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Autore: Giorgio Della Rocca

Contro certi ismi…

Nel paragrafo Perché Dio?, del capitolo La conoscenza e il significato della vita umana, del libro Perché ancora la filosofia (Editori Laterza 2008), il filosofo Carlo Cellucci scrive: «Dopo tutto, prima di Russell anche Spinoza aveva affermato che lo scopo e il significato ultimo della vita umana “è la conoscenza dell’unione che la mente ha con tutta la natura”. La vita umana ha effettivamente un significato, nel senso che ciascuno di noi bene o male ne dà uno alla propria, ma non vi è alcuna prova che Dio esista, né che esista un disegno di Dio a cui la vita umana è chiamata a contribuire. Perciò, che la vita umana abbia un significato, non significa che essa abbia uno scopo e un significato ultimo» (p. 479).

Considerazioni su scienza e mistero di Dio

Dal capitolo Il Dio di Einstein del libro Einstein (La sua vita, il suo universo), scritto dal giornalista Walter Isaacson (2007, faccio riferimento all’edizione Mondadori 2008), apprendiamo che nell’aprile 1929 un noto rabbino di New York, Herbert S. Goldstein, in un telegramma, chiese al fisico teorico di origine ebraica Albert Einstein se credesse in Dio, invitandolo a rispondere in modo sintetico; la risposta dello scienziato fu: «Credo nel Dio di Spinoza, che si rivela nell’armonia governata da leggi di tutto ciò che esiste, ma non in un Dio che si preoccupa del destino e delle azioni dell’umanità». In un intervento tenuto il 10 settembre 1941 a un convegno svoltosi a New York, dedicato al tema del rapporto fra scienza e religione, Einstein espresse tale rapporto attraverso un’immagine divenuta celebre: «La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca» (pp. 375 e 377).

La Risurrezione: spunti di riflessione

Nel libro Risurrezione (Un viaggio tra fede e scienza) [Edizioni Paoline 2016] l’economista e imprenditore Armando Savini, a proposito della Risurrezione di Gesù e la Sindone conservata a Torino, scrive: «In riferimento alla scomparsa del corpo [di Gesù], data l’integrità delle fasce [che avrebbero avvolto il corpo collocato nel sepolcro], l’unica ipotesi che si potrebbe fare è quella dell’annichilazione, lo stesso processo che avrebbe dato vita al Big Bang. Secondo il fisico Baldacchini, “l’unico fenomeno conosciuto in Fisica che conduca alla sparizione completa della massa con produzione di energia equivalente è il processo di annichilazione materia-antimateria (AMA), che oggi può essere riprodotto solo a livello subatomico nei laboratori di particelle elementari, ma che è stato invece dominante subito dopo il Big Bang, cioè negli istanti iniziali di esistenza del nostro universo (…). L’ipotesi AMA non ci dice nulla, eccetto che il corpo si è smaterializzato all’interno della Sindone e istantaneamente si è materializzato di nuovo in altro luogo, morto o vivo, che non fa differenza per le leggi della Fisica, che così non sono in contraddizione con i racconti evangelici, che invece lo descrivono risorto e quindi vivo.” [Marco Tosatti, La Sindone: il corpo è scomparso con un big bang, articolo pubblicato sul sito Vatican Insider del quotidiano La Stampa il 4 luglio 2012] […] Queste ipotesi, definite “quasi ai limiti delle conoscenze scientifiche attuali” [Giuseppe Baldacchini, Paolo Di Lazzaro, Daniele Murra, Giulio Fanti, Coloring linens with excimer lasers to simulate the body image of the Turin Shroud, articolo pubblicato sulla rivista Applied Optics il 20 marzo 2008], possono solo tentare di spiegare ciò che, per volontà del Creatore, stilla lievemente dal soprannaturale nella sfera fisica. Non di più. Non si può dimostrare alcunché, poiché l’evento soprannaturale è qualcosa che trascende la sfera dell’immanente: è metafisico, cioè supera, domina la sfera fisica, poiché Dio è spirito [come dice Gesù alla donna samaritana incontrata al pozzo di Giacobbe, secondo quanto si legge nel Vangelo di Giovanni 4, 24] e, dunque, non è soggetto alle leggi fisiche, chimiche e biologiche, le quali regolano questo mondo» (pp. 69-71).

Alcune osservazioni sul concetto di realtà

Nel recentissimo libro Che cos’è reale? (La scomparsa di Majorana) [Neri Pozza Editore 2016], il filosofo Giorgio Agamben riesamina la questione della scomparsa del fisico Ettore Majorana, nato a Catania nel 1906 (come ricorda l’autore, la questione era già stata analizzata, ad esempio, dallo scrittore e politico militante Leonardo Sciascia in un libro del 1975, e dal fisico Erasmo Recami in un libro del 1987). Nell’articolo Il valore delle leggi statistiche nella fisica e nelle scienze sociali (proposto inizialmente da Majorana a una rivista di sociologia ma non pubblicato; pubblicato, dopo la scomparsa dell’autore, nel numero del marzo 1942 della rivista Scientia), il fisico, prendendo in considerazione la descrizione dei fenomeni – principalmente a livello atomico e subatomico – effettuata nella meccanica quantistica, evidenziava «un reale difetto di determinismo» (dovuto al peculiare carattere statistico delle leggi fisiche coinvolte) e «una certa mancanza di oggettività» (dovuta all’ineliminabile perturbazione apportata al sistema fisico dal procedimento di osservazione) presenti, «per ragioni di principio», nella descrizione stessa (l’articolo è riportato integralmente nel libro da me citato all’inizio, pp. 55-78). Agamben giunge alla seguente affascinante conclusione: «L’ipotesi che intendiamo suggerire è che, se la convenzione che regge la meccanica quantistica è che la realtà deve eclissarsi nella probabilità, allora la scomparsa è l’unico modo in cui il reale può affermarsi perentoriamente come tale, sottraendosi alla presa del calcolo. Majorana ha fatto della sua stessa persona la cifra esemplare dello statuto del reale nell’universo probabilistico della fisica contemporanea e ha prodotto in questo modo un evento insieme assolutamente reale e assolutamente improbabile. Decidendo, quella sera di marzo del 1938, di sparire nel nulla e di confondere ogni traccia sperimentalmente rilevabile della sua scomparsa, egli ha posto alla scienza la domanda che aspetta ancora la sua inesigibile e, tuttavia, ineludibile risposta: che cos’è reale?» (pp. 52-53).

Considerazioni diverse sulla presenza di Dio

Prendendo spunto da una prova ontologica dell’esistenza (e unicità) di Dio ideata dal monaco e teologo Anselmo d’Aosta nell’XI secolo, e dopo la teorizzazione da parte del filosofo Immanuel Kant, nel XVIII secolo, dell’impossibilità di dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio, il logico matematico e filosofo della Matematica Kurt Gödel (1906-1978) ha elaborato, nel XX secolo, un teorema dell’esistenza (e unicità) di Dio [cfr. il libro “Kurt Gödel: La prova matematica dell’esistenza di Dio”, a cura di Gabriele Lolli e Piergiorgio Odifreddi, ed. Bollati Boringhieri 2006]. Il teorema fu pubblicato dopo la morte di Gödel, il quale (battista luterano ancorché non appartenente ad alcuna congregazione, teista non panteista, nel solco di Leibniz, come dichiarò lui stesso in un questionario nel 1975) aveva precisato di nutrire esclusivamente interessi di carattere logico verso la prova elaborata.

Matematica e fede religiosa: il pensiero di Ennio De Giorgi (con una riflessione sul nostro tempo)

«All’inizio e alla fine abbiamo il mistero. Potremmo dire che abbiamo il disegno di Dio. A questo mistero la matematica ci avvicina, senza penetrarlo.»

Ennio De Giorgi

Ennio De Giorgi

Il 25 ottobre 1996 moriva, a Pisa, Ennio De Giorgi (era nato a Lecce l’8 febbraio 1928). Egli è stato un valente matematico del XX secolo.

In questa sede, prendo in considerazione alcune sue idee inerenti al rapporto fra matematica e fede religiosa espresse in “Riflessioni su matematica e sapienza” (a cura di Antonio Marino e Carlo Sbordone, Quaderni dell’Accademia Pontaniana, vol. 18, Napoli 1996) [faccio riferimento a “ENNIO DE GIORGI: Hanno detto di lui …”, a cura di Giuseppe De Cecco e Maria Letizia Rosato, Quaderno 5/2004, Università degli Studi di Lecce, Dipartimento di Matematica “Ennio De Giorgi”, Edizioni del Grifo (i tre brani riportati subito dopo si trovano nell’Appendice “Valore Sapienziale della Matematica”)].

«Certamente neanche le più grandi scoperte di questo secolo, le più ardite teorie fisico-matematiche, la relatività generale, il Big Bang, il principio di indeterminazione, gli spazi a infinite dimensioni di Hilbert e Banach, i teoremi di Gödel, danno una risposta alle domande fondamentali riguardanti il mondo, Dio, l’uomo. Tuttavia tali scoperte e teorie hanno avuto un grande merito: hanno liberato lo spirito umano da una concezione troppo angusta della realtà, dalle paure di tutto ciò che appare inatteso e paradossale».

Gli Scacchi nella Divina Commedia

«E poi che le parole sue restaro,
non altrimenti ferro disfavilla
che bolle, come i cerchi sfavillaro.
L’incendio suo seguiva ogne scintilla;
ed eran tante, che ’l numero loro
più che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla.
Io sentiva osannar di coro in coro
al punto fisso che li tiene a li ubi,
e terrà sempre, ne’ quai sempre fuoro.
»
[La Divina Commedia, Paradiso, Canto XXVIII, vv. 88-96]

Dante e Beatrice si trovano nel cielo Cristallino (o Primo Mobile), sede dei nove cori angelici. Beatrice ha appena fugato i dubbi di Dante sulla struttura e la dinamica dei cerchi concentrici fiammeggianti (che ospitano i cori) e ruotanti intorno a quello che sembra essere il loro centro comune – il quale, in realtà, li contiene [Paradiso, Canto XXX, vv. 10-12] –, un punto luminosissimo corrispondente a Dio.