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Categoria: Estetica

Pawla Kuczynskiego: painting between reality and absolute

Pawla Kuczynskiego is a brilliant painter and his picture are the result of a great conceptual, visual and deep study. In this short article I want to present my personal interpretation of his work, without the claim of exhaustiveness.

The Kuczynskiego’s art is divided in two ideal parts: realism and abstract art. The conjunction of the two aims joint in a paradoxical perspective in which we can feel and see the realization of an ideal. The paradoxes emerge from the selection of the themes, which are prevalent political issues. Most of his pictures show facts in an extreme realistic way, but the representation of facts is not the ultimate goal of the paint, but it is only the starting point of a deep comprehension of a paradox in our social reality. I feel a pervasive tension between the brutal facts shown and the basic abstract idea inside the representation. For example, one of Kuczynskiego’s masterpiece shows some pets (horse, cow, donkey, chickens, lamb…) in a farm, which are near to a bloody dirty butcher, who is petting his cat. In this masterpiece is clear the abstract idea of the paint: the man sacrifices many animals for only one.

Gli infiniti modelli della musica classica

5SymphLa musica attrae l’essere umano, che la fruisce e la produce da millenni. Ogni cultura e ogni epoca ha una sua musica. Non ci interessa, qui, trattare delle varie categorie musicali, ma vogliamo mostrare perché la musica classica, ancora oggi, costituisce il centro fondamentale della nostra cultura musicale.

Con “musica classica” intendiamo genericamente tutta la produzione musicale che ha come unico scopo quello di produrre materiali sonori esteticamente rilevanti. Non ci interessa considerare prodotti il cui scopo si esaurisce nel puro e semplice intrattenimento, intendendo qualcosa di essenzialmente diverso dall’esperienza estetica. Nell’esperienza estetica l’intrattenimento è solo una conseguenza contingente e collaterale della fruizione dell’opera d’arte, mentre nell’esperienza del divertimento l’aspetto ludico, di spensieratezza è piuttosto l’aspetto principale. Abbiamo in altro luogo avuto modo di soffermarci su un caso specifico di tale genere musicale, sicché non ci ripeteremo qui. Con musica classica, allora, va intesa una categoria ben più ampia che la sola produzione musicale racchiusa tra i secoli XVII-XX, considerata “musica colta”. La categoria è più ampia e si possono inserire in essa lavori di musica rock (Pink Floyd, Beatles, Rhapsody ad esempio) o musica jazz (di Bill Evans, Wes Montgomery o Duke Ellington, giusto per fare qualche esempio). Mentre con musica non-classica va intesa tutta la produzione la cui ricerca è volta a produrre materiali di divertimento o di poesia. Si noti come le categorie di “musica di divertimento” e “musica poetica” si intendano insiemi assai diversi. In un caso, per definizione, l’esperienza estetica è limitata o marginale, nell’altro, invece, è fondamentale. Ma entrambe le categorie sfruttano un principale strumento per veicolare messaggi (per quanto blandi, possano essere talvolta): la parola. Quando la parola diventa fondamentale (come nelle canzoni) allora tale musica si può definire “poetica”.

Contro il pregiudizio sull’arte contemporanea

Articolo pubblicato sul numero 35 della rivista NUOVA META (rivista di critica delle arti fondata da Piero Maffessoli e diretta da Claudio Cerritelli) e titolato Contro il pregiudizio sull’arte contemporanea.

Proponiamo al lettore una riflessione sui modi della fruizione e comprensione propri dell’arte contemporanea, tesa ad argomentare la tesi che una certa credenza, ch’andremo a specificare, è pregiudiziale.

Perché è così difficile essere belle?

Perché è così difficile essere belle? Una domanda che si sarà posta almeno una volta nella vita di ciascuno di noi, uomo o donna che sia. E ognuno di noi avrà risposto a se stesso in modo più o meno vago. Il principale rifugio è quello di rivendicare il fatto che (1) la bellezza è un predicato vago oppure (2) ognuno ritiene bello ciò che piace. Altri avranno anche sostenuto l’implicazione che se (1) allora (2), vale a dire: se la bellezza è un predicato vago, allora ognuno ritiene bello ciò che piace perché si suppone che si abbia ben chiaro ciò che piace. In altre parole, se la (1) è vera, allora non c’è alcun principio oggettivo per valutare la bellezza, ergo esistono (se esistono) solo principi soggettivi. Noi non ci sentiamo vincolati a sostenere che sia vero che la bellezza risponde solo a criteri soggettivi, sebbene si possa dire che la bellezza sia indubbiamente un predicato che sia più facilmente trattabile supponendo che essa sia soggetta ad essere valutata per gradi. Prima di iniziare la nostra analisi, che si fonda su una condizione meno forte della conclusione che esistano solo condizioni soggettive, vogliamo far notare che se si accetta l’idea che “è bello tutto ciò che piace” si sta supponendo che la bellezza sia un predicato ambiguo, nel senso che con una sola parola si intendono due proprietà nel medesimo tempo (essere bello e essere piacevole) anche se poi le due proprietà vengono a combaciare nella realtà dei fatti. E questo non lo vogliamo.

Libertà, Bellezza e Verità: Estetica come Bisogno Umano. Di Sergio Pampanini

Di Sergio Pampanini

Bisogno. In realtà quando parlo di bisogno non parlo di uno stato psicologico quanto di uno stato esistenziale. Detto brutalmente, Abbagnano mi perdonerà, io penso che l’uomo si definisce per la sua libertà. La libertà è mancanza di essere che aspira ad essere. In ogni attività dell’uomo c’è l’aspirazione a raggiungere una meta di essere, di senso che dà per l’appunto il senso della nostra presenza. L’arte è una di queste strade. Insieme a tante altre strade quali per esempio il diritto, o l’economia ecc. In ognuna di queste branche del sapere, per intendersi, c’è il bisogno esistenziale dell’individuo di riconoscere il suo operato singolo all’interno di un contesto di significato generale. Un contesto che la sua opera contribuisce a sostenere da un lato e insieme un contesto che giustifica l’operato stesso. Detto questo, l’arte a differenza delle altre possibilità, ha la peculiarità di interessarsi del bello. Il bello quindi diviene la dimensione generale in cui l’artista da un lato e il fruitore dall’altro si riconoscono, l’uno contribuendo a creare opere belle (belle per gli altri in primis), il fruitore invece interessato a scoprirle e a fruirne. Entrambi accomunati dall’esigenza ripeto esistenziale (nella misura in cui il bello, declinato ovviamente in tutti i prodotti artistici correlati – ad es. letteratura, cinema, scultura, musica, balletto…. – diventa ragione di vita cioè motivo per cui vale la pena vivere).       . 

Figurar-si: senso e significato.

Di Giangiuseppe Pili         www.scuolafilosofica.com

 

Quando un giorno, arriviamo a toccare la nostra metae allora mostriamo con orgoglio quali lunghi viaggi abbiamo fatto per giungervi. In verità non c’eravamo accorti d’essere in viaggio. Ma siamo arrivati così lontano proprio illudendoci di essere, in ogni luogo, a casa propria.[1]

F. Nietzsche

Introduzione

I testi elaborati come si deve sono come specie di ragnatele: fitti, concentrici, trasparenti, solidi e ben connessi. Essi attirano a sé tutto ciò che si aggira nei dintorni[2].

Theodor W. Adorno

Il problema della definizione del bello.

A cura di Pili Giangiuseppe                    www.scuolafilosofica.com

Il predicato “essere bello” si usa in continuazione, soprattutto in una società che ha istituzionalizzato il suo uso per etichettare e distinguere dei fatti morali. L’estetica è sempre stato un risvolto della morale dominante, la cui chiarificazione e concretizzazione attraverso immagini serve a rendere materiale un particolare aspetto morale. L’arte, attività propria della realizzazione del bello, si è sempre trovata a suo agio tra finanziatori interessati da un certo punto di vista morale e, di fatto, nella gran parte dei casi, l’intenzione dell’artista è sempre guidata da un interesse profondamente etico. Tuttavia, esiste un campo puro in cui è lecito pensare ed analizzare i fatti da un punto di vista puramente estetico e “puramente disinteressato”, con ciò bisogna intendere: indipendentemente da tutto ciò che non riguarda puramente l’estetica. In altri termini, il predicato “essere bello” deve essere utilizzato nell’esclusivo senso estetico, indipendentemente dagli usi ibridi, parzialmente impropri, che legano il predicato ad altre proprietà, prime tra tutte, la categoria di “piacere” e di “realtà”.