Press "Enter" to skip to content

Categoria: Filosofia

7. Le forme a priori dell’esperienza: lo spazio

Vuoi leggere l’intero articolo? Vai qui!

Scopri i libri della collana di Scuola Filosofica!


Spazio e tempo sono forme a priori dell’esperienza, ovvero, l’esperienza è un prodotto dello spazio e del tempo, per come li concepiamo noi. In altre parole, il soggetto stesso colloca l’esperienza all’interno di uno spazio in un certo tempo. Per questo l’esperienza stessa non può esistere se non in uno spazio e in un certo tempo: “Conseguentemente, la rappresentazione dello spazio non può derivare, mediante l’esperienza, dai rapporti del fenomeno esterno; al contrario, l’esperienza esterna è possibile solo in virtù di detta rappresentazione”.[1] Per tale ragione, dunque, per Kant, lo spazio in sé non è il risultato di una costruzione geometrica (ad esempio, una definizione  di spazio come piano infinito costituito da infinite rette etc.) ma la costruzione geometrica è essa stessa possibile in quanto noi intuiamo lo spazio indipendentemente da ogni possibile costruzione di esso: “Lo spazio non è affatto un concetto discorsivo [non si ottiene per costruzione] – o, come si dice, universale – dei rapporti delle cose in generale, ma un’intuizione pura”.[2] Insomma, il fenomeno che chiamiamo ‘tavolo’ definisce uno spazio perché noi intuiamo la sua forma in questo modo. Dato il fatto che lo spazio è concepito a noi esterno, a differenza del tempo, esso è, per Kant, il senso esterno che determina la percezione di ciò che non sta in noi. Il fenomeno del tavolo, nella sua dimensione spaziale, è indipendente da noi proprio perché esso si intuisce a noi esterno. Tutto questo è spiegato da Kant in questi termini:

5 Giudizi a priori, puri e a posteriori – una rassegna essenziale

Vuoi leggere l’intero articolo? Vai qui!

Scopri i libri della collana di Scuola Filosofica!


I predicati dei giudizi che abbiamo visto sono i due più fondamentali: giudizi analitici e giudizi sintetici. Queste due tipologie[1] di giudizio sono generali e riguardano la loro definizione puramente linguistica, cioè che non considera il ruolo dell’esperienza in essa. Tuttavia, Kant distingue altre tre categorie che si applicano propriamente ai giudizi: x a priori, x a posteriori e x puro. Da qui si hanno altre tipologie di giudizio ottenute per combinazione ma intanto cerchiamo di capire cosa significano queste parti.

The gambler’s revenge – AlphaZero, the brilliant universal chess champion

Pili, Giangiuseppe; Un mistero in bianco e nero – La filosofia degli scacchi, Bologna: Le Due Torri.

Scopri i libri della collana di Scuola Filosofica!


Is Magnus Carlsen better than AlphaZero? We don’t know actually, but it would be difficult to be argued the opposite. Magnus, appropriately, seems to not taking too seriously this entity more able of him playing chess in the universe. After all, Magnus is too young to bother that a piece of technology could be able to perform a task better than humans. He did not grow up, as I did, in a place and time in which everything about technology and innovation is seen with great suspicious to say the least. Although Italy is still an extreme case, many people were worried when DeepBlue won the match with Garry Kasparov, as it was reported by Tim Van Geleder, in a philosophical analysis in which all the usual concerns were carefully considered.[1]

4 Giudizi sintetici e giudizi analitici – Teoria del giudizio

Vuoi leggere l’intero articolo? Vai qui!

Scopri i libri della collana di Scuola Filosofica!


Il lettore non si spaventi dal passaggio un po’ tecnico che Kant propone nella sua chiarificazione fondamentale tra tipi di giudizio. Se risulterà troppo complesso non ci sia niente di male nel saltarlo, sebbene esso sia uno dei risultati più importanti della critica nella sua dimensione di chiarificazione della nozione stessa di giudizio:

3. L’ampiezza e i risultati principali della “Critica della ragion pura”

Vuoi leggere l’intero articolo? Vai qui!

Scopri i libri della collana di Scuola Filosofica!


La Critica della ragion pura riguarda tutte le condizioni che rendono possibile la spiegazione della nostra facoltà di giudizio: ‘Il tavolo è quadrato’ è un giudizio che si fonda sull’esperienza (quindi, nei termini kantiani è “sintetico”, vedremo oltre cosa significa) ma che non è esclusivamente basato su di essa. Un ‘quadrato’ non è un ente fisico reale: esistono infiniti esempi concreti (ed imprecisi) di quadrato, ma la nozione generale dipende da altro, ovvero dall’operazione di generalizzazione dell’esperienza che, in questo caso, proviene direttamente da una delle fonti della nostra intuizione (lo spazio, ovvero l’intuizione esterna: il lettore non si spaventi perché ci torneremo). Quindi, da un lato c’è l’esperienza del mondo esterno, dall’altro c’è l’intelletto che unifica l’esperienza in un giudizio.

La nozione di autorità

Alexandre Kojeve, in un manoscritto datato 16 maggio 1942 ma pubblicato solo all’inizio del nuovo millennio, sviluppa una riflessione sul concetto di autorità che merita senz’altro la nostra attenzione.

Kojeve fu un pensatore particolare. Nato a Mosca nel 1902, visse in Francia dove si occupò per lo più di approfondire il pensiero filosofico di Hegel. In vita pubblicò solo due opere (tra cui un’Introduzione alla lettura di Hegel), ma scrisse moltissimo. Gli appunti sulla ‘nozione di autorità’ sono tra le opere nel cassetto che furono pubblicate solamente dopo la morte del filosofo.

Ho trovato le sue note illuminanti per molti aspetti, in particolare ne ho apprezzato la non comune profondità analitica. Voglio per tanto darne qui una breve sintesi. Molte delle riflessioni che si trovano nel libretto di Kojeve (che è possibile trovare pubblicato per i tipi di Adelphi, 2011) meriterebbero senz’altro un approfondimento sia filosofico sia da parte della psicologia sperimentale (come avrò modo di chiarire più avanti).

(2) Il linguaggio della “Critica della Ragion Pura” e i suoi limiti legati alla facoltà di giudizio

Vuoi leggere l’intero articolo? Vai qui!

Scopri i libri della collana di Scuola Filosofica!


Prima di scendere all’interno della teoria epistemologica kantiana (ʽepistemologiaʼ, ovvero ʽconoscenzaʼ) non sarà fuori luogo chiarire alcune caratteristiche estrinseche della sua opera, ovvero alcune sue proprietà secondarie, per dirla con John Locke, ovvero proprietà non essenziali all’oggetto ma che ne costituiscono comunque una parte della sua apparenza.

Lo scopo della critica della ragione e la rivoluzione copernicana

 

Vuoi leggere l’intero articolo? Vai qui!

Scopri i libri della collana di Scuola Filosofica!


…Malgrado la grande ricchezza delle nostre lingue, il pensatore si trova sovente in difficoltà quando si tratti di introdurre un’espressione che risponda appieno al suo concetto, in mancanza della quale non riesce a spiegarsi esattamente né con gli altri né con se stesso. Inventare nuove parole significa avanzare la pretesa di dettar legge in materia di linguaggio, cosa che raramente ha successo.

Immanuel Kant