Press "Enter" to skip to content

Categoria: Geopolitica

La vittoria non è un accidente – Parte 2

“Nessun vento è buono per chi non sa dove andare”

Seneca

Tra la fine del XIV secolo e la fine del XV, in Europa occidentale avvengono una serie di fenomeni economici e, conseguentemente, sociali, che modificano radicalmente la storia del continente europeo. Emerge il fenomeno definito dagli studiosi “economia- mondo”, ovverossia lo sviluppo di un mercato internazionale.

La vittoria non è un accidente (parte 1)

“Vincere non è un episodio sporadico, è una cosa di sempre. Non vinci una volta ogni tanto, non fai bene le cose una volta ogni tanto, le fai bene sempre. Vincere è un’abitudine. Sfortunatamente lo è anche perdere.”

Vince Lombardi

In termini Clausewitziani la vittoria in campo politico militare è il prevalere della volontà di un contendente su quella dell’altro, una definizione molto semplice, che, come tutte le cose semplici, cela una grande complessità. Come si consegue una vittoria?

Eserciti e monete: un’essenziale analisi storica

Era un giorno di agosto, o forse settembre dell’anno 490 A.C., in un luogo stretto fra la montagna e il mare Egeo, che si chiama Maratona, due eserciti si scontravano. Uno era quello della città di Atene, a cui si era unita quella di Platea, l’altro era quello del grande Re, l’imperatore di Persia. Non si scontravano solo due potenze, ma due modi diversi di concepire la società. Uno, quello Greco, era il mondo delle Polis. Le Città della Grecia classica, dove a comandare erano liberi cittadini. Cioè color che possedevano un po’ di terra, e che vivevano in centri urbani, dove quello che contava erano gli scambi commerciali, e per questo, esisteva la moneta. Di terra, in Grecia, se ne trovava poca, perché in quell’ estrema punta della penisola Balcanica, le colline e le montagne si affollano, una sull’altra, lasciando scarso spazio alla pianura. Ciò aveva determinato che i suoi abitanti si fossero raggruppati in centri urbani, in cima ad un rialzo. Dove tutti sono uguali a tutti, salvo gli schiavi e le donne. Dove circola la moneta, strumento fondamentale per gli scambi e conta il commercio.

Infrastrutture, la chiave della strategia

La civilizzazione è fatta di flussi. Essa si muove attraverso scambi, di merci, di denaro di cultura. È così da almeno 4 millenni. Ci sono punti attraverso cui per ragioni geografiche, fisiche ed economiche questi flussi devono necessariamente passare. Usando un linguaggio contemporaneo, potremmo chiamare questi punti Hub.

Forse la prima guerra letterariamente documentata della storia fu una guerra per un corridoio, presidiato da un Hub. Il corridoio era quello formato dallo stretto dei Dardanelli e del Bosforo e dal mare di Marmara, l’Hub si chiamava Wilusha (in lingua Hittita), o Wilion, o Ilion, o come la conosciamo noi: Troia.

Business Intelligence e scenari internazionali: intervista a Marco Rota.

Buongiorno Marco Rota,  Ricercatore Associato presso la fondazione Gino Germani di Roma, nonché analista di Business Intelligence e di Political Intelligence, e benvenuto su Scuolafilosofica.   Ti ringraziamo per esserti reso disponibile a discutere della tua disciplina e di nuovi scenari internazionali al tramonto di questo decennio. Per iniziare, puoi spiegare ai nostri lettori cosa si intende per Business Intelligence, e cosa fa un analista come te?

Grazie del benvenuto, è un piacere dialogare con voi. Per Business Intelligence intendiamo i processi aziendali connessi alla raccolta informativa e all’analisi dei dati, che sono indispensabili per prendere delle decisioni. In sostanza, si tratta di monitorare scenari, contesti, realtà, e attrezzarsi per governare vantaggi e svantaggi competitivi. Nel mercato, nella competizione economica, ma non solo, le informazioni servono per decidere. Le nazioni, sin dai tempi della nascita dello Stato moderno, hanno usato le informazioni per compiere scelte rispetto a minacce endogene ed esogene. Nel mondo privato, i primi a gestire il mercato delle informazioni sono stati i veneziani e poi i banchieri fiorentini del Cinquecento… Per rispondere alla seconda domanda, io mi occupo di Country Risk e di Political Intelligence, in particolare del cosiddetto “rischio politico”. Cerco di spiegarlo nel modo più semplice: dati informatici, politici, economici e di altra natura, vengono analizzati prevalentemente con modalità statistiche, anche se l’attività di Human Intelligence è necessaria in quasi tutti gli scenari più delicati. Le aziende vanno supportate nel valutare le aree di crisi, le opportunità, i soggetti, le controparti, il business, le minacce. Per fare questo bisogna avere accesso alle informazioni e saperle analizzare.

Capire il nuovo anno – Trend 2019 – Un quadro generale

2019 Trend 

Cicerone si riferiva agli aruspici domandandosi come essi riuscissero a prendersi reciprocamente sul serio. Nonostante ancora l’illuminismo fosse ben lontano dalle accademie, l’illustre e sfortunato politico romano capiva che prevedere il futuro è cosa dai risultati alquanto improbabili.

Lo è ancor di più parlando di politica internazionale, il campo dell’assoluta incertezza e della casualità: ciascuno dei soggetti che vi opera ha una sua strategia, nel migliore dei casi, e il combinarsi di tali strategie genera esiti differenti dalle intenzioni di coloro che le avevano immaginate. Questo fenomeno, noto sin da San Tommaso, si chiama “eterogenesi dei fini” (vedi Cozzi (2019) in Socrate va in guerra), a cui si sovrappongono poi comportamenti e azioni intraprese da soggetti estemporanei, che vanno dai “lupi solitari” (cioè quei soggetti che senza essere membri formali di gruppi terroristici, compiono assalti ai danni di bersagli da loro genericamente identificati come “nemici”) ai corpi elettorali. Azzardare quindi previsioni in materia di politica internazionale può essere fuorviante, meglio è magari cercare di capire quanto sta accadendo ed il perché. Intendo quindi provare a fornire un quadro generale delle situazioni politiche, economiche e sociali del mondo globalizzato e delle specifiche aree strategiche e nelle quali si manifestano fenomeni di crisi.