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Scuolafilosofica Posts

Itinerario in Sardegna fra amarcord e attualità

Qualche tempo fa mi sono trovato a rovistare nella cantina di un mio conoscente e ho trovato al mio cospetto un’importante collezione di riviste di quotidiani, ingiallite e dal fascino antiquario. Su di una mi è caduto l’occhio in particolare: si tratta dell’inserto domenicale del Corriere della Sera chiamato “Domenica del Corriere”. In data 24/06/1974 veniva raccontato il resoconto di viaggio di Carlo Mauri, alpinista ed esploratore italiano vissuto fra il 1930 e il 1982 anno della sua morte. L’articolo di Mauri riporta con estrema precisione il resoconto di un’avventura into the wild in uno degli ultimi paradisi italiani, preservati dalla vita pastorale e da una natura ancora poco intaccata dai cambiamenti distruttivi dell’uomo: precisamente nella zona dei territori del Supramonte, caro a Fabrizio de Andrè, ma caro anche alla maggioranza degli escursionisti, alpinisti e vacanzieri di tutto il mondo.

Ebbene, sì! Ce l’abbiamo fatta! Scuola Filosofica diventa 3.0!

Già da diverso tempo avevamo detto che ci saremmo rinnovati. E l’abbiamo fatto! E’ stato un processo lungo, durato oltre due anni e tempestato di tanti avvenimenti, ripensamenti, dubbi, incertezze e impegni. Nel frattempo, non ci siamo fermati, abbiamo continuato a lavorare sul piano delle pubblicazioni e siamo giunti a risultati che i nostri lettori ormai conoscono.

Detto questo, il risultato del restyling è ancora da definire. Abbiamo bisogno di feedback, commenti, critiche. Diteci se trovate qualcosa che non vi piace, che non funziona, che non vi suona bene. Terremo presente di ogni segnalazione perché il vostro parere è assolutamente il più importante.

In questa sede, mi sento di ringraziare Riccardo Scasseddu su tutti, e i membri del gruppo. In particolare, Paolo Scattone ha dato un contributo importante nella razionalizzazione e anche in alcune idee che sono state incorporate, se non altro, nello spirito del restyling. Francesco Margoni, Wolfgang F. Pili e gli altri hanno contribuito a fornire idee e spunti di riflessione a suo tempo e speriamo di aver tenuto conto del loro punto di vista come di tutti gli altri.

Anche una grafica ha una sua storia e questa è la terza di SF! Dopo SF1.0, dopo SF2.0 e le sue varianti, siamo giunti a SF3.0! Speriamo davvero di poter contare ancora sul vostro plauso e sul vostro sosteno perché ogni grafica ha come unico significato quello di mostrare i contenuti!

Un augurio a tutti i lettori per una rinnovata navigazione in Scuola Filosofica 3.0!
Giangiuseppe Pili

L’Aleph. Jorge Luis Borges

(…) Scesi di nascosto, rotolai per la scala vietata. Caddi. Quando aprii gli occhi, vidi l’Aleph.” “L’Aleph” ripetei. “Sì, il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli. Non rivelai a nessuno la mia scoperta ma vi tornai ancora. Il bambino non poteva supporre che quel privilegio gli era accordato perché l’uomo cesellasse il poema! (…) La verità non penetra in un intelletto ribelle. Se tutti i luoghi della terra si trovano nell’Aleph, vi si troveranno tutti i lumi, tutte le lampade, tutte le sorgenti di luce”.

Jorge Luis Borges 


Questa recensione è dedicata a Eugenio Dessy, il quale mi stimolò pervicacemente fino al punto in cui dovetti cedere le armi intellettuali all’idea che non si possono creare aspettative sufficientemente alte nei confronti del labirinto edificato da uno scrittore-minotauro, giacché le aspettative, essendo pensieri, non sono né alte né basse perché già parte di un labirinto che non si misura con il sistema metrico-decimale, creato ex novo dalla vittoria napoleonica sull’Ancient regime. 


L’Aleph è una raccolta di racconti di Jorge Luis Borges (1899-1986), edita per la prima volta nel 1949 e poi ampliata a più riprese fino a metà degli anni cinquanta. Si tratta indubbiamente di un’opera la cui lettura non risulta agile e non è pensata per essere tale. Allo stesso tempo, Borges offre al lettore una serie di racconti che sono legati da “somiglianze, similitudini e variazioni sullo stesso tema”. E’ impossibile ricostruire dettagliatamente ogni singolo racconto della raccolta, ma considereremo esclusivamente i nuclei tematici e formali che ci sembrano di maggior rilievo per chi si accosti per la prima volta a L’Aleph.

La bestia umana. Émile Zola

Non c’è che dire, è una bella invenzione [la ferrovia], si sanno più cose… Ma le bestie feroci restano bestie feroci, e avranno un bell’inventare meccanismi ancora più perfetti; nell’ombra vi saranno sempre delle bestie feroci.

Émile Zola

La bestia umana è un romanzo di Émile Zola, edito nel 1890. La storia del libro è incentrata sulle passioni violente dei protagonisti: una coppia sposata, Séverine e Roubaud, il macchinista Jacques Lantier e il brutale cavapietre Cabuche. Tutto il romanzo si svolge all’interno della ferrovia francese, tra Parigi e Le Havre.

La trama non è particolarmente complessa, sebbene sia elaborata in un lungo afflato unitario: Roubaud scopre che la moglie l’aveva tradito con un vecchio pervertito, il quale era un potente. Solo l’omicidio è capace di saziare la gelosia violentissima di Roubaud, il quale non si priva di sfogarsi contro la moglie, con una violenza tale che oggi anche la sola descrizione rischierebbe di scivolare nell’incomprensibile barbarie di tempi che sembrerebbero andati. Infatti, in tutto il romanzo, si trovano scene di violenza contro le donne che, sorprendentemente per un lettore contemporaneo, non sembrano essere né atti sorprendenti (per l’autore) né moralmente disdicevoli per i personaggi. E anche da un punto di vista legale non sembra che questi atti violenti e imperdonabili fossero avvertiti con la sensibilità attuale. Ad ogni modo, Roubaud uccide il vecchio pervertito in un treno, tagliandogli la gola con il coltello che Séverine gli aveva regalato.

La Risurrezione: spunti di riflessione

Nel libro Risurrezione (Un viaggio tra fede e scienza) [Edizioni Paoline 2016] l’economista e imprenditore Armando Savini, a proposito della Risurrezione di Gesù e la Sindone conservata a Torino, scrive: «In riferimento alla scomparsa del corpo [di Gesù], data l’integrità delle fasce [che avrebbero avvolto il corpo collocato nel sepolcro], l’unica ipotesi che si potrebbe fare è quella dell’annichilazione, lo stesso processo che avrebbe dato vita al Big Bang. Secondo il fisico Baldacchini, “l’unico fenomeno conosciuto in Fisica che conduca alla sparizione completa della massa con produzione di energia equivalente è il processo di annichilazione materia-antimateria (AMA), che oggi può essere riprodotto solo a livello subatomico nei laboratori di particelle elementari, ma che è stato invece dominante subito dopo il Big Bang, cioè negli istanti iniziali di esistenza del nostro universo (…). L’ipotesi AMA non ci dice nulla, eccetto che il corpo si è smaterializzato all’interno della Sindone e istantaneamente si è materializzato di nuovo in altro luogo, morto o vivo, che non fa differenza per le leggi della Fisica, che così non sono in contraddizione con i racconti evangelici, che invece lo descrivono risorto e quindi vivo.” [Marco Tosatti, La Sindone: il corpo è scomparso con un big bang, articolo pubblicato sul sito Vatican Insider del quotidiano La Stampa il 4 luglio 2012] […] Queste ipotesi, definite “quasi ai limiti delle conoscenze scientifiche attuali” [Giuseppe Baldacchini, Paolo Di Lazzaro, Daniele Murra, Giulio Fanti, Coloring linens with excimer lasers to simulate the body image of the Turin Shroud, articolo pubblicato sulla rivista Applied Optics il 20 marzo 2008], possono solo tentare di spiegare ciò che, per volontà del Creatore, stilla lievemente dal soprannaturale nella sfera fisica. Non di più. Non si può dimostrare alcunché, poiché l’evento soprannaturale è qualcosa che trascende la sfera dell’immanente: è metafisico, cioè supera, domina la sfera fisica, poiché Dio è spirito [come dice Gesù alla donna samaritana incontrata al pozzo di Giacobbe, secondo quanto si legge nel Vangelo di Giovanni 4, 24] e, dunque, non è soggetto alle leggi fisiche, chimiche e biologiche, le quali regolano questo mondo» (pp. 69-71).

Tutto per gioco, niente per gioco – Il valore del gioco negli scout

All’interno delle associazioni scout ci sono diverse fasce d’età: oggi vi descriviamo come all’interno dell’associazione CNGEI (una delle due associazioni scout italiane riconosciute dai due organismi ufficiali mondiali dello scoutismo) viene inteso il gioco. Questa relazione è stata presentata presso il “Convegno sul lupettismo” tenutosi il 18 febbraio 2017 a Cagliari, presentato da Silvia Pistis, attivissima da diversi anni nel branco del CNGEI, ottima rappresentate e alfiere dell’associazione.

Il Gioco è uno degli Strumenti del Metodo della Branca Lupetti, probabilmente il più importante ed efficace. Quasi tutte le attività svolte con il Branco utilizzano il Gioco come Strumento attraverso il quale trasmettere un contenuto educativo. Il Gioco è l’applicazione massima dell’Imparare Facendo del Metodo Scout, declinato nella Branca L.

The Making of Friedrich Nietzsche – Daniel Blue

This biography of Friedrich Nietzsche is traditional in the sense that it provides a narrative account of his early years, beginning before he was born and chronicling his development up to the age of twenty-four. It also embeds that life within larger intellectual, social, and political contexts, showing how these shaped and sometimes obstructed his progress in ways of which he was not always aware. (…) What makes this book new is that it takes a distinctive and practically unnoticed ambition of the early Nietzsche and seeks to give it a prominence commensurate with the value he assigned it himself.

The Making of Nietzsche – Daniel Blue

 

The Making of Friedrich Nietzsche è un libro del ricercatore Daniel Blue, edito dalla prestigiosa Cambridge University Press nel 2016. Si tratta di un’opera incentrata sulla biografia del giovane Nietzsche, dalla nascita al compimento dei 24 anni. La cesura dell’opera riflette ragioni sia biografiche, sia filosofiche. La ragione biografica è che, a soli 24 anni, Friedrich Nietzsche viene chiamato all’università di Basilea per una cattedra. Nonostante l’entusiasmo di tutti i più stretti amici e parenti di Nietzsche (la madre, la sorella e l’amico di sempre), egli non è particolarmente contento:

Kambo e Iboga – Intervista all’autore – Giovanni Lattanzi

L’autore di Kambo e Iboga,  Giovanni Lattanzi, ci ha rilasciato gentilmente un’intervista in cui ci racconta un po’ del suo libro e delle esperienze personali che hanno preceduto e reso possibile la stesura di questo lavoro assai affascinante. In particolare, il libro tenta di mostrare come esistano tutt’ora delle zone d’ombra nella “medicina Occidentale” che potrebbero essere affrontate in modo più efficace. Tuttavia non è solo un libro sulla medicina ma è un viaggio personale alla scoperta di nuove idee per eliminare vecchi pregiudizi. Per chiunque sia interessato, rimandiamo volentieri al sito: www.kambo.it


1. Come definiresti il tuo libro, Kambo e Iboga?

Difficile da definire in poche parole un libro così, l’argomento principale, il Kambo e l’Iboga, viene trattato da prospettive diverse: il loro uso sinergico; poi c’è una estesa parte sulla ricerca scientifica su questi due enteogeni e sull’Ayahuasca. Infine vi è una parte dedicata alle testimonianze. È un libro dalle cento sfaccettature, che ambiziosamente mette insieme scienza e spiritualità. È un libro multidimensionale.