Press "Enter" to skip to content

Scuolafilosofica Posts

“Nella soffitta di mia zia”, ovvero un albo illustrato di tutto rispetto

“Nella soffitta di mia zia” è un albo scritto e illustrato da Andy Goodman, pubblicato nel 2012 da Corraini Edizioni. Dopo la morte della zia Mable, il nipote si domanda cosa mai essa possa avergli lasciato in eredità. Sarà forse la casa delle bambole? O il manichino da sarta? Povero nipotino! Tutto, in quella soffitta, sembra essere destinato a qualcun altro. Così, attraverso le illustrazioni, il lettore è in grado di farsi strada nella grande casa della zia, raggiungendo rapidamente la meta finale nella quale si svilupperà il racconto, ovvero la soffitta.

[Segnalazione] Economic Warfare, il nuovo quaderno della Società Italiana di Storia Militare

Cari lettori di SF,

E’ con mio grande piacere annunciare l’uscita del nuovo quaderno della Società Italiana di Storia Militare (SISM), Economic Warfare Storia dell’arma economica. Il quaderno è fruibile direttamente da open source di diverso tipo e a breve dal sito stesso della SISM. Economic Warfare è un lavoro di altissimo rilievo scientifico, curato dal prof. Virgilio Ilari e il prof. Giuseppe Della Torre. Tra i contributi ci sono alcuni massimi studiosi italiani del settore (come Carlo Jean e Gastone Breccia) e un contributo del sottoscritto, Giangiuseppe Pili. Come già da diversi anni, il SISM propone dei materiali di grande rilievo scientifico e liberamente fruibili anche per tutti gli utenti del web. Anche quest’anno SF vuole contribuire alla promozione del volume, sperando che anche voi lettori di SF possiate essere interessati a questo genere di tematiche che, per altro, trovano ampio spazio dentro l’universo di Scuola Filosofica. Invito, dunque, a leggere questo monumentale lavoro, Economic WarfareStoria dell’arma economica per scoprire la storia del nostro presente, che ci vede tutti all’interno di una guerra economica senza pace e senza tregua.

Un caro saluto a tutti voi e un personale augurio di buona lettura,

Giangiuseppe Pili

L’Italia di Mussolini – Richard Bosworth

In più, la dittatura fascista (al pari di tante altre) era profondamente corrotta: i tirapiedi di Mussolini avevano il muso in tutte le mangiatoie. Se è vero che le élite di governo sono sempre avide, è anche vero che alcune lo sono più di altre. Sotto il fascismo prosperavano i rapporti clientelari, e quella forma di referenza nota come “raccomandazione” costituiva una componente ineludibile della vita sociale. Come tattica per farsi strada nella vita, Roberto Farinacci, fascista per antonomasia, prototipo del ras rude e coriaceo, non indicava una qualche professione di fede ideologica, ma una ben comune panacea: “io non dimentico mai gli amici”.

Richard J. B. Bosworth

 

L’Italia di Mussolini dello storico australiano, Richard Bosworth, è un libro edito per la collana dei classici della storia, i prestigiosi Meridiani della Mondadori. Si tratta di un libro peculiare e sicuramente è una lettura che arricchisce il lettore. Il testo, infatti, non si presenta come una ricostruzione cronologica del solo regime o la biografia di questo o quel gerarca (Bosworth, per altro, è autore di una biografia di Mussolini). Non si tratta propriamente di una storia sociale. Il testo è una restituzione della polifonia italiana durante il periodo fascista.

L’obiettivo del libro non è quello di proporre una “storia unitaria” del regime o dell’Italia fascista. Lo storico si prefigge, invece, l’obiettivo di mostrare la molteplicità degli aspetti del regime “totalitario” fascista, attraverso la narrazione di tante storie. La narrazione è resa unitaria perché segue l’evoluzione del regime e della storia italiana in modo cronologicamente rigoroso e segue sostanzialmente delle grandi categorie storiche. Tuttavia, i capitoli si imperniano su una ricostruzione dal basso, della vita dei singoli cittadini durante gli anni della dittatura. Questo rende il libro estremamente piacevole da leggere e, sicuramente, non del tutto convenzionale. La figura del Duce non è al centro del libro, come non lo è la prassi politica. Il mondo politico del fascismo e dell’Italia viene mostrato in modo indiretto ma non meno chiaro e incisivo.

Storia della follia nell’età classica. Michel Foucault

Storia della follia nell’età classica (1961) è un trattato di Michel Foucault, scritto come dissertazione dottorale, per altro rifiutata prima da una università scandinava e poi accettata, ma senza grandi elogi, in Francia. Si tratta probabilmente di uno dei testi fondamentali del filosofo francese, già pienamente espressione di quella “archeologia del sapere” che egli intendeva proporre come sua prospettiva filosofica, a suo modo, neo-illuministica.

Uno dei valutatori della tesi di Foucault aveva osservato che il libro non è né propriamente una “storia” né propriamente una analisi filosofica. E’ difficile non concordare con questo giudizio, per quanto non si possa negare il peculiare valore dell’opera. Non si tratta di una analisi storica perché, per quanto Foucault si rifaccia anche a materiale archivistico e a opere di “esperti” e medici dell’età classica (XVI-XVIII secoli), non sono comunque sufficienti fondare una narrativa esclusivamente fondata su fatti o su ricostruzioni causali di essi. Non solo i fatti riportati vengono continuamente analizzati da un punto di vista filosofico, ma molto spesso vengono presentati proprio come conseguenze di contenuti culturali. Foucault si industria per mostrare quanto la nozione stessa di follia (che è una categoria della sragione, concetto più ampio e mai pienamente chiarito ma ripreso continuamente) sia culturally laden. Quindi, in questo senso, proporre una “storia” della follia è anche scavarne i significati culturali. Ma anche da questa prospettiva può essere un’esperienza frustrante quella di cercare di districarsi nella densissima analisi dei “significati” della follia, senza mai giungere ad un risultato chiaro e distinto.

La banalità del male. Hannah Arendt

Malgrado gli sforzi del Pubblico ministero, chiunque poteva vedere che quest’uomo [Eichmann] non era un “mostro”, ma era difficile non sospettare che fosse un buffone.

La banalità del male – Hanna Arendt

 

La banalità del male è una riflessione sull’olocausto, incentrata e sviluppata sulla base del reportage sul processo a Adolf Eichmann (1906-1962), tenuto a Gerusalemme, sotto un tribunale israeliano. Hannah Arendt non si limita solamente a riportare i fatti emersi all’interno del processo, ma amplia continuamente il discorso sulla storia dei fatti principali dell’olocausto. Non è un libro che ricostruisce la storia degli eventi della Germania Nazista e non ha l’intento di esaurire nessun genere di argomento, ma solo di considerare il ruolo di un uomo all’interno dell’organizzazione nazista dell’olocausto.

[Segnalazione] Intervista a Giangiuseppe Pili sul libro “Filosofia pura della guerra”

Carissimi,

E’ con mio grande piacere segnalarvi la mia intervista sul libro “Filosofia pura della guerra“, il sito “Letture.Org”. Chiunque voglia leggerla, rimando qui. Colgo l’occasione per ringraziare la redazione del sito in questione, che ha posto delle così interessanti domande.

Buona lettura,

Giangiuseppe Pili

The Wolf of Wall Street. Scorsese M.

The Wolf of Wall Street (2013) è probabilmente uno dei massimi capolavori degli ultimi decenni e senza dubbio un film che è destinato ad entrare nella storia del cinema. Scorsese ci aveva regalato dei giganteschi flop solamente se pensiamo ad Aviator (2004) e c’erano i fondati timori di una sua continua parabola discendente. Non solo.

Scorsese è qualcosa di più di un regista qualunque. E’ il regista di un film straordinario, immortale e perfetto come Taxi Driver (1976), ovvero uno dei film che rendono il cinema un’arte degna dei massimi capolavori della musica e della pittura occidentale. Quindi, anche film come The Departed (2006) o come Shutter Island (2010) vengono ridimensionati di fronte al fatto che non si possono paragonare alla grandezza dell’uomo solo, nella grande città, che vive all’inferno, il suo, quello di tutti e che alla fine decide che “qualcuno la deve pagare”. Travis è l’uomo in croce, vittima del destino e che dal destino tenta di sfuggire. E infatti “qualcuno la paga” davvero. E’ il racconto di una parte degli Stati Uniti ed è una storia di tutta l’umanità: la lotta non per la sopravvivenza ma per una vita ripulita, degna di qualche scopo.

Considerazioni su scienza e mistero di Dio

Dal capitolo Il Dio di Einstein del libro Einstein (La sua vita, il suo universo), scritto dal giornalista Walter Isaacson (2007, faccio riferimento all’edizione Mondadori 2008), apprendiamo che nell’aprile 1929 un noto rabbino di New York, Herbert S. Goldstein, in un telegramma, chiese al fisico teorico di origine ebraica Albert Einstein se credesse in Dio, invitandolo a rispondere in modo sintetico; la risposta dello scienziato fu: «Credo nel Dio di Spinoza, che si rivela nell’armonia governata da leggi di tutto ciò che esiste, ma non in un Dio che si preoccupa del destino e delle azioni dell’umanità». In un intervento tenuto il 10 settembre 1941 a un convegno svoltosi a New York, dedicato al tema del rapporto fra scienza e religione, Einstein espresse tale rapporto attraverso un’immagine divenuta celebre: «La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca» (pp. 375 e 377).

Nuove frontiere della pubblicazione in psicologia e scienze cognitive?

Dalla rivista Cortex soffia un vento di radicale cambiamento, per mezzo del quale si tenta di traghettare le riviste scientifiche di settore verso nuovi lidi. Ci riferiamo all’iniziativa registered reports, la quale prevede che ad essere valutato dalla rivista non sia il manoscritto che riporta i dati raccolti, analizzati e interpretati dal gruppo di ricerca, ma la domanda di ricerca stessa e il metodo con cui ad essa si intende dare risposta. Se la proposta di studio inviata alla rivista viene ritenuta valida, ai proponenti è garantita la pubblicazione, naturalmente una volta raccolti e analizzati i dati, e rispettati alcuni criteri minimi. Il classico processo di valutazione del lavoro da parte della rivista verrebbe dunque anticipato al momento in cui il gruppo di ricerca progetta l’esperimento, dunque prima della raccolta dei dati.