Category Archives: I Grandi Temi della Filosofia

L’Epistemologia Sociale di Alvin Goldman. Una presentazione essenziale.

I. Approccio generale dell’Epistemologia e l’Epistemologia sociale.

La ricerca di un’adeguata definizione dei termini epistemologicamente fondamentali, come quello di giustificazione, certezza, evidenza sono stati alla base di un’impostazione che ha privilegiato la mente, come cosa pensante, come ultimo fondamento soggettivo alla base della conoscenza: “Epistemology has had a strongly individualist orientation, at least since Descartes”.[1] Cartesio parlava di cogito così come la tradizione empirista parlava di un “centro di percezioni”, Leibniz parlava di “appercezione” mentre Kant parlava di “soggetto conoscente” ma tutta la tradizione moderna ha fondato la teoria della conoscenza direttamente sul soggetto e su sue particolari attitudini nel retto pensiero. La conoscenza, sia essa pensata nei termini empiristi o razionalisti, si fondava sulle capacità “cognitive” del soggetto conoscente tali per cui la certezza e l’evidenza sono caratteristiche di determinate idee, idee che sono parte del contenuto della mente. Un’impostazione meno legata alla presenza di un soggetto individuale conoscente, come unico centro della conoscenza, è quella del successivo pensiero idealista, con il pieno e consapevole vertice di Hegel, per il quale la conoscenza è un fatto di conflitto di opposti e superamento, superamento che è, però, un fatto della storia dello Spirito, e non semplicemente dei singoli individui. Continua la lettura

L’imponderabile leggerezza del calcolo.

Socrate si fece serio serio: «Io», cominciò «non so che una cosa sola …» «È un po’ poco» osservò il professore, rabbuiandosi e scambiando occhiate espressive coi colleghi di commissione, «comunque diccela.» «So», proseguì Socrate con grande serenità, «di nulla sapere.» «È una bella nozione» disse tra i denti uno dei professori che assistevano.[1]

Achille Campanile.

Sono stato accusato in vari modi di tante di quelle cose che, se anche solo la metà fossero vere, non avrei una buona opinione di me stesso. In genere si tratta di quei giudizi affrettati di chi non ti conosce e che si inserisce nel gran numero di quelli che giudica, pur non volendo essere a sua volta giudicato. Molte persone illuminate mi dicono che faccio male ad ascoltare tutti, ma proprio tutti, specialmente quelli che “non meritano ascolto”. Potrei essere d’accordo, ma chi non merita ascolto? Come distinguerli? Molto spesso si annidano dietro belle parole e ti ingannano sulla loro vera natura. Ebbene, l’unico rimedio che ho trovato, valido per me, è quello di ascoltare tutti, indistintamente e giudicare a posteriori.   Continua la lettura

Contro il pregiudizio sull’arte contemporanea

Propongo al lettore una riflessione [1] sui modi della fruizione e comprensibilità propri dell’arte contemporanea, tesa in parte a mostrare che una certa credenza è pregiudizio.

In questa riflessione oppongo schematicamente l’arte contemporanea all’arte che la precede cronologicamente. Inoltre, categorizzo come contemporanea (solamente in funzione della semplicità del discorso e dell’opposizione che intendo avere in esso) non solo l’arte prodotta dopo il superamento (?) del modernismo, ovvero l’arte dal post-modernismo in poi – anche se soprattutto con contemporanea, in accordo con le divisioni generalmente accettate, di fatto intendo riferirmi alla cangiante, caotica e plurale esperienza degli ultimi quarant’anni –, ma anche i lavori artistici moderni prodotti dopo la seconda guerra mondiale. Dunque, quando uso la formula ‘arte contemporanea’ intendo indicare sia l’esperienza di semplificazione controllo astrazione rarefazione stitichezza razionalismo chiarezza e rigore di certa arte moderna, sia l’esperienza di complessità caos istintività espansione estroversione ludicità frammentazione e ricercata contraddizione dell’arte propriamente contemporanea.

È abbastanza diffusa la credenza – per altro generalmente accompagnata dall’ulteriore credenza che la prima sia un prodotto del tutto originale del proprio pensiero e della propria sensibilità – che l’arte contemporanea sia più immediata nei confronti del fruitore, semplice, emotivamente più connotata, e addirittura (!) comprensibile dell’arte che la precede – questo detto in generale, s’intende. Continua la lettura

Il paradosso di Monty All, ovvero il “paradosso delle tre scatole”.

Ci sono tre porte, con un premio dietro solo una di esse. Il concorrente sceglie una porta, ma non la apre. Sa che chi dirige il gioco, Monty All, sa dov’è nascosto il premio, e quando Monty apre un’altra porta per far vedere che non c’è niente dietro, si è servito di questa conoscenza. Dopo di ciò, Monty offre al concorrente di cambiare porta. Il concorrente raddoppierà la sua possibilità di vittoria se accetta quest’offerta. [1]
Propongo una spiegazione del “paradosso” delle tre scatole, (quello in cui: devi indovinare la scatola con premio; il conduttore, che sa dov’è il premio, ti apre una delle scatole che non hai scelto, vuota; tu puoi cambiare scelta o meno).
Diciamo che tu scegli la prima scatola, A. C’è probabilità 1/3 che il premio sia in ognuna delle tre scatole A, B o C. A quel punto i casi possibili sono:

Libertà, Bellezza e Verità: Estetica come Bisogno Umano. Di Sergio Pampanini

Di Sergio Pampanini

Bisogno. In realtà quando parlo di bisogno non parlo di uno stato psicologico quanto di uno stato esistenziale. Detto brutalmente, Abbagnano mi perdonerà, io penso che l’uomo si definisce per la sua libertà. La libertà è mancanza di essere che aspira ad essere. In ogni attività dell’uomo c’è l’aspirazione a raggiungere una meta di essere, di senso che dà per l’appunto il senso della nostra presenza. L’arte è una di queste strade. Insieme a tante altre strade quali per esempio il diritto, o l’economia ecc. In ognuna di queste branche del sapere, per intendersi, c’è il bisogno esistenziale dell’individuo di riconoscere il suo operato singolo all’interno di un contesto di significato generale. Un contesto che la sua opera contribuisce a sostenere da un lato e insieme un contesto che giustifica l’operato stesso. Detto questo, l’arte a differenza delle altre possibilità, ha la peculiarità di interessarsi del bello. Il bello quindi diviene la dimensione generale in cui l’artista da un lato e il fruitore dall’altro si riconoscono, l’uno contribuendo a creare opere belle (belle per gli altri in primis), il fruitore invece interessato a scoprirle e a fruirne. Entrambi accomunati dall’esigenza ripeto esistenziale (nella misura in cui il bello, declinato ovviamente in tutti i prodotti artistici correlati – ad es. letteratura, cinema, scultura, musica, balletto…. – diventa ragione di vita cioè motivo per cui vale la pena vivere).       .  Continua la lettura

La posizione di Nozick: “tracking theory of knowledge”

Robert Nozick’s version of reliabilism – what he calls the “tracking” theory – can be seen as a choice of local reliability, in conterfactual applications, as specified by the pure subjunctive. In first approximation his account features the following four conditions for knowledge: (1) p is true, (2) person S believes that p, (3) if p weren’t true, S wouldn’t believe that p, and (4) if p were true, S would believe that p. Nozick adds the proviso that belief in the counterfactual situation(s) must result from the same Method M, used in the actual situation. Condition (3) is obviously the critical one in this account, and introduces the local subjunctive as the linchpin of the analysis.[1] Continua la lettura

Manifestare il dissenso con gli atti linguistici.

Mussolini marcia su Roma e vuole prendere il potere. Un’immensa folla lo segue. Prima domanda: la folla che segue Mussolini sta compiendo un atto linguistico favorevole alla presa del potere da parte del Duce oppure no? Invece, coloro che guardano Mussolini sfilare senza dire una parola, stanno sostenendo il Duce o no? Continua la lettura

Entropy in a World of Causes

 Abstract

In this short paper will present ideas taken from some recent crossings between philosophy of causation, philosophy of time and speculative physics[G1]  (especially Albert 2000, Loewer 2007, Frisch 2007, Kutasch 2007) investigating on a way to reconcile counterfactual asymmetry and thermodynamic asymmetric features such as entropy. I will consider those proposals from their theoretical point of view and then present criticism taken from the authors above and some personal thoughts. Continua la lettura

Language between Evolutionism and the Code Model. A criticalanalisys of Ferretti’s work: “Perché non siamo speciali” (2007).

 Abstract.

Providing an hypothetical synthesis between contemporary evolutionary theories and the main chomskian paradigm, and starting from a comparison among a Code Model of Language (tailored around an integration of Fodor’s L.O.T. view) and an ongoing original prospective about human language, Ferretti (2007) introduces many theoretical concepts. In this paper I will propose acritics of thosesolutions, underlining some uneasy consequences of his theoretical assumptions (with special regards over the notion of “intelligence”) trying, in the end, to sketch a personal proposal.

1.Introduction

Human Language is not totally social driven and conventional, rather its basis is structured beyond a strictly generative process that take part from given set of principles and parameters. With this simple[G1]  idea in mind, Noam Chomsky (1959) wiped away most of the behaviorist approach ambitions[1], changing the rules concerning not only research programs in linguistics but also giving an important impetus to cognitive science in its childhood. Continua la lettura

Breve chiarificazione: ‘Cos’è l’Experimental Philosophy?’

Obbiettivo dello scritto è chiarire cosa si intende per “filosofia sperimentale”.

La filosofia sperimentale (anche detta x-phi, abbreviando la denominazione inglese) è una nuova tendenza d’indagine filosofica che integra l’ormai tradizionale metodologia d’indagine della filosofia analitica con il metodo scientifico della scienza cognitiva. La filosofia sperimentale è diffusa soprattutto negli Usa (Yale, Arizona, Buffalo), mentre in Italia viene sostanzialmente ignorata.

Il punto centrale è questo: il filosofo è detto sperimentale quando si occupa di indagare attraverso la ricerca e il metodo empirico, ovvero attraverso uno studio sistematico, rigoroso e scientifico, il pensiero e le intuizioni dell’uomo comune sulle questioni che stanno a fondamento della discussione filosofica. Continua la lettura