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Autore: Gaetano Barbella

Diploma tecnico, innata predisposizione per il disegno, capacità e inventiva nel campo della meccanica delle macchine, interessi culturali a tutto campo: su queste premesse Gaetano Barbella coltiva da autodidatta il suo interesse per la matematica, con lo spirito, la genialità, la curiosità di un dilettante di talento. Dedicatosi in particolare allo studio di problemi di geometria, di esoterismo, di egittologia e di arte, è uno scrittore esperto di geometria occulta, ricercatore del mistero e dell'insolito. Vive a Brescia con la famiglia sin dal 1969.

CAPIRE IL «DAODEJING» DI LAOZI

Figura 1: Scuola cinese della dinastia Ming: Laozi consegna il Daodejing, inchiostro su carta. Immagine di pubblico dominio.

Il  «Daodejing»

Il testo più antico del taoismo è il Daodejing (pinyin; Wade-Giles: Tao Te Ching), che viene tradotto come il Libro della Via (Dao) e della Virtù (De) ed è il più antico della Cina.

E’ un libretto diviso in 81 brevi capitoli, composto da aforismi da meditare come asserzioni o nozioni, un testo noto anche come Wuqianzi wen, scritto in 5000 caratteri.

La data di composizione è incertamente collocabile durante il periodo della dinastia Dong Zhou (Zhou Orientali: 770-256 p.e.v.) e meglio ancora nella seconda metà del VI secolo con la versione attribuita a Laozi. Fu trovata nel 1993 in una tomba nella versione scritta su listelle di bambù, seguita poi da una seconda versione su seta stilati a cavallo fra il III e il II secolo p.e.v. e da una terza versione dal textus receptus.

Comprendere il Daodejing è stato sempre il problema che ha reso la vita difficile agli studiosi fin dai tempi in cui furono diffusi i primi testi. Naturalmente è stato ancora più arduo lo studio dell’approccio ai testi, per il fatto di dover leggere le varie traduzioni che a volte sono differenti fra loro. Di qui le interpretazioni erano decisamente differenti fra loro, sia a causa della lingua cinese, oltre alla complessità dell’argomento[1].

Il concetto della Verginità eterica in un singolare matrimonio mistico nel 1561, unico nella Chiesa: Vescovo, vuoi prendere la Badessa come tua sposa?

Prospettiva del dipinto “Nozze mistiche di Pistoia” di Kristian Zahrtmann. Il quadro è di pubblico dominio.

Kristian Zahrtmann (1843-1917), con quest’opera, raffigura tra il 1893 e il 1894 lo svolgimento di un antico rito religioso riguardante l’insediamento del nuovo vescovo nella diocesi locale. Quest’opera è conservata nel museo Bornholms Kunstmuseum a Gudhjem importante località in Danimarca.

La cerimonia comportava una sorta di unione mistica tra il nuovo presule e la chiesa pistoiese, rappresentata dalla badessa del monastero benedettino di San Pier Maggiore.

Le nozze mistiche, secondo le fonti storiche del 1561, avvenivano addirittura su di un letto all’interno della chiesa, e si protrassero fino alla fine del Cinquecento.

Accompagnato dal clero e dalle famiglie della nobiltà pistoiese, il nuovo vescovo entrato in città da Porta Lucchese, raggiungeva solennemente il sagrato di San Pier Maggiore, dove avveniva, su due scranni e di fronte agli occhi dell’intera cittadinanza, lo scambio di anelli con la badessa. Capolavori dell’architettura e scultura toscana facevano da sfondo della scena ecclesiale, citati e rielaborati in modo fantastico in base ai canoni che allora armonizzavano i principî di un gusto in piena affermazione.

Prometeo (1868) di Gustave Moreau (1826-1898, Parigi) profezia epocale dell’Uomo di Colosse che uccide la Morte

“Prometeo” (1868) di Gustave Moreau (1826-1898, Parigi). Olio su tela, 205 x 122 cm. Parigi, Musée Gustave Moreau. Foto wikipedia di pubblico dominio

L’impostazione di questo tema ha per scopo la conferma di una vecchia profezia, «l’Uomo di Colosse» del monaco profeta russo Basilio nato a Mosca il 1468. Questa conferma si determina attraverso tre opere pittoriche di Gustave Moreau, la prima Il Prometeo (1868), la seconda I pretendenti (1852-1898) e la terza L’Apparizione (1875), nelle quali la critica letteraria non ravvisa la profezia dell’«Uomo di Colosse». Di conseguenza ho preferito riportare le descrizioni delle tre critiche letterarie, e poi mostrare le mie ragioni per dimostrare in che modo si capisce che i tre dipinti di Gustave Moreau profetizzano l’avvento dell’«Uomo di Colosse».

Il «Giano Bifronte» Salvator Mundi di Leonardo da Vinci in terra straniera

La vita tormentata del «Salvator Mundi» come fu per Gesù Cristo crocifisso e poi risorto

<< Cinque anni fa esatti nel 2017, in asta da Christie’s a New York, il Louvre Abu Dhabi confermava ufficialmente di aver «acquistato» l’opera d’arte più costosa al mondo (450 milioni di dollari). Dal 1478 ad oggi ha avuto vicende turbolente e complesse, ma la ricostruzione anno per anno non sembra dare risposte definitive. […]

Un velo, occhi, mento, un vestito, mani, vivi in eterno per virtù della croce della sezione aurea, tutto questo è la Gioconda di Leonardo

Leonardo credeva nella doppia verità del Giano bifronte, antica divinità romana che, nel caso della Gioconda, ha fatto sì che nella realtà a venire avesse una grande fama di donna felice capace di manifestarla, e in effetti così è stato fino ad oggi.  La Gioconda è senza dubbio uno dei ritratti più celebri al mondo: il sorriso della Monna Lisa ha affascinato gli storici e gli appassionati d’arte. Tuttavia c’è chi sostiene che possa sembrare ambiguo il suo sorriso. Non è così per dei studiosi.

La risorsa di Dio, la Madonna, nell’opera di conversione del Cristianesimo l “Incredulità di San Tommaso” di Caravaggio

Profezia della conversione della Filosofia e della Scienza come San Tommaso

Fonte delle cinque immagini:
Le prime due sono opera di Caravaggio, con “Incredulità di San Tommaso”, 1600-1601, di Wikipedia, di pubblico dominio.

L’Incredulità di San Tommaso è un dipinto a olio su tela di 107 × 146 cm realizzato tra il 1600 ed il 1601 dal pittore italiano Caravaggio. È conservato nella Bildergalerie di Potsdam della Germania. Ulteriori versioni eseguite dal maestro sono conservate in una collezione privata a Bologna e a Parigi.

Incoronazione della Vergine di Alessandro Bonvicini. Una nuova bilancia per l’arcangelo Michele

Figura 1: Alessandro Bonvicini detto il Moretto (1498-1554), l’Incoronazione della Vergine coi Santi Giuseppe, Francesco, Nicola e l’Arcangelo Michele. Dipinto olio su tavola del 1534 esposto nella Chiesa dei Santi Nazaro e Celso di Brescia. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Incoronazione_della_Vergine_con_i_santi_Michele_Arcangelo,_Giuseppe,_Francesco_e_Nicola_di_Bari.jpg

Incoronazione della Vergine di Alessandro Bonvicini” è un mio recente articolo pubblicato su Scuola Filosofica il 15 ottobre 2024[1] il cui tema si è incentrato su una sua visione alchemica.

In questo nuovo scritto è la Vergine che viene esaminata per giustificare degnamente l’opera del Bonvicini. La visione della parte pittorica in cui Ella e il Cristo appaiono, non dà l’impressione di una grande luminosità celeste che ci si aspetta. Il coro dei putti che li circonda sembrano un tantino “appannati”, tuttavia non si può nemmeno rilevare che sia il contrario, anzi. Si ha comunque l’impressione di una fase di attesa per svincolarsi dall’ombra che sembra aggravarli, come di un atteso rivivere, di salire in alto, verso il Cielo, verso un trono per un degno coronamento. Ma questa sensazione sembra avere origine nell’arcangelo San Michele alle prese con il maligno, un’ “accoppiata” insolita  con una bestia che non appare così sgradevole e malsana come ci si aspetta.

L’incoronazione della Vergine di Alessandro Bonvicini in una visione alchemica

File:Incoronazione della Vergine con i santi Michele Arcangelo, Giuseppe, Francesco e Nicola di Bari.jpg
Illustrazione 1: Alessandro Bonvicini detto il Moretto (1498-1554), l’Incoronazione della Vergine coi Santi Giuseppe, Francesco, Nicola e l’Arcangelo Michele. Dipinto olio su tavola del 1534 esposto nella Chiesa dei Santi Nazaro e Celso di Brescia. Crediti: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Incoronazione_della_Vergine_con_i_santi_Michele_Arcangelo,_Giuseppe,_Francesco_e_Nicola_di_Bari.jpg

La Basilica dei SS. Nazaro e Celso di Brescia

Entrando nella basilica dei SS. Nazaro e Celso di Brescia e procedendo sul lato di sinistra della navata, a ridosso del secondo altare decorato in marmo, si ammira la pala del Moretto del 1534, L’Incoronazione della Vergine coi Santi  Giuseppe, Francesco, Nicola e l’Arcangelo Michele (illustr. 3).

Emblematico DXV Dantesco – Interpretazioni sul Veltro di Dante

Di Mechanics Magazine – http://en.wikipedia.org/wiki/Image:Archimedes_lever_(Small).jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1921693

«Sei tu il re dei Giudei?» «Tu lo dici: io sono re»

Giovanni 18,33-37

Illustrazione 2: Affresco di Pontorno. Gesù davanti a Pilato. Crediti: https://it.wikipedia.org/wiki/Cristo_davanti_a_Pilato_(Pontormo)

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re.