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Autore: Laura Baire

Educación científica consciente en la sociedad

Aunque estamos acostumbrados a considerar la ciencia como algo independiente y separado da la sociedad, esta influye y modifica el mundo y, al mismo tiempo, es condicionada por la sociedad y por su mentalidad y pensamiento. Es bueno tomar ventaja de esta peculiaridad y aprovecharla para que cada individuo emplee la educación científica. Así se desarrolla “un marco de análisis e interpretación de la realidad que le permita actuar para construir un mundo más justo socialmente y más sostenible ecológicamente.”(Alambique, número 32, 2002).

Pero ¿qué significa “educación científica”? ¿Por qué es tan importante?

Ha sido observado por los investigadores que la educación científica en los niños fomenta sus curiosidad y permite aprender conceptos útiles y habilidades prácticas. La educación científica en la escuela debe ser considerada desde la perspectiva de dar al alumnado competencias, conocimientos y capacidad para una adquisición de la autonomía consciente, con el objetivo de asegurar una formación que tenga valor cultural (“L’educazione scientifica nelle scuola dei piccoli”, Vol. 1, Lanciano, Iacona, Fedele).

El papel de la practica en la clase de ciencias

Las ciencias naturales siempre han sido estudiadas o enseñadas, por los estudiantes por un lado y por los profesores por otro, siguiendo un método tradicional. Lo que más importaba e importa hoy todavía es que los chicos aprendan contenidos, nociones y nada más.

El método tradicional de enseñanza se basa principalmente en el rol activo del profesor, que tiene todo el conocimiento posible e imaginable, mientras que el estudiante toma un papel pasivo y simplemente escucha lo que el profesor dice.

Para las “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione” (2012) el aprendizaje de las ciencias naturales tendría que reflejar modelos de encuesta que se usan en la investigación científica.

Salviamo la lingua sarda

723032849Voglio parlarvi di un tema a me molto caro: l’insegnamento del Sardo, come lingua ufficiale, nelle scuole di ogni grado nel territorio isolano. La Sardegna mi appartiene, lei mi fa sua ogni volta che mi sveglio e mi sento a casa. E’ la mia Terra e, in quanto tale, la voglio preservare in tutto e per tutto. La nostra cultura, la nostra lingua, la nostra casa devono prosperare, e di conseguenza prospererà la nostra identità.

Prima, però, di affrontare tale argomento, è necessario un piccolo passo indietro, fornendo qualche delucidazione a proposito dei processi storici in atto nell’Isola sotto il profilo linguistico della Limba, essenziale per farvi capire il mio punto di vista.
Richiamo dunque l’attenzione dei Sardi, ma anche quella di coloro che pur non essendolo, sono rimasti attratti da questa purezza che ci caratterizza.

La rivoluzione tecnologica nelle scuole

1392802536_tablet-600x335Introduzione

Attraverso questo saggio considererò la dimensione dell’impatto e le modalità con cui le nuove tecnologie influenzano oggi giorno la scuola primaria e secondaria. Il mio studio si è svolto con il prevalente ausilio d’interviste, effettuate in Cagliari e nella provincia di Cagliari da diversi studenti iscritti in Scienze della Formazione Primaria. In questo saggio analizzerò dunque la situazione attuale di varie scuole, in particolare della scuola A. La Marmora (Monserrato), per quanto riguarda il campo tecnologico. Mi concentrerò soprattutto sull’approccio alle LIM (lavagne interattive multimediali) di insegnanti e studenti. L’approccio può essere determinato da più fattori in gioco, ma in questo saggio analizzerò quelli principali e più significativi quali il percorso professionale dei docenti, la cultura organizzativa della lezione e, infine, la differenza socio-culturale del bacino d’utenza. Queste tre variabili tendono a determinare univocamente il risultato, ciò che ne deriva. Il mio intento durante l’analisi sarà di tipo illustrativo, mostrando ed esponendo quindi ciò che risalta più chiaramente dalle interviste. La ricerca è stata azionata dal presidente del CIRD Marco Pitzalis, con la partecipazione di Antonietta De Feo sotto il ruolo di ricercatore.