and bullies

Un pezzo di approfondimento su WebMD (inglese, di Jennifer Clopton): What Does a 2-Year-Old Know? You May Be Surprised

Infine, per i lettori russi (di Kristina Ulasovich): Младенцы смогли отличить насилие от авторитета

Obbedire per paura o per rispetto? Prove di una precoce comprensione dell’autorità nei bambini

Ognuno di noi conosce bene la differenza tra un potere esercitato con la prevaricazione, la violenza e l’intimidazione, e un potere al quale, invece, ci sentiamo in dovere di obbedire perché giusto e legittimamente acquisito. È la differenza tra un potere basato sulla paura e un potere basato sul rispetto.

Se questa distinzione ci risulta familiare, ben poco sappiamo su quando emerga durante lo sviluppo la capacità di comprendere la differenza qualitativa che passa tra le varie forme del potere. Nel senso comune, e per lungo tempo in psicologia, si è pensato che un ruolo importante nell’acquisizione di questa conoscenza lo giocasse l’educazione, e che il bambino dovesse aspettare molti anni prima di poter intuire che all’autorità, quando legittima, si deve obbedienza.

Con una serie di esperimenti, raccolti in uno studio recentemente pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, insieme al Prof. Luca Surian dell’Università di Trento e alla Prof.ssa Renée Baillargeon dell’Università dell’Illinois, ho per la prima volta riscontrato la presenza, già nella prima infanzia, di una comprensione intuitiva della differenza tra una forma di potere basata sull’aggressività e una basata sul rispetto reciproco e sull’autorevolezza di chi è al comando.

Prove di una precoce sensibilità morale?

Siamo predisposti a sviluppare sin da piccolissimi un senso morale? Siamo, in altre parole, predisposti a sviluppare la capacità di distinguere, già nella prima infanzia, tra azioni moralmente corrette e scorrette e a dare la nostra preferenza a chi agisce in conformità ai principi della morale?

La ricerca in psicologia sta fornendo alcune prove della capacità di mostrare una preferenza per chi agisce nel rispetto della morale in bambini con meno di due anni di vita. Con un lavoro di meta-analisi, recentemente apparso sulla rivista scientifica Developmental Psychology, chi scrive, insieme a Luca Surian, ha raccolto le evidenze disponibili al fine di stabilire quanto forte sia l’effetto della preferenza per i ‘buoni’ mostrata dai bambini molto piccoli.

Invecchiamento e pensiero morale

Il nostro modo di giudicare la moralità di azioni e individui subisce delle trasformazioni quando invecchiamo? Se sì, quali, e perché le subisce? Ad affrontare queste domande è un’indagine sperimentale condotta da me, Janet Geipel (Università di Chicago), Constantinos Hadjichristidis e Luca Surian (Università di Trento), recentemente pubblicata sulla rivista Experimental Psychology.

Lo studio riporta che, rispetto agli adulti più giovani, gli anziani, nel giudicare la scorrettezza di alcune azioni connotate moralmente, danno maggiore peso alle conseguenze dannose dell’azione e minore peso alle intenzioni, buone o cattive, possedute da chi agisce. L’analisi morale dell’anziano è così focalizzata su quello che di fatto avviene, e non su quello che era nelle intenzioni di chi agiva.