Category Archives: Estetica

Contro il pregiudizio sull’arte contemporanea

Propongo al lettore una riflessione [1] sui modi della fruizione e comprensibilità propri dell’arte contemporanea, tesa in parte a mostrare che una certa credenza è pregiudizio.

In questa riflessione oppongo schematicamente l’arte contemporanea all’arte che la precede cronologicamente. Inoltre, categorizzo come contemporanea (solamente in funzione della semplicità del discorso e dell’opposizione che intendo avere in esso) non solo l’arte prodotta dopo il superamento (?) del modernismo, ovvero l’arte dal post-modernismo in poi – anche se soprattutto con contemporanea, in accordo con le divisioni generalmente accettate, di fatto intendo riferirmi alla cangiante, caotica e plurale esperienza degli ultimi quarant’anni –, ma anche i lavori artistici moderni prodotti dopo la seconda guerra mondiale. Dunque, quando uso la formula ‘arte contemporanea’ intendo indicare sia l’esperienza di semplificazione controllo astrazione rarefazione stitichezza razionalismo chiarezza e rigore di certa arte moderna, sia l’esperienza di complessità caos istintività espansione estroversione ludicità frammentazione e ricercata contraddizione dell’arte propriamente contemporanea.

È abbastanza diffusa la credenza – per altro generalmente accompagnata dall’ulteriore credenza che la prima sia un prodotto del tutto originale del proprio pensiero e della propria sensibilità – che l’arte contemporanea sia più immediata nei confronti del fruitore, semplice, emotivamente più connotata, e addirittura (!) comprensibile dell’arte che la precede – questo detto in generale, s’intende. Continua la lettura

Libertà, Bellezza e Verità: Estetica come Bisogno Umano. Di Sergio Pampanini

Di Sergio Pampanini

Bisogno. In realtà quando parlo di bisogno non parlo di uno stato psicologico quanto di uno stato esistenziale. Detto brutalmente, Abbagnano mi perdonerà, io penso che l’uomo si definisce per la sua libertà. La libertà è mancanza di essere che aspira ad essere. In ogni attività dell’uomo c’è l’aspirazione a raggiungere una meta di essere, di senso che dà per l’appunto il senso della nostra presenza. L’arte è una di queste strade. Insieme a tante altre strade quali per esempio il diritto, o l’economia ecc. In ognuna di queste branche del sapere, per intendersi, c’è il bisogno esistenziale dell’individuo di riconoscere il suo operato singolo all’interno di un contesto di significato generale. Un contesto che la sua opera contribuisce a sostenere da un lato e insieme un contesto che giustifica l’operato stesso. Detto questo, l’arte a differenza delle altre possibilità, ha la peculiarità di interessarsi del bello. Il bello quindi diviene la dimensione generale in cui l’artista da un lato e il fruitore dall’altro si riconoscono, l’uno contribuendo a creare opere belle (belle per gli altri in primis), il fruitore invece interessato a scoprirle e a fruirne. Entrambi accomunati dall’esigenza ripeto esistenziale (nella misura in cui il bello, declinato ovviamente in tutti i prodotti artistici correlati – ad es. letteratura, cinema, scultura, musica, balletto…. – diventa ragione di vita cioè motivo per cui vale la pena vivere).       .  Continua la lettura

Figurar-si: senso e significato.

Di Giangiuseppe Pili         www.scuolafilosofica.com

 

Quando un giorno, arriviamo a toccare la nostra metae allora mostriamo con orgoglio quali lunghi viaggi abbiamo fatto per giungervi. In verità non c’eravamo accorti d’essere in viaggio. Ma siamo arrivati così lontano proprio illudendoci di essere, in ogni luogo, a casa propria.[1]

F. Nietzsche

Introduzione

I testi elaborati come si deve sono come specie di ragnatele: fitti, concentrici, trasparenti, solidi e ben connessi. Essi attirano a sé tutto ciò che si aggira nei dintorni[2].

Theodor W. Adorno

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Garroni E.

A cura di Giangiuseppe Pili                                       www.scuolafilosofica.com.

Vita.

Rimandiamo il lettore interessato a: www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.

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Il problema della definizione del bello.

A cura di Pili Giangiuseppe                    www.scuolafilosofica.com

Il predicato “essere bello” si usa in continuazione, soprattutto in una società che ha istituzionalizzato il suo uso per etichettare e distinguere dei fatti morali. L’estetica è sempre stato un risvolto della morale dominante, la cui chiarificazione e concretizzazione attraverso immagini serve a rendere materiale un particolare aspetto morale. L’arte, attività propria della realizzazione del bello, si è sempre trovata a suo agio tra finanziatori interessati da un certo punto di vista morale e, di fatto, nella gran parte dei casi, l’intenzione dell’artista è sempre guidata da un interesse profondamente etico. Tuttavia, esiste un campo puro in cui è lecito pensare ed analizzare i fatti da un punto di vista puramente estetico e “puramente disinteressato”, con ciò bisogna intendere: indipendentemente da tutto ciò che non riguarda puramente l’estetica. In altri termini, il predicato “essere bello” deve essere utilizzato nell’esclusivo senso estetico, indipendentemente dagli usi ibridi, parzialmente impropri, che legano il predicato ad altre proprietà, prime tra tutte, la categoria di “piacere” e di “realtà”. Continua la lettura