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Categoria: Sicurezza e Relazioni Internazionali

Interactions as the unit of analysis

  1. Results cannot be predicted from the separate actions.
  2. Strategies depend on others’ strategies.
  3. Behavior changes the environment.

For my Bachelor’s dissertation I have delved into the approach to International Relations Theory based on Complexity studies, grounding the account into what Robert Jervis proposes in his book System Effects. This understanding of international relations puts classic conceptions of levels of analysis into question. A long-lasting debate on which should be the fundamental unit of analysis for an IR (International Relations) theory has characterized the discipline and any theoretical proposal has provided its views and assumptions regarding this problem[1]. Thus, in presenting the complexity approach to IR, it is necessary to make clear its stance on that as well.

JervisThe historical debate has considered mainly three levels of analysis: individuals, states and system. These ones go from the lower level to the higher, and even if the second one is sometimes eluded[2], the logic of such scheme can be easily grasped. On one extreme, liberalism[3] has historically preferred the first level, as people express and act accordingly to their preferences and interests and then form higher levels’ behavior and effects. Gender approaches[4] second these liberal assumptions, focusing on individuals’ issues and relative power of different genders.

La lunga notte: cronaca del golpe in Turchia

La seguente analisi del tentato golpe in Turchia si propone di trattare l’accaduto in modo scientifico, senza alcuna finalità ideologica.

hqdefault (1)15 luglio 2016, ore 22:00 (ora italiana), Turchia.

Ad Istanbul i ponti sul Bosforo vengono chiusi da cordoni di sicurezza della Jandarma (polizia militare turca) isolando così la capitale dal continente asiatico. In pochi minuti ad Istanbul e ad Ankara, i due cuori della Repubblica Turca, colonne di militari si muovono verso i centri nevralgici del potere con l’appoggio di mezzi blindati e mezzi aerei. Carri armati sfilano per le strade e Istanbul è sorvolata da elicotteri d’assalto. Sembrerebbe anche che alcuni F-16 sorvolino la capitale.

Alle 22:16 il governo turco annuncia che è in atto un tentativo di colpo di stato da parte di alcuni reparti delle FF.AA. turche.

Sembra il tentativo possa andare a buon fine. I golpisti puntano verso il parlamento ad Ankara. Nella stessa città viene occupata la sede della rete televisiva turca TRT ed interrotte le trasmissioni. Si annuncia che un non meglio definito “Consiglio di Pace” formato da militari sta prendendo il controllo del paese. L’obiettivo dichiarato è formare un nuovo governo per fermare la deriva autoritaria portata avanti dal presidente turco Erdogan.

Vivi e lascia vivere? Una riflessione sugli attentati terroristici in Europa

Si pensa spesso che il problema terroristico sia principalmente una questione americana, nata contro gli Stati Uniti perché il paese che assomma tutte le colpe del blocco occidentale: paese capitalista, democratico ma con una chiara politica estera, spregiudicato nelle scelte e non sempre capace di risolvere le diatribe internazionali. Ma la verità è un’altra. Dopo l’11 settembre del 2001, i principali attentati terroristici di stampo religioso non si sono concentrati negli USA, ma in Europa: ci sono stati attentati nelle capitali dei paesi più importanti dell’Europa, cioè Madrid, Londra, Parigi e oggi Bruxelles; ci sono stati evidenti problemi anche in Danimarca e in Germania. Inoltre, la frequenza degli attentati sta crescendo ed è impossibile ignorarne la sempre più lunga ombra sulla sicurezza del blocco europeo. Non è una questione di controllo delle frontiere interne dell’Europa.

L’Europa è sempre stato un insieme di Paesi non solo disuniti, ma addirittura nemici tra loro. Non c’è bisogno di riportare il caso dell’infinita sequenza di guerre intestine, guerre propriamente europee per scoprire quello che sappiamo tutti. Però, proprio quando l’Europa si combatteva nei campi di battaglia, proprio allora, l’Europa si era scoperta padrona del Mondo, con l’economia più prospera del pianeta e con una delle tradizioni culturali più straordinarie che siano mai state concepite. Sia chiaro che il colonialismo e l’imperialismo non sono intrinseche virtù politiche e sociali, sono solamente un dato di fatto. Non gli Stati Uniti, non l’URSS, ma l’Europa ha avuto sottomano simultaneamente l’Africa, il Sud-est Asiatico, e gran parte dell’estremo oriente sotto le sue mani. Perché? Perché l’Europa, sin dalle origini, è un popolo guerriero, in armi, pronto a mandare al macello i propri giovani per vantaggi politici. Ora le cose sono cambiate?

Special Forces and Intelligence Collection

The present work deals with the role of military Special Forces in intelligence. Special Forces are involved in the data’s collection phase of the intelligence cycle, since they have advanced operative power. The current article is a brief analysis based on a short talk given during a Summer School on Intelligence Studies at King’s College London. Therefore, we aim to give just a partial introduction and not to present an extensive discussion. The paper offers a scientific and descriptive view, and it does not address evaluative or ethical issues.

The following analysis is based on some recent wars cases, such as the Iraq or the Afghanistan ones, in which United States deployed special corps with clear intelligence-oriented tasks. First, we will consider what Special Forces (Spec-Forces) usually do or what people think they are doing. Second, we will show what their role in the intelligence cycle is, and how they act within a specific tactical process. Third, we will address some benefits and problems with respect to the recruitment of military Spec-Forces personnel for intelligence activities.

Security: Analysis of a Concept for IR

armsIn International Relations debates’ we often deal with ‘security’, in both realist and idealist approaches. From Hobbes politics has been concerned about security issues of states and other organizations. Yet, little effort has been made to clarify theoretically what ‘security’ means, and only recent contributions have moved in such direction. Theories of IR have always been polarised between two core concepts: power and peace. These concepts developed mainly during Cold War and have provided narrow views of international affairs, while an approach based on security could deal better with global complexities.[1]

Lo scandalo “Datagate”. Ovvero: “Tanto rumore per nulla”.

Dopo circa tre anni [l’articolo è stato scritto nel 2012 N.d.R.], assistiamo al secondo “psicodramma” che vede per protagonisti i Servizi di intelligence (soprattutto degli Stati Uniti) e i palazzi del potere di mezzo mondo. Dopo lo scandalo “WikiLeaks”, che ha visto come “mattatore” assoluto sul palcoscenico Julian Assange – e come vittima sacrificale il soldato Manning, “gola profonda” dello scandalo e, per il momento, unico condannato (35 anni di carcere) – un altro dipendente del governo americano, sempre nel nome dei più nobili diritti alla libertà di informazione e alla trasparenza, ha deciso di vuotare il sacco (ma fino a che punto?) e di lanciare il sasso nello stagno diffondendo informazioni classificate ad alcuni organi di stampa e quasi certamente – cosa più preoccupante per l’amministrazione USA – ad altri Servizi di intelligence di Paesi non proprio “amici”. Come tutti i sassi lanciati in uno stagno provocano, lì per lì, un allarme generale tra anfibi, rettili e uccelli che abitano l’ecosistema, per poi tornare in breve tempo alla “stagnazione” tipica dell’ambiente palustre, così, in proporzione più ampia, le rivelazioni dell’analista informatico della NSA (National Security Agency, l’agenzia di intelligence statunitense che si occupa di SIGINT e ELINT – Signal e Electronic Intelligence), Edward Snowden, hanno provocato un’altra tempesta in un bicchier d’acqua, tanto eclatante quanto, alla resa dei conti, inconsistente, con reazioni che hanno oscillato tra i toni melodrammatici del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, a quelli battaglieri, tipici della grandeur francese, dell’inquilino dell’Eliseo, François Hollande, passando attraverso una oramai tristemente tipica via di mezzo (che forse vorrebbe ispirarsi alle teorie di Guicciardini, me ne è solo una brutta copia, o meglio, un’errata interpretazione) delle autorità italiane, e il più coerente e decoroso silenzio di quelle britanniche.

How can Epistemology improve Intelligence Analysis?

What enables the wise sovereign and the good general to strike and conquer, and achieve things beyond the reach of ordinary men, is foreknowledge.

Sun Tzu, Art of War, VI bc.

urlIntelligence agencies deals everyday with a massive amount of information collected by different gathering methods and they have to process them in order to produce assessments, reports and briefs for politicians and decision-makers. This is a real challenge, given the limited time, the huge quantity of data they have to go through and the imprecise and incomplete nature of these data. This intellectual challenge is the task of intelligence analysis, that stage of the process that has to “make sense” out of all this information received at the agencies’ headquarters. Both the institutional and the academic world have been concerned with issues about intelligence analysis, as it seems to be one of the most critical parts of intelligence: it is here that raw information are transformed and politicians receive the materials on which decide from here. Thus everyone would like to improve intelligence analysis as much as possible and many articles and books have developed and offered techniques and tools to reduce analysts’ errors while increasing their analytical ability.

Ordine internazionale per i diritti umani: un progetto possibile?

Struttura dell’articolo

imgres

1. L’idea della Dichiarazione Universale

2. Il progetto di Kant e la teoria liberale nelle relazioni internazionali

3. ‘Guerra giusta’ e difesa dei diritti umani

4. Critiche alla teoria liberale della ‘guerra giusta’ 

5. Una possibile diversa proposta

6. Conclusioni

Bibliografia


Un problema riguardante i diritti umani e il loro rispetto è quello della loro internazionalizzazione, ossia della diffusione ed estensione di politiche coerenti con i principi dei diritti umani nello scenario internazionale. Negli ultimi decenni diverse organizzazioni non governative (ONG) e istituzioni internazionali come l’ONU si sono impegnate affinché più stati possibili adottassero una legislazione e un atteggiamento rispettoso dei diritti dell’uomo come affermati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948. Ma questa volontà di creare una sorta di ordine internazionale in cui gli stati accettino uguali legislazioni interne ed esterne che fondamenti teorici ha? E cosa determina nella pratica politica?