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La biblioteca: definizione e storia

Il termine biblioteca deriva dal greco “βιβλιο- ϑήκη”, βιβλιο è infatti il termine greco che indica “libro”, mentre ϑήκη indica “un luogo di deposito”. I βιβλιοϑήκαι erano per gli autori classici i mobili in cui libri venivano collegati. Nei secoli questi luoghi di raccolta sono divenuti sempre più grandi fino a divenire delle vere biblioteche moderne. Quindi in ultima analisi la biblioteca è un luogo dove si custodiscono, in maniera diversa, come vedremo, tomi e libri di tutti i generi per una consultazione al piccolo, al medio o al vasto pubblico, com’è stato nelle varie epoche in modi diversi. Importante sottolineare la differenza fra libreria e biblioteca: il primo è un luogo di “mercato” dove comprare i libri per poter sviluppare una biblioteca privata, il secondo invece come detto è un luogo di conservazione. In quest’epoca di digitalizzazione del libro il ruolo delle librerie e delle biblioteche è sempre più importante: il rischio di perdere nozioni attraverso la digitalizzazione della carta è sempre più forte, tanto che, aumentano via via di numero le biblioteche digitali, autorizzate e non, dove poter consultare libri direttamente online, scoraggiando la nascita e lo sviluppo di nuove case editrici e di conseguenza di librerie. Tutto ciò naturalmente rischia di soffocare la nascita di nuovi posti di lavoro a scapito del digitale, elemento quest’ultimo, di cui l’uomo deve farne, a mio avviso, un saggio uso, attento e mai spropositato, senza mai bruciare le tappe, laddove la sostituzione del cartaceo al digitale non sembra essere del tutto soddisfacente. Il kindle è considerabile uno strumento di cultura? A voi lettori la risposta, ma di certo il libro è un mezzo con cui si tramanda cultura e la biblioteca è il suo tramite.

È’ doveroso per capirne bene lo sviluppo storico della biblioteca, scrivere una breve storia delle biblioteche, dalla nascita nel periodo alessandrino, fino ad oggi. Il passaggio dall’oralità alla scrittura si è svolto in un arco di tempo piuttosto lungo nell’età antica: il potere della memoria orale cedette pian piano il passo al vantaggio della scrittura. Si pensi alla comodità d’uso di un canovaccio scritto anziché di un teatro retto su un filone narrativo fisso e tenuto in piedi dall’improvvisazione.

Non è un caso che la prima grandiosa realizzazione libraria del mondo occidentale si ritrovi nella biblioteca di Alessandria, città fondata nel 322 a.C. per volere di Alessandro Magno e poi mantenuta in vita grazie all’ottimo lavoro della dinastia dei Tolomei che costruirono, tra le altre, un potente faro per non fare urtare le navi fra di loro nelle notti più buie e nelle giornate uggiose. La biblioteca di Alessandria edificata nel III secolo a.C fu senz’altro la prima grande raccolta libraria, costruita grazie anche ai suggerimenti di Aristotele, il quale influenzò i Tolomei affinché erigessero una costruzione dove fosse contenuta tutta la “linfa del sapere”. Tuttavia per ragioni cronologiche sembra che sia stato più importante l’afflusso di idee di un discepolo di Aristotele, Demetrio Falereo: egli si impegnò nel diffondere una ricerca e una conoscenza di stampo aristotelico. Tolomeo I spedì in giro per il mondo conosciuto tantissimi emissari per fargli recuperare tutte le opere scritte e creare in Alessandria un riferimento stabile e localizzato per tutti i letterati greci e latini e, in un certo senso, per diversi secoli il “Bruchium” così veniva chiamata la biblioteca, fu il faro letterario per eccellenza. Sicché Alessandria fu la città dei due fari, dotati di diversa luce, ma grandiosi per la forza.

La biblioteca di Alessandria diede il là allo sviluppo di parecchie raccolte librarie anche all’interno del mondo romano: proprio in quest’ultimo, erano molto numerose le biblioteche private di patrizi che recuperavano dai bottini di guerra, volumi che arricchissero gli scaffali delle proprie ville. Si instaurò una vera e propria gara per chi avesse la biblioteca privata con più tomi e volumi: era una sorta di metro di misurazione per vedere chi fosse il più ricco all’interno del ceto patrizio. Al finire del I secolo a.C. si sviluppò anche a Roma (con circa due secoli di ritardo rispetto ad Alessandria) la prima biblioteca pubblica, istituita da Asinio Pollione, ma progettata già qualche anno prima da Giulio Cesare; successivamente Augusto ne edificò anche un’altra vicino al tempio di Apollo e in seguito furono sempre più numerose le biblioteche imperiali. Per i letterati romani era un onore e ragione di vita far sì che la propria opera entrasse a far parte di queste raccolte librarie: Ovidio nella sua opera d’esilio tracia, i Tristia, attesta il disappunto quando immagina che il suo libro, una volta giunto a Roma, verrà distrutto.

La fine del Mondo Antico segnò il crollo delle sue istituzioni e l’avvento del periodo storico chiamato Alto medioevo portò un periodo scuro dal punto di vista letterario e, in senso stretto, librario. Per qualche secolo infatti, i luoghi della memoria collettiva e della conservazione del sapere vennero totalmente abbandonati: la fine della biblioteca di Alessandria è intrisa di mistero. Alcuni dicono che Giulio Cesare fu il suo distruttore:

[L]a maggior parte degli studiosi, però, attribuisce la scomparsa definitiva della Biblioteca al patriarca d’Alessandria (ormai cristiana) Teofilo, che avrebbe guidato di persona una folla di fanatici nella sua distruzione totale, simbolo – per i cristiani – del mondo e del sapere pagano. In quest’episodio emerge la figura di Hipantia, donna colta e intelligente, filosofa e di libero pensiero, figlia del matematico Teone, ultimo [i]conservatore della Biblioteca. Un giorno fu tirata giù dal carro, da una folla di fanatici e bruciata viva come una strega, nella Biblioteca, prima che fosse incendiata; un piano ben congegnato, quindi, per cancellare definitivamente alcuni testi che a molti, all’epoca, facevano paura per i propri contenuti.

Tuttavia le poche opere che rimasero in circolazione furono l’input per la creazione di nuovi paradigmi bibliotecari: dunque, i depositi librari e le biblioteche divennero così scriptoria, vale a dire centri di copiatura, dai quali emergeva la figura dell’amanuense. A questa nuova figura, si aggiunge anche la nascita della pratica di lettura silenziosa, meditativa; questo era possibile grazie alle nuove tecniche di scrittura dei libri, sempre più fruibili a tutti gli alfabetizzati. Dal XIII secolo la diffusione scolastica fece sì che la circolazione libraria fosse sempre più capillare all’interno delle città, capitali della cultura: si pensi a Firenze, Bologna, Parigi, la Francia vista come terra delle chanson e la Germania come terra delle saghe. La biblioteca in questi anni ritrova dunque un suo spazio autonomo nel quali sono collocati i grandi libri, strumenti per eccellenza dello studio e della formazione per i frati dei collegi o per gli studenti delle università. Come si può intuire quindi la biblioteca non è più solo un luogo di conservazione della memoria come lo era stato nei secoli precedenti, ma diventa quindi un luogo dove potersi appropriare di un linguaggio e di una cultura diversa dalla propria. In età umanistica il nuovo rapporto con il libro come strumento di informazione e conoscenza si è associato ad una nuova passione bibliofila che ha a sua volta incrementato la produzione e la circolazione libraria.

A partire dalla fine del XIV secolo, grazie alle migliorie apportate alla stampa con i cosiddetti blocchi di legno di Johann Gutemberg, ci fu la costruzione di collezione davvero imponenti, di taglio enciclopedico e di aspirazione universale. Dal 1595 viene allestita una raccolta bibliotecaria nel convento di Sant’Agostino da parte di Angelo Rocca; nel 1602, grazie al benefattore Thomas Bodley, viene aperta al pubblico la biblioteca Bodleiana di Oxford, mentre nel 1609 viene aperta a Milano, grazie al cardinale Federico Borromeo, la biblioteca Ambrosiana.

Sempre più frequenti erano le raccolte librarie “lasciate in consegna” a enti privati. È’ il caso delle raccolte librarie universitarie: tra le più antiche annoveriamo quella dell’ateneo di Sassari (risalente alla metà del XVI secolo), quella dell’ateneo di Padova e la Alessandrina di Roma, voluta dal papa Alessandro VII. Negli anni successivi vengono fondate tutte le altre biblioteche storiche molte delle quali sono arrivate fino ad oggi intatte con prestigiosi collezioni e manoscritti.

Alla fine del Settecento ci fu una crisi generale di questo sistema bibliotecario, nel nuovo contesto culturale dell’illuminismo, ed è in questi anni che si propone una significativa diversificazione della produzione libraria: alla lettura “enciclopedica” degli eruditi e degli studiosi si affianca un tipo di lettura più vorace ed estensiva, attraverso nuove forme di libro come i romanzi, i giornali o i reportage geografici. Per supplire alla crisi delle biblioteche, si diffusero i gabinetti di lettura, spesso associati a botteghe di librai: questo forniva al lettura una vasta scelta di lettura e un continuo aggiornamento sulle novità editoriali. È in questi anni che mai come prima, si sviluppa il concetto di biblioteca settoriale fino ad arrivare alle suddivisioni dei nostri giorni, infatti il concetto di biblioteca popolare si è trasformata in biblioteca di base e di prima formazione per la comunità locale; la biblioteca contemporanea è pubblica (perlopiù) non solo perché è aperta al libero accesso dei lettori, ma soprattutto perché nelle diverse tipologie librarie che circolano, è in grado di accogliere tutti senza escludere nessuno o discriminare nessuno, ponendosi al servizio di tutta la comunità e in tutte le sue componenti.

La storia dell’evoluzione delle biblioteche, del suo concetto e del suo uso come abbiamo visto è cambiato dall’avvento del Brachium fino ad oggi in un modo anche complesso. Nel prossimo articolo analizziamo i vari tipi di biblioteche esistenti, nello specifico nel nostro “mondo bibliotecario” italiano composto da mille sfaccettature e problemi.


Bibliografia essenziale

Granata G., Introduzione alla biblioteconomia, Il Mulino Itinerari, Bologna, 2009

http://www.liceoberchet.it/ricerche/geo4d_03/Africa1/biblioteca_alessandria_2liv.htm

http://www.scuolafilosofica.com/2282/storia-della-geografia-antica

http://www.spaziofilosofia.com/tag/bruchium/

http://www.scuolafilosofica.com/588 per quanto riguarda Aristotele.

http://www.scuolafilosofica.com/2238/2238 notizie su Asinio Pollione e sul contesto letterario sallustiano.

http://www.amanuense.it/


Wolfgang Francesco Pili

Sono nato a Cagliari nell’aprile del 1991. Ho sempre coltivato una passione per l’osservazione di tutto ciò che mi circonda. Nell’anno scolastico 2008/2009 mi sono diplomato al Liceo Classico Siotto Pintor di Cagliari conseguendo la maturità classica. Attualmente sono iscritto al corso di Laurea in Lettere moderne con curriculum storico presso l’Università degli studi di Cagliari, adoperandomi per l’appunto in un indirizzo che predilige la storia, una delle mie passioni, in particolare la storia della Sardegna e la storia contemporanea. Nell’ bimestre Ottobre-Dicembre 2014 ho svolto un Master in TourismQuality Management e attualmente gestisce la propria impresa.

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