Category Archives: I Filosofi

L’Epistemologia Sociale di Alvin Goldman. Una presentazione essenziale.

I. Approccio generale dell’Epistemologia e l’Epistemologia sociale.

La ricerca di un’adeguata definizione dei termini epistemologicamente fondamentali, come quello di giustificazione, certezza, evidenza sono stati alla base di un’impostazione che ha privilegiato la mente, come cosa pensante, come ultimo fondamento soggettivo alla base della conoscenza: “Epistemology has had a strongly individualist orientation, at least since Descartes”.[1] Cartesio parlava di cogito così come la tradizione empirista parlava di un “centro di percezioni”, Leibniz parlava di “appercezione” mentre Kant parlava di “soggetto conoscente” ma tutta la tradizione moderna ha fondato la teoria della conoscenza direttamente sul soggetto e su sue particolari attitudini nel retto pensiero. La conoscenza, sia essa pensata nei termini empiristi o razionalisti, si fondava sulle capacità “cognitive” del soggetto conoscente tali per cui la certezza e l’evidenza sono caratteristiche di determinate idee, idee che sono parte del contenuto della mente. Un’impostazione meno legata alla presenza di un soggetto individuale conoscente, come unico centro della conoscenza, è quella del successivo pensiero idealista, con il pieno e consapevole vertice di Hegel, per il quale la conoscenza è un fatto di conflitto di opposti e superamento, superamento che è, però, un fatto della storia dello Spirito, e non semplicemente dei singoli individui. Continua la lettura

Leibniz

Vita.

La vita.

Gottfried Wilhelm von Leibniz nasce il 16 luglio 1646. Studia a Lipsia e consegue eccellenti risultati fin dall’inizio dei suoi studi, nel 1661, all’età di soli quindici anni., va all’università con tutto che le università tedesche dell’epoca non erano centri d’eccellenza. Studia filosofia e legge sia i classici che i contemporanei: Bacone, Campanella, Keplero, Galileo e Hobbes. Come si vede dalle sue letture del periodo, fu attento anche alle questioni inerenti alla nascita della scienza. Nel 1663 diventa bacelliere di filosofia, nel 1666 si reca a Jena per studiare matematica. A Norimberca incontra un barone che lo introduce alla corte dell’elettore di Magonza, Giovanni Filippo. Fu investito della carica di diplomatico, e in questa nuova veste di diplomatico di corte ebbe modo di portare avanti idee filosofiche e politiche importanti, tra cui si annovera la proposta di riunificare i protestanti e i cattolici, idea che non ebbe, com’era ovvio, molto successo. Partecipò a importanti discussioni e sfruttò bene i vantaggi derivanti dalla sua posizione, ciò si intuisce dal fatto che non si ha notizia di contrasti con il mondo politico dell’epoca, fatto sempre degno di nota e di interesse. Riprese a viaggiare nel 1672. Andò a Parigi ed è in questo periodo che egli elabora il calcolo infinitesimale e, così, è pure di questi tempi l’animata discussione sul primato della scoperta con Newton. Nel 1676 ritorna in Germania. Nel 1676 diventa bibliotecario ad Hannover e si dirige in Olanda per conoscere Spinoza. Si dice che tra i due ci fu un incontro, ma si dibatte sulla sua effettività. Nel 1687 viaggia in Francia, Germania e in Italia fino al 1690. Nel 1670 aveva fondato l’Accademia delle belle arti a Berlino. Muore nel 1716. Continua la lettura

William James – Il praticalismo

Di seguito si propone un sunto, ragionato ma fedele, del discorso Concetti filosofici e risultati pratici, tenuto da James nel 1898 all’Unione Filosofica dell’Università di California. Il testo del discorso, pubblicato nel 1904 con il titolo The Pragmatic Method, secondo una visione diffusa «sancisce ufficialmente la nascita del pragmatismo» (Vimercati, 2000).[1]

In via introduttiva è utile chiarire quale sia la posizione di James nei confronti del pragmatismo di Peirce. Posto che, come afferma Peirce, il significato di una concezione (metafisica, ad esempio) è chiaribile solo attraverso la comprensione della condotta (o dell’abito) che essa ispira o comunque che da essa discende, per James è naturale allora prendere in esame, nella considerazione e di fronte ai dilemmi metafisici o più in generale filosofici, la condotta pratica, ovvero propriamente la vita, piuttosto che la logica. In sostanza, James si propone di ampliare il messaggio e il metodo di Peirce; dove Peirce intende il pragmatismo come un metodo sperimentale non tanto volto a stabilire verità, quanto piuttosto a chiarire concetti e dissolvere problemi, mostrandone l’inconsistenza, James opera uno spostamento di obbiettivo: il praticalismo o pragmatismo, o meglio, la massima pragmatica di Peirce, servirebbe a chiarire e distinguere il vero dal falso. Di fronte al dilemma, il filosofo deve stabilire quali siano le condotte che discendono da entrambi i corni, e stabilirne le differenze, per poi operare una scelta in favore della concezione che implica per noi la condotta più conveniente e a noi più consona: e questo corno del dilemma sarà quello vero, dal momento che la nozione di verità è chiarita nei termini delle conseguenze pratiche sensibilmente apprezzabili prodotte dalla teoria. Ma vediamo con maggior chiarezza come si delinea, nello scritto, questa visione ed evoluzione del pensiero di Peirce.[2] Continua la lettura

Entropy in a World of Causes

 Abstract

In this short paper will present ideas taken from some recent crossings between philosophy of causation, philosophy of time and speculative physics[G1]  (especially Albert 2000, Loewer 2007, Frisch 2007, Kutasch 2007) investigating on a way to reconcile counterfactual asymmetry and thermodynamic asymmetric features such as entropy. I will consider those proposals from their theoretical point of view and then present criticism taken from the authors above and some personal thoughts. Continua la lettura

Breve chiarificazione: ‘Cos’è l’Experimental Philosophy?’

Obbiettivo dello scritto è chiarire cosa si intende per “filosofia sperimentale”.

La filosofia sperimentale (anche detta x-phi, abbreviando la denominazione inglese) è una nuova tendenza d’indagine filosofica che integra l’ormai tradizionale metodologia d’indagine della filosofia analitica con il metodo scientifico della scienza cognitiva. La filosofia sperimentale è diffusa soprattutto negli Usa (Yale, Arizona, Buffalo), mentre in Italia viene sostanzialmente ignorata.

Il punto centrale è questo: il filosofo è detto sperimentale quando si occupa di indagare attraverso la ricerca e il metodo empirico, ovvero attraverso uno studio sistematico, rigoroso e scientifico, il pensiero e le intuizioni dell’uomo comune sulle questioni che stanno a fondamento della discussione filosofica. Continua la lettura

Austin J.

Vita.

John L. Austin nasce a Lancaster il 26 marzo del 1911 e muore a Oxford nel 1960. Egli fu uno studioso di Aristotele, di cui tradusse opere in inglese. Fu traduttore di testi filosofici importanti, come I fondamenti dell’aritmetica di Frege. Tenne diversi cicli di conferenze, di cui uno ad Harward e da cui fu tratto il libro Come fare cose con le parole.

Opere.

Are there a priori concepts? (1959)

Other minds (1946).

Truth (1950). Continua la lettura

Zenone di Elea

Vita.

Se di qualche presocratico si ha qualche cenno biografico, così non è per Zenone di Elea del quale si sa solo che fu amico e discepolo di Parmenide, rispetto al quale era di venticinque anni più giovane. In base a ciò la sua vita si può datare tra il V secolo a.C., si può supporre che nacque attorno al 490-480, date sino ad un certo punto indicative.

Scrisse un’opera di cui abbiamo cinque frammenti e questa, a differenza che il trattato di Parmenide, era in prosa. Continua la lettura

Goldman e la teoria affidabilista della conoscenza. Un’introduzione alla teoria affidabilitsta di Goldman.

Schema.

Parte 1.

Enunciazione dello scopo dell’articolo: fornire una teoria esplicativa della giustificazione.

Il termine giustificazione rimanda ad una sfera valutativa, cioè ad una categoria normativa di parole.

Riformulazione del fine.

Elenco di termini epistemici. Continua la lettura

Teoria causale della conoscenza in Alvin Goldman. Un’introduzione all’articolo di Goldman e alla teoria causale della conoscenza

Schema dell’articolo

Parte 1.

Introduzione al tema e specifica del fine.

Una presentazione del problema di Gettier, in forma abbreviata.

La proposta di Michael Clarke.

Il punto di Goldman: Smith non produce la sua credenza da una qualche catena causale.

Generalizzazione di Goldman dell’evidenza della catena causale sulla base dell’osservazione precedente.

Perché ha senso pensare alla causalità come condizione necessaria della conoscenza.

Le relazioni causali capaci di giustificare la conoscenza.

La percezione.

La memoria.

Un caso misto di memoria e percezione.

L’inferenza come una forma peculiare di catena causale.

Due casi che delucidano quando si può parlare di credenza vera e quando di conoscenza.

Pattern 1 e Pattern 2.

L’inferenza può essere considerata un processo cauale?

La testimonianza.

Un caso in cui la testimonianza conduce solo ad una credenza vera ma non a conoscenza.

Parte 2.

Analisi dei controesempi dell’analisi di M. Clarke e discussione.

La definizione di Goldman per “inferenza come catena causale”.

La conoscenza delle proposizioni universali.

La definizione tripartita della conoscenza secondo Goldman.

Esempi di catene causali appropriate.

Un’ultima osservazione: il problema dell’accessibilità al soggetto della propria giustificazione. Continua la lettura

Il cristianesimo da Agostino a Bonaventura.

Considerazioni preliminari della impostazione cristiana.

Dalla nascita di Cristo ad Agostino passano 354, un tempo sufficientemente lungo per far sì che il pensiero cristiano prenda atto della sua forza, delle sue possibilità interpretative. Certo, la presenza di grandi personalità quali San Gerolamo, san Ambrogio e gli altri primi dottori della Chiesa ha influito notevolmente a quella che sarà la canonizzazione e l’espressione del cattolicesimo in quel complesso di dottrine che in realtà non hanno subito grandissime modifiche. Se c’è  un tratto caratteristico di questa religione, per eccellenza occidentale per quanto la sua culla fosse il vicino oriente, è la sostanziale stabilità di alcuni concetti di fondo. Un’altra interessante peculiarità sta nel notare che se c’è stata una evoluzione nelle dottrine cristiane è da ricercare nei mezzi interpretativi che i teologi delle varie epoche hanno utilizzato. Continua la lettura