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Mese: gennaio 2016

Tolkien e i classici. Arduini, Testi, Barella, Canzonieri..

TolkienLa prima volta che ho letto Il signore degli anelli avevo diciassette anni ed è stato per via di una scommessa lanciatami da mio padre, il quale era scettico del fatto che avrei potuto leggerlo in meno di un mese. Non solo vinsi la scommessa con ampio anticipo, ma scoprii almeno un mondo: quello di una parte del Legendarium di John Ronald Reuel Tolkien, di cui il Signore degli anelli è senz’altro una parte importante. Ma in realtà la scoperta, forse più importante, è stato del mondo che conosce Tolkien in molte delle varie sfaccettature della sua vasta produzione. Da quel momento, infatti, iniziai a discutere con diversi miei amici delle interpretazioni dell’opera di Tolkien e dei vari risvolti della sua produzione. Certo, si trattava di analisi parziali, incomplete e frutto soltanto della passione di alcuni amici. Ma questo è il punto: un “classico” è proprio un testo che diventa un luogo comune e che consente, così, di intrattenere argute discussioni ad ogni livello di competenza.

La filosofia politica kantiana. Gagliano G.

gagliano.inddLa filosofia politica kantiana è l’ultimo saggio di Giuseppe Gagliano, pubblicato per Armando Editore nel 2016. Il volume, agile e compatto, considera i maggiori scritti politici di Immanuel Kant. La prima sezione considera alcuni scritti preliminari: Idea di una storia universale dal punto di vista cosmopolitico, Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo?, La religione entro i limiti della mera ragione Sopra il detto comune: «Questo può esser giusto in teoria, ma non vale per la pratica». In questa prima sezione Gagliano fa emergere le basi del punto di vista cosmopolitico, così importante in Kant.

Nella seconda sezione, invece, si considerano: Per la pace perpetua e Metafisica dei costumi. Se la prima sezione considera alcuni scritti importanti, ma non centrali, è in questa seconda ampia sezione che si mostra appieno la riflessione politica kantiana, in particolare nella minuziosa analisi che Gagliano propone de Per la pace perpetua, senza dubbio l’opera maggiormente impegnata dal punto di vista politico, un progetto filosofico-politico che rimane ancora oggi un importante punto di partenza per riflessioni consapevoli sul nostro modo di intendere la politica, sia da un punto di vista pratico che teorico.

Re Lear – William Shakespeare

Tutto questo rispetto per i vecchi ci avvelena la vita, perché ci consente di mettere le mani sul nostro patrimonio soltanto quando siamo troppo vecchi per goderne. Incomincio a pensare che questa tirannia dei vecchi sia davvero insopportabile – e tutto non per qualche loro effettivo potere, ma perché noi lo tolleriamo!

William Shakespeare

Insieme a Amleto, Otello e Macbeth il Re Lear è considerata tra le più grandi tragedie di William Shakespeare. L’ambientazione è quella della corte delle figlie del Re. Al principio della storia, Re Lear decide di cedere il proprio regno alle sue figlie, dopo che queste abbiano dimostrato la giusta devozione nei suoi confronti. E così Goneril e Regan, le due figlie più grandi, si prostrano di fronte al vecchio padre con false parole d’amore, vere adulatrici, seducono il padre circa le loro intenzioni e la loro benevolenza:

Goneril: Maestà, io vi amo.. Non bastano, a dirlo, le parole. So soltanto che mi siete più caro dei miei occhi, più dello spazio in cui mi muovo, più della libertà.[1]

5. Perestroika, glasnost e il crollo dell’URSS

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Al periodo dell’interregno tra Andropov e Chernenko (cfr. § 4) seguì la fase conclusiva della guerra fredda. Mikhail Gorbaciov (1931) fu consacrato come leader dell’URSS nel 1985. Egli ripudiò la politica di Leonid Brezhnev (cfr. § 4), definendone il periodo come di stagnazione. Si impegnò a ritirare le truppe dall’Afghanistan ma, come ogni ritiro, fu più lungo del previsto. Inoltre, incentrò la sua politica interna e quella estera in nome di alcuni principi guida, le cui parole d’ordine erano perestroika (ricostruzione) e glasnost (apertura). Come spesso accade, i nomi delle imprese umane vengono dati per degli stati di cose qualificati come contrari, cosa ben nota a George Orwell, che imposta molto del suo 1984 sulla divergenza tra ciò che vien dichiarato e ciò che esiste. L’URSS andava riformata economicamente e istituzionalmente.

Chernobyl_Disaster (1)A complicare le cose dell’URSS fu l’ingresso nella scena politica di Ronald Reagan e il disastro di Chernobyl (1986). Ronald Reagan (1911-2004) era stato eletto presidente anche per via del suo acceso anticomunismo: egli doveva rappresentare il ritorno della linea dura nella politica estera americana. In realtà, nonostante uno stile di comunicazione che evocava il regno del male, rimane che, sul piano dei fatti, Reagan si impegnò nel disarmo nucleare e fu un sostenitore di Mikhail Gorbaciov. Reagan aveva inizialmente sostenuto l’iniziativa di difesa strategica (Strategic Defence Initiative) nel 1983, nota anche come “guerre stellari” (star wars). Si trattava di un progetto monumentale di sistema antimissile che sarebbe stato parzialmente dispiegato direttamente nello spazio. I sovietici dubitavano della possibile realizzabilità del progetto, ma sta di fatto che fu preso assai sul serio.

4. Détente o non détente: il dilemma del ventennio di Leonid Brezhnev e la stagnazione

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Nikita Kruscev si era spinto troppo in avanti nella crisi di Cuba e aveva incrinato i rapporti con il colosso cinese, la cui qualità nasceva principalmente dalla quantità. A seguito di ciò e del fatto che Kruscev era capace di prendere anche iniziative isolate dall’élite, si tramò alle sue spalle. L’organizzazione del complotto portò Leonid Brezhnev (1906-1982) al potere.

Leonid Brezhnev era stato uno dei principali sostenitori di Kruscev, ma questo non gli impedì di conquistare il comando dell’URSS. Kruscev fu semplicemente ‘invitato’ a uscire fuori dalla scena politica, un sistema che egli stesso ricordò amaramente, sostenendo che il suo contributo alla causa era stato rendere possibile un simile fatto senza rischiare, come sotto Stalin, di finire direttamente in un gulag. Sicché egli rimase in vita, gli venne concessa una pensione di stato e una casa. Quando, poi, iniziò a scrivere le sue memorie, data la natura delle stesse, la pensione fu ridotta e fu costretto a cambiare casa e la nuova dimora non era piacevole come la precedente. Ad ogni modo, dopo un iniziale scoramento, Kruscev ebbe modo di terminare la sua vita in pace.

Amleto – William Shakespeare

Amleto è una tragedia di William Shakespeare, considerata tra i suoi massimi capolavori insieme a Macbeth, Re Lear, Otello e Enrico IV. E’ indubbiamente un master pièce del grande bardo di Avon ed è anche una delle tragedie sue più cupe, sia per il tema, sia per lo stile e per il personaggio dominante. In quest’opera Shakespeare indaga i risvolti di un uomo di genio (Amleto) che vive ossessionato dalla morte.

La tragedia si svolge alla corte del re di Danimarca, zio di Amleto (era il fratello del padre) e sposo della madre dello stesso. Il re di Danimarca aveva assassinato il padre di Amleto e ad esso si sostituisce. Per tale ragione, la tragedia non è soltanto l’inscenamento di una complessa relazione tra padre defunto e il figlio, ma anche tra il figlio e una madre presto risposatasi: Amleto è ossessionato tanto dalla morte del padre, quanto dal ritorno della madre ad essere donna indipendente, cioè sessualmente attiva (non più madre-donna ma amante-donna) Infatti, la madre di Amleto si risposa molto presto, giusto due mesi dopo la morte del marito e questa è una delle due principali ragioni della disperazione del figlio. Infatti, da un lato Amleto è distrutto dalla morte del padre ma, allo stesso tempo, dall’incapacità di accettare il recupero del lutto della madre, la quale è “colpevole” di aver subito accettato di risposarsi con il fratello del marito.

[Segnalazione] Frammenti di filosofia contemporanea Vol. 9

Desidero segnalare l’uscita del volume, augurando il meglio agli autori (indicati nella quarta di copertina visionabile sotto). Inserisco sotto la descrizione del volume, la copertina e la quarta di copertina.


Aldilà dell’intento solidaristico e socialista di ogni iniziativa Limina mentis, ciascuna serie di volumi collettivi dedicati alla ricostruzione storiografica della cultura moderna o antica, sostenuta dalla collana Esprit (Voci, Frammenti di filosofia contemporanea e Schegge di filosofia antica), sottende un’originale metodologia, organizzativa ed ideologica, fondata sulla a] varietà delle “voci interpretative”, sulla b] contestualizzazione esistenzialistica di ciascun soggetto/ oggetto di studio (irripetibilità delle narrazioni culturali), sulla c] “rappresentazione polifonica”, sulla d] instaurazione di un dialegesthai tra “voci”, vive e morte, nella consapevolezza che ogni racconto storico, oltre a derivare da momenti culturali determinati e unici, concorra a creare nuovi e originali orizzonti di ricerca e su una e] nuova concezione dinamica della nozione di “manuale” inteso come infinito work in progress di una comunità solidale di ricercatori.Copertina per il manuale FRAMMENTI DI FILOSOFIA CONTEMPORANEA IX