Press "Enter" to skip to content

Categoria: Critica della ragion pura

5 Giudizi a priori, puri e a posteriori – una rassegna essenziale

Vuoi leggere l’intero articolo? Vai qui!

Scopri i libri della collana di Scuola Filosofica!


I predicati dei giudizi che abbiamo visto sono i due più fondamentali: giudizi analitici e giudizi sintetici. Queste due tipologie[1] di giudizio sono generali e riguardano la loro definizione puramente linguistica, cioè che non considera il ruolo dell’esperienza in essa. Tuttavia, Kant distingue altre tre categorie che si applicano propriamente ai giudizi: x a priori, x a posteriori e x puro. Da qui si hanno altre tipologie di giudizio ottenute per combinazione ma intanto cerchiamo di capire cosa significano queste parti.

4 Giudizi sintetici e giudizi analitici – Teoria del giudizio

Vuoi leggere l’intero articolo? Vai qui!

Scopri i libri della collana di Scuola Filosofica!


Il lettore non si spaventi dal passaggio un po’ tecnico che Kant propone nella sua chiarificazione fondamentale tra tipi di giudizio. Se risulterà troppo complesso non ci sia niente di male nel saltarlo, sebbene esso sia uno dei risultati più importanti della critica nella sua dimensione di chiarificazione della nozione stessa di giudizio:

3. L’ampiezza e i risultati principali della “Critica della ragion pura”

Vuoi leggere l’intero articolo? Vai qui!

Scopri i libri della collana di Scuola Filosofica!


La Critica della ragion pura riguarda tutte le condizioni che rendono possibile la spiegazione della nostra facoltà di giudizio: ‘Il tavolo è quadrato’ è un giudizio che si fonda sull’esperienza (quindi, nei termini kantiani è “sintetico”, vedremo oltre cosa significa) ma che non è esclusivamente basato su di essa. Un ‘quadrato’ non è un ente fisico reale: esistono infiniti esempi concreti (ed imprecisi) di quadrato, ma la nozione generale dipende da altro, ovvero dall’operazione di generalizzazione dell’esperienza che, in questo caso, proviene direttamente da una delle fonti della nostra intuizione (lo spazio, ovvero l’intuizione esterna: il lettore non si spaventi perché ci torneremo). Quindi, da un lato c’è l’esperienza del mondo esterno, dall’altro c’è l’intelletto che unifica l’esperienza in un giudizio.

(2) Il linguaggio della “Critica della Ragion Pura” e i suoi limiti legati alla facoltà di giudizio

Vuoi leggere l’intero articolo? Vai qui!

Scopri i libri della collana di Scuola Filosofica!


Prima di scendere all’interno della teoria epistemologica kantiana (ʽepistemologiaʼ, ovvero ʽconoscenzaʼ) non sarà fuori luogo chiarire alcune caratteristiche estrinseche della sua opera, ovvero alcune sue proprietà secondarie, per dirla con John Locke, ovvero proprietà non essenziali all’oggetto ma che ne costituiscono comunque una parte della sua apparenza.

Lo scopo della critica della ragione e la rivoluzione copernicana

 

Vuoi leggere l’intero articolo? Vai qui!

Scopri i libri della collana di Scuola Filosofica!


…Malgrado la grande ricchezza delle nostre lingue, il pensatore si trova sovente in difficoltà quando si tratti di introdurre un’espressione che risponda appieno al suo concetto, in mancanza della quale non riesce a spiegarsi esattamente né con gli altri né con se stesso. Inventare nuove parole significa avanzare la pretesa di dettar legge in materia di linguaggio, cosa che raramente ha successo.

Immanuel Kant