Tag Archives: Paradosso

Il paradosso di Monty All, ovvero il “paradosso delle tre scatole”.

Ci sono tre porte, con un premio dietro solo una di esse. Il concorrente sceglie una porta, ma non la apre. Sa che chi dirige il gioco, Monty All, sa dov’è nascosto il premio, e quando Monty apre un’altra porta per far vedere che non c’è niente dietro, si è servito di questa conoscenza. Dopo di ciò, Monty offre al concorrente di cambiare porta. Il concorrente raddoppierà la sua possibilità di vittoria se accetta quest’offerta. [1]

Propongo una spiegazione del “paradosso” delle tre scatole, (quello in cui: devi indovinare la scatola con premio; il conduttore, che sa dov’è il premio, ti apre una delle scatole che non hai scelto, vuota; tu puoi cambiare scelta o meno).
Diciamo che tu scegli la prima scatola, A. C’è probabilità 1/3 che il premio sia in ognuna delle tre scatole A, B o C. A quel punto i casi possibili sono:
(c1) il premio è in A, e il conduttore apre B;
(c2) il premio è in A, e il conduttore apre C;
(c3) il premio è in B, e il conduttore apre C;
(c4) il premio è in C, e il conduttore apre B.
Supponiamo che il conduttore apra B. Dei quattro casi, quelli possibili rimangono due, il (c1) e il (c4). A questo punto, l’errore che si può commettere è di considerare equiprobabili i due casi, e dire che la probabilità che il premio sia nella scatola che hai scelto (caso (c1)) vale 1/2.
Invece i casi possibili vanno pesati con le loro probabilità. Ammettendo che, se hai scelto la scatola giusta, il conduttore apra l’una o l’altra scatola delle rimanenti con probabilità 1/2 (sceglie a caso), le probabilità sono:
P(c1) = 1/3 * 1/2 = 1/6;
P(c2) = 1/3 * 1/2 = 1/6;
P(c3) = 1/3;
P(c4) = 1/3.
Allora, dopo che il conduttore ha aperto B (e i casi possibili si riducono a c1 e c4), la probabilità che la scelta di A sia giusta (evento (a)) è
P(a) = P(c1) / [ P(c1) + P(c4) ] = (1/6) / [ (1/6) + (1/3) ] = (1/6) / (1/2) = 1/3.
è sempre un 1/3 quindi, indipendentemente dal fatto che ti sia stata mostrata una scatola aperta, come è logico che sia. Naturalmente, la probabilità che il premio sia nell’altra scatola non aperta (C) è 2/3, che si può anche calcolare
P(c) = P(c4) / [ P(c1) + P(c4) ] = (1/3) / [ (1/6) + (1/3) ] = (1/3) / (1/2) = 2/3.
Quindi conviene cambiare scatola.
Tutto si spiegherebbe in pochi passaggi usando la formula di Bayes, però così sembra più convincente. Il punto è: la probabilità non è sempre (numero casi favorevoli) / (numero di casi possibili) , ma bisogna pesare i casi con le loro probabilità!
[1] Clarke M. (2002), I paradossi dalla A alla Z, Cortina, Milano, 2004, p. 142.

Il paradosso dell’asino di Buridano. Soluzione e Buridano’s revenge

Un asino affamato e assetato è accovacciato esattamente tra due mucchi di fieno con, vicino ad ognuno, un secchio d’acqua, ma non c’è niente che lo determini ad andare da una parte piuttosto che dall’altra. Perciò, resta fermo, e muore! Ma immaginiamo che uno di noi si trovi in una situazione analoga, tra due tavoli pieni di cibo e bevande[1]. Non ci dirigeremo forse subito verso uno dei due tavoli?”[2]

Per comprendere questo paradosso, è molto bene esplicitarne le premesse di fondo, cosa che non fa l’autore del libro da cui abbiamo tratto la seguente formulazione dell’antico rovello. Continue reading

Il poligono di Cusano

Cusano suggerisce l’idea che la conoscenza umana sia limitata e non possa mai giungere all’infinito. La natura è infinita, dunque la comprensione dell’uomo non  raggiungerà mai la pienezza della natura, sia del cosmo che del divino.

Questa concezione prende forma in una celebre immagine: il poligono inscritto in una circonferenza. Prendiamo che al principio ci sia un triangolo inscritto in una circonferenza, triangolo non perché il più perfetto delle spezzate chiuse quanto perché è la più piccola dei poligoni pensabili.

Immaginiamo di aggiungere un lato al triangolo: esso diventa un quadrilatero. Il perimetro del quadrilatero inscritto nella circonferenza è minore della circonferenza stessa. Continue reading

Per una critica all’economia neoclassica.

Di Giangiuseppe Pili         www.scuolafilosofica.com

Breve discussione della metodologia di analisi.

5.631 Il soggetto che pensa, che immagina, non v’è.

Wittgenstein

L’economia neoclassica è una teoria che ha assunto un’importanza fondamentale all’interno del nostro sistema economico e sociale: molte politiche seguono i suoi dettami e grazie all’influenza indiretta sulla cultura, siamo tutti convinti che solo dall’egoismo collettivo possa nascere una società felice. L’economia neoclassica gode della fiducia che è scaturita per difetto: non essendoci nulla di meglio a cui credere, ci teniamo stretti ciò che pensiamo. Continue reading

Il problema della felicità: commento ad un articolo di S. Cahn.

Di Margoni F., con un commento di Pili G.,  www.scuolafilosofica.com

Commento all’articolo The Happy Immoralist di Steven M. Cahn apparso sul Journal of Social Philosophy, Vol. 35 No. 1, nella primavera del 2004.

Cahn offre un controesempio alla caratterizzazione della ‘felicità’ offerta dalla filosofa Philippa Foot.[1]

Secondo la Foot la ‘vera felicità’ (traduco così l’inglese ‘great happiness’), a differenza del piacere o dell’euforia, deve provenire da qualcosa che è fondamentale nella vita dell’uomo, e che è in relazione a ciò che è profondo nella natura umana. Tutto ciò è necessariamente vago, ché la felicità è un concetto intrattabile. Continue reading