Press "Enter" to skip to content

Capitolo 26. L’inizio: l’Aurora

Prarthana1830590, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Iscriviti alla Newsletter!


Il passo I,113 del Rg-veda, caratterizzando con poesia ma precisione l’Aurora, la Figlia del Cielo, permette di dedicarci, ora con maggiore ricchezza di dettagli rispetto alla pubblicazione precedente, alla sua descrizione e all’individuazione del suo percorso, così come questi sono concettualizzati dal primo pensiero vedico.

Ora c’è luce, la più bella di tutte le luci.

È così che inizia il passo da cui traiamo gli elementi centrali per comprendere il pensiero vedico sull’Aurora. Giunge la luce. Giunge scacciando il buio della notte, ed introduce la solenne entrata del Sole. La sua presenza è subito garanzia sensibile che la notte è stata ancora una volta sconfitta dalle forze della luce, e il Sole (Savitr) può iniziare, come al solito, il suo cammino. L’Aurora, dunque, come un arco di trionfo sotto al quale passa vittorioso il Sole ed in festa il creato può muovere fuori dall’oscurità, in seno alla vita, e al fiorire di tutte le cose. L’Aurora è quella forza di sfondamento che ricaccia, appena dietro la linea del nuovo giorno, le forze nemiche della notte. Essa conquista un breve spazio e un breve tempo, per perderlo nuovamente, al calare del Sole, presagio di morte che infinite volte si ripete, in un processo che è l’eterno ritorno dell’uguale danza del cambiamento. Aurora e Notte sono per questo sorelle immortali. Sorelle per il fatto di essere pari per forza e valore; ora vince Aurora e il giorno può incominciare, ora vince Notte e l’oscurità può calare concludendo la giornata. Immortali come immortale è la loro lotta. Immortali perché sorelle, se con “sorelle” dobbiamo intendere proprio la caratteristica ordinata ripetitività del loro scontrarsi alterno e mai definitivo. Una guerra dalle infinite battaglie quella tra giorno e notte, dove si determina costantemente il perfetto equilibrio delle forze. Non a caso, di queste forze opposte si dice che:

seguono lo stesso sentiero, che mai ha fine. / Istruite dagli Dei esse compiono il loro corso. / Amabili, e tuttavia contrastanti, seguendo un solo spirito, / Mattina e Notte non collidono né indugiano.

È un equilibrio perfetto e delicato quello che regge il rapporto tra luce e oscurità. Degno dell’opera e della presenza di un dio.­ Lo spirito (samanasa) è uno e uno soltanto, ed esso muove entrambe le forze. Amore e morte si scontrano, ora terribili ora dolci, ma non come forze tra loro estranee, piuttosto, invece, come forze sorelle, evidente espressione di un’unità fondamentale. Un’unità che poi è in grado di istruirle, ovvero di mostrare a loro la strada, l’ordine preciso che deve essere instacabilmente seguito.

L’Aurora, oltre che figlia del Cielo, è chiamata anche figlia dell’Ordine, ed a questo punto non sarà impossibile capirne il motivo. Ella è da sempre fedele all’Ordine in quanto è costantemente pronta ad eseguirne con rigore e puntualità la regola. La regola dell’Ordine disciplina la sua apparsa e la sua scomparsa, senza via di scampo. La sua apparsa, poi e nondimeno, traccia nel cielo l’inizio di quel binario che indica al Sole il percorso da seguire. Il fatto che Aurora ancora una volta si manifesti è, dunque, la condizione affinché ma anche la garanzia che la vicenda del Sole si svolga in modo ordinato, secondo quanto previsto dalla legge che governa tutte le cose.

Tale comportamento, da parte di Aurora, è quantomeno disciplinato ed ammirevole, per la mente vedica. La fedeltà all’Ordine non è frutto del timore come non viene stancata dal dubbio. Da parte dell’uomo vedico sembra esseci la certezza e l’assoluta fiducia che l’Aurora sarà, e sarà ancora la prima, in infinite mattine a venire, proprio come è stata la prima nelle mattine del passato, la cui memoria si perde oramai nel tempo. Anche per questo Aurora è definita generosa, e non smette di essere motivo di fascino per il rigore con il quale adempie al proprio dovere. La generosità di Aurora è da mettere in relazione soprattutto con la sua opera di apertura fondamentale.

L’Aurora, gloriosa portatrice di grazie, splende / e spalanca per noi le sue porte splendenti. / Mettendo in moto il mondo intero, ella dispiega le sue ricchezze, / elevando a coscienza tutte le creature viventi.

Il presentarsi della luce nel e sul mondo è, in sostanza, ciò che permette lo sviluppo e la presenza della vita in esso. L’Aurora è, dunque, la condizione necessaria alla presenza di infinite ricchezze nel mondo, alle quali l’uomo può attingere. La vittoria della luce sull’oscurità è per l’uomo, che solo nella luce può vivere, uno stato di grazia.

A livello individuale l’entrata in scena della luce è una chiara metafora della possibilità dell’inizio del processo di comprensione. La coscienza dell’animale è più strettamente la sua vita, nei termini della sua esperienza. La luce ne permette il risveglio e la possibilità che interagisca con l’ambiente circostante. Elevare a coscienza tutte le creature significa proprio questo: risvegliarne l’azione, nella sua particolare relazione con l’ambiente, significa trarle dal sonno e gettarle nel mondo, sia che il mondo lo contemplino sia che il mondo lo lavorino con fatica (anche se, come mi viene fatto notare, poi c’è una bella differenza – ma questo è un giudizio umano, destinato a sbiadire di fronte all’incessante ed imperturbato, rispetto ai pensieri e alle azioni umane, ripresentarsi della Luce nel mondo). Elevare a coscienza è stimolare l’attività, di qualsiasi genere essa sia. Elevare a coscienza è dunque permettere che la vita abbia inizio.

Aurora è donna. Indossa l’abito antropomorfo di una bella fanciulla. L’uomo vedico la immagina seducente, splendente, avvolta nei suoi abiti delicati. Aurora è la musa di tutti i poeti che vogliono cantare l’Inizio. Chi voglia cantare la ricchezza del mondo deve cantare innanzitutto Aurora, guida del Sole, che dona la luce. Non è un mistero il sentimento di Sole per Aurora. Chi può resistere alla gioventù, alla bellezza, alla vita, alla gioia e alla corsa verso un orizzonte che si annuncia già pieno di luce? Aurora è vita e chiama a sé la vita. Non chiama la morte. Aurora non agisce traendo linfa dalla morte per restituirla alla vita. Aurora non resuscita dai morti, semplicemente risveglia la vita (o qualcuno vorrebbe mettere in dubbio che il sonno non porta necessariamente alla morte?), ne permette la ripartenza, ne segna il rincominciamento.

Considerando gli elementi giusto esposti verrebbe spontaneo pensare che dietro la corsa innamorata del Sole c’è una volontà di rinascita, vissuta tra lo spasimo d’amore e la dolce sicurezza del desiderio (oltreché la gioia ed il piacere derivato da un eterno ritorno della salvezza, tanto più autenticamente piacere in quanto costante nel confermare la sua natura), ma anche in una sorta di angoscia per la possibilità di un non ritorno. Quest’angoscia potrà far tremare anche lo sguardo dell’amante umano. La rassicurazione disponibile all’uomo, rispetto a questo punto, consiste nella stessa considerazione del lungo cammino di virtuoso rispetto della legge dell’Ordine compiuto da Aurora. La considerazione della regolarità degli eventi è ciò che rassicura l’amante dall’angoscia dell’abbandono. Questo genere di configurazione psicologica sembra adeguata ad un popolo che viveva tempi materialmente incerti, meno per i popoli e le società, come le nostre, che pur vivendo diverse sorti di incertezze, perlomeno, nella loro generalità, non vivono quella materiale. Possiamo immaginare come le luci artificiali, ad esempio, abbiamo cambiato le aspettative pratiche dell’uomo rispetto al ritorno della luce. D’altra parte, chi oggi ancora ha la volontà di guardare e celebrare l’Aurora? Lasciamo pure da parte le polemiche contro la società moderna che è frettolosa, alienante, disumana, disattenta etc – sono noiose. Ma domandiamoci perché così raramente ci troviamo nella situazione di attendere, chiamare, celebrare ed assistere alla nascita del nuovo giorno?

L’uomo vedico è risvegliato da Aurora. Ad essa egli deve la sua rinascita quotidiana. Per questo da essa egli è ispirato nel ringraziamento agli dei e ad essa egli è profondamente devoto. D’altra parte, Aurora serve come un canale privilegiato perché preghiere, lodi e richieste possano raggiungere gli dei. Se, infatti, essa apre la strada al Sole, aprirà anche la strada che porta a dio alle parole dell’uomo.

Come l’uomo dei Veda viene risvegliato da Aurora, in un senso profondo e fondamentale, così Aurora è risvegliata da sé stessa. Ogni nuova Aurora è al contempo la prima e l’ultima di una serie infinita di Aurore. Aprendo la strada alla vita, Aurora è qualcosa per il quale non si trovano agevolemente dei sostituti. Ogni sostituto, ogni principio del principio, dovrebbe essere in grado di incominciare l’incominciamento stesso della vita o, per meglio dire, causare la causa del risveglio. Non a caso è scritto che Aurora «procede per suo proprio potere» e che, attraverso un percorso infinito, non cerca nient’altro che la proprio presenza.


Francesco Margoni

Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento. Studia lo sviluppo del ragionamento morale nella prima infanzia e i meccanismi cognitivi che ci permettono di interpretare il complesso mondo sociale nel quale viviamo. Collabora con la rivista di scienze e storia Prometeo e con la testata on-line Brainfactor. Per Scuola Filosofica scrive di scienza e filosofia, e pubblica un lungo commento personale ai testi vedici. E' uno storico collaboratore di Scuola Filosofica.

Be First to Comment

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *