Category Archives: Scacchi e Filosofia

Dal mondo degli Scacchi al mondo della Bellezza

“The artist is the creator of beautiful things.
To reveal art and conceal the artist is art’s aim.
Those who find ugly meanings in beautiful things are corrupt without being charming.  This is a fault.
Those who find beautiful meanings in beautiful things are the cultivated.  For these there is hope.
They are the elect to whom beautiful things mean only Beauty.”

Oscar Wilde [1]

Introduzione

Gli scacchi sono un universo entro cui ogni giocatore può vedere aspetti diversi del gioco e individuare varie tematiche. Nonostante gli scacchi abbiano come base una struttura competitiva (guerresca), è possibile anche intravedere un aspetto estetico/meditativo e notare come il gioco abbia mantenuto inalterato nei secoli il suo simbolismo e una specifica funzione di trasmettere messaggi e sviluppare capacità mentali. Gli scacchi sono diventati nell’arco del tempo una metafora adattabile a campi molto diversi per illustrare idee astratte e sistemi complessi oltre che un efficace strumento utilizzato da psicologi e scienziati cognitivi per comprendere meglio l’animo e la mente umana.

“Ho sempre amato la complessità – ha detto Marcel Duchamp1 – e con gli scacchi si possono creare problemi magnifici”. Questa frase dell’artista francese potrebbe essere il motto di artisti e intellettuali del XX [XXI] secolo, ossia di coloro che si sono incaricati di interpretare la complessa trama sottesa alla contemporaneità per trarne, in modi diversi, verità e bellezza. Nel XX secolo gli scacchi sono stati applicati alla soluzione di difficili problemi e sono stati oggetto di ammirazione e critica sotto il profilo estetico. Chiaramente la vibrante frase del pittore e scacchista francese sui “problemi magnifici” non si riferisce tanto alla bellezza fisica della scacchiera o dei suoi pezzi (come ci propongono gli antiquari), ma alla dinamica stessa del gioco, alla sua tensione sottesa e ai suoi imprevedibili risultati. Duchamp ha inoltre dichiarato che “I pezzi degli scacchi sono le lettere dell’alfabeto con cui si formano i pensieri che, mentre fanno un disegno visibile sulla scacchiera, esprimono la loro bellezza in modo astratto, come in un poema” [2]. Continue reading

Is the computation the justification of chess-knowledge?

I’m going to present an argument against the thesis that the only source in chess-knowledge is computation. I want to treat the definition of the third condition of chess-knowledge (from now, CK) and the problem of CK justification. I assume the classic analytic definition of propositional knowledge as well known: S knows that p if and only if S believes in p, p is true and S has a justification for believing that p.[1] This definition is not sufficient (as proven by the classical Gettier’s problem Gettier [1963], Vassallo [2002], Steup [2006]), but it is the base for the correct definition of knowledge, as shown by Goldman [1979], Chisholm [1966], Ayer [1956], Fumerton [2006] and many other authors. Continue reading

L’imponderabile leggerezza del calcolo.

Socrate si fece serio serio: «Io», cominciò «non so che una cosa sola …» «È un po’ poco» osservò il professore, rabbuiandosi e scambiando occhiate espressive coi colleghi di commissione, «comunque diccela.» «So», proseguì Socrate con grande serenità, «di nulla sapere.» «È una bella nozione» disse tra i denti uno dei professori che assistevano.[1]

Achille Campanile.

Sono stato accusato in vari modi di tante di quelle cose che, se anche solo la metà fossero vere, non avrei una buona opinione di me stesso. In genere si tratta di quei giudizi affrettati di chi non ti conosce e che si inserisce nel gran numero di quelli che giudica, pur non volendo essere a sua volta giudicato. Molte persone illuminate mi dicono che faccio male ad ascoltare tutti, ma proprio tutti, specialmente quelli che “non meritano ascolto”. Potrei essere d’accordo, ma chi non merita ascolto? Come distinguerli? Molto spesso si annidano dietro belle parole e ti ingannano sulla loro vera natura. Ebbene, l’unico rimedio che ho trovato, valido per me, è quello di ascoltare tutti, indistintamente e giudicare a posteriori.   Continue reading

Una questione di completezza. Scacchi, sistemi linguistici e sistemi formali.

Uno scorpione voleva attraversare un fiume e chiese ad una rana di portarlo. “No”, disse la rana “no grazie. Se ti portassi sul dorso tu potresti pungermi e la puntura di uno scorpione è mortale”. “Ma, non è logico” disse lo scorpione, gli scorpioni cercano sempre di essere logici “se io ti pungessi, tu moriresti e io affogherei.” La rana si convinse e lasciò che lo scorpione gli salisse sul dorso. Ma proprio nel bel mezzo del fiume la rana sentì un dolore terribile. Si rese subito conto che lo scorpione l’aveva punta. “E la logica?” chiese la rana nel mentre che incominciava a discendere verso il letto del fiume insieme allo scorpione “Non è logico quello che hai fatto”.“Lo so” disse lo scorpione “ma non posso farci nulla. E’ il mio carattere.”[1]

Orson Welles

Ho sentito e letto critiche ai danni di quei pochi, ma importanti, “sistemi scacchistici”, critiche che si sviluppano attorno a due nuclei argomentativi distinti. Uno è lo scetticismo sulla qualifica delle mosse (definite in termini di “buone” o “cattive”), l’altro è l’osservazione che qualunque sistema di scacchi si sia dimostrato incompleto o, ancora peggio, incoerente. Continue reading

Secondo me è tutta una questione linguistica. Analisi del linguaggio degli scacchi.

Era una questione personale. Tutto negli scacchi diventa una questione personale, il fatto e il non fatto, il detto a parole e soprattutto il non detto in alcun modo. In fin dei conti la madre di tutte le superstizioni è l’immaginazione, la volontà recondita di trovare cause sbagliate per eventi veri. Uno sguardo sbagliato si tramuta spesso in infinite interpretazioni: gli scacchisti sono sempre in bilico tra la verità e l’assurdo.

Nella casa del grande maestro lettone, Aron Nimzowitsch, si disputava una partita importante per nessuno tranne che per lui e per il geniale Capablanca, suo sfidante. Era ormai patta quando Aron lascia un pezzo in presa e così finisce la partita: una beffa. L’ironia alla dea invisibile degli scacchi non manca e si diverte spesso a vedere saltare i nervi. Ma, nonostante la provocazione divina, Nimzowitsch sembra essere tranquillo: fallace apparenza. Continue reading

Aron, perché hai giocato quella mossa? Quattro cause per una partita di scacchi.

Pili G., www.scuolafilosofica.com

“Il cavallo? Cavallo in h1! E’ chiaramente impazzito… Mossa 18 ) Ch1”.

Penso tra me quando vedo la mossa del mio avversario. E’ un peccato che non si possa parlare, ogni tanto in una partita a scacchi viene di sbottare qualche cosa, un insulto magari o una domanda. In effetti, le domande e gli insulti per tanti hanno lo stesso sapore, ma per me, giocatore di scacchi incallito, sono indispensabili.

Ragioniamo, allora, il cavallo in h1 difende i punti g3 e soprattutto il pedone debole in f2, dunque il cavallo l’ha piazzato là con uno scopo difensivo. No, forse no. E’ più probabile che abbia considerato che il cavallo in h1 fosse in grado di occupare poi una posizione vantaggiosa: portandosi in h1 può portarsi in f2. Forse la motivazione riguardava la proprietà del cavallo di muoversi ad elle… Continue reading

Come Frege avrebbe descritto una partita a scacchi.

Pili G., www.scuolafilosofica.com

Per capire cose complesse, non c’è niente di meglio che riportarle in condizioni privilegiate e semplificate nelle quali ci troviamo pienamente a nostro agio. Quando abbiamo familiarità con una situazione è più facile, solo per questioni psicologiche, approciarci proficuamente ad essa e studiarla, così mi accingo a raccontare come la teoria semantica fregeana, possa interessare anche gli scacchisti, o come gli scacchi possano essere pensati a partire dalla semantica fregeana.

Intanto, direi che è bene partire da alcune considerazioni di fondo sulle quali si basa poi tutta la semantica di Frege. Intanto, il problema è stabilire cosa vogliamo dire con un linguaggio e con che fine, spesso, usiamo il linguaggio naturale: non rispondiamo a questa domanda in generale, ma riportiamola agli scacchi. Continue reading

Tutto semplice! [Temi: costruzione “scientifica” di una teoria valutativa degli scacchi].

Di Pili G. www.scuolafilosofica.com

“Scacco matto!” Disse il vecchio Evaristo con la mano tremante.

“Al diavolo… ma, alla fine, stavo meglio io…” Rispose acido l’altro signore anziano, Ernesto.

Evaristo e Ernesto erano amici da lunga data e amavano disquisire sulle varie posizioni. Se uno dei due vinceva, l’altro aveva da ridire sul motivo della vittoria. Da circa cinquant’anni andava avanti così. Quel giorno invece… Continue reading

Sentimenti che ruotano attorno ai software di scacchi.[1] [Temi: perché crediamo che il computer “giochi” a scacchi? Decostruzione delle ragioni di un pregiudizio radicato].

Di Giangiuseppe Pili                                                   www.scuolafilosofica.com

Capita che gli esseri umani vogliano misurarsi coi computer che hanno creato in qualche attività di tipo intellettuale, come quando si fa giocare il tal campione di scacchi contro un software scacchistico (…). Man mano che aumentano la potenza e le capacità dei calcolatori elettronici, molte persone si sentono rassicurate dal fatto che un campione del mondo di scacchi riesca ancora a battere il computer, e viceversa, avvertono una sorta di disagio se, invece, è la macchina a spuntarla. (…) Il fatto è che a molti dà fastidio l’idea che un computer possa essere più intelligente di noi.[2]

Berto F.

Attorno al computer scacchistico, vivono due generi di opinioni distinte e contrastanti: da una parte ci sono i “luddisti”, quelli che vedono nell’arrivo del computer la fine dell’intelligenza e la vittoria del meccanicismo negli scacchi. Generalmente i “luddisti” sono dei nostalgici e vorrebbero tornare all’ingenuità, persa con il computer. Continue reading

Dalla letteratura scacchistica agli scacchi come fenomeno sociale: una parabola sui valori del nostro gioco.

Pili G.             www.scuolafilosofica.com

La letteratura scacchistica si può dividere in due categorie: la letteratura scacchistica tecnica e la letteratura scacchistica culturale. La letteratura scacchistica tecnica si può, a sua volta, suddividere in almeno altri due generi, a loro volta, partizionati: la letteratura tecnica del centro partita e la letteratura tecnica del resto. La prima può essere, a sua volta, divisa tra tattica e strategia; la seconda, invece, in aperture e finali. All’interno della categoria di letteratura tecnica, ai confini di essa, si situa la didattica.

La letteratura scacchistica culturale si divide, invece, in due categorie, perché questa grande classe di scritti è molto ampia i cui confini, però, non son netti: la letteratura culturale si divide in dissertazioni analitiche sul gioco e sulla storia. Continue reading