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Categoria: Cinema e Serie

The Wolf of Wall Street. Scorsese M.

The Wolf of Wall Street (2013) è probabilmente uno dei massimi capolavori degli ultimi decenni e senza dubbio un film che è destinato ad entrare nella storia del cinema. Scorsese ci aveva regalato dei giganteschi flop solamente se pensiamo ad Aviator (2004) e c’erano i fondati timori di una sua continua parabola discendente. Non solo.

Scorsese è qualcosa di più di un regista qualunque. E’ il regista di un film straordinario, immortale e perfetto come Taxi Driver (1976), ovvero uno dei film che rendono il cinema un’arte degna dei massimi capolavori della musica e della pittura occidentale. Quindi, anche film come The Departed (2006) o come Shutter Island (2010) vengono ridimensionati di fronte al fatto che non si possono paragonare alla grandezza dell’uomo solo, nella grande città, che vive all’inferno, il suo, quello di tutti e che alla fine decide che “qualcuno la deve pagare”. Travis è l’uomo in croce, vittima del destino e che dal destino tenta di sfuggire. E infatti “qualcuno la paga” davvero. E’ il racconto di una parte degli Stati Uniti ed è una storia di tutta l’umanità: la lotta non per la sopravvivenza ma per una vita ripulita, degna di qualche scopo.

Un tranquillo weekend di… natura!

deliveranceSono un amante della natura lo ammetto. Questo breve articolo nasce e si idea dopo che ho visto per la prima volta un film a mio avviso molto bello e interessante: si tratta di Un tranquillo weekend di paura (il titolo originale è Deliverance che tradotto in italiano significa “Liberazione”; per una delle poche volte, la traduzione in italiano appare migliore del titolo originale) di John Boorman, girato nel 1972 che narra l’avventura di quattro colleghi.

La tematica dominante del film è l’ecologia. La banda di amici vuole trascorrere un weekend – di natura – campeggiando in canoa, in un fiume che presto non esisterà più perché sommerso per creare una imponente diga. Non meno importante è il tema del distacco dalla città, un tema che nel 1972 usciva per le prime alla ribalta, per lo meno in una pellicola di rilievo con un cast importante (Jon Voight e Burt Reynolds fra tutti). Dunque la visione del film di cui non esporrò altro i due temi citati sopra, mi hanno fatto riflettere.

Il cinema di Stanley Kubrick

kubrickforlookPer una volta devo iniziare un articolo in modo personale. A differenza di gran parte dei lavori da me scritti, in cui la mia devozione o i miei sentimenti vengono sempre lasciati ben oltre il secondo piano, questo articolo è per me un confronto con qualcosa che ritengo superiore. Purtroppo non ho mai conosciuto Stanley Kubrick. Ma per me è stato anche qualcosa di più di un maestro, perché i maestri sono come i padri: li si ama, li si ammira ma li si rifiuta, almeno in parte, per poter vivere una vita autonoma. Per me Stanley Kubrick rappresenta un ideale metafisico, un esempio assoluto e totalizzante, proprio perché non è stato per me niente di più e niente di meno di un’ispirazione piena e totale, un modello di perfezione, un esempio da seguire come può essere un canone di vita astratto e, allo stesso tempo, definitivo.

Non è possibile esaurire qui il cinema di Kubrick. Nessuno può averne la pretesa. Vorrei, però, cercare di fissare alcuni punti, soltanto alcuni, che sembrano importanti per provare ad approcciarsi al suo cinema. Intanto, Kubrick è il regista che più di tutti può essere assimilato a Beethoven, l’altro mio esempio ideale. Infatti, come in Beethoven, anche in Kubrick districare l’importanza della forma rispetto al contenuto è un’operazione implausibile. Lo studio della forma in Kubrick è inscindibile dalla densa natura della sostanza che egli di volta in volta ci presenta. Un esempio per tutti è Arancia Meccanica (1971) in cui il tema della violenza nei rapporti umani è declinato in un climax ascendente verso l’astrazione e, proprio per questo, nonostante la potenza delle immagini, studiate in tutti i terribili dettagli, la forma domina almeno quanto il contenuto. In alcuni film Kubrick è comunque più interessato al contenuto di quanto non sia alla forma (per esempio in Eyes Wide Shut (1999), anche se parzialmente incompiuto è comunque ben rappresentativo del suo cinema) ma talvolta anche viceversa (2001 Odissea nello spazio (1968)). Quindi, già stabilire se lo stile sia più importante della poetica è chiaramente un’operazione implausibile. In Kubrick stile e contenuto sono due facce inscindibili di una medaglia che non può essere considerata se non come una totalità.

Il mio nome è Bond, James Bond!

Goldfinger: Buona sera, 007!

Bond: Io mi chiamo James Bond!

(…)

G: Anche io ho un giocattolo nuovo, ma ampiamente più pratico. Lei ha davanti a sé un laser industriale il quale produce un tipo straordinario di luce che non esiste in natura. E’ in grado (…) a distanza ravvicinate di tagliare del metallo massiccio. Ora le mostro!

B: Lei si aspetta che io parli?

G: No, mi aspetto che lei muoia!

Goldfinger

Bond: Si, questa è la mia seconda vita.

Blofeld:Si vive solo due volte, James Bond.

Si vive solo due volte

 

James Bond è un personaggio inventato dallo scrittore Ian Fleming (1908-1964) la cui fama è dovuta principalmente alle trasposizioni cinematografiche che hanno visto attori come Sean Connery e Pierce Brosnan tra i vari interpreti. In questo articolo ci contreremo soprattutto nella disamina del personaggio di Bond e della sua evoluzione, senza entrare necessariamente nella disamina tecnica e particolareggiata di tutti i film.

Va detto che si tratta di una saga abbastanza diversa da quelle che ormai il cinema-televisione degli ultimi vent’anni ci ha abituato a vedere. Infatti, il cinema si è sempre più avvicinato al piccolo schermo e il piccolo schermo al grande: la struttura a soap opera è diventata comune. Serie come House of Cards sarebbero potute comparire tranquillamente al cinema, sia per durata sia per qualità registica, mentre film come la saga di Twilight sono già pensati per riproduzioni su schermi (di qualsiasi tipo) di piccola dimensione. Ma James Bond non nasce come Il signore degli anelli o Guerre stellari, cioè saghe pensate per essere tali.

Il cinema western americano Ovvero, la nascita di una nazione

In questo saggio breve cercheremo di ricostruire le tappe fondamentali del cinema western americano. Esso può essere partizionato in tre grandi momenti: il periodo classico (1900-1969), il periodo critico (1969-1992) e il periodo revisionista ovvero il cinema della complessità (1992-oggi). Ci premureremo di spiegare dopo le date scelte come cesura. In generale, lo scopo di questo articolo non è certamente esaurire il genere western, un genere talmente vasto anche nelle sottocategorie da essere infinito, rispetto alle tempistiche e alle capacità umane. Quello che è lo scopo di una analisi filosofica è comprendere e capire un fenomeno complesso nelle sue linee fondamentali. Ed è quanto ci proponiamo qui.

Gli Stati Uniti d’America hanno avuto una nascita tumultuosa ma scandita da relativamente pochi eventi. Dopo l’arrivo dei padri pellegrini e la nascita delle colonie, gli Stati Uniti conseguono l’indipendenza dopo la rivoluzione riuscita del 1770, rivoluzione i cui fondamenti e i cui ideali rimarranno i fari dell’ideologia politica e della filosofia politica americana (si pensi, anche soltanto a John Rawls).

Il cinema di Sergio Leone

Ramon al cuore. Se vuoi uccidere un uomo lo devi colpire al cuore. Sono parole tue, no?

Quando un uomo con la pistola incontro un uomo col fucile, quello con la pistola è l’uomo morto. Vediamo se è vero.

Per un pugno di dollari (Sergio Leone) – Clint Eastwood

Sergio Leone (1929-1989) è stato uno dei più celebri registi italiani degli anni ’70 del XX secolo. Egli è considerato uno dei padri del genere “spaghetti western” e la “trilogia del dollaro” (Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto e il cattivo) rimane tutt’oggi tra le saghe cinematografiche più viste e seguite. Ovvero, la resistenza all’intemperie del tempo e ai sempre fluttuanti gusti della massa, vero ultimo giudice del cinema, si dimostra proprio dal fatto che, nonostante tutto, i film di Sergio Leone vengono ancora mandati spesso in televisione, specialmente quelli della trilogia. Paradossalmente, diremmo.

Infatti, Sergio Leone era notoriamente molto impegnato politicamente, come dimostra sia C’era una volta il West e, soprattutto, Giù la testa, film che inizia con una nota citazione di Mao: “la rivoluzione è un atto di violenza”. Nonostante il suo impegno politico, è probabilmente il cinema-intrattenimento che rimane ancora oggi l’elemento più apprezzato del cinema del Nostro.

Il cinema di Orson Welles

C’è solo una persona che può decidere la mia vita e quella persona sono io.

Quarto potere – Orson Welles

Orson Welles (1915-1985) è stato uno dei più grandi registi della storia del cinema. Relegare il ruolo di Welles alla sola regia sarebbe assai riduttivo. Infatti, quasi nessuno nel cinema ha avuto un ruolo così centrale ed influente su ogni aspetto della produzione cinematografica. Egli fu anche un grande attore, chiamato da registi maggiori e minori per interpretare parti di ogni genere in film di ogni tipo. La sua carriera di attore non può essere riassunta in poche righe, come non è possibile farlo per altri aspetti della sua vita. Oltre alla regia e alla recitazione, Welles era anche sceneggiatore e produttore.

La vita di Orson Welles meriterebbe uno studio a parte, come ogni aspetto della sua incredibile carriera. Tuttavia, qui ci accontenteremo di trattare di alcuni aspetti del suo cinema, vale a dire principalmente dei contenuti di esso. Orson Welles ha speso l’intera vita nel cinema e la sua opinione su di esso era che “è l’arte del XX secolo. E’ ciò che dobbiamo fare”. La sua carriera inizia nel teatro e dal teatro shakespeariano in particolare trarrà innumerevoli ispirazioni formali e di contenuto, come vedremo dopo. La centralità della figura di Shakespeare è inoltre sottolineata dal fatto che Welles girò e recitò tre capolavori del bardo di Avon: Macbeth (1948), Otello (1952), Falstaff (1965). I tre film tratti dalle opere di Shakespeare rimangono tra le massime espressioni del suo cinema e, in particolare, il Falstaff (tratto dall’Enrico IV parte I e parte II), raggiunge apici straordinari, con una recitazione intensa, densa ed amara. Inoltre, proprio nella “trilogia di Shakespeare” Orson Welles si ritaglia il ruolo del protagonista: Macbeth, Otello e Falstaff. Infatti, come abbiamo anche osservato nell’analisi dell’Enrico IV, è Falstaff il personaggio centrale dell’opera.

Il cinema di Buster Keaton

Lui non lo arruoliamo. Può servire il sud meglio come macchinista!

Buster Keaton – The General

Riassumere in poche parole la carriera di un regista, sceneggiatore e attore come Buster Keaton (1895-1966) è sostanzialmente impossibile e, soprattutto, non renderebbe giustizia a colui che fu definito “una faccia di bottiglia”. Ci accontenteremo di tracciare qualche riflessione sulla base di alcuni suoi mediometraggi e lungometraggi.

Intanto, va notato che Buster Keaton era uno dei primi registi e attori del cinema muto, già figlio del montaggio, inventato dall’altro americano David W. Griffith (La nascita di una nazione (1915)). Inoltre, c’erano già grandi registi, compreso il fondamentale Sergej Esenstein (1898-1848) e Frederich Murnau (1888-1931). In realtà, il cinema del periodo di Buster Keaton aveva già superato una certa en passe rispetto al problema di trovare dei contenuti validi da esprimere mediante il cinema. Murnau, Eisenstein, Dreyer e poi Lang stavano formando il cinema, imponendo nuovi standard per quanto riguarda sia la forma che i contenuti della rappresentazione cinematografica. Soprattutto, il cinema stava rapidamente affermandosi sia come strumento di intrattenimento per le masse, ma poi anche per le altre classi sociali (in particolare, la borghesia). Rimane comunque che il cinema è proprio l’emblema della cultura di massa nascente nel periodo dell’età degli imperi, giacché la società di massa interconnessa e fondata sui grandi numeri demografici, con i relativi divertimenti, angosce e inquietudini, nasce proprio in quegli anni e il cinema ne è ancora il più grande testimone.

Star Wars 7: Non Male!

con Luca Criscuolo

Star Wars 7 risulta un film innegabilmente riuscito. E un giudizio del genere s’inserisce, e si deve inserire, nel contesto dell’intera saga e del suo storico sviluppo. Infatti, mentre il primo film è stato interamente diretto e ideato da George Lucas, e la saga poteva volgere in qualche altra direzione (anche se il fallimentare e grottesco esperimento di Star Wars-Holiday Special (1978) può far realmente dubitare della grandiosità degli originali progetti del regista), i film han mano a mano preso la piega di prodotti cinematografici volti a soddisfare lo spettatore medio, tanto da creare un universo parallelo Star Wars con tanto di LEGO©, videogames, libri e fumetti.

Una analisi di Star Wars 7. Abrams J.J.

Star Wars 7 è un film prodotto dalla Disney e diretto da J.J. Abrams, noto autore di altri film e figura di spicco del nuovo cinema hollywoodiano. Il film è il primo dell’ultima saga di Guerre Stellari, avviato dall’omonimo film (1977), l’unico diretto da George Luckas nella lontana galassia degli anni 70’ del secolo XX, periodo aureo del cinema critico post-Vietnam, figlio delle contestazioni degli anni 60’, che ha saputo produrre opere geniali, quando non solo divertenti o intelligenti. E Guerre Stellari apparteneva senza dubbio ad un progetto di grande respiro, per quanto figlio di una scommessa che pochi avrebbero potuto immaginare così vincente, tanto che nessuno se l’aspettava.

Eppure, con il senno di poi, una scombinata banda di ribelli ha saputo conquistarsi l’amore del pubblico di più generazioni, quando quella banda poteva rappresentare la lotta ad un potere oppressivo, imperiale e neocoloniale, chiaramente ispirato a certi problemi ben chiari alla generazione vissuta con sopra la spada di Damocle dell’olocausto nucleare. Quando la Morte Nera colpiva, rievocava spettri ben più vicini di altri e più grandi esplosioni (le bombe da 56 megatoni, per esempio, oggi anch’esse considerate – ingiustamente – fossili. Come tutto, più o meno). Non solo, ma la saga continua ad alimentarsi sulla base delle suggestioni di quella prima saga vincente, l’unica (per il momento) che tutti hanno amato a prescindere dall’età. E uno dei pochi sintomi della vera grandezza in un universo come il nostro, è la resistenza alla prova del tempo. Legge che vale anche nelle galassie lontane lontane… vicine vicine o medie medie.