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Categoria: Utilità

Come si scrive un articolo in wordpress

Introduzione

WordPress è una delle migliori piattaforme di pubblicazione su internet. Esso consente di essere impostato in modo da rispecchiare le esigenze di molte forme diverse di pubblicazione, dalla classica trasposizione di un articolo di rivista ad un ipertesto complesso in cui il testo è la parte minoritaria rispetto agli altri media (musica, immagini, video etc.).

In questo articolo essenziale non intendiamo esaurire tutte le bellissime cose che potete fare sulla vostra piattaforma. Ci limiteremo, invece, a considerare una pubblicazione di un articolo e come valorizzarlo. Volendo, puoi anche vedere il video riassuntivo. Consiglio di visualizzarlo dopo aver letto l’articolo, come approfondimento.

Un sito ovvero come l’abbiamo fatto noi! La storia di Scuola Filosofica

Struttura dell’articolo

1 Introduzione

2 I prodromi e la nascita di SF1.0 (2007-2009)

3 Ascesa e caduta di SF1.0 (2010-2011)

4 Il decollo e l’assestamento (2012-2013)

5 La grande razionalizzazione: tra studi, modifiche e revisioni, l’ascesa di SF (2014-2015)

6 Uno sguardo al futuro

7 Disamina delle fonti


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Introduzione

20160708_095329“I have a dream” o per meglio dire “I have two, three or four dreams”: uno sarebbe quello di pubblicare qualcosa, ma è un “trip” più che un “dream”, almeno per il momento. Però un altro sogno potrebbe essere molto meno “sogno” di quanto non sia: fare un bel sito di filosofia.

Giangiuseppe Pili, da Lettera a Stefano Sabatini – 25.01.2008 –

Scrivere la storia di un sito internet è qualcosa di estremamente difficile, se non addirittura impossibile. Un sito internet non è solamente un fatto disincarnato, che vive di vita propria, in una sorta di mondo platonico delle idee. Un sito internet è il risultato dell’utilizzo di software che agiscono sul web e che hanno una natura materiale, come tutte le altre cose. Inoltre, un sito internet ha moltissime proprietà distinte che non attengono esclusivamente al web. Esso è come una mano: può essere usata per toccare, per provare piacere, per scrivere etc.. Non c’è scritto nel manuale di istruzioni cosa un sito è perché un sito internet è una cosa con infinite possibilità di interpretazione, lettura ed utilizzo. Inoltre, proprio per questo, come insegnano tutti i manuali di cyber security, ogni piattaforma sul web prevede e richiede una equivalente trasposizione nel mondo: un insieme di persone organizzate per produrre uno scopo comune.

Tripadvisor: un bel portale, istruzioni per l’uso!

snapshot (3)Sono un grande amante dei social network e dei network in generale. Uso scientemente Facebook, soprattutto negli ultimi tempi sto operando restrizioni sugli accessi, uso saltuariamente Twitter, mi piace molto Instagram (ma solo per sbirciare e/o condividere foto di vedute urbane e naturalistiche), in passato ho utilizzato Flickr, ormai fuori moda, e da tempi in cui non era ancora molto noto, frequento Tripadvisor, una via di mezzo fra portale di condivisione di viaggi ed esperienze enogastronomiche e portale O.T.A. (Online Travel Agency), dunque di prenotazioni.

Mi piace molto perché amo viaggiare e mi piace viaggiare bene, senza trascurare se possibile il low budget e la possibilità di visitare luoghi che magari sono al di fuori dagli itinerari turistici canonici. Inoltre mi piace perché sono del settore, nello specifico quello alberghiero, e trovo molto interessante leggere le recensioni di chi soggiorna nel mio posto di lavoro, o recensioni che comunque criticano o elogiano il lavoro dei miei colleghi. Tripadvisor non è solo questo: infatti, oltre le recensioni, al suo interno si trova un forum, che di solito andrebbe usato per consigli di viaggio, dove ci sono moderatori che regolano le discussioni. Ma si sa, anche i forum (come Flickr) ormai sono demodé. Inoltre c’è la pagina dedicata al “meglio dell’anno in corso”, dove il portale ti seleziona le mete più gettonate e con più punti racimolati durante l’anno. Tutto questo è molto bello, soprattutto per chi non ha voglia di sfogliare a volte noiose e pompose guide turistiche, o chi per ragioni smart preferisce avere tutto sotto controllo di dito, piuttosto che di visione cartacea. Ribadisco che Tripadvisor è un ottimo strumento per redare recensioni e cogliere utili suggerimenti e suggestioni di viaggio o di buona ristorazione, una Scuola Filosofica per i viaggiatori!

Scacchi Polimi: scacchi all’università!

Con un’intervista a Carlo Vimercati, presidente di Scacchi Polimi

Vagabondando per l’Italia dal 2006, ormai dieci lunghi anni, giocando a scacchi dal 2002, ho avuto modo di conoscere direttamente alcune realtà universitarie. Ho vissuto in diverse città, Cagliari, Siena e Milano. Grazie agli scacchi ho anche avuto modo di confrontarmi con tante altre persone ed esperienze di tante altre località italiane, importanti e meno importanti per lo scacchismo italiano. Non mi sono fatto mancare niente: gioco per corrispondenza, corso per arbitri, corso per istruttori e pubblicazioni. Ho fatto la conoscenza di alcuni intraprendenti scacchisti, istruttori e arbitri. Ma ho sempre sentito il rimpianto di non aver avuto il modo di vivere appieno l’esperienza scacchistica nelle università.

IMG_2570La realtà dei fatti è che gli scacchi vivono di scacchisti in erba, neofiti e curiosi totalmente avulsi dalla realtà dei circoli, luoghi in cui si trovano soprattutto persone della fascia di età che va dai 5 e i 18 anni e dai 50-60 fino agli over 80 e, possibilmente, maschi. Nell’interregno della fascia di età che va dai 18 ai 50 anni (per essere generosi) persone se ne vedono poche. Ci si racconta un sacco di storie per spiegare (e scusare) la latitanza della fascia di età più produttiva in ogni settore della vita di un Paese: appunto, sono impegnati a far vivere un Paese che non si può pretendere che facciano vivere anche gli scacchi. Poi i bambini sono gioiosi e gli anziani sereni! Inoltre, tra i 18 e i 60 si gioca la propria vita: si trova il compagno/compagna e se non si trova, pazienza, ma ci devi provare; si trova il lavoro e se non lo trovi lo devi cercare e per chi studia… be’, non si può pretendere che prenda troppo sul serio gli scacchi che, piaccia o non piaccia, richiede ore seduti su una sedia. Non l’ideale per chi ci sta, su una sedia, per delle ore. Sicché, insomma, gli universitari sono dei paria del mondo scacchistico.

Case di studenti Tra autarchia e anarchia

A Emilio, Matteo, Luca

e tutti gli altri miei coinquilini

che, in tutti questi anni,

hanno arricchito la mia vita,

al di là di ogni rottura di palle!

Preambolo

Dopo dieci anni di vita in affitto nei posti più diversi, posso dire di avere una certa cultura sulla natura delle case di studenti. O, per meglio dire, di una loro componente che spesso sfugge ad ogni logica di razionalizzazione, nel senso che in pochi dedicano studi e interesse a tale argomento che investe, invece, una enorme quantità di giovani. Vale a dire la codifica o, almeno, la disamina critica dei regolamenti che rendono possibili (o impossibili) le più elementari forme di convivenza tra perfetti estranei. Infatti, sia detto chiaramente, che non essendoci alcun legame di “classe”, laddove gli studenti sono tipicamente una compagine eterogenea ben difficilmente unita da interessi collettivi (a parte, e non sempre, la volontà di rompere la solitudine con feste e divertimenti di varia natura), se ne può concludere che la vita nelle case di studenti sia resa possibile dall’autoregolamentazione delle parti in causa.

Infatti, gli studenti non costituiscono una “classe” analoga agli operai o agli insegnanti. In primo luogo perché non hanno diritti comuni da difendere (nonostante le apparenze) perché le differenze istituzionali e pratiche tra discipline e corsi di studio rende ciò implausibile. In secondo luogo perché non hanno scopi condivisi, nella misura in cui tutti devono laurearsi, cioè hanno un obiettivo personale e individualizzato, che non prevede per la sua riuscita la presenza di terzi (almeno non in senso stretto). In terzo luogo le differenze di età e di interessi rendono la compagine studentesca quanto mai sfuggente ed aleatoria, ben difficile da riassumere in unico movimento, almeno in questo momento di assenza di ideologie dominanti al di fuori del mondo studentesco. In quarto luogo, e ben più importante, gli studenti non sono ancora una forza lavoro, sicché non sono che un’appendice del vero potere, costituito dai soldi, ovvero dallo stipendio dei genitori. In assenza di un contratto lavorativo, in assenza di scambio di forza lavoro per un compenso, non c’è un diritto che debba venire difeso, fatto salvo il diritto allo studio. Inoltre, gli interessi degli studenti sono genericamente tre: studiare, avere un compagno/compagna, divertirsi nel tempo libero. Nonostante le apparenze, si tratta di tre obiettivi comuni, sì, ma quanto mai individuali. Una volta che si trova la compagna, una volta che l’elemento diversivo diminuisce di interesse, rimane ben poco altro che si può condividere di per sé, in quanto appartenenza di classe.

Come si prepara una presentazione con diapositive o slide

Struttura dell’articolo

1. Introduzione

2 I desiderata: considerazione sugli uditori

3 Aspettative sul pubblico

4 Regole strategiche generali per progettare una presentazione

5 Regole per una buona pianificazione della presentazione con Slide

6 Critiche

7 Conclusioni

Appendice: regole


1. Introduzione

Non esiste un metodo unico per raggiungere un risultato complesso. Portare una presentazione in diapositive (sia essa in power point o in altri programmi e supporti) è un compito articolato. Quindi non esiste un metodo unico. Però possiamo comprendere la logica di fondo attraverso cui farlo e, soprattutto, chiarire i desiderata generali da rispettare.

Diciamo immediatamente che, in genere, le persone non sanno presentare niente. Infatti, nella maggioranza dei casi vogliono dire troppo oppure si perdono in dettagli inutili. E in genere, specialmente in istituzioni di alti studi, si cede troppo spesso alla tentazione di assumere che l’onere dell’ascolto sia tutto nelle mani degli uditori. Ma, quel che è più grave, si suppone che, dato il fatto che chi parla esercita un certo potere, costui si senta totalmente deresponsabilizzato circa la recezione del pubblico: chiedere se le persone hanno capito, non significa realmente interessarsi a sapere se abbiano capito davvero anche quando annuiscono (e, anzi, soprattutto quando annuiscono). In fine, in pochi cercano di chiarirsi le idee prima di averle presentate e, soprattutto, non si chiariscono le idee sul come farlo. Infatti, l’iter di queste persone è spesso l’inverso: prima non lavorano, poi si trovano molto da studiare, quindi vanno in sovraccarico e non si chiariscono le idee, in fine sono costretti dal tempo e dalle circostanze a recuperare ma senza il risultato desiderato. Finiscono in confusione. E come diceva molto giustamente Einstein, sai spiegare bene una disciplina solo quando l’hai veramente capita.

I vari tipi di società: nozioni fondamentali tratte dal Codice Civile

Azienda

L’articolo 2555 del Codice Civile definisce l’azienda come “il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”. Dunque per azienda molte volte si sottintende impresa che però ha delle sfumature leggermente diverse: l’azienda è dunque un complesso di beni organizzati da una figura imprenditoriale detta appunto “imprenditore”.

Imprenditore

L’articolo 2082 del Codice Civile definisce l’imprenditore come la figura che “esercita professionalmente un’attività economica finalizzata alla produzione o scambio di beni e servizi”, laddove per “professionalmente” si intende l’applicazione del contratto collettivo dei lavoratori. Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti familiari (impresa familiare).

Come si scrive una bibliografia: cosa è e a cosa serve… e quanto è noiosa!

Saper compilare una bibliografia è prima di tutto un’arte di cui bisogna apprendere la logica di fondo. Non c’è un sistema unico per scrivere una bibliografia, principalmente perché gli scopi stessi di un apparato bibliografico variano in base alle esigenze dell’autore di un testo e in relazione a quello per cui la bibliografia è stata scritta. Saper scrivere una bibliografia è tanto utile quanto noioso. Anzi, si tratta di un compito assai spesso ingrato per qualsiasi autore, prima di tutto perché è un lavoro spesso ripetitivo e lungo. Non è un caso che gli intellettuali più illustri si avvalgano di persone specifiche[1] per ultimare questo ingrato compito.

Sapere che si tratti di un lavoro noioso non è privo della sua importanza perché il lettore disinformato sappia subito che il compito, pur essendo di estremo rilievo,non appassiona nessuno, soprattutto gli specialisti. Infatti, ogni rivista, ogni volume prevede un suo sistema di citazione, vincolato da norme precise ed esplicite, che non è necessariamente uguale agli altri. In molti casi, infatti, un apparato bibliografico usato per pubblicare un articolo in una rivista non andrebbe bene in un’altra per sole ragioni tipografiche (stile di citazione. Per come citare un testo o un articolo, si può vedere un altro articolo).

Come si cita un libro o un articolo: linee guida utili

Saper citare un libro è importante per poter rimandare con chiarezza i lettori alle fonti delle proprie informazioni. Dato l’uso (e l’abuso) delle citazioni nel panorama culturale contemporaneo, tanto in ambito scientifico che umanistico piuttosto che giornalistico, si è ormai imposto un uso standardizzato delle citazioni. In generale, ogni ambito ha un suo sistema di segnalazione delle referenze, per tanto, il lettore è invitato ad andare a controllare il sistema di referenza in adozione nell’ambito di suo interesse. Tuttavia è possibile rintracciare qualche sistema formale di referenza che viene usato per lo più in vari ambiti.

Prima di tutto, vorremmo spiegare brevemente perché è importante citare il testo in modo chiaro, perché a tutto c’è una logica. La necessità nasce sia per dare un valore a quanto si va sostenendo citando una fonte autorevole o, comunque, la fonte della propria informazione, sia per consentire al lettore di abbreviare ricerche specifiche e di approfondimento o semplicemente per renderlo capace di controllare la validità dell’informazione. Questo è importante in un duplice senso: prima di tutto perché si rende trasparente la genesi dell’informazione, rendendo il lettore consapevole del luogo da cui si è tratta una certa credenza; in secondo luogo perché si rimanda ad altro loco considerazioni che non si possono trarre in quella sede. In estrema sintesi: la citazione aumenta l’attendibilità diretta della propria informazione e crea un tramite tra testi in modo da permettere il riconoscimento dell’autore dell’informazione. In ballo ci sono sia le esigenze del lettore (garanzia sulle informazioni, possibilità di controllo, capacità di gestire ricerche di approfondimento…) sia dell’autore della fonte (tutela di una giusta citazione, tutela del riconoscimento del proprio lavoro, diritto della propria opera…). Per questo citare un’opera è un dovere che va rispettato proprio perché fornisce garanzie a più parti in causa.