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Categoria: Filosofia Medioevale

Alcune riflessioni sui Tarocchi

È opinione diffusa che, nel migliore dei casi, i Tarocchi non siano che una curiosità, e, nel peggiore dei casi, un sistema divinatorio sfruttato dai furbetti a discapito dell’incolto o del credulone. Come suggerisce lo stesso significato che al termine ‘tarocco’ è stato assegnato nel tempo (falso, contraffatto), la pratica della lettura delle carte non sarebbe che una procedura permeata da un’aurea di mistero per raccontare, impunemente e sotto compenso, menzogne belle e buone.

Ma cosa sono i Tarocchi, e cosa possono rappresentare per colui il quale si appresta a considerarli senza pregiudizi ma, al contempo, senza ingenuità? Cerchiamo di avvicinare il fenomeno con la maggiore oggettività possibile. Innanzitutto, i Tarocchi sono un insieme di carte. Questo insieme è composto da due sottoinsiemi, ovvero 56 carte dette ‘arcani minori’, che poi sono le carte da briscola, con i quattro semi, e 22 carte dette ‘arcani maggiori’, le quali presentano una simbologia più complessa (ne sono alcuni esempi il Mago, gli Innamorati, l’Eremita, l’Impiccato, la Morte, il Mondo etc.).

L’apogeo della cultura cristiana: la patristica

Gli anni che vanno dalla metà del secolo IV d.C. fino al sacco di Roma da parte di Odoacre (476 d.C.) sono gli anni di massima fioritura del pensiero cristiano delle origini: è il cosiddetto secolo d’oro per la produzione di testi sacri, che distanziano gli altri sia per la qualità formale dell’opera sia per la loro ricchezza contenutistica. Oltretutto si faranno carico di un grande compito: divulgare con semplicità il messaggio religioso cristiano. I Padri della Chiesa, così chiamati gli scrittori cristiani di questo periodo, furono in diversi ma Ambrogio, Girolamo, Agostino furono gli autori maggiormente significativi. Ci sono poi due minori (Rufino e Sulpicio Severo).

Ambrogio nacque fra il 339 e il 340 d.C. a Treviri, una delle principali città della regione germanica, nella quale il padre risiedeva per occupare la carica di prefetto del pretorio della Gallia.

Il cristianesimo da Agostino a Bonaventura

Considerazioni preliminari sulla impostazione cristiana

Dalla nascita di Cristo ad Agostino passano 354 anni, un tempo sufficientemente lungo per far sì che il pensiero cristiano prenda atto della sua forza, delle sue possibilità interpretative. Certo, la presenza di grandi personalità quali San Gerolamo, san Ambrogio e gli altri primi dottori della Chiesa ha influito notevolmente a quella che sarà la canonizzazione e l’espressione del cattolicesimo in quel complesso di dottrine che in realtà non hanno subito grandissime modifiche. Se c’è  un tratto caratteristico di questa religione, per eccellenza occidentale per quanto la sua culla fosse il vicino oriente, è la sostanziale stabilità di alcuni concetti di fondo. Un’altra interessante peculiarità sta nel notare che se c’è stata una evoluzione nelle dottrine cristiane è da ricercare nei mezzi interpretativi che i teologi delle varie epoche hanno utilizzato.

Bonaventura

A cura di Giangiuseppe Pili            www.scuolafilosofica.com

Vita.

Bonaventura nacque a Bagnoreggio, vicino a Viterbo, nel 1217. Studiò con Alessandro di Hales. Si trasferì a Parigi e lì studiò e divenne bacelliere biblico, carica che mantenne dal 1248 al 1250.

Nel 1257 divenne ministro generale dell’ordine francescano, del quale era membro dall’età di diciotto anni. Divenne, in seguito, maestro di teologia nel 1259.

Compì numerosi viaggi in Europa e nel 1265 riprese i contatti con il mondo universitario parigino dopo un lungo allontanamento. Diventa cardinale nel 1273 e muore nel 1274 a Viterbo, dove ancora si trovano le sue spoglie.

Bacone Ruggero

A cura di Giangiuseppe Pili            www.scuolafilosofica.com

Vita.

Come per altri filosofi medioevali, le informazioni biografiche su Ruggero Bacone sono scarse ed inattendibili.

Pare che Ruggero Bacone sia nato nel 1214, studiò a Parigi e si recò ad Oxford solo in un momento successivo. Tra il 1240 e il 1247 insegna a Parigi. Nel 1250 entra nell’oridne francescano ma presto si trova in condizioni a lui non soddisfacenti. La vita monastica gli si presenta come un ostacolo allo studio.

Nel 1256 il papa Innocente VI gli chiedere di stendere un programma di riforma degli studi ma il pontefice massimo morì quando l’opera non era ancora conclusa e per ciò la riforma non fu portata a termine. Scrive le sue opere più importanti anche riprendendo il pensiero di Grossatesta: Opus maior, opus minor, opus tertior.

Morì in prigione nel 1292, segregato per l’anticonformismo alle dottrine canoniche. Continuò a scrivere vino alla morte.

Averroè

A cura di Giangiuseppe Pili     www.scuolafilosofica.com

Vita.

Averroè nacque nel 1126 a Cordova, lì studiò diritto, medicina, filosofia e astronomia. Era un membro di una delle famiglie più ricche ed importanti della città, venne chiamato dalla corte a Marrakech e professò l’attività di medico. Nel 1196 i suoi scritti, in contrasto con alcune correnti teologiche e per aperte dichiarazioni di predilezione e autonomia della filosofia, vennero bruciate e Averroè fu rinchiuso in carcere. Solo nel 1198 venne scarcerato ma sfortunatamente per lui, quello fu anche l’anno della sua morte.