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Categoria: Saggi

Philosophical lessons learned these days

As my embedded philosophical attitude is hard to die, after long days in shock and shut eyes, I try now to consider some lessons learned directly from my experience.

First, people were irrational in the past and they are still irrational in the present. No matter of what we tell to ourselves in this “technological” age, there will be still irrationality among us. This is true everywhere but it is especially true in places in which there is no way to ground a rational open debate without getting out with fear of being considered a dinosaur. Irrationality is the plague of our time, the time of the human beings. We should fight it with all our intelligence but the reality is that intelligence is not much, artificial or human, especially when a certain threshold of spread fear and panic are already inside most of the minds. There is no way to consider numbers and facts because the behavior is so far from logic that the only thing you can do is to try to keep calm, breath and think clearly that life is not in your hands. Therefore, others’ life is not in your hands either. 

Dio e gli alieni

 

Guy Consolmagno S.I. e Paul Mueller S.I. sono gesuiti statunitensi, autori del libro Battezzeresti un extraterrestre? (… e altre domande tra scienza e fede poste all’Osservatorio astronomico vaticano) [2014, io utilizzo l’edizione Rizzoli del 2018]. Il primo è un astronomo e geologo planetario, attuale direttore della Specola Vaticana; anche il secondo è un astronomo della Specola Vaticana, fisico ed esperto di storia e filosofia della scienza.

Fisicità e Spiritualità

 

Anselm Grün e Michael Grün sono fratelli, tedeschi: il primo è un monaco benedettino, istruttore di spiritualità; il secondo è un fisico, ex docente di fisica e matematica nella scuola. Insieme hanno scritto il libro Qualche nota su Dio e sulla fisica quantistica (Due facce della stessa medaglia) [2015, io mi riferisco alla prima edizione TEA 2019], costituito dalla Prefazione di Michael, dalla trascrizione di una conferenza di Michael intitolata Fisica e religione, dalle Note di Anselm sul tema della conferenza stessa, dalla Postfazione di Michael.

Sui movimenti politici del XXI secolo

Ispirati dalle numerose e prestigiose conferenze tenute da Ivan Krastev, Chairman of the Centre for Liberal Strategies in Sofia, proponiamo una analisi ad ampio raggio sui vari movimenti politici del XXI secolo che si sono affermati o che vanno ad affermarsi soprattutto, ma non solo, in Europa. Gran parte delle osservazioni contenute in questo articolo sono, appunto, riprese dai risultati dell’ascolto di varie conferenze e su alcune riflessioni personali.

I movimenti politici sono sempre esistiti nella cultura politica europea, almeno dalla rivoluzione francese del 1789 in avanti. Da un punto di vista filosofico, le parole “un movimento politico” stanno per una descrizione definita che si riferisce ad un insieme di oggetti sociali vaghi e diversificati. Infatti, la dicitura “movimento politico” non solo non è un nome (un designatore rigido nei termini di Saul Kripke o, differentemente, come termine per un individuo singolo nella teoria di Frege e Russell) ma non è neppure una locuzione che si riferisce ad un solo tipo di insieme di individui. Il termine è vago ma anche l’oggetto identificato è sfuggente perché l’oggetto sociale in questione non è unico. L’insieme dei gatti è unico ed è chiaro, l’insieme dei movimenti politici include molte cose diverse all’interno. Il lettore avrà subito osservato che non ho impiegato la parola “organizzazione” e ciò è di proposito. Solamente alcuni movimenti finiscono per diventare vere e proprie organizzazioni. In particolare, proprio i movimenti politici più diffusi nel XXI secolo, distinti ad esempio dai partiti tradizionali (quindi per natura verticali), si autocaratterizzano come non-organizzati, come insieme di individui che partecipano alla stessa attività spontaneamente.

Mito, Simbolismo e Scienza

Joseph Campbell sostiene in Mito e Modernità [1] che nei miti risiede quel tipo di saggezza che ha permesso agli uomini di sopravvivere nel corso dei millenni e che perfino nel nostro vivere quotidiano si palesa il legame con le diverse tradizioni del passato. Scopriamo residui del mito nelle nostre azioni, nei nostri sentimenti, nei labirinti della psiche ed echi antichi nei moderni miti del progresso scientifico.

Nel Gioco Immortale di David Shenk si racconta un aneddoto dell’antica India dove gli scacchi sono un simbolo per conoscere verità nascoste. [2] Una regina aveva designato il suo unico figlio come erede al trono, ma il giovane era stato assassinato. I consiglieri del regno, cercando un modo adatto per comunicare alla sovrana la tragica notizia, si erano rivolti a un filosofo. Dopo tre giorni di silenzio e meditazione, il filosofo aveva incaricato un falegname di scolpire 32 figurine in legno di colore bianco e nero e di tagliare una pelle conciata a forma di quadrato dove venivano incisi 64 quadrati più piccoli. Sistemate le figurine sulla scacchiera, si era rivolto ad un suo discepolo dicendogli: “Questa è una guerra senza spargimento di sangue”. Dopo avergli spiegato le regole del gioco, avevano cominciato a giocare. Presto si era sparsa nel regno la voce di una misteriosa invenzione e la regina aveva convocato il filosofo per una spiegazione. Era rimasta ad osservare il filosofo mentre giocava col suo discepolo e quando uno dei contendenti aveva finalmente dato lo scaccomatto all’avversario, la regina, comprendendo il messaggio nascosto nella rappresentazione simbolica, si era rivolta al filosofo dicendo: “Mio figlio è morto”. Il filosofo aveva annuito e la regina si era allora rivolta alla guardia reale del palazzo dicendogli : “Lascia che il popolo entri a consolarmi.” Storie simili sono centinaia, forse migliaia. Quando le veniamo a conoscere non importa tanto sapere se siano storicamente accertate, quanto il messaggio simbolico che esse esprimono.

Contro certi ismi…

 

Nel paragrafo Perché Dio?, del capitolo La conoscenza e il significato della vita umana, del libro Perché ancora la filosofia (Editori Laterza 2008), il filosofo Carlo Cellucci, che nutre anche un interesse particolare per la logica e la matematica, scrive: «Dopo tutto, prima di Russell anche Spinoza aveva affermato che lo scopo e il significato ultimo della vita umana “è la conoscenza dell’unione che la mente ha con tutta la natura”. La vita umana ha effettivamente un significato, nel senso che ciascuno di noi bene o male ne dà uno alla propria, ma non vi è alcuna prova che Dio esista, né che esista un disegno di Dio a cui la vita umana è chiamata a contribuire. Perciò, che la vita umana abbia un significato, non significa che essa abbia uno scopo e un significato ultimo» (p. 479).

Considerazioni su scienza e mistero di Dio

Dal capitolo Il Dio di Einstein del libro Einstein (La sua vita, il suo universo), scritto dal giornalista Walter Isaacson (2007, faccio riferimento all’edizione Mondadori 2008), apprendiamo che nell’aprile 1929 un noto rabbino di New York, Herbert S. Goldstein, in un telegramma, chiese al fisico teorico di origine ebraica Albert Einstein se credesse in Dio, invitandolo a rispondere in modo sintetico; la risposta dello scienziato fu: «Credo nel Dio di Spinoza, che si rivela nell’armonia governata da leggi di tutto ciò che esiste, ma non in un Dio che si preoccupa del destino e delle azioni dell’umanità». In un intervento tenuto il 10 settembre 1941 a un convegno svoltosi a New York, dedicato al tema del rapporto fra scienza e religione, Einstein espresse tale rapporto attraverso un’immagine divenuta celebre: «La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca» (pp. 375 e 377).