Category Archives: Saggi di Critica Sociale

Una riflessione aperta sulla nostra società: la società della libera schiavitù.

1) La nostra società si fonda su dei rapporti di diseguaglianza sia formale che reale, sia tra individui “liberi”, sia in contesti in cui le persone si ritrovano a dover seguire delle norme istituzionalmente riconosciute. Nei casi in cui ci sia una mediazione di leggi, non c’è mai una condizione di piena parità, ma sempre una diseguaglianza sul piano reale: nelle pubblicazioni non c’è rispetto dell’integrità intellettuale per presunte necessità economiche o di interesse politico o istituzionale. Nel qual caso, l’opera non è libera ma sempre il risultato di una mediazione sul piano di interesse nella quale l’autore dell’articolo è sempre in difetto, impossibilitato a difendere la propria posizione perché non ha alcun potere reale di intervento. Nel caso di una relazione di tipo lavorativo, sono arrivato alla conclusione che il lavoratore ha solo dei diritti limite, di “difesa” del proprio lavoro, non concepito come intervento attivo del lavoratore, ma solo la salvaguardia del suo stipendio: che non è la difesa del suo operato. Noi siamo degli schiavi e il rapporto schiavile cessa solo quando c’è una parità nelle possibilità di difesa, sia di diritto che di fatto su oggetti che non sia il valore pecuniario. Continua la lettura

Waka Waka (This is time for Africa). Ovvero uno studio su un risultato vincente dell’industria culturale di massa.

Questa breve analisi vuole mostrare due proprietà importanti della canzone Waka Waka (This is time for Africa): primo, si tratta di un prodotto dell’industria culturale e, come tale, va considerata sul piano della lavorazione prim’ancora che del livello estetico; secondo, che essa è stata una progettazione complessa programmata per essere un “contenuto culturale vincente”, vale a dire capace di attirare l’attenzione di milioni di individui.

Un prodotto dell’industria culturale è un qualunque artefatto che contiene informazioni con il solo scopo di un guadagno, sia esso economico o di prestigio, o di entrambi. Se la definizione proposta è vaga, è solo perché la produzione dell’industria culturale è, di per sé, molto variegata e include molti artefatti culturali di genere molto diverso. La principale caratteristica, però, rimane il fine: se ogni opera d’arte deve avere un fruitore potenziale, ciò non vuol dire che essa abbia come scopo un guadagno, inteso come la massimizzazione di un’utilità tangibile. Assumiamo che l’Arte, distinta, in ciò, dalla pura produzione di artefatti culturali, sia la produzione di opere belle, cioè rimarchevoli da un punto di vista estetico. Allo stesso modo, assumiamo che la produzione di Conoscenza, in qualsiasi forma essa si presenti, sia slegata dal guadagno, come l’abbiamo precedentemente definito. In questo senso, possiamo parlare dei contenuti dei prodotti dell’industria culturale come degli artefatti informativi che non hanno come scopo né la produzione di opere esteticamente rimarchevoli, né di opere conoscitivamente rilevanti, ma solo artefatti (perché prodotti da individui attraverso strumenti) informativi (perché hanno come contenuto un materiale da consumare a livello mentale) il cui scopo è divertire lo spettatore e far avere vantaggi al produttore. Continua la lettura

Manifestare il dissenso con gli atti linguistici.

Mussolini marcia su Roma e vuole prendere il potere. Un’immensa folla lo segue. Prima domanda: la folla che segue Mussolini sta compiendo un atto linguistico favorevole alla presa del potere da parte del Duce oppure no? Invece, coloro che guardano Mussolini sfilare senza dire una parola, stanno sostenendo il Duce o no? Continua la lettura

Lo scialle giallo. Storia della prostituzione dalle origini a oggi. Lasse B.

La storia della prostituzione è una delle vicende più interessanti e meno studiate dalla storiografia professionale. Ciò, per diversi motivi. In primo luogo, sebbene essa sia la testimonianza di una parte importante della componente sociale, attraverso la quale si può capire meglio la natura umana nella relazione con il sesso, essa non compare in primo piano nelle vicende storiche rilevanti. Ammesso e non concesso che i grandi personaggi storici si siano mai avvalsi di prostitute, come personaggi di mediazione o come persone capaci di aver su di loro una certa influenza, ciò non sarebbe notato volentieri da nessuno. Infatti, è un fatto recente l’ammissione di certi politici alla loro attiva partecipazione a certi menage. Continua la lettura

La malattia esantematica della scuola: evviva gli scioperi!

Di Giangiuseppe Pili  www.scuolafilosofica.com

La Scuola italiana è affetta da una malattia esantematica: gli scioperi, meglio, gli scioperi studenteschi, non certo preferibili a quelli spesso meno seri degli insegnanti.

La loro sostanza è variabile e passa dalla più seria, cosa strana e rara, alla più futile, più usuale e diffusa; altra cosa importante è senz’altro la modalità della gestione; e infine lo scopo, non sempre specificato, o conosciuto interamente, è confuso e ciò vale pure per i mandanti, figuri oscuri alle masse in quanto la loro stessa effettiva esistenza è circondata da una non so che aria di leggenda. Continua la lettura

Spinoza e il sabato sera.

Di Giangiuseppe Pili             www.scuolafilosofica.com

Introduzione

Ogni grande filosofia è una interpretazione intelligente della realtà. La realtà che ci circonda non sempre si mostra ricca di gioia e di calore, a volte alla meraviglia della scoperta non si associa la felicità. Felicità: il superamento di questo scacco, accettazione della verità. La filosofia è iniziata senz’altro con una certa incredulità, con dello stupore. Ma spesso si da per scontato che questo stupore sia sempre qualcosa di gioioso quando spesso genera angoscia. E’ quando passa l’angoscia che rimane una più pacifica visione delle cose, quando la lotta ha portato alla tregua, una tregua che certo mostra le vecchie cicatrici ma che in esse si rivede con serenità lo spavento per la paura ormai passata. Continua la lettura

Il principio dell’auctoritas. Saggio critico alle “autorità” contemporanee.

Pili G., www.scuolafilosofica.com

Il principio dell’autorità era l’idea secondo cui tutti coloro che si approcciavano allo studio d’una materia, dovevano seguire sempre l’opinione di altri personaggi autorevoli. L’autorità era l’opinione consacrata a verità.

Uno dei passaggi fondamentali tra l’età medioevale e l’età moderna, in particolare in ambito scientifico, è stato quello di accantonare progressivamente le “vecchie opinioni” per seguire strade nuove o, semplicemente, sperimentare sul campo nuove idee per metterle alla prova. La critica a tale principio è stata fondamentale per la nascita della scienza la quale presuppone un’attività di verifica fattuale e non solo di analisi a priori. In questo senso, l’autorità era un ostacolo verso la libertà degli studi necessaria allo sviluppo della scienza. Continua la lettura

L’università italiana, un mondo ai confini con la realtà. Analisi critica della “Peculiare Istituzione”.

Di Pili G.           www.scuolafilosofica.com

Che cosa si debba ottenere dal proprio corso di studi è una questione dibattuta. I più considerano lo studio post-diploma come un investimento sul tempo e sulla qualifica, piuttosto che esperienza formativa. In linea di massima, tutti coloro che si iscrivono all’università lo fa con l’idea di ottenere un “futuro”, indipendentemente dalla propria capacità e conoscenze. E’ una scommessa.

Le nuove matricole, secondo dati ISTAT (2008), sono 308.000. C’è in leggero calo. Ciò è dovuto anche alla diminuzione dei ragazzi dell’età di 19 anni. Che i giovani siano alla ricerca di lavoro e siano indirizzati verso corsi di Laurea di “formazione professionale” è un dato ricavabile dalla loro scelta: nella hit parade vediamo al primo posto le lauree del gruppo Economico con una quota di iscritti pari a 41.000 nel 2007. Al secondo posto abbiamo il gruppo giuridico con 36.000 iscritti e al terzo la facoltà di Ingegneria con 31.000 persone. Al quarto posto c’è il polo letterario con iscritti pari a 24.000. Va tenuto presente che in “Lettere” sono inseriti molti corsi di studio che far rientrare nella categoria letteraria è almeno discutibile. Dopo il polo letterario abbiamo Medicina con 19.000 iscritti. Si tenga conto che quasi tutti i corsi per lauree attinenti ad attività mediche sono a numero chiuso. Per esempio, esiste un corso di studi per insegnare ad usare i macchinari di cardiologia presente in tre università (di cui una è privata) e ha un totale massimo di iscritti che non supera i quaranta per regola. Se ci fosse libertà di iscrizione è probabile che i medici supererebbero tutte le altre facoltà. Continua la lettura

Elementare, come dire: “Guardo l’orologio”. Il racconto di un’esperienza di Volontariato.

Di Pili G.                 www.scuolafilosofica.com

Il mio primo giorno di lezione nella scuola serale per extracomunitari, l’istituto “La tenda” a Milano in via Livigno, è stato un mesetto fa, quando, insieme ad un altro “docente” più anziano, ho testato le mie doti d’insegnante. Erano le sette e mezzo di sera, quando Giancarlo mi ha lasciato lo spazio per improvvisare una lezione.

Facciamo qualche precisazione. La lezione verteva su argomenti assai speciosi, di genere filosofico e astratto, quali le lettere dell’alfabeto, in particolare le vocali “e” ed “o” e il suono delle lettere “c” e “g” con o senza “h”. Per chi non lo sapesse, come me allora, gli arabi non hanno i suoni “e” e “o” né lettere corrispondenti nel loro alfabeto. Era la prima volta che mi trovavo di fronte a delle persone che non riuscissero a pronunciare alcune vocali. E’ un fatto curioso, importante e che porta a tanti pregiudizi pericolosi, quello di credere che ciò che sia più semplice è ciò che ci risulta più facile. Continua la lettura

Piccole osservazioni tra manifestazioni vecchie e nuove.

Di Giangiuseppe Pili.                                                  www.scuolafilosofica.com

Quanto è il peso intenzionale delle azioni di chi ha fatto il ’68, determinarne o definirne la quantità può essere illuminante. Un problema molto importante è: la responsabilità dei processi storici è individuale o di masse? Consigliando la lettura del Paradosso della responsabilità sociale, (già presente in www.scuolafilosofica.com), vogliamo precisare il punto: non è possibile che sia la società, sia l’individuo siano elementi responsabili. Se la responsabilità dei processi storici è nelle mani delle masse allora non è nelle mani del singolo essere umano. Questo si deduce dall’assunzione che la società può essere definita responsabile solo in quanto tutto unito: altrimenti si ricade nel paradosso che parti di società sono ancora società in grado di agire indipendentemente e così via fino ad arrivare al singolo. Ma, viceversa, se il singolo è responsabile allora non lo è la massa in quanto due individui agiranno ciascuno per sé indipendentemente dal resto della società e quest’idea, cioè che la responsabilità è un fatto individuale, è stata riconosciuta anche dal tribunale di Norimberga dove solo i singoli nazisti furono riconosciuti colpevoli ma non l’intera Germania. Continua la lettura