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Categoria: Un Po’ Di Narrativa

La sposa lucana. Enrico Pili

Di Enrico Pili

Reportage dal Sud.

Non più di dieci chili nel bagaglio a mano del volo low cost. A malapena l’abito per la cerimonia che, pazienza, si stropiccerà un po’, le camicie, due cravatte, intimo in abbondanza, non si sa mai diceva la madre, fanatica delle pulizie e del chiodo fisso, più angoscioso della morte, di trovarsi pronta per l’ultimo viaggio: che vergogna essere impreparati per tale evenienza, con le mutande di due giorni o i calzini che puzzano. Un viaggio di sola andata, low cost, l’ultimo e il più importante, pretende una biancheria fresca di bucato e più linda dell’anima.

La malattia esantematica della scuola: evviva gli scioperi!

Di Giangiuseppe Pili  www.scuolafilosofica.com

La Scuola italiana è affetta da una malattia esantematica: gli scioperi, meglio, gli scioperi studenteschi, non certo preferibili a quelli spesso meno seri degli insegnanti.

La loro sostanza è variabile e passa dalla più seria, cosa strana e rara, alla più futile, più usuale e diffusa; altra cosa importante è senz’altro la modalità della gestione; e infine lo scopo, non sempre specificato, o conosciuto interamente, è confuso e ciò vale pure per i mandanti, figuri oscuri alle masse in quanto la loro stessa effettiva esistenza è circondata da una non so che aria di leggenda.

La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. La storia di uno strano supereroe.

Di Giangiuseppe Pili             www.scuolafilosofica.com

Non so se vi ricordate di quel supereroe dal nome strano che aveva due tra i più incredibili superpoteri. Probabilmente lo avete già scordato, solo perché, tra tutti i supereroi, aveva il dono più antisociale che sia mai esistito. In effetti, Franco Vero era un personaggio che merita qualche riconoscimento.

Egli era stato al centro dell’attenzione quando ormai era morto, poveraccio, come tutti quelli come lui, troppo vicini a tutti noi per essere riconosciuti per quello che meritano. Morì solo nella sua solitaria casa di campagna.

Era un supereroe atipico, l’unico che non avesse mai goduto della simpatia di nessuno, forse egli stesso, ai suoi occhi, non doveva sentirsi troppo simpatico, ma lui che poteva farci? Era la sua natura a far tutto, e lui non poteva farci niente.

BAT(-)TUTA DI SPIRITO

Di Giangiuseppe Pili            www.scuolafilosofica.com

Storielle strane ne abbiamo sentito un po’ tutti, sin dal principio, ma questa è di una Bat tuta!… una Bat tuta non è altro che un vestito, il vestito dell’uomo pipistrello. D’un uomo uccello, per quanto quel nobile animale, che è appunto il pipistrello, sia un mammifero. Sembra in effetti un po’ disdicevole voler parlare dell’involucro che riveste un uomo uccello, che, per quanto uomo, è pur’anche un uccello! In effetti l’argomento non è tanto sulla Bat tuta, quanto proprio sulla battuta. Una storia sulla bat(-)tuta!

Pseudoscienze. 5813

Di Corona A. www.scuolafilosofica.com

Pag. 23: La scoperta del petrolio sintetico.

  Strap.

Pag.24: Il Condotto di Scarico Extra-atmosferico.

  Strap.

Destino bizzarro di pagina 24, finire anzitempo all’interno del meccanismo che essa stessa descrive così accuratamente. Destino bizzarro, sparire in quel …tunnel sotterraneo in cui qualsiasi rifiuto viene disgregato tramite l’azione di enzimi sintetici, per essere in seguito utilizzato come materia seconda nei centri d’assemblaggio. La materia di scarto, per ora inevitabile, viene espulsa a velocità supersonica al di fuori dell’atmosfera terrestre, tramite uno dei C.S.E. propriamente detti. La tecnologia che permette la funzione dell’impianto è assai modern… e via di seguito, uno sproloquio in linguaggio tecnico scritto a piccoli caratteri neri.

Professor XXX. Ovvero la storia di chi accettò.

Di Andrea Corona.                      www.scuolafilosofica.com

L’ufficio era polveroso e chiaramente trascurato, cosicché la prima cosa che fece fu riempire due grandi scatoloni di vecchi effetti appartenuti al precedente titolare della cattedra, nonché dare una ripulita generale ma meticolosa. La seconda fase comprendeva la colonizzazione della scrivania e delle pareti tramite foto in numero di tre, (3) delle quali una raffigurante il conseguimento della laurea, una della mamma e un’altra che lo ritraeva insieme al presidente della XXX farmaceutici, nonché di due (2) portapenne ricolmi di cartoleria  promozionale in numero di matite tre (3) e penne dieci (10) in quattro colori con in evidenza il logo XXX, il quale risultava bene in vista nella parete a fronte della porta, di fianco alla foto del presidente del consiglio e a quella della facoltà, che si stagliava come un miraggio davanti al blasone dell’università.

Ricordi. Di Pili W.

Di Pili W.                      www.scuolafilosofica.com

Dalla mia vita è sempre emersa una verità inoppugnabile, ovvero come io sia una persona incline al movimento, al gioco, all’osservazione, all’avventura. Ed è infatti per questo motivo, che posseggo un luogo a me più caro rispetto ad altri. In questo caso, voglio parlarvi della casa al mare di mia nonna, in particolare di una sorta di capannone, ormai entrato nella leggenda dei più, che fungeva un tempo da magazzino, ora funge a farmi sentire felice, un motivo molto nobile oserei dire.

L’importanza di ragnarsi Ernesto. Di Pili W.

Wolfgang F. Pili                  www.scuolafilosofica.com

C’era una volta, nel Regno degli Arachidi, sulle sponde del mar più Morto che Vivo, un ragno, anzi un ragnone, un ragnebreo, il quale regnava e ragnava al suo popolo una pura alimentazione kasher.

Questo ragno era un’icona per tutto il popolo e si chiamava Ernesto piede destro di Varisto primo ministro sinistro.

Eravamo circa nel quinto ragnello dopo Isacco e ormai il popolo ragnoide non accettava più le ingiustizie di Ernesto: infatti, dopo un po’ di tempo, Varisto primo ministro, convocò i  “Ragni generali” che proclamarono sciopero generale fino a nuovo ordine.

Ernesto era da un po’ di tempo rinchiuso nel suo palazzo e, stufo e stressato, decise di evadere in una notte buia in cui, dopo aver tracannato litri di ragnonau di Rogliastra e Ragnentinu del Rampidano, si prese una cotta.