Propongo al lettore una riflessione [1] sui modi della fruizione e comprensibilità propri dell’arte contemporanea, tesa in parte a mostrare che una certa credenza è pregiudizio.
In questa riflessione oppongo schematicamente l’arte contemporanea all’arte che la precede cronologicamente. Inoltre, categorizzo come contemporanea (solamente in funzione della semplicità del discorso e dell’opposizione che intendo avere in esso) non solo l’arte prodotta dopo il superamento (?) del modernismo, ovvero l’arte dal post-modernismo in poi – anche se soprattutto con contemporanea, in accordo con le divisioni generalmente accettate, di fatto intendo riferirmi alla cangiante, caotica e plurale esperienza degli ultimi quarant’anni –, ma anche i lavori artistici moderni prodotti dopo la seconda guerra mondiale. Dunque, quando uso la formula ‘arte contemporanea’ intendo indicare sia l’esperienza di semplificazione controllo astrazione rarefazione stitichezza razionalismo chiarezza e rigore di certa arte moderna, sia l’esperienza di complessità caos istintività espansione estroversione ludicità frammentazione e ricercata contraddizione dell’arte propriamente contemporanea.
È abbastanza diffusa la credenza – per altro generalmente accompagnata dall’ulteriore credenza che la prima sia un prodotto del tutto originale del proprio pensiero e della propria sensibilità – che l’arte contemporanea sia più immediata nei confronti del fruitore, semplice, emotivamente più connotata, e addirittura (!) comprensibile dell’arte che la precede – questo detto in generale, s’intende. Continua la lettura
