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Tag: Aladino

Chissà quanto ai bruchi per le stalagmiti si concede di rifarsi una vita

A Venezia, per la Biennale d’Arte 2026, è visitabile il Padiglione Nazionale di El Salvador, avente le sculture di José Oscar Molina, e presso il Palazzo Mora. Esteticamente, gli interessa uno snodo per la mente oltre ogni tensione del corpo. La mostra, che s’intitola Cartographies of the displaced, è stata curata da Alejandra Cabezas. La società contemporanea si trasforma grazie alle migrazioni. Questo comporta una dissoluzione dei confini politici. El Salvador rientra in un corridoio geografico, fra le due Americhe. L’uomo odierno appare costantemente “sradicato” all’incertezza degli spostamenti. C’è lo stress per quei progetti di vita che faticano a realizzarsi. Allora si reagirà per flessibilità, con la riqualificazione dell’ambizione? Le sculture di Molina hanno teste che “spuntano come spore di funghi”, in cima a colonne di “bruchi per stalagmiti”. E’ arduo mappare una grotta: più diramazioni potrebbero restringersi. La farfalla libra casualmente, senza avere una meta fissa. In una grotta, il campo elettromagnetico per la telefonia salta: le antenne si faranno “sballottare”, fra le rocce. La stalagmite è di snodo per il ristagno. La preoccupazione per il disorientamento si previene dal filo di Arianna: e non solo mitologicamente! Ma quanto al “bruco” sarà concesso di potersi rifare una vita, in un simbolismo per la politica?

La “Via della Seta” per cui Venere nasce da un sole di stracci

Alla Biennale di Venezia 2024, presso la sezione dell’Arsenale è visitabile il Padiglione Nazionale dell’Uzbekistan, avente gli allestimenti dell’artista Aziza Kadyri. Esteticamente, a lei preme una dialettica fra l’appartenenza ad un segnale (secondo la teoria) ed il condizionamento da una guida (secondo la prassi). Ad esempio: quanto una cultura nazionale potrà essere interpretata liberamente? A livello sociale la mitologia sviluppa l’appartenenza, mentre a livello individuale l’identità sviluppa il condizionamento. Va ricordato che nei Paesi dell’Asia Centrale (come l’Uzbekistan) c’è la tradizione della migrazione, dal nomadismo della tenda (chiamata yurta). Nell’allestimento di Aziza Kadyri accade che l’abitabilità ha una teatralità. Le donne subirebbero il pregiudizio culturale d’un confino al < tutta casa e chiesa >. Loro, lavorando sul tessuto (chiamato suzani) porterebbero virtualmente in dote un sipario dei capelli. Questo condizionerebbe anche il visitatore della mostra, quantunque preservandogli il diritto all’indipendenza fra l’entrata e l’uscita. C’è un allestimento a gioco di specchi. Il visitatore ha anche una guida nascosta, giacché ripreso da una telecamera. Il suo volto è sovrapposto ad una rielaborazione del suzani, da parte dell’intelligenza artificiale. I pregiudizi culturali diventano teatrali al condizionamento delle aspirazioni private. Ad esempio s’imporrà alla donna di lavorare a casa per allontanarla dall’emancipazione politica: se lei la ottenesse, i suoi diritti si rinnoverebbero per “corredo” esponenziale. Il visitatore è libero, ma anche circuito dai segnali a causa del turismo, tramite cui la pubblicità migra. Dormendo nella yurta, si percepirà un esproprio al < tutto casa e museo >. Pertanto gli allestimenti di Aziza Kadyri coordinano il ricamo affinché questo condizioni dallo specchio. I pregiudizi culturali circuiscono anche negativamente, instillando il dubbio che una loro critica non possa mai attecchire. In filosofia politica, il radicalismo decostruisce l’appartenenza alla nazionalità. Se il nomade gira, rispetto a lui l’antropologo girerebbe… a vuoto, identificandosi come un giudice imparziale. Ma nell’allestimento di Aziza Kadyri la novità dell’intelligenza artificiale non sarà soltanto da consultare. Essa ricombina parecchio: ad esempio perché il volto umano ha i “ricami” dell’indole, fra la schiettezza e l’ipocrisia.