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L’evoluzione verso le pòlis

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Nell’articolo[1] precedente abbiamo analizzato quali sono state le cause della fine della fiorente civiltà micenea e abbiamo posto le basi, nel periodo denominato “medioevo greco” o “periodo buio” per la ristrettezza delle fonti, per la nascita della civiltà greca delle polis. Abbiamo quindi detto che quando si ha una cesura netta nella storia, si rinnova la sfida della civilizzazione, com’è nel caso del passaggio dalla civiltà micenea a quella greca, intermezzata dal periodo buio, il quale va inteso come periodo di transizione e di simil-unione fra il periodo miceneo e quello della nascita delle polis.

Il medioevo greco si fa usualmente terminare fra il X e il IX secolo con un margine di oscillazione di qualche decennio: tuttavia è in questi anni che riprendiamo ad avere attestazione certe riguardo alla storia greca. Infatti, ci fu un rapido incremento demografico con l’occupazione di siti sempre più numerosi. Ritroviamo la costruzione di siti religiosi con la presenza di nuove offerte verso le divinità. E infine, forse uno degli elementi più importanti fu la ripresa degli scambi con l’esterno: i Greci entrano in contatto con i Fenici e con le popolazioni del Vicino Oriente, specie naturalmente attraverso gli insediamenti nella Ionia (la parte orientale della Grecia). Nel secolo seguente ci fu lo sviluppò delle attività prima di esplorazione e poi di colonizzazione, verso l’Italia e segnatamente verso la Sicilia.

È fondamentale in questo periodo l’acquisizione di una tecnica linguistica di importanza capitale: la codifica del greco antico nella scrittura alfabetica, elaborata sulla base del sistema già adottato dai Cananei (abitanti della Palestina) e dai Fenici. Questa fu una elaborazione culturale che modificò radicalmente le funzioni della memoria storica, estendendola nella qualità e nella quantità. Le leggi diventano così consultabili e non più modificabili (ricordiamoci la confusione del big ma) e lentamente vengono creati i primi archivi pubblici.

Il IX e l’VIII secolo segnano la definitiva vittoria dell’agricoltura sulla pastorizia, dunque la vittoria fra sedentarismo e semi-nomadismo. A Nichoria, in Messenia, e a Lefkandì, nell’Isola di Eubea, compaiono i primi silos per cereali e ancora a Nichoria i primi contenitori per olio d’oliva. Nelle tombe di Atene, a sostegno della tesi che vede l’affermarsi del sistema agricolo su quello della pastorizia, sempre più vengono ritrovate ceramiche con sopra disegnati dei granai. Inoltre, grandi telai testimoniano la presenza di centri abitati stabili e non più mobili, con la probabile esportazione di tessuti eubei.

L’architettura dei villaggi è però ancora povera e simile al periodo del medioevo ellenico, composto quindi da case per lo più di legno e paglia, con al centro una casa più grande, probabilmente sede delle riunioni degli uomini, tuttavia un elemento non verificato.

Ci sono delle eccezioni. Come detto all’inizio è bene rendersi conto di quanto sia grande la Grecia ed è bene studiare questa materia con un buon atlante storico davanti: a Smirne il villaggio era circondato da una cinta fortificata, a Iaso (Caria) e a Zagora (nell’isola di Andro) le case invece erano tutte in pietra e si praticava un fiorente commercio, nonché una costante attività di pirateria (su questo tema importante si veda), così come a Donusa, una piccola isola a est di Nasso.

Questo periodo viene anche denominato il rinascimento greco: a parte gli esempi sopra esposti, abbiamo un generale rifiorire dei villaggi, a volta anche sulle rovine micenee (come a Paro). Le Isole Cicladi, il Dodecanneso, la Messenia e la Laconia si ripopolano in maniera verticale. Lo schema generale resta tuttavia quello di villaggi sparsi, ma già ben concentrati e numerosi nell’Attica per esempio, secondo lo schema sopra descritto (una casa centrale e nuclei abitativi singoli sparsi). Siamo dunque ancora lontani, rarissime eccezioni come Iaso e Zagora a parte, dalle concentrazioni urbane con relativa pianificazione (una sottospecie di P.U.C., un piano urbanistico “comunale”, ante litteram).

Uno degli aspetti più spettacolari di cambiamento nel IX secolo a.C. e, soprattutto, nel secolo VIII a.C. è probabilmente d’ordine religioso: questa dimensione a noi quasi totalmente sconosciuta nel periodo precedente per mancanza di fonti, è invece segnato in questo dalla scoperta di diversi fenomeni: doni votivi nei luoghi sacri, costruzione di edifici specifici fra cui i primissimi templi e i culti tributati nei confronti di nuove figure denominate eroi. La città antica, la polis, comincia ad avere una prima declinazione.

Ancora una volta il IX e l’VIII secolo a.C. segnano la frattura fra i due periodi: comincia infatti ad apparire una nuova sensibilità religiosa che si traduce nella costruzione di specifici luoghi aditi al culto, destinati a ricevere le offerte dei fedeli con una nuova concezione anche di pellegrinaggio, totalmente assente nelle epoche arcaiche. Si pensi ai santuari di Olimpia e Dodona nell’Epiro, quelli di Perachora e di Argo, Eretria, Eleusi, Delfi, Delo, ecc. Senz’altro prima di tutti ci furono questi e senz’altro prima della costruzione del santuario erano già luoghi di culto preistorici. Questi insediamenti religiosi nascono per lo più simultaneamente, nel breve, fatto da rimarcare, arco di un secolo a mala pena. In genere questi edifici venivano costruiti nei punti più alti dei villaggi (la futura acropoli) come nel caso di Atene, Corinto, Argo e Asine.

I devoti veneravano delle divinità che avevano a che fare con la terra, con il quotidiano: le primissime divinità furono Atena ed Era, i cui nomi compaiono già nelle tavolette arcaiche. Dopodiché vengono attestati Apollo, Zeus, Artemide, Poseidone, Demetra, Dioniso e altri dei minori che si dividono nel resto del territorio. Inoltre ogni villaggio, futura città, si sceglie un’unica divinità da tutelare (protettrice dunque “singolarmente” di quel villaggio) senza per questo escludere le divinità minori dal loro culto. Questo periodo è caratterizzato da un enorme afflusso di oggetti votivi all’interno dei santuari con la ricomparsa del bronzo che ridiventa il materiale nobile per eccellenza.

Affianco alla devozione degli dei, era presente la devozione verso altre figure non minori, ma diversamente divine: i culti eroici. Gli eroi erano venerati in templi appositi, luoghi di sepoltura, che spesso nei secoli precedenti erano stati luoghi di culto micenei. Queste sepolture erano considerate le tombe degli antichi eroi, spesso protagonisti delle saghe e dei racconti prima orali e in seguito scritti come il racconti dei Sette contro Tebe, gli Argonauti, ecc. Come ricondurre una nuova rivendicazione sociale nel culto degli eroi? Abbiamo visto, come nei secoli bui non sembra dominare un particolare aspetto religioso o di culto: il funerale era limitato alla cerimonia e la conservazione della memoria del defunto non andava oltre qualche generazione. Nell’VIII secolo invece l’espansione demografica legittima in qualche modo la preoccupazione di affermare i proprio diritti su una certa fetta di territorio, sulle terre coltivabili e quindi si ricorreva agli eroi per ricordare che e chi da tempo immemorabile aveva posseduto quel territorio e come si era battuto per conservarlo, fino agli abitanti di quel periodo. Il risorgimento greco sta anche in questo: la fioritura di sentimenti di attaccamento alla terra e al villaggio si impone nei cuori degli abitanti dell’Ellade. Per Morris gli eroi furono la giustificazione per l’aristocrazia al potere di legittimare il controllo sulla proprietà fondiaria, giustificazione difesa tramite genealogie fabbricate ad hoc per attestare l’antichità della stirpe. Per Coldstream tutto iniziò dall’epopea omerica, anche se sembrerebbe difficile ammettere che solo Omero (o chi per lui) sia il solo responsabile dell’improvviso nascere di culti eroici nella Grecia dell’VIII secolo a.C..

Qual è la questione omerica e cosa è l’epopea omerica? Senz’altro questo è un tema fondamentale e di importanza capitale all’interno dello studio della storia greca. Chi era Omero? Di lui si sa poco o niente: molto probabilmente era un uomo originario della Ionia, la regione orientale che i grechi avevano rioccupato nel corso dei secoli bui, che visse verso la metà dell’VIII secolo; inoltre fu egli che scrisse le due opere fondamentali della nascita della cultura occidentale, l’Iliade e l’Odissea, che ispirarono i greci nell’arco dei secoli della loro storia e che vennero e vengono tuttora declamate da 3000 anni.

Per il mondo greco antico esse erano, per definizione, il testo fondatore della cultura. Chiunque si dovesse approcciare al mondo della cultura doveva passare per questi due capisaldi dello scibile greco. “Omero è una trappola per lo storico” come dice Mossè: infatti, prima di tutto Omero era un poeta e come poeta la sua funzione era quella di rappresentare un mondo analogico, costruito su metafore e immagini, piuttosto che rappresentare la realtà. L’Iliade e l’Odissea vanno studiati con attenzione e con il giusto spirito critico perché si prendono gioco della precisione storica (ma non della realtà, tuttavia) e della cronaca degli avvenimenti: il vero intento di Omero era quello di ricostruire un passato mitizzato che potesse nel presente dare degli esempi da seguire. Il passato per il presente come atto di miglioramento. Non per altro all’interno delle due opere omeriche abbiamo elementi provenienti dai tempi delle fortezze micenee, dal predominio dell’ambiente pastorale dei secoli bui fino al mondo contemporaneo del poeta (VIII secolo a.C.). La società che egli descrive non è mai esistita ed è per questo che alle orecchie degli ascoltatori queste due opere erano ancor più degne di ammirazione: il passato era radioso e giustificava le dominazioni del presente. Quest’ultima caratteristica presente appunto con la miscellanea di argomentazioni e stili che presenta all’interno dell’opera: Omero, per esempio, mescola a suo piacimento i dialetti, lo ionico con una punta di eolico, i generi e le epoche, sempre con una sottile ironia e mettendo in luce i difetti sempiterni degli uomini. Al di sopra, degli dei e dei mortali incombe infatti, inesorabile su tutto e tutti, il fato.

L’Iliade e l’Odissea, inizialmente tramandati oralmente, furono trascritti e divulgati appena si impose l’uso della scrittura e questa non fu una semplice manifestazione di progresso tecnico, bensì una sorta di rivoluzione culturale e mentale che cambiò completamente il modo di pensare le cose: non era più presente la base interpretativa del racconto orale, ora che era scritto aveva una linea guida e quella era.

L’intera storia politica e intellettuale della Grecia prenderà forma dall’invenzione della scrittura alfabetica di derivazione cananea e fenicia. All’inizio la scrittura rispondeva a delle esigenze di carattere commerciale e amministrativo, ma ben presto entrò a far parte del mondo culturale. Il 710 a.C. viene ricordato come l’anno della svolta: un vasaio di Pitecussa (Ischia, isola della Campania) incise su un vaso il proprio nome prima della cottura, denotando quindi la diffusione della scrittura anche nei ceti meno abbienti. La scrittura comincerà ad essere intesa come l’elemento di eternità dell’uomo.


Bibliografia

Mossè C., Storia dei Greci, Carocci Editore, Roma, 1997

Musti D., Storia Greca, Meridiani Mondadori, Milano, 1989

Lotze D., Storia Greca, il Mulino, Bologna, 1995

Cordano F. e Schirippa P., Le parole chiave della storia greca, Carocci Editore, Roma, 2008.

Pili G., Guerra e società nel mondo antico, www.scuolafilosofica.com, 2013.

Pili W., Il problema delle origini: gli albori della civiltà greca e le fonti archeologiche mediate dalle fonti linguistiche, www.scuolafilosofica.com, 2013.

Pili W., Introduzione alla storiografia di Erodoto, Tucidide, Polibio e le figure minori, www.scuolafilosofica.com, 2013.

Pili W., Civiltà micenea, www.scuolafilosofica.com, 2013,


[1] Per un buon approccio allo studio di questa materia consigliamo di avere davanti un buon atlante storico da prendere in analisi.

 


Wolfgang Francesco Pili

Sono nato a Cagliari nell’aprile del 1991. Ho da sempre avuto nelle mie passioni, la vita all'aria aperta, al mare o in montagna. Non disdegno fare bei trekking e belle pagaiate in kayak. Nel 2010 mi diplomo in un liceo classico di Cagliari, per poi laurearmi in Lettere Moderne con indirizzo storico sardo all'Università degli studi di Cagliari con un'avvincente tesi sulle colonie penali in Sardegna. Nel bimestre Ottobre-Dicembre 2014 ho svolto un Master in TourismQuality Management presso la Uninform di Milano, che mi ha aperto le porte del lavoro nel mondo del turismo e dell'accoglienza. Ho lavorato in hotel di città, come Genova e Cagliari, e in villaggi turistici di montagna e di mare. Oggi la mia vita è decisamente cambiata: sono un piccolo imprenditore che cerca di portare lavoro in questo paese. Sono proprietario, fondatore e titolare della pizzeria l'Ancora di Carloforte. Spero di poter sviluppare un brand, con filiali in tutto il mondo, in stile Subway. Sono stato scout, giocatore di rugby, teatrante e sono sopratutto collaboratore e social media manager di questo blog dal 2009... non poca roba! Buona lettura

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