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Autore: Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

Una guida alla pubblicazione internazionale “Peer-review” – Tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:In_Peer_Review_We_Trust.jpg

Abstract

In questo lavoro presentiamo Una guida alla pubblicazione internazionale. Questa analisi intende guidare il lettore alla comprensione del meccanismo di pubblicazione della ricerca internazionale nelle principali riviste di settore che costituiscono il benchmark universale della ricerca scientifica.


Introduzione

Scrivo questo articolo in lingua italiana, perché so molto bene che un testo simile può avere uno scopo principalmente per persone come me, ovvero che hanno iniziato a studiare in Italia completamente all’oscuro di come funziona il sistema editoriale scientifico che è alla base di ogni carriera universitaria e simil-universitaria (think tank etc.) all’estero, dove con ‘estero’ intendo un limitato numero di stati che fanno capo principalmente (ma non esclusivamente) al sistema anglo-americano (USA, UK etc.) o europeo-continentale (Germania, Olanda, Polonia etc.). Infatti, un preciso percorso meritocratico, ovvero fondato principalmente su fatti misurabili, è appannaggio di pochi Paesi. Non starò qui a sostenere in quale contesto l’Italia si situi e lascio decidere al lettore da che parte stare. Ma quale che sia la sua parte, sarà potenzialmente interessato a scoprire come funziona il meccanismo scientifico di pubblicazione, che è fatto di regole precise e misurabili.

Come scrivere recensioni di ogni tipo – Una guida

Review by Nick Youngson CC BY-SA 3.0 Pix4free.org

Dopo più di dieci anni di esperienza nella scrittura di recensioni, ho pensato di scrivere una guida essenziale. Il lettore scoprirà innanzitutto cosa significa scrivere una recensione, perché è importante sapere cos’è e come scriverne di diversi tipi. Per coloro che non amano i tecnicismi, la filosofia analitica, o semplicemente non hanno tempo, beh, è possibile saltare la sessione successiva andando direttamente alla terza. Ma come si può, di questi tempi, incoraggiare la pigrizia mentale?

Come verrà mostrato, una recensione è un mezzo tra un dato contenuto di partenza e un lettore mirato. Pertanto, una recensione è principalmente un mezzo per un fine. Iconoclasticamente, una recensione si può intendere come un pezzo di tecnologia dell’informazione molto specifico (per così dire) il cui obiettivo è guidato da una particolare necessità di informazioni da affrontare. Di conseguenza, la struttura, il contenuto e la coerenza di una recensione dipendono intrinsecamente dal suo ultimo requisito informativo. Una recensione scientifica sarà diversa dall’analisi critica di un romanzo. Con tutte queste considerazioni preliminari in mente, tuffiamoci nel vasto mare delle recensioni!

Longevità – Perché invecchiamo e perché non dovremmo farlo – David Sinclair

Sinclair, D., (2019), Lifespan, London: Harper Collins


Longevità è un saggio introduttivo ai principi chimico-biologici della durata nell’esistenza, per dirla filosoficamente. Sinclair si prefigge come obiettivo quello di spiegare le ultime ricerche sulla longevità (ovvero, sulla prolungazione della vita indefinitamente). Egli enuncia cause ed effetti di quella che lui ha chiamato “teoria informazionale della longevità”. Inoltre, Sinclair cerca di trarre utili conseguenze dai dati ricavati per avere immediatamente un impatto sulla propria (e altrui) qualità e quantità della vita. Probabilmente futuro premio Nobel, Sinclair delinea le principali tesi che possono riassumersi in poco, ovvero nello spazio di questa recensione.

Prima di tutto le cause. La vecchiaia, secondo Sinclair, dovrebbe essere equiparabile ad una malattia. Non esiste un limite fissato ex ante per la morte, o la vecchiaia stessa. Per quanto ne sappiamo sulla codifica del genoma umano, non esiste una combinazione meccanica di geni che porti alla morte. La vecchiaia, secondo Sinclair, è causata essenzialmente dalla moltiplicazione di errori nella codifica del DNA, e altri processi cellulari, a seguito di cause esterne.

[Segnalazione] Why HAL 9000 is not the future of intelligence analysis: Intelligence analysis in the 21st century

Image by Pete Linforth from Pixabay

Don’t miss my last publication for the The Journal of Intelligence, Conflict, and Warfare


Pili, G. (2021). “Why HAL 9000 is not the future of intelligence analysis: Intelligence analysis in the 21st century.” The Journal of Intelligence, Conflict, and Warfare4(1), 40–60. https://doi.org/10.21810/jicw.v4i1.2566


Abstract

Intelligence analysis is a core function of the intelligence process, and its goal is to synthesize reliable information to assist decision-makers to take a course of action toward an uncertain future. There is no escape from uncertainty, friction, and the fog of war. Since the dawn of human history, the present moment has been experienced as unpredictable, and the challenge of determining the right future through sound decisions has always existed. Investing in new technology, continually touted as the answer for analytic troubles, seems far less difficult in the short run than trying to find consensus about a long-term vision. It is easier to develop a nuclear missile, for example, than to give a universal definition of peace, and this is what the history of the XX century was all about. While intelligence analysis is still a necessary tool for decision-makers, it is unclear who or what will perform this function in the future. Though the solution cannot be only technological, the current trajectory tells a different story whereby the human analysts are removed from their central position to make way for Artificial Intelligence.

Capire l’individuo premoderno del mondo moderno – Dove stava Nietzsche?

Di Gustav-Adolf Schultze (d. 1897) – Nietzsche by Walter Kaufmann, Princeton Paperbacks, Fourth Edition. ISBN 0-691-01983-5, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=95963

Introduzione

In una recente conversazione siamo finiti a parlare dei movimenti di estrema destra attivi in Italia nel XX secolo. Essi erano costituiti da una compagine relativamente eterogenea di persone sparse in diverse organizzazioni più o meno ufficiali. La conversazione verteva sulla mia personale difficoltà a comprendere la natura concettuale e politica di questi movimenti e persone.

Capire “La società aperta e i suoi nemici” di Karl Popper

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“La società aperta e i suoi nemici” una introduzione

In questo testo presentiamo al lettore il capolavoro della filosofia politica di Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, che, insieme a L’origine delle specie e Moby Dick, tutti dicono di aver letto e capito ma in realtà ben pochi lo hanno letto, figurarsi capito. Attacchi da ogni parte arrivano alla visione di Popper, che nonostante tutto lo sforzo, continua ad essere un faro di intelligenza e speranza per un mondo in cui, vien da dire, i veri vincitori ideologici della guerra fredda sono stati i vinti, realizzando così una condizione di rovesciamento simile a quella considerata da Philip Dick ne La svastica sul sole.

La potenza della ragione secondo Kant

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4.2 La potenza della ragione

La ragione è molto potente, ovvero è capace di creare idee aggregando conoscenze dell’intelletto per estenderle oltre i limiti del solo intelletto. La prima volta che mi accinsi allo studio della Critica della ragion pura mi convinsi che l’intelletto è molto più efficiente della ragione, almeno nella visione kantiana. Dopo tutto, è l’intelletto ad essere capace di conoscere il mondo, nella misura del possibile. Questo perché, ancora una volta, i dati del senso interno e del senso esterno, tempo e spazio, vengono ordinati dall’intelletto e noi possiamo avere un’immagine del mondo indotta esclusivamente dall’intelletto. Nella visione kantiana, se noi avessimo avuto diverse categorie intellettuali, avremmo una percezione dei fenomeni (ovvero una costruzione degli stessi) completamente diversa da quella che abbiamo. Per Kant la conoscenza non è oggettiva ma intersoggettiva. Ovvero, la conoscenza che noi abbiamo del mondo è quella che possiamo avere in quanto esseri intellettuali razionali finiti. Un pipistrello ha un’immagine del mondo totalmente diversa dalla nostra nella misura in cui la sua esperienza è ordinata in modo differente dalle sue categorie. Tuttavia, questo non significa, come è stato detto, che Kant riduce tutto a pure categorie soggettive, ovvero il mondo è come il soggetto lo vede. Questo è un punto cruciale che vale la pena di considerare brevemente.

Questo è il Marketing – Seth Godin

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Consigliamo – Vincere con l’Arte della Guerra – di Giangiuseppe Pili


Godin, Seth; (2018), This is Marketing, Penguin


Dopo Raise the Bar di Jon Taffer, Never Split the Difference di Chris Voss, un altro libro che può anche essere utile. Se Taffer e Voss sono decisamente al di sopra di questo testo, essi comunque sono parte di quel team di professionisti internazionali invitati dagli stessi podcast & video-promoter. Seth Godin è tra questi.

Abbiamo varcato il punto di non ritorno, ma io non ne ho paura


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Il trillo della rivoluzione

“Le vere rivoluzioni, quelle che non si limitano a cambiare la forma politica e il personale del governo, ma che trasformano le istituzioni e dànno luogo ai grandi trasferimenti della proprietà, lavorano a lungo sotterranee prima di scoppiare alla luce del giorno sotto l’impulso di qualche circostanza fortuita. La Rivoluzione francese, che colse alla sprovvista col suo impeto irresistibile non meno gli stessi autori e beneficiari, che quelli che ne furono le vittime, ebbe una lenta preparazione per più di un secolo. Essa nacque dalla sconcordanza, che tendeva a farsi di giorno in giorno più profonda, tra la realtà delle cose e le leggi, tra le istituzioni e i costumi, tra la lettera e lo spirito”, così inizia la monumentale Rivoluzione Francese degli storici Albert Mathiez e Georges Lefebvre. Come ogni cambiamento storico significativo, esso si fonda su una lunga catena di avvenimenti che si pongono alle spalle degli esseri umani i quali decidono infine per una direzione o per un’altra. Come il capitano di una nave senza precisa rotta, ma ispirato dalla ricerca di grandi ricchezze e con la perpetua paura di perdere la nave, gli esseri umani non possono cambiare ciò che sono, non possono decidere di vivere in un altro mondo o con altre persone. Esse però sono pur sempre ancora responsabili di ciò che vivono, nella misura in cui vogliono e dispongono.

E tu, che complottista sei? – Le radici filosofiche del complottismo


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Non sono un grande esperto delle teorie del complotto o complottismo, sia in campo politico che scientifico. Non solo non sono un esperto, ma non mi interessano per niente. Prima di tutto mi annoiano, in secondo non mi affascinano. Eppure hanno generato un impressionante dibattito nel mondo internazionale, giungendo addirittura al Jouranl of Philosophy in tempi non sospetti ma generando un vasto dibattito tra gli ivory towers philosophers, il che è tutto dire.

Sono stato, mio malgrado, coinvolto da questo fenomeno per via di alcuni miei amici, i quali invece sono curiosamente attratti da queste visioni alternative, il primo ne è un grande appassionato per ragioni ideologiche. Pur non credendoci sino in fondo (ma poi vallo a sapere!), egli vorrebbe crederci, ovvero assumerle come interpretazione standard della realtà, principalmente per andare contro la “visione dominante” secondo cui la scienza è l’unica religione possibile. Dove qui, effettivamente, con “scienza” si intende genericamente qualsiasi informazione passata come vera solo perché qualche istituzione statale ha pagato per la “ricerca”. Essendo il mio amico una persona intelligente, non riesce ad accettare questa sorta di narrativa per pseudo-adulti come qualcosa di vero o, perlomeno, di bello da credere. Effettivamente, credere che la verità sia un modulo burocratico difeso dalla polizia obiettivamente non desta molta appetibilità. Pur essendo io agli antipodi di questo modo di pensare, entrambi convergiamo in una visione assai critica di questa riduzione per infanti di quello che è il processo scientifico, che è fatto di esseri umani, soldi, burocrazia e marketing, come tutto il resto. Non perché necessariamente ci sia niente di meglio, ma perché questo non trasforma un’attività umana in una attività divina. Su questo, vorremmo dire, c’è poco margine di disaccordo.