Press "Enter" to skip to content

Categoria: Itinerari

Tristan da Cuhna, ovvero l’elogio all’isolanità

Tristan

Iscriviti alla Newsletter!


Dedicato ad Andrea Corona primo fra tutti con i quali ho espanso i miei desideri di viaggiare nel mondo, ahi noi, il turista per sempre non l’abbiamo ancora vinto. Ma l’Irlanda ci aspetta.

Dedicato a Matteo e Andrea Mereu, con i quali condivido sogni di viaggio molto importanti; giammai è tardi per sognare, ma anche di credere nel sogno.

Dedicato a Paolo, quando meno ce lo aspetteremo, scriveremo i ricordi alcolici di un nostro viaggio, magari a Tristan da Cunha.

Dedicato a Giangi, ai turchi e al suo video girato da delle studentesse (chissà) in gita verso Anadolu Kavağı, che vaga nell’etere e nella versione “tarocca” turca di youtube.

Capita, nei miei momenti liberi, che non sappia cosa fare: allora fin da ragazzino sbrigavo il tempo a guardare il mappamondo alla ricerca di isole sperdute, di isolette che solo il nome evocassero l’esoticità del viaggio e la lontananza da casa. Oggi più del mappamondo, mi oriento guardando Google Maps o Google Earth, che malgrado ledano qualche diritto alla privacy, sono ottimi strumenti per viaggiare utopicamente. Ed immagino in un futuro distopico, teletrasporti e portali supersonici che ti porteranno in qualche secondo gratuitamente, dove si vorrà. Ma questa è un’altra storia.

Che siano mappamondi, che sia Google Maps, si tratta sempre di un viaggio virtuale, un viaggio onirico, ma che negli anni è diventata una passione: lo studio dei paesi isolani più remoti del mondo, dei quali un giorno, non mi dispiacerebbe poter redigere un libro.

San Fruttuoso: una gita in un angolo di paradiso, fra assente segnale del cellulare e scolaresche eccitate

What will we do with a drunken sailor?

What will we do with a drunken sailor?

What will we do with a drunken sailor? Early in the morning

Oggi, trovandomi a Genova da settimane per motivi di lavoro ed essendo oggi il mio giorno di riposo, malgrado la mia forma attuale di allergia o raffreddore, ancora non ho ben capito, ho deciso di partire per una gita fuori porta. La meta da me ponderata è stata Camogli con deviazione in battello verso il piccolo villaggio di San Fruttuoso.

1

La mattina presto mi sono dunque recato a Brignole, la fatiscente stazione dei treni di Genova in perenne ristrutturazione: davvero una brutta immagine di presentazione per chi arriva da fuori, di disagio per chi vive da pendolare, di costernazione per il turista. Nonostante non sia proprio uno sprovveduto ho impiegato almeno sei minuti a trovare le biglietterie automatiche. E già questo non sarebbe stato un incentivo a comprare il biglietto. Tuttavia, preso dai buoni costumi sociali, dalle rimembranze della buona educazione ricevuta dai miei cari, e dal mio profondo spirito scout, decido di comprare nonostante tutto il biglietto: €2.70 sola andata per Camogli, laddove mi avrebbe atteso il battello.

L’Isola della Gorgona

L’Italia ha un ricco patrimonio legato al territorio insulare: sul nostro territorio sono presenti 801 isole, isolotti, scogli, faraglioni, nonché isolotti lacustri censiti dall’Italian Island Award ( http://www.aribusto.it/iia_directory.htm ). Nel link segnalato è presente l’elenco di tutte le isole italiane. In questo articolo vi vogliamo parlare di un isolotto in particolare: l’isola della Gorgona. Frazione del comune di Livorno, dista da esso 37 chilometri (circa un’ora e mezzo di navigazione con tempo buono). È un’isola di 2.25 km quadrati (per intenderci cinque volte circa più grande del Vaticano) e si presenta come un isola rocciosa e montagnosa la cui sommità più elevata raggiunge i 255 metri di altezza. La vegetazione è quella tipica della macchia mediterranea, ma sono presenti anche esemplari di ontano e, più rari, di castagno.

L’arcipelago delle Svalbard – l’avamposto più a nord del mondo

Svalbaard

Introduzione

Ci sono angoli di mondo lontani. Ci sono angoli di mondo che molti di noi ignorano, nel senso globale del termine: d’altronde ci sono luoghi geografici che uno guarda nel mappamondo e pensando fra sé e sé: “Chissà com’è? Chissà se esiste davvero? Mo googlelo là!” fino a scoprire che quel posto esiste davvero. Da questo punto di vista, io ho esplorato il mondo quasi quanto lo fecero Giovanni Caboto che per primo scoprì, dopo i nativi stessi, le coste del Labrador, e fra gli altri di Fernhao de Maghalaes, in arte Magellano, che fra le tanto scoperte aprì per primo il passaggio verso le Indie, tanto ricercato da Cristoforo Colombo

E così è: l’arcipelago delle Isole Svalbard per chi se lo fosse chiesto, esiste davvero. Tre ore di ore da Oslo, cinque da Roma, otto da New York e dieci da New Dehli (ma solo se fa bel tempo). Insomma, un luogo non proprio dietro l’angolo, se non sei residente del Polo Nord, e in tal caso, si deve essere armati di motoslitta e molta buona volontà, oltre che di un buon eskimo lappone.