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Categoria: Storia Greca

I mercenari dell’Arcadia

Table of Content

1.1 Introduzione
2.1 Arcadia
3.1 Gli Arcadi
3.2 I mercenari
4.1 Conclusioni
5.1 Bibliografia

1.1  Introduzione

L’Arcadia sembra essere una terra che si presta facilmente alla formazione di mercenari. Curioso è l’aspetto, notato da N. Fields sul come, a distanza di secoli, fra popolazioni con diverse collocazioni geografiche, possa presentarsi una stessa ragione di essere che accomuni due popoli. La ragion d’essere di cui sto parlando è l’arruolamento di mercenari: sia Svizzeri che Arcadi hanno venduto per anni la propria forza militare al miglior offerente. La Svizzera ha visto in età moderna nel mercenariato una via di fuga alla povertà dilagante, mentre la stessa povertà ha dato un enorme spinta al fenomeno. Così, numerosi gruppi di mercenari stipularono patti con governanti stranieri e capitani che avessero intenzione di negoziare e rinforzare le proprie truppe.

L’Arcadia, proprio come la Svizzera, è una terra molto povera, quasi del tutto costituita da montagne, tale da divenire la patria di mercenari al soldo dei miglior offerenti.

Le guerre persiane: l’inizio di una nuova epoca

Con l’articolo precedente riguardante l’Atene di Pisistrato e Clistene abbiamo chiuso il discorso per ciò che riguarda la storia della Grecia arcaica, che abbiamo visto essere composta di importanti tappe a partire dalla storia della civiltà Micenea, punto di partenza storico essenziale per il centrale sviluppo della società greca nell’VIII secolo a.C.. Da adesso in poi analizzeremo i fatti che si succedono dal V secolo a.C. in poi, periodo considerato l’apogeo delle poleis, soprattutto della polis Atene, dove la democrazia si è radicata a livello sociale e inquadrata a livello istituzionale grazie alle riforme di Efialte: Atene costituirà un modello per lo sviluppo di molte città stato. Atene vivrà un periodo di grande prestigio e di dominio sul Mar Egeo. È il periodo in cui fioriscono le grandi arti letterarie che ci sono giunte intatte fino ai giorni nostri, come le tragedie di Euripide, Sofocle e Eschilo, le commedie di Aristofane, e ancora in cui nascono i grandi storiografi greci vale a dire Tucidide ed Erodoto. La successiva Guerra del Peloponneso determinerà la fine degli equilibri del “secolo di Pericle”.

Sviluppo politico nell’Atene arcaica: da Solone a Clistene

Come nella storia arcaica della maggioranza delle polis, anche quella di Atene è caratterizzata dalla debolezza dell’organizzazione statale e dal predominio delle famiglie aristocratiche. Nelle mani dell’aristocrazia c’era il più importante collegio formato dai nove arconti, così come un organismo di circa trecento membri denominato Areopago, così detto dal nome della collina dedicata ad Ares dove si tenevano le assemblee, al quale spettavano la giurisdizione dei reati di sangue, la custodia delle leggi e il controllo sui magistrati stessi. La forza dell’aristocrazia emerse a partire dalla metà del VII secolo a.C. precisamente fra il 636 o il 632 a.C., durante la quale ad Atene il giovane Cilone cerca un gruppo di seguaci per imporre la tirannia nella polis. Ma la casata degli Alcmeonidi, destinata ad essere protagonista per diverso tempo, fermerà Cilone (che riuscirà a fuggire) e truciderà i suoi seguaci, causa di una damnatio memoriae da parte delle fonti storiografiche di Erodoto e di Tucidide.

L’evoluzione delle poleis dall’VIII al V secolo a.C.

L’evoluzione delle poleis è stato un processo che si è sviluppato nell’arco di diversi secoli e che è stato lento e graduale, passando per diverse fasi. Fra l’VII secolo e il V secolo a.C. assistiamo perciò allo sviluppo e alla progressione verticale di un nuovo sistema politico totalmente estraneo alla storia precedente: la polis presuppone l’esistenza di un territorio rurale diviso tra i membri della comunità contadina (la chora) e inizialmente vede al potere di questa gli aristoi, ovvero i migliori, della comunità composta, per la maggior parte dei casi, da qualche centinaia di abitanti (si arrivava al migliaio) fra aristocratici, contadini, artigiani e schiavi.

La nascita di queste nuove città portò subito a una crisi demografica: troppo veloce fu l’aumento della popolazione, rispetto alle capacità produttiva della polis e del suo terreno coltivabile per riuscire a mantenere lo sviluppo nei termini di una sostenibilità locale. Si imporrà dunque lo sviluppo delle colonie.

La nascita delle Pòlis

Non c’è dubbio che l’VIII secolo a.C. sia stato l’anno della svolta per quanto riguarda la storia greca e che sia stato l’anno in cui abbiamo di fronte a noi tutti gli elementi che segnano la definitiva nascita e consacrazione delle polis. Ripercorriamo brevemente gli elementi che hanno anticipato la loro nascita:

  1. comparsa della lingua scritta;
  2. sviluppo dei grandi santuari;
  3. fioritura dei culti eroici;
  4. aumento della popolazione;
  5. economia basata sull’agricoltura e sulla guerra;
  6. instaurazione di regimi politici pressoché stabili.

Tutta questa serie di presupposti storici, che comunque non si svilupparono nel breve termine, ma piuttosto di un secolo (il IX secolo a.C.) cioè di un lungo periodo storico. Si considera una data riconosciuta dalla storiografia come atto di nascita delle polis: il 776 a.C., vale a dire l’anno della prima Olimpiade che si tenne a Olimpia, una polis situata nell’Elide regione ionica, già famosa per i suoi templi (soprattutto quello in onore di Zeus) e meta di pellegrinaggio.

L’evoluzione verso le pòlis

Nell’articolo[1] precedente abbiamo analizzato quali sono state le cause della fine della fiorente civiltà micenea e abbiamo posto le basi, nel periodo denominato “medioevo greco” o “periodo buio” per la ristrettezza delle fonti, per la nascita della civiltà greca delle polis. Abbiamo quindi detto che quando si ha una cesura netta nella storia, si rinnova la sfida della civilizzazione, com’è nel caso del passaggio dalla civiltà micenea a quella greca, intermezzata dal periodo buio, il quale va inteso come periodo di transizione e di simil-unione fra il periodo miceneo e quello della nascita delle polis.

Il medioevo greco si fa usualmente terminare fra il X e il IX secolo con un margine di oscillazione di qualche decennio: tuttavia è in questi anni che riprendiamo ad avere attestazione certe riguardo alla storia greca. Infatti, ci fu un rapido incremento demografico con l’occupazione di siti sempre più numerosi. Ritroviamo la costruzione di siti religiosi con la presenza di nuove offerte verso le divinità. E infine, forse uno degli elementi più importanti fu la ripresa degli scambi con l’esterno: i Greci entrano in contatto con i Fenici e con le popolazioni del Vicino Oriente, specie naturalmente attraverso gli insediamenti nella Ionia (la parte orientale della Grecia). Nel secolo seguente ci fu lo sviluppò delle attività prima di esplorazione e poi di colonizzazione, verso l’Italia e segnatamente verso la Sicilia.

L’importanza della civiltà Micenea nell’ambito della storia greca: le tombe a fossa

La civiltà Micenea si sviluppò nella regione del Peloponneso a partire dal 1600 a.C. circa, laddove un popolo nomade che prende il nome di popolo acheo, si stabilì creando una regione abitata, facendo di Micene il polo unitario del loro territorio: era infatti questa la città più grande da cui la civiltà prende appunto il nome. Altre importanti città fondate dagli achei furono senz’altro Sparta, Tirinto, Pilo e Argo. Come tutte le popolazioni seminomadi (o nomadi del tutto) erano dediti alla pastorizia, alla agricoltura locale, alla caccia e alla pesca. Inoltre intrapresero degli scambi commerciali con i cretesi dai quali impararono l’arte della navigazione. Avevano un’organizzazione militare, spesso le stesse città erano in conflitto fra di loro e inoltre dovevano vigilare contro la minaccia degli ittiti, resilienti nell’attuale territorio turco.

Il termine “miceneo” è stato coniato da uno dei più grandi studiosi e archeologi della storia greca, il tedesco Heinrich Schliemann. Invece Micene veniva descritta da Omero come una città “ricca d’oro” ed era da quel luogo che era partita la spedizione contro Troia con a capo Agamennone. Oggi le rovine di questa città vengono ancora ammirate con stupore tremila anni dopo la loro costruzione, e lo stesso, i viaggiatori che visitavano questa zona nel VIII secolo a.C. la ammiravano come luogo di culto, là dove era nato lo splendore dell’antica Grecia.

Fondamentali cenni sulla storia di Creta fra il 2200 e il 1375 a.C.

La storia di Creta è una storia molto antica. Infatti, popolazioni abitavano l’isola di Creta già a partire dal Neolitico. Per motivi di tempo e importanza partiremo dal 2200 a.C. circa quando i nativi cominciarono a costruire i primi palazzi, in quello stesso periodo in cui i Micenei cimentavano le loro doti nelle arti funerarie. Questo è un periodo molto importante perché segna la cesura fra un momento iniziale in cui si viveva in grossi villaggi dediti all’agricoltura e alla pastorizia, e un altro momento in cui comincia a nascere l’agglomerato urbano. Si crea dunque un architettura pianificata con rete stradale, rete fognaria, acquedotto, fontane e spazi riservati, al cui centro di tutto c’era il palazzo.

Nasce così dunque l’età dei palazzi, a cui probabilmente i cretesi si rifecero come modello alle civiltà del vicino Oriente, anche se gli studiosi non si azzardano a trarre conclusioni definitive a riguardo: sono troppi pochi infatti i riscontri e non abbiamo certezza che la nascita dei palazzi a Creta non sia dato da un’evoluzione delle tecniche native.

Il problema delle origini: gli albori della civiltà greca attraverso le fonti archeologiche mediate dalle fonti linguistiche

In Introduzione alla storiografia greca: Erodoto, Tucidide, Polibio e le figure minori abbiamo analizzato le varie figure di storici e letterati antichi che ci hanno tramandato fondamentali nozioni per la strutturazione di una cronologia credibile. Naturalmente senza un buon supporto delle fonti (reperti) archeologiche portate alla luce da archeologi come Heinrich Schliemann e di Wilhelm Dorpfeld, fautore fra l’altro del metodo scientifico riguardante uno scavo archeologico, sarebbe impensabile riuscire a ricostruire precisamente ampi tratti del periodo storico considerato.

La fondamentale differenza fra le fonti archeologiche e quelle scritte, è che le prime sono considerate delle fonti “mute” come per esempio possono essere reperti e tracce che l’uomo ha lasciato nel suo cammino involontariamente. Ancora le fonti archeologiche sono suddivise in fonti materialistiche, fonti epigrafiche e numismatiche e ancora le già considerate fonti letterarie. Il lavoro di un archeologo grecista è riuscire a differenziare il “greco” dal “barbarico”, quest’ultimo inteso come ciò che viene dall’esterno: infatti, spesso durante uno scavo potevano/possono essere rinvenuti elementi totalmente estranei alla storia greca, arrivati in quel punto per caso; questi sono dei cosiddetti “elementi intrusivi” giunti magari attraverso le devastazioni locali. Questo problema, già caro agli storici greci, ad esempio ad Ecateo di Mileto citato da fonti di Strabone, che supponeva che nel passato arcaico la Grecia fosse stata abitata da barbari e ancora anche Erodoto considerava certa l’esistenza di popoli pre-ellenici e ipotizzava che i più antichi abitanti dell’Attica fossero in realtà i Pelasgi, popolazione successivamente ellenizzata.

Introduzione alla storiografia greca: Erodoto, Tucidide, Polibio e le figure minori

Introduzione

Lo studio della storia greca come vedremo, è uno studio complesso perché spesso ci sono giunte voci contraddittorie sia dalle fonti scritte che dalle fonti archeologiche, attraverso le quali si è fondata la ricostruzione storica. Il ruolo di uno storico “grecista” è difficile: esso deve cercare di ricondurre in una cornice coerente tutta la serie di avvenimenti che si sono succeduti nei secoli, senza cadere nell’errore, operazione non semplice vista la mole di studi non privi di controversie. Ma, soprattutto, è l’enorme quantità di frammenti di autori greci e romani e di tantissimi ritrovamenti archeologici a complicare enormemente il lavoro del grecista: se questa mole di studi rendono a volte misterioso e complicato lo studio di questa epoca fondamentale e primordiale della nostra storia, restituiscono quello che è stato il meraviglioso mondo greco, con la sua complessità e grandiosità politica: la Grecia è stata la culla della democrazia e forse è anche per questo che la crisi odierna all’interno del paese ellenico, è ancora più dolorosa, se si pensa al prestigio e alla magnificenza che si ha avuto nel contesto geografico greco nei secoli passati. Qui fortunate generazioni di donne e di uomini hanno visto la nascita della civiltà minoica vale a dire la civiltà dei portentosi palazzi, passando per quella micenea “la Grecia del Bronzo” e infine quella propriamente greca sviluppatasi a partire da quello ribattezzato dagli storici “medioevo ellenico” (1100-800 a.C.) composta da tante etnie diverse (eubei, dorici, ecc.) e soprattutto basata sulla fondazione delle polis, le città-stato. Parte da questa introduzione il nostro studio di questa materia affascinate.