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Categoria: Storia Moderna

Dei delitti e delle pene – Cesare Beccaria

[Q]uando la norma del giusto o dell’ingiusto, che deve dirigere le azioni sì del cittadino filosofo, non è un affare di controversia, ma di fatto, allora i sudditi non sono soggetti alle piccole tirannie di molti, tanto più crudeli quanto è minore la distanza fra chi soffre e chi fa soffrire, più fatali che quelle di un solo perché il dispotismo di molti non è correggibile che dal dispotismo di un solo e la crudeltà di un dispotico è proporzionata non alla forza, ma agli ostacoli.

Qual esempio alla nazione sarebbe poi se si mancasse all’impunità promessa, e che per dotte cavillazioni si strascinasse al supplicio ad onta della fede pubblica chi ha corrisposto all’invito delle leggi! Non sono rari nelle nazioni tali esempi, e perciò rari non sono coloro che non hanno una nazione altra idea che di una macchina complicata, di cui il più destro e il più potente ne muovono a lor talento gli ordigni…

Cesare Beccaria – Dei delitti e delle pene


  1. Introduzione ai fondamenti del trattato

Dei delitti e delle pene (1764) è uno dei più importanti studi filosofici del secolo dei Lumi e rimane ancora oggi una pietra miliare della filosofia del diritto e della filosofia politica. L’autore, Cesare Beccaria, era un nobile facoltoso che, grazie all’educazione religiosa e rigida dell’epoca, unita ad un’intelligenza fuori dall’ordinario, era riuscito a vivere una vita irta di problemi: aveva preso le distanze (anche economiche, dettaglio diremmo indice dello spirito di Beccaria) dalla famiglia e sposato una donna, da alcuni definita “volubile”. Alle difficoltà della vita e di un carattere complesso, sicuramente inadatto a mantenersi nella società mondana, Beccaria studia i principali autori illuministi, tra cui Diderot e Hume. Di quest’ultimo senza dubbio deve aver letto il Trattato sulla natura umana, perché si trova continuamente traccia della nozione di idea come aggregato di percezioni sensibili e di come, di fatto, la stessa conoscenza umana sia esclusivamente un aggregato di percezioni e sentimenti correlati ad esse. Infine, dopo aver lavorato anche come maestro, Beccaria diventa infine un magistrato. [Se vuoi scaricare l’articolo in pdf.: vai qui]

La via del samurai: tra Daidòji Yuzàn e Yamamoto Tsunemoto Considerazioni analitiche sul modello del guerriero giapponese

Abstract

In questo saggio ci proponiamo un modello generale del samurai, costruito sull’interpretazione di due autori fondamentali, Daidòji Yuzàn (Introduzione alla Via del samurai) e Yamamoto Tsunemoto (Hagakure). I due testi hanno diversi punti in comune così che è possibile ricostruire un modello assiologico e deontologico comune, tale che può pensarsi come ad un modello unico della via del samurai.


La politica italiana fra la fine dell’Ottocento e il primo ventennio del novecento: Giolitti e la guerra in Libia

Alla fine del diciannovesimo secolo ci fu una crisi che segnò profondamente la politica e l’economia italiana. L’obiettivo era l’evoluzione del sistema liberale, che da lì fino all’avvento del fascismo avrebbe dato vita ad ampi dibattiti politici nella penisola italiana. La fine di questo secolo è segnata senz’altro dagli sforzi economici e bellici portati avanti da una infruttuosa campagna militare coloniale decisa da Crispi, finanziata fra gli altri, dalla compagnia Rubattino.

Fu proprio questo insuccesso coloniale a determinare la caduta dello stesso Francesco Crispi nel 1896. Tuttavia la crisi politica non fu scongiurata dal solo cambiamento ai vertici e il governo successivo presieduto da Antonio di Rudinì dovette affrontare gravi crisi e tensioni: egli propose una politica conservatrice, il cui obiettivo consisteva nel reprimere con la forza tutte le proteste popolari, senza riconoscerne la legittimità e discriminava ogni forma di protesta sociale, anche perché l’ascesa del socialismo e del comunismo marxista aveva determinato una preoccupazione crescente nella destra storica.

Friederich Ratzel e la fondazione della geografia umana

Friedrich Ratzel (1844 – 1904) è stato un zoologo di formazione, nonché geologo fortemente legato alle dottrine di stampo evoluzionistico elaborate da Ernst Haeckel e Moritz Wagner. Egli è generalmente considerato il fondatore della geografia umana e della geografia politica. Dopo una serie di viaggi in qualità di giornalista in Italia, Ungheria, Stati Uniti, Messico e Cuba, al suo ritorno in Europa dopo essere stato docente di geografia nel 1876 presso il Politecnico di Monaco di Baviera, ottenne la cattedra di geografia all’Università di Lipsia nel 1886, succedendo a un altro importante geografo moderno di spicco: Ferdinand von Richthofen (1833 – 1905) fu un geografo molto importante soprattutto per quel concerne gli studi sulle terre asiatiche; lui, insieme ad altri pochi, è entrato a far parte della nomenclatura geografica. Esistono infatti nell’altopiano del Tibet nella propaggine orientale del Kunlun i Monti Richthofen, in suo onore.

La nascita della geografia moderna attraverso il pensiero di Alexander von Humboldt e Carl Ritter

L’interesse per lo studio geografico sin dai tempi antichi non è mai mancato. Anzi, questo si è dimostrato un elemento unificante fra tutte le varie nazioni europee e mondiali che rivaleggiavano fra di loro per accaparrarsi il maggior numero di scoperte, ma che cercavano sempre di unire il sapere affinché tutti potessero usufruirne e poterne sfruttare al massimo i risultati. Fra il settecento e l’ottocento nuovi studi più approfonditi e dotati di una loro metodologia scientifica vengono intrapresi ed è così che emergono due importanti figure: Alexander von Humboldt e Carl Ritter.

Il caso Dreyfus, Raymond Poincarè, la politica francese durante la fase della Terza repubblica. Cenni sul trattato di Versailles del 1919

Negli ultimi decenni dell’800 la Francia aveva compiuto progressi sostanziali sulla strada della democrazia. Tuttavia le istituzioni repubblicane continuavano ad essere oggetto di contestazioni che spesso prendevano la forma di un esasperato nazionalismo tendente al bonapartismo: Napoleone non verrà mai dimenticato da nessuno, i francesi gli tributeranno sempre un posto importante nella loro memoria storica. Un esempio di questo forte nazionalismo fu evidente qualche anno prima con il cosiddetto caso Boulanger, in cui un generale in fama di repubblicano, Georges Boulanger, si mise a capo di un vasto ed eterogeneo movimento che invocava una riforma delle istituzioni in senso autoritario e antiparlamentare. Isolati episodi come questo furono frequenti, ma tutti venivano comunque ridimensionati nell’importanza. Altre volte le contestazioni arrivavano dal movimento clericale contro il laicismo della classe dirigente: fu proprio in Francia che nacque l’idea dello stato laico. Altre volte ci furono rivolte antisemite.

La biblioteca: definizione e storia

Il termine biblioteca deriva dal greco “βιβλιο- ϑήκη”, βιβλιο è infatti il termine greco che indica “libro”, mentre ϑήκη indica “un luogo di deposito”. I βιβλιοϑήκαι erano per gli autori classici i mobili in cui libri venivano collegati. Nei secoli questi luoghi di raccolta sono divenuti sempre più grandi fino a divenire delle vere biblioteche moderne. Quindi in ultima analisi la biblioteca è un luogo dove si custodiscono, in maniera diversa, come vedremo, tomi e libri di tutti i generi per una consultazione al piccolo, al medio o al vasto pubblico, com’è stato nelle varie epoche in modi diversi. Importante sottolineare la differenza fra libreria e biblioteca: il primo è un luogo di “mercato” dove comprare i libri per poter sviluppare una biblioteca privata, il secondo invece come detto è un luogo di conservazione. In quest’epoca di digitalizzazione del libro il ruolo delle librerie e delle biblioteche è sempre più importante: il rischio di perdere nozioni attraverso la digitalizzazione della carta è sempre più forte, tanto che, aumentano via via di numero le biblioteche digitali, autorizzate e non, dove poter consultare libri direttamente online, scoraggiando la nascita e lo sviluppo di nuove case editrici e di conseguenza di librerie.

Carl Von Clausewitz. Analisi di filosofia della guerra

Abstract

Carl Von Clausewitz. Analisi di filosofia della guerra intende ricostruire il pensiero dell’uomo d’arme, storico e pensatore del warfare Carl Von Clausewitz. L’analisi è partizionata secondo una distinzione tematica dei principali nuclei del pensiero di Clausewitz in relazione alla dottrina pura della guerra. L’analisi critica condotta ha garantito la possibilità di approfondire singoli punti tematici particolarmente rilevanti in sede di dottrina del warfare, in particolare abbiamo privilegiato l’aspetto epistemologico della teoria di Clausewitz rispetto ad aspetti più propriamente interessanti per la pratica militare. In particolare, l’epistemologia clausewitziana è stata ricostruita sulla base di alcune semplici assunzioni dell’epistemologia analitica contemporanea per meglio mettere in luce tutte le sfaccettature, altrimenti incoglibili nella sua integralità, dello straordinario pensiero filosofico di Clausewitz.

Storia della geografia medievale e moderna

Come abbiamo avuto modo di leggere nell’articolo sulla geografia antica (vedi http://www.scuolafilosofica.com/2282/storia-della-geografia-antica), le numerose conoscenze apprese nell’epoca di maggiore fioritura dell’ellenismo, nei floridi circoli alessandrini, andarono perse con l’inizio dell’epoca altomedievale: cosa succedette di preciso?

Con la fine dell’impero romano, nel 476 d.C., tutte le grandi opere che erano state partorite dal genio di scienziati e stimati pensatori, andarono in gran parte perdute per via del fatto che all’epoca non era ancora stata istituita la figura importante dell’amanuense che, infatti, comparirà proprio in epoca medievale per sanare quella lacuna che era stata propria dei secoli precedenti. Un esempio per tutti: nelle conoscenze geografiche e negli scritti di Tolomeo veniva riscontrata la conoscenza dell’arcipelago delle Canarie che verrà del tutto persa fino al 1336 quando Nicoloso da Recco e Lancelotto Malocello, i due scopritori “ufficiali” dell’arcipelago, non avranno modo di comunicare al mondo la loro esistenza. Ancora più emblematico è il caso di Costantino di Antiochia: egli era un mercante bizantino, noto con il nome di Cosma Indicopleuste, “navigatore indiano”, aveva effettuato un lungo viaggio che lo portò a scoprire l’India nel 520 d.C.; egli rifiutava apertamente le idee tolomaiche e andava predicando il fatto che la terra fosse una enorme isola piana rettangolare. Decisamente un passo indietro rispetto alle prestigiose scoperte dell’epoca ellenistica di Tolomeo  e prima ancora del centro di studio dei pitagorici. Ma si possono fare anche tanti altri di questi simili esempi.

Gustavo Benso marchese di Cavour

Gustavo di Cavour, nato a Torino nel 1804, fu il primogenito di Michele Antonio Benso conte di Cavour e fratello, dal 1810, del più famoso Camillo Benso di Cavour, che come vedremo ebbe validi motivi per essere superiore al fratello più piccolo, come qualità di diplomatico e politico. La scelta di indagare su questa figura politica del risorgimento italiano nasce nel momento in cui ho affrontato lo studio della storia della Sardegna contemporanea e ho avuto modo di osservare come questo personaggio, oltre non avere spazio in nessuna delle mie enciclopedie cartacee e anche sul web, ridicolizzi appunto quel “feudo” che era all’epoca la Sardegna del periodo sabaudo e dell’Italia unita che andava delineandosi nel periodo subito successivo.