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Categoria: Saggi

Emblematico DXV Dantesco – Interpretazioni sul Veltro di Dante

Di Mechanics Magazine – http://en.wikipedia.org/wiki/Image:Archimedes_lever_(Small).jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1921693

«Sei tu il re dei Giudei?» «Tu lo dici: io sono re»

Giovanni 18,33-37

Illustrazione 2: Affresco di Pontorno. Gesù davanti a Pilato. Crediti: https://it.wikipedia.org/wiki/Cristo_davanti_a_Pilato_(Pontormo)

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re.

Apocalisse di Giovanni

Il linguaggio algebrico dei quattro angeli della devastazione

Illustrazione 1: Albrecht Dürer. “I quattro angeli della devastazione”. Xilografia datata tra il tra il 1497 e il 1498

L’Apocalisse di Giovanni mostra di sé un fatto nuovo che non è stato mai rilevato sul conto dei quattro angeli della devastazione.  Leggiamo il trafiletto AP 7,1-4 dell’Apocalisse C.E.I. Nuova Diodati che vi riguarda:

Alimentazione ideale – Un problema di tanti filosofi

Diet by Nick Youngson CC BY-SA 3.0 Pix4free

Un’ossessione tanto antica quanto non filosofica ma propria di molti filosofi

Non sei l’unico ad avere problemi a concepire il tuo corpo come un’estensione della mente. Ovvero, nell’includere il corpo tra le indispensabili componenti di ciò che consente alla mente di lavorare nel migliore dei modi. Non solo non è un problema soltanto tuo, ma è un’ossessione di quasi tutti i grandi filosofi! Certo, questo non ci accomuna con Kant e altri per questo, ma è per rassicurare l’audience sul fatto che le grandi menti hanno faticato e lavorato (talvolta sbagliando) per massimizzare la loro capacità di durare nell’esistenza – sempre per dirla con quel Spinoza che morì perché, pur mangiando come un uccellino pasti miseri, degni dei legionari romani nelle campagne militari (una squallida miscela di farina e acqua), si dimenticò che respirare silicio può essere tanto se non più dannoso che mangiar male.

Perché negare il valore della filosofia?

Taken by Giangiuseppe Pili

Portare la lotta dalla parte giusta del campo di battaglia

Introduzione – La strategia fallimentare di Russell per la difesa del valore della filosofia

Nel primo e nell’ultimo post che sono riuscito a scrivere quest’anno, ho riportato l’argomento a difesa della filosofia di Bertrand Russell. Implicitamente, ho cercato di mostrare quanto fosse infondata la sua argomentazione. In breve, la sua strategia principale è stata quella di mostrare come la filosofia sia il regno dell’incertezza, dove tutte le risposte sono importanti proprio perché non possono avere una risposta chiara e definitiva. Questo argomento aveva lo scopo di affrontare lo scetticismo dell'”uomo comune” verso la filosofia.

Matematica e Scacchi: un confronto

 

Godfrey H. Hardy è stato un illustre matematico inglese, nato a Cranleigh nel 1877 e morto a Cambridge nel 1947. Ha apportato contributi notevoli a più di un settore della sua scienza, e ha fatto da mentore all’originale matematico indiano Srinivasa Ramanujan. A Hardy e al medico tedesco Wilhelm Weinberg si deve una legge, nell’ambito della Teoria dell’Evoluzione, inerente alla stabilità genetica di una popolazione (date certe condizioni), che i due formularono indipendentemente l’uno dall’altro.

Nel saggio Apologia di un matematico, pubblicato nel 1940 (io mi riferisco all’edizione Garzanti 1989, contenente la Prefazione del fisico e scrittore inglese Charles P. Snow all’edizione uscita nel 1967 e la Presentazione del matematico Edoardo Vesentini), egli ha esaltato la dimensione scientifica, culturale ed estetica della Matematica, prima di quella utilitaria. Ha inoltre istituito un interessante confronto fra la Matematica e il gioco degli Scacchi nonché, nel contesto di quest’ultimo, fra i problemi e il gioco vivo.

Capire che cos’è il capitalismo

Trougnouf / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

Cosa è il capitalismo? Cercherò di scrivere questo breve testo nel modo più semplice e chiaro che mi è possibile. Infatti, credo nella necessità di far chiarezza per chi ha l’interiore necessità di capire e non di giudicare senza capire. Chi pensa di capire qualcosa senza entrare nel merito o è un ingenuo o è un illuso e in entrambi i casi non sta impiegando al meglio la sua ragione. A chi crede che basta sentire o emozionarsi per poter aver voce in capitolo ribattiamo che, se poi lui o lei tenta di articolare asserzioni motivate, allora ha già ceduto le armi alla ragione. Quindi qui offriamo ragioni e argomenti e chi cerca qualcosa di diverso, lui o lei è invitato a pascersi della propria sicurezza non garantita da solidi argomenti in altri luoghi del web, che sicuramente fanno meglio per lei o lui. Credendo fermamente nell’idea che nessuno meglio della persona sa cosa è meglio per lei, e se il suo meglio consiste nell’emozionarsi a costo zero, bene, qui ci sarà solo l’emozione del seguire un ragionamento. Con questa essenziale considerazione in mente, proseguo senza ulteriori indugi.

Efficienza come misura morale delle istituzioni pubbliche

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Esaurito il discorso per l’individuo possiamo fare un breve salto verso enti sociali – i cosiddetti “agenti plurali”. Non ho intenzione di addentrarmi nella disamina specifica della loro natura metafisica, ma considero gli “agenti plurali” banalmente tutti quegli enti formati da esseri razionali tali che la somma degli individui è capace di generare credenze collettive. Ad esempio, uno stato è un agente plurale perché gli si possono attribuire delle credenze che, in ultima analisi, possono essere diverse dalla somma delle credenze dei singoli individui che lo costituiscono. La modalità di aggregazione della credenza collettiva è irrilevante in questa sede, ma non lo è in senso assoluto – naturalmente.

Il cittadino libero ed eguale di fronte alle nuove app


Le opinioni riportate in questo articolo sono di sola responsabilità dell’autore e non riguardano in alcun modo Azione Filosofica


Inizialmente, ero molto preoccupato dall’idea che i governi europei si attivassero tutti per fare un’app per il cellulare. Ma poi mi sono rasserenato ragionandoci. Infatti, ricordandomi i fondamenti della civiltà e dello stato liberale, ho avuto la perplessità che l’aumento di controllo potesse essere direttamente a detrimento della mia già limitata libertà di iniziativa e attività individuale. Secondo la teoria dello stato liberale, che sta a fondamento della premessa stessa dei governi dei paesi europei, lo stato ha il dovere di garantire la sicurezza fisica dei cittadini in modo da garantire la loro stessa possibilità di iniziativa e azione all’interno del tessuto sociale ed economico di cui lo stato si erge a tutela dall’esterno – cioè non giudicando le opinioni e le conoscenze dei cittadini ma lasciando che il libero mercato delle idee sviluppi attivamente la propria autonoma versione di ciò che i cittadini ritengono meglio per loro stessi.

Un puro amore per le macchine che mi fanno vivere

Quando ero più giovane, ero convinto che le macchine nello specifico – e la tecnologia, in generale – fossero alcune delle cause dei mali del nostro tempo. Ho bisogno di loro, ma questo bisogno è un peso per le mie spalle – questa la tesi. A quel tempo, ero solo uno studente di filosofia senza una comprensione di come una materia prima si trasformasse in un vero bene, in prodotto finito consumabile da altre persone. Sì, è vero, ho sempre ammirato l’ingegneria e ho iniziato ad essere un artigiano attivo che lavora con il legno per trasformarlo nei miei mobili.

È un dato di fatto, ho lavorato prima ai progetti, poi ho considerato i loro costi, dove acquistare i banchi di legno, le viti ecc. Poi, con molti strumenti, ho trasformato i materiali già realizzati in un lavoro finito. Ho amato così tanto l’ingegneria e gli strumenti che ho anche pensato di studiare per essere un ingegnere navale, dato il mio amore per le navi e il mare. Ma da quando ho iniziato a studiare filosofia nella scuola secondaria, ho capito che la mia vita sarebbe stata priva di significato senza una profonda analisi filosofica della realtà e quindi ho scaricato l’ingegneria come un modo di vivere ma non di studiare. Il problem solving è semplicemente parte della mia natura e un approccio ingegneristico alla vita è ciò che ho sempre trovato sano e produttivo. Tuttavia, sono diventato critico nei confronti della dipendenza umana dalle macchine e, più in generale, dalla tecnologia. In alcuni punti voglio mostrarti come ho capito che mi sbagliavo completamente.

A sheer love for the machines that make me living

When I was younger, I was convinced that machines specifically – and technology in general – where some of the causes of the evils of our time. I need them but this need was a burden on my shoulders. At that time, I was just a philosophy student without a grasp on how a raw material is actually transformed to a real good. Yes, it is true, I always admired engineering and I started to be an active craftsman working with the wood to transform it in my pieces of furniture. As a matter of fact, I worked on projects first, then I considered their costs, where to buy the wood banks, screws etc. Then, with many tools I transformed the already crafted materials in a finished work. I loved so much engineering and tools that I also thought to study for being a naval engineer, given my love for the ships and sea. But since I started to study philosophy in secondary school, I understood my life would have been meaningless without a deep philosophical analysis of reality and then I discharged engineering as a way of living but not of studying. Problem solving is simply part to my nature and an engineering approach to life is what I always found healthy and productive. However, I became critical of the human dependence on machines and – more broadly – technology. In few points I want to show you how I understood I was completely wrong.