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Categoria: Ironia

Tacchi a spillo! Una analisi… filosofica?

Tacchi a Spillo

2008 In un momento in cui la mia coscienza era sita in Siena e residente a casa del caro Emilio, ad un orario imprecisato della sera, durante una delle mie consuete passeggiate serali, da buon anziano ante litteram (ma c’era ben poco da fare quando il circolo di scacchi chiudeva le porte…)

Toc, toc, toc, clop, clop clop…

Ma che è? Ci sono dei cavalli dietro di me?

Toc, toc, toc, clop, clop clop… Voci di donne si sovrappongono ad uno scalpiccio degno dell’armata rossa in parata. …Ah ah ah! Si, andiamo in quel locale. Solo bello…

Toc, toc, toc, clop, clop clop…

Ero ancora in quel di Siena, dove sentire degli zoccoli di cavalli battere sul selciato o sulla pietra che pavimenta gran parte della città interna alle mura, non era una cosa così implausibile come potrebbe sembrare. Sicché, quando ancora le voci erano lontane, non era così inverosimile credere che ci fossero davvero dei cavalli. Invece no. Si trattava di giovani donne in dirittura d’arrivo per uno dei (pochi) bar (alla moda giovanile) di Siena. Quando le vidi arrivare, sembravano appunto dei cavalli, che incedevano con un passo (mal)fermo, ma sicuro allo stesso tempo. Il loro essere cavallino si evinceva, oltre che da un rumore sorprendente, anche dalle loro zampe, irrigidite dallo zoccolo alto che dovevano montare: come i muscoli del cavallo si tendono per muovere le possenti zampe, sopra cui infiniti eserciti sono saliti e scesi, così l’apparato motorio delle suddette giovani sembrava rievocare quelli dei possenti destrieri medioevali che ancora si fronteggiano nella piazza del Campo, inesorabilmente, da secoli.

Come ci guardano i continentali: la Sardegna vista dall’Italia

Per tutti voi che non lo sapessero, in Sardegna usiamo genericamente il termine “continente” per intendere “il continente euroasiatico” e non certo quello africano che, nonostante si trovi non lontano, accessibile anche ad un’imbarcazione di piccole dimensioni con motore di meno di venticinque cavalli. D’altra parte, neppure gli africani si sono particolarmente accorti della Sardegna, se non qualche volta e non certo in proporzione a quanto accaduto in altre regioni d’Italia (specialmente la Sicilia). Questo sin dai tempi più remoti, quando i sardi, invece di imparare a combattere o, piuttosto, a diventare abili marinai vennero risospinti dal loro atavico sistema di difesa dalle fatiche all’interno della loro stessa regione: non è un caso che i centri “marittimi” della nostra terra siano abbastanza pochi (pochi in relazione ad una regione che conta oltre trecento paesi, 377, a quanto pare), abbastanza recenti e presidi di potenze ben superiori rispetto alla generale situazione sarda (spagnoli – aragonesi o catalani-, piemontesi, pisani, genovesi…).

Con la parola “continente” si intende generalmente l’Italia. Anche perché, Corsica a parte (che è nota semplicemente come “Corsica”), non siamo vicini sostanzialmente a nessuno e non siamo neppure lontani a nessuno. Il che fa della Sardegna una specie di isola che non c’è, di isola del tesoro di stevensoniana memoria, che è presente e non presente nella cartina geografica. Per questo la Sardegna è una terra che per i francesi non esiste: essi, considerando più importante la lotta eterna con l’impero inglese, continuano a prediligere l’insegnamento della zona atlantica a quella mediterranea. E così capita che andando in Francia ci sia chi non conosca la seconda isola del mediterraneo, seconda poi solo per poco. E’ anche vero che anche l’Italia sembra non sapere bene dove si trovi la Sardegna, ma di questo diremmo tra poco.

La filosofia analitica de Il signore degli Anelli

Abstract

Il lavoro vuole essere una analisi filosofica del mondo possibile descritto da J.R.R. Tolkien, nella trilogia de Il signore degli Anelli. L’analisi è condotta con i metodi analitici offerti dalla corrente filosofia, detta analitica. Essa, piuttosto che un semplice compendio del testo tolkeniano, vuole essere un divertimento a vantaggio dei lettori, che vogliano speculare filosoficamente sul testo e, allo stesso tempo, venire a contatto con un modo di fare filosofia ancora abbastanza relegato agli specialisti. Questo per mostrare che non solo ci si può divertire filosofeggiando, ma che pure è possibile farlo con un modo di fare filosofia che, apparentemente inaccessibile, può invece esserlo, diventando, così, utile strumento e indiscutibile divertimento.


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Cose che capitano durante i test di medicina

Per sdrammattizzare su una delle più grandi piaghe che i giovani devono affrontare ogni anno…

– Alla domanda “Di che colore era il cavallo bianco di Napoleone?” ognuno scrisse un colore diverso.

– Tutti tirarono un sospiro di sollievo quando scoprirono che non dovevano combattere la seconda guerra mondiale.

– Alla domanda “Quando morì Giulio Cesare?” non furono in pochi che si misero a piangere.

La sposa lucana. Enrico Pili

Di Enrico Pili

Reportage dal Sud.

Non più di dieci chili nel bagaglio a mano del volo low cost. A malapena l’abito per la cerimonia che, pazienza, si stropiccerà un po’, le camicie, due cravatte, intimo in abbondanza, non si sa mai diceva la madre, fanatica delle pulizie e del chiodo fisso, più angoscioso della morte, di trovarsi pronta per l’ultimo viaggio: che vergogna essere impreparati per tale evenienza, con le mutande di due giorni o i calzini che puzzano. Un viaggio di sola andata, low cost, l’ultimo e il più importante, pretende una biancheria fresca di bucato e più linda dell’anima.

In termini spiccioli, dimmi cosa è la filosofia! Ovvero, “la capra sopra la panca campa e sotto la panca la capra crepa”.

Di Pili G.,                              www.scuolafilosofica.com

(1)   Sopra la panca la capra campa,

(2)   sotto la panca la capra crepa.

Una delle domande più gettonate dalla folla silenziosa ma mai troppo addormentata per non essere curiosa, è: dimmi un po’, tu che ne sai, ma cosa è la filosofia? Essendo una materia difficile, la cui asperità nasce da un tecnicismo talvolta ingiustificato e dalle strane domande, lascia disorientati tutti coloro che non penetrano la disciplina in fondo. Inoltre, non si è mai chiarito a cosa la filosofia debba servire: in poche parole, quale è il suo fine. L’obbiettivo finale chiarisce immediatamente, più o meno, i passi necessari per raggiungerlo e, per questo, si giustifica ogni fatica.

L’importanza di ragnarsi Ernesto. Di Pili W.

Wolfgang F. Pili                  www.scuolafilosofica.com

C’era una volta, nel Regno degli Arachidi, sulle sponde del mar più Morto che Vivo, un ragno, anzi un ragnone, un ragnebreo, il quale regnava e ragnava al suo popolo una pura alimentazione kasher.

Questo ragno era un’icona per tutto il popolo e si chiamava Ernesto piede destro di Varisto primo ministro sinistro.

Eravamo circa nel quinto ragnello dopo Isacco e ormai il popolo ragnoide non accettava più le ingiustizie di Ernesto: infatti, dopo un po’ di tempo, Varisto primo ministro, convocò i  “Ragni generali” che proclamarono sciopero generale fino a nuovo ordine.

Ernesto era da un po’ di tempo rinchiuso nel suo palazzo e, stufo e stressato, decise di evadere in una notte buia in cui, dopo aver tracannato litri di ragnonau di Rogliastra e Ragnentinu del Rampidano, si prese una cotta.