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La geografia è stata, assieme alla filosofia, una delle materie verso cui è stato riposto grande interesse fin dai tempi antichi. L’obiettivo di questo articolo è quello di fornire un’ampia visione della geografia e tracciarne una storia molto generale attraverso le figure degli studiosi più eminenti che ne hanno reso possibile la concettualizzazione. Dall’anno 0 ad oggi, la geografia si è evoluta nel tempo, dal mondo piatto o a forma di botte fino alle immagini satellitari, dalla navigazione con la bussola ad ago magnetico fino all’uso del gps. La geografia è senz’altro una delle materie più importanti che oggi si possa studiare visto il degrado ambientale a cui spesso si è sottoposto il territorio mondiale e con lo studio di essa possiamo percepire e analizzare i problemi antropologici ed ecologici: la geografia è un’immensa fonte di informazioni e problematizzazioni, e possiede al suo interno centinaia di sottogeneri, che in breve considereremo.

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Consigliamo Geopolitica e Geografia antica
Karl Ritter (Quendlinburg 1779 – Berlino 1859) è il primo dei geografi moderni il cui pensiero è inquadrabile in un’ottica di stampo determinista. Nelle sue opere (ricordiamo l’Erdekunde) cerca di analizzare spazi anche lontani rilevandone le caratteristiche fisiche presenti e quelle dei popoli che li abitano, cercando principi di causalità (A avviene perché B) e di estensione dei fenomeni osservati. Ma cosa fa di Ritter un geografo determinista?
Egli ritiene che i popoli sono condizionati dalla conformazione degli spazi che abitano, che poi sarebbero le regioni, i cui caratteri distintivi e peculiari sono quindi frutto di un’influenza ambientale. Il determinismo di Ritter, però, non ha i caratteri di un determinismo meccanicista, in quanto esso è espressione di una teleologia, che vorrebbe gli ambienti capaci di determinare gli aspetti dell’uomo che li abita; guidata da un intento divino e volta al perfezionamento dell’uomo. Inoltre, secondo il tedesco, questa fase di “formazione”, volta alla forgiatura dell’uomo perfetto, sia attestabile solo nelle popolazioni il cui sviluppo sia ancora a uno stadio primitivo, non permettendo quindi, a contrario di quanto avviene nelle società dell’Europa moderna, di liberarsi dal gioco costrittivo della Natura.

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Nel corso dei secoli abbiamo assistito alla trasformazione delle piccole città stato in signorie più espanse, per poi passare dalle stesse signorie a dei principati ancora più vasti, fino ad arrivare alla costituzione delle monarchie nazionali: queste ultime erano lembi di terra più o meno grandi, come nel caso della monarchia francese, o più o meno piccole come la monarchia portoghese. Infine dagli stati monarchici si è passati a veri e propri stati nazionali, non più guidati dalla supervisione di un solo uomo, ma fondati sulla visione del demos, per lo più nei paesi civilizzati del primo e del secondo mondo. Purtroppo le dittature sono ancora un flagello per l’umanità: stati oggigiorno che si autodefiniscono esplicitamente ‘dittature’ sono Figi, Guinea equatoriale, Myanmar, Niger, Sudan e Birmania. In questi stati citati la libertà della popolazione è totalmente limitata al regime di un uomo su cui si accentrano tutti i poteri, acquisiti il più delle volte con un colpo di stato. Ma altri stati che non si dichiarano dittature lo sono in via di fatto, per la loro politica composta soprattutto sulla soppressione di molti diritti civili, pensati inalienabili. Fra queste compaiono senz’altro la Corea del nord, Cuba, Algeria, Siria, Gibuti, Repubblica del Congo (malgrado più volte si è provato di dare un volto democratico al sistema politico con frequenti elezioni), Vietnam, Turkmenistan, Laos, Cambogia, Bielorussia, Cina, Eritrea, Iran e Kazakistan. Di fatto quest’ultimi stati che non si dichiarano regimi dittatoriali, nella pratica reale si sviluppano come governi monopartitici retti dal potere di un uomo interessato più all’espansione territoriale o economica personale che non al bene del popolo.

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Friedrich Ratzel (1844 – 1904) è stato un zoologo di formazione, nonché geologo fortemente legato alle dottrine di stampo evoluzionistico elaborate da Ernst Haeckel e Moritz Wagner. Egli è generalmente considerato il fondatore della geografia umana e della geografia politica. Dopo una serie di viaggi in qualità di giornalista in Italia, Ungheria, Stati Uniti, Messico e Cuba, al suo ritorno in Europa dopo essere stato docente di geografia nel 1876 presso il Politecnico di Monaco di Baviera, ottenne la cattedra di geografia all’Università di Lipsia nel 1886, succedendo a un altro importante geografo moderno di spicco: Ferdinand von Richthofen (1833 – 1905) fu un geografo molto importante soprattutto per quel concerne gli studi sulle terre asiatiche; lui, insieme ad altri pochi, è entrato a far parte della nomenclatura geografica. Esistono infatti nell’altopiano del Tibet nella propaggine orientale del Kunlun i Monti Richthofen, in suo onore.

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Consigliamo Storia della Geografia Antica e Friederich Ratzel
L’interesse per lo studio geografico sin dai tempi antichi non è mai mancato. Anzi, questo si è dimostrato un elemento unificante fra tutte le varie nazioni europee e mondiali che rivaleggiavano fra di loro per accaparrarsi il maggior numero di scoperte, ma che cercavano sempre di unire il sapere affinché tutti potessero usufruirne e poterne sfruttare al massimo i risultati. Fra il settecento e l’ottocento nuovi studi più approfonditi e dotati di una loro metodologia scientifica vengono intrapresi ed è così che emergono due importanti figure: Alexander von Humboldt e Carl Ritter.