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Categoria: Estetica

L’ARMONIA INVISIBILE: UN VIAGGIO NELL’ESTETICA MUSICALE TRA EMOZIONE, FORMA E SIGNIFICATO

Immagine creata tramite il modello di generazione di immagini di OpenAI (ChatGPT)

Da sempre l’essere umano cerca di comprendere il mistero della bellezza che affascina e rapisce. Perché alcune immagini, parole o melodie o anche alcuni oggetti riescono a toccarci profondamente? Perché un’opera d’arte, pur essendo spesso frutto dell’immaginazione di un individuo vissuto in un’altra epoca, lontana nel tempo, può ancora parlare alla nostra sensibilità e suscitarci emozioni che non riusciamo a descrivere?

Queste sono alcune delle domande alle quali tenta di rispondere l’estetica, la disciplina filosofica che riflette sull’esperienza del bello, dell’arte e della percezione sensibile. Il termine “estetica” deriva dal greco aisthesis, “sensazione”, e richiama subito un aspetto fondamentale: l’arte non appartiene soltanto alla ragione, ma anche a ciò che sentiamo attraverso i nostri sensi; coinvolge il nostro corpo, le emozioni che proviamo e il modo in cui ciascuno di noi abita il mondo.

Tra tutte le arti, la musica possiede un carattere particolarmente enigmatico, che la differenzia dalle altre. Nonostante Schumann nell’Ottocento dichiarasse che ciò che cambia nell’estetica musicale rispetto alle altre è soltanto il materiale[1], c’è almeno un fattore che distingue la musica dalle altre arti: “… l’alto grado di specializzazione tecnica che essa richiede sia al musicista compositore, sia al musicista interprete.”[2] Si tratta di un’affermazione che coglie nel segno perché il poeta e lo scrittore, sebbene a un livello certamente più alto, utilizzano il linguaggio, strumento che tutti usiamo, per la creazione delle loro opere e, in misura minore, anche il pittore utilizza i colori con i quali, anche se in maniera rudimentale, tutti noi possiamo cimentarci se non altro come mezzo comunicativo. Con la musica, a meno che non utilizziamo la voce e a patto di essere intonati, questo non è possibile. Per suonare bisogna conoscerla. Essa non raffigura qualcosa di visibile, non racconta sempre una storia e non utilizza concetti definiti, eppure, forse in misura maggiore delle arti visive, riesce a comunicare stati d’animo, atmosfere vibranti e significati profondi. La musica sembra parlare un linguaggio primigenio che precede le parole, che arriva dove le parole non trovano la strada. Arte del tempo, proprio come la poesia, essa se ne distingue per la necessità di un interprete altamente preparato e sensibile per la sua esecuzione.

La lucidità frammentata d’un sipario rivelante

A Venezia, dal 20 Giugno al 18 Luglio, è visitabile presso La Vetrina (Swiss culture) una mostra d’arte contemporanea che s’intitola Frammenti, con le fotografie di Karla Hiraldo Voleau. Valgono essenzialmente i ritratti, da un reportage su giovani italiani che vivono in regioni diverse. L’artista nasce nel 1992, e dunque rientra in una di quelle generazioni che tendono a manifestare i propri sentimenti tramite una condivisione globale, con la tecnologia digitale. Ovviamente in passato era necessario che si prendesse coraggio, ai cortei in città per la rivendicazione dei diritti progressisti.

Oggi la tecnologia digitale ci nasconde molto, per esempio dietro ad un nickname. Quindi gli ideali si renderanno meno “nobili”? Gli italiani nati dagli anni ’70 in poi sono cresciuti in famiglie capaci di passare dalla “rivoluzione sognata” al paradosso d’una neo-borghesizzazione. Questo comporta che ci si accontenti dei valori orizzontali, limitatamente ai progetti personali di vita. L’artista potrà indagare il “termine medio”, sociologicamente. Ad esempio il femminismo riguarda pure una cura contro le violenze domestiche. La tecnologia digitale può favorire “nascostamente” le campagne illecite, o comunque approssimative (con le fake news). Una vita fatta di vicissitudini negative va a ripercuotersi sulla fiducia verso lo Stato. Politicamente si può approfittare del sensazionalismo. La mancanza di risorse o peggio di pace, che costringe all’immigrazione, termina nel disorientamento delle seconde generazioni. A scuola si dibatte moltissimo riguardo la didattica migliore da proporre: dalle conoscenze (propedeutiche) alle competenze (progressiste). I progetti di convivenza civile si concentrano primariamente sulla prevenzione del bullismo, della depressione più o meno acuta, dell’alimentazione scorretta ecc…

Un mezzogiorno fertile: la geopolitica italiana alla “sentinella” del Mediterraneo

(Conferenza di filosofia estetica in applicazione alla geopolitica, da un convegno a Rionero in Vulture, il Sabato 21 Marzo 2026, per iniziativa del Centro Studi Leone XIII)

Alla buona politica noi demandiamo il compito d’evitare il tradizionale isolamento della Basilicata. Questa si ferma rispetto alle direttrici per la Puglia (ad est) e per la Calabria (ad ovest). Ma noi immaginiamo una mezzaluna fertile per le argille, tramite la calorosità riposante del Monte Vulture come “amaca”, alle sere d’estate col cielo ventilato. Si tratta di valorizzare il turismo montano, se il Sud-Italia tradizionalmente già attira con quello balneare. Il patrimonio artistico per le rovine delle civiltà passate funge da nonluogo (con Augé) ad antidoto di sostenibilità contro le speculazioni edilizie. Conviene appoggiarsi alla sensibilità “volonterosa” dell’associazionismo. Noi possiamo menzionare le eterotopie, da Foucault, in qualità di utopie realizzatesi mediante le istituzioni. Così è emblematica la nave (col Sud-Italia assai bagnato dai mari), che nella storia umana sia confina sia esplora. Modernamente l’industrializzazione sfrutta i porti, alla novità d’un aumento per gli scambi commerciali con l’Oriente. L’agricoltura rimarrà fedele alle grandi tradizioni (come quella delle fragole, in Basilicata). Nei popoli europei è immediata la percezione per cui il Mar Mediterraneo funge da oasi, di sostentamento e di crescita, rispetto alla mezzaluna fertile per gli albori della civiltà (dove il deserto induceva al nomadismo). Il Sud-Italia ha sempre sofferto lo spreco per improduttività del latifondo. Questo costituì un problema cardinale per diversi governi, orientati dal sole “inarrivabile” del Mezzogiorno. Modernamente, in Basilicata converrebbe che s’offrissero ai turisti una serie di pacchetti. Là gli spostamenti rimangono tortuosi. Il riposo contagerebbe addirittura il divertimento, fra le attrazioni naturalistiche che si sparpagliano isolate, e pungolando, dalle rocce pseudo-lunari, ad una meditazione. Genericamente, il Sud-Italia è apprezzato per l’ospitalità delle sue genti. Lì i paesi isolati abbondano, e soffrono le forzature “colonialiste” degli ecomostri. Bisogna preservare la natura selvaggia. Ad esempio, con le piste ciclabili è possibile riappropriarsi d’un paesaggio, esteticamente. Senza più subire lo stress della guida automobilistica, noi riposiamo divertendoci a cogliere i dettagli assai nascosti d’un panorama. Questo offre un insegnamento etico, poiché al di là del Mar Mediterraneo vivono altre etnie. Il Sud-Italia attesta che la storia umana ha un suo “sguardo”: dai corsi ai ricorsi (con Vico). A fine Ottocento drammaticamente iniziarono le migrazioni (in specie verso le Americhe); a fine Novecento iniziarono le immigrazioni (per l’appunto dal bacino del Mediterraneo). Una curiosità estetica dovrà progredire mediante l’accoglienza etica. Geograficamente, la Basilicata permette un coast to coast da esplorare (coi mari assai distanti l’uno dall’altro). Nei piccoli paesi del Sud-Italia, il turista è percepito dai residenti tramite una curiosità, da dichiarare spontaneamente: così vale la cordialità. Si può offrire un vassoio di frutta, oppure una messa in posa per la fotografia… Diversamente, nel Nord-Italia i quartieri residenziali perderebbero il grigiore tramite la “tendina epidermica” del pettegolezzo: dal dirimpettaio, che non si frequenta mai. Un turista s’incuriosisce quando gli si offre un pacchetto di visite, oltre le sue preferenze (essendosi informato da solo, inevitabilmente sulle mete classiche). Nel Centro-Nord-Italia, il convincersi di deviare verso Ferrara o Ravenna, lungo la direttrice inflazionata da Venezia a Roma che passa per Firenze, diventa relativamente facile. Addirittura non occorrerà coinvolgere il riposo balneare. Il Mare Adriatico ha un fondale basso fino ad Ancona, laddove le lagune del Triveneto appena “dubbiosamente” rinfrescherebbero i calanchi (con l’Abruzzo ad anticipare la Basilicata). Nel Sud-Italia, le distanze fra le città aumentano, complice la mancanza d’una pianura interregionale. Dunque ogni rete di pacchetti per le visite si renderà contorta. Ad esempio una direttrice tra Napoli e Bari, passante per Matera, sembra più di nicchia che sostenibile per il tour operator. Però si può favorire la salvaguardia delle peculiarità in un paesaggio selvaggio, se l’industrializzazione non deve speculare sullo sfruttamento d’una risorsa.

Un tappeto volante alla stireria del respiro, se il ventaglio rinfresca di sciami

A Venezia, dal 10 Maggio al 23 Novembre, presso il Salone Verde – Art & Social Club erano visitabili le mostre dal titolo Flight into shadow (col micelio architettonico, candidato da tre istituti in Germania) e Heat is a psychological problem (con tappeti o coperte raccolti da Antje Schiffers). Esteticamente, interessa che la creatività consenta sia una resistenza sia un adattamento ai cambiamenti climatici. In particolare, esiste il pericolo del surriscaldamento urbano. In Occidente agogniamo che la tecnologia ci dia un conforto; ma il condizionatore si rende controproducente a causa del consumo energetico, il quale aumenta. Oppure si dovrebbero valorizzare i “rimedi indigeni”, dai Paesi che non sono nemmeno industrializzati. Per noi il ventaglio risponde al bisogno psicologico di “boccheggiare”, quantunque tecnicamente ci preoccupa il suo malfunzionamento. Nei Paesi sottosviluppati alcune popolazioni al contrario potrebbero aver preso l’abitudine con la canicola. Menzioniamo le tradizionali torri del vento, supportate dalle vasche sotterranee. Addirittura lo stile estetico si renderà adattato ad un bisogno materialistico. In Occidente, al contrario, si rischia di scordare che l’ambiente vanta una sua priorità, per il benessere sociale. Occorrerà sensibilizzarsi verso la sostenibilità. Per la mostra di Venezia, è stato caldeggiato in architettura l’utilizzo del micelio. Lo si coltiva coinvolgendo un substrato naturale dalla paglia, dalla segatura, dai fondi di caffè ecc…, che poi si svilupperà in mattoni o pannelli isolanti. I costi di produzione s’abbassano, limitandosi all’acqua rispetto ad un’energia che non dà emissioni nocive. Infine, è garantita la rinnovabilità oltre la biodegradabilità.

L’estetica del Monte Vulture fra l’immaginazione materiale e la natura morta

Una conferenza di filosofia estetica di Paolo Meneghetti, a Rionero in Vulture (PZ) Mercoledì 30 Luglio 2025, e per interessamento dell’Associazione “Centro Studi Leone XIII” (presieduta da Pasquale Tucciariello, presente in sala)

Edmund Husserl dice che, abbandonando l’idealismo, noi abbiamo sempre coscienza < di > qualcosa. Ma come provare ad allacciarvi un materialismo? Gaston Bachelard invita a prendere fiducia verso la propria intimità, dall’anima. Questa è l’immaginazione materiale. Gli elementi classicamente naturali dell’aria, dell’acqua, della terra e del fuoco si renderanno percepibili per immedesimazione. Conta il coinvolgimento della coscienza, oltre la mera constatazione d’un realismo. L’impressione percettiva garantisce un “ripasso” su quello che si conosce. Ad esempio il giallo d’una sagoma può volgere sul viola: per la stanchezza dell’occhio, col concorso della luce, vagheggiando dall’emotività ecc…

Il disamore richiede più l’inventario che la sola dimenticanza

(recensione d’estetica per il libro di poesie Il coltello sul vassoio, di Veronica Chiossi)

Per Veronica Chiossi, esteticamente il disamore richiede più l’inventario che la sola dimenticanza. La rielaborazione del lutto maturerà tramite gli scaffali per le sliding doors. Classicamente sorgerà una domanda: è meglio vivere di rimorsi o di rimpianti (innanzi all’opportunità importante, benché rischiosa)? Veronica Chiossi descrive pure l’ambiente della natia Venezia, dove il ristagno lagunare s’incespica alla meta per l’orizzonte del mare. Né l’uomo sensibile potrà nascondersi, come l’uccello sul canneto od il pesce sul fondale, mentre il turismo di massa falsamente cementifica l’accoglienza. L’isola sommersa di Metamauco diventerà una bolla arrugginita (pag. 19). Dalla carnalità del fango, con la psicanalisi, si bramerà la complicità favorevole d’un oracolo. Però bisogna barcamenarsi con l’invasività dei gabbiani (pag. 95), ove le cosce durante il jogging siano state rimpiazzate dalle barene. Simbolicamente, si rischia d’accettare l’utilitarismo del tipo < se già lo fanno gli altri, tanto vale che lo faccia pure io >. I versi di Veronica Chiossi si percepiranno da una sorta di spleen per la caricatura sociologica. Su questa è stata impaginata una sezione del libro.

Riproducendo la contaminazione che si purifica per rispecchiamento

A Milano, dal 27 Febbraio al 5 Aprile, presso la Galleria “Limbo” era visitabile la mostra denominata Falene, con le opere degli artisti Ludovica Anversa, Federico Arani e Leilei Wu. Esteticamente, si percepisce la dialettica d’una contaminazione che si purifica per rispecchiamento, sino alla riproduzione. La falena è un insetto che s’attiva di notte. A quella si potrà associare la simbologia d’un cattivo presagio. Fenomenologicamente, il limbo non rispecchia (dal passato) né riproduce (per il futuro). Simbolicamente, la falena illuminerà il viatico per chi si crogioli nell’ansia. Ma almeno dall’arte la sospensione potrà “purificarsi” tramite lo svolazzamento? A Milano, la mostra aveva avuto la curatela di Zoe De Luca Legge.

La trasparenza della plastica che sublima la “macchia d’olio” sul potere

A Roma, presso l’Associazione Operatori Culturali “Flaminia 58”, dal 2 al 20 Dicembre era stata allestita la mostra Pretty power, con le opere dell’artista Ron Laboray. Esteticamente, a lui interessa che la trasparenza della plastica sublimi la “macchia d’olio” sul potere. A parità di serialità, la praticità del pop al materialismo avrebbe il contraltare all’influenza d’una costellazione, astrattamente. Christo alla land art soleva impacchettare gli edifici, affinché noi evitassimo di dare per scontato il nostro sguardo. Il potere metaforicamente si spiega attraverso la ciliegia, se una tira l’altra. Ron Laboray esporrebbe la figura della pietra preziosa. La plastica (derivata dagli idrocarburi) ci permette di confezionare un funzionamento di sistema, per un oggetto artificiale che eluda i limiti della Natura. Ron Laboray tamponerebbe l’istinto al potere (che è molto radicato nella storia umana). Quasi alla specularità installativa con Christo, si tratta di svelare per dilatare. Questo può accadere nella classica teca. Alla teoria, un confezionamento aumenta il suo potere mediante la celebrazione. Alla prassi, si rispetterà un paradigma (che la plastica sa emblematizzare). La stella si percepisce come un tampone per la luce, che scoppia blandamente (al paradosso) come una sorgente d’influenza. Le figure al surrealismo di Ron Laboray rivisiterebbero le carte da gioco: fra l’uomo con l’armatura, od i semi (sia cristallizzati a “fiocchi” di neve, sia “sgommanti” alla vegetazione d’un dado). Alla sociologia, la pop art “smonta” tranquillamente il potere invasivo della pubblicità. Nel telo di plastica, l’alchimia della vernice sul pennarello trasformerebbe la costellazione solo orientante in un accattivante intarsio da sbandierare. Lo riassumeremo dalla griglia di partenza per le ruote sgommanti. Infatti l’artista ha disegnato Shirley Muldowney: la prima donna a competere per le corse col dragster. La vernice del telo per lei sarà stata tramutata in carburante fucsia (alla gustosità della ciliegia), dalla combustione del rosa. Più genericamente, il pubblicitario dovrà celebrare un logo. Ma un artista sublima anche il consumismo. A Ron Laboray interessa la rivalsa per iniziativa personale, anziché l’intrattenimento da uno status quo. La carta da gioco servirebbe a “rimbalzare fuori” dal caleidoscopio ipnotizzante? Ron Laboray celebra sia chi ha vinto (come Shirley Muldowney, contro il maschilismo), sia chi ha provato a vincere (come Kurt Cobain, contro le majors). A Roma, la mostra era stata curata da Camilla Boemio.

La “Via della Seta” per cui Venere nasce da un sole di stracci

Alla Biennale di Venezia 2024, presso la sezione dell’Arsenale è visitabile il Padiglione Nazionale dell’Uzbekistan, avente gli allestimenti dell’artista Aziza Kadyri. Esteticamente, a lei preme una dialettica fra l’appartenenza ad un segnale (secondo la teoria) ed il condizionamento da una guida (secondo la prassi). Ad esempio: quanto una cultura nazionale potrà essere interpretata liberamente? A livello sociale la mitologia sviluppa l’appartenenza, mentre a livello individuale l’identità sviluppa il condizionamento. Va ricordato che nei Paesi dell’Asia Centrale (come l’Uzbekistan) c’è la tradizione della migrazione, dal nomadismo della tenda (chiamata yurta). Nell’allestimento di Aziza Kadyri accade che l’abitabilità ha una teatralità. Le donne subirebbero il pregiudizio culturale d’un confino al < tutta casa e chiesa >. Loro, lavorando sul tessuto (chiamato suzani) porterebbero virtualmente in dote un sipario dei capelli. Questo condizionerebbe anche il visitatore della mostra, quantunque preservandogli il diritto all’indipendenza fra l’entrata e l’uscita. C’è un allestimento a gioco di specchi. Il visitatore ha anche una guida nascosta, giacché ripreso da una telecamera. Il suo volto è sovrapposto ad una rielaborazione del suzani, da parte dell’intelligenza artificiale. I pregiudizi culturali diventano teatrali al condizionamento delle aspirazioni private. Ad esempio s’imporrà alla donna di lavorare a casa per allontanarla dall’emancipazione politica: se lei la ottenesse, i suoi diritti si rinnoverebbero per “corredo” esponenziale. Il visitatore è libero, ma anche circuito dai segnali a causa del turismo, tramite cui la pubblicità migra. Dormendo nella yurta, si percepirà un esproprio al < tutto casa e museo >. Pertanto gli allestimenti di Aziza Kadyri coordinano il ricamo affinché questo condizioni dallo specchio. I pregiudizi culturali circuiscono anche negativamente, instillando il dubbio che una loro critica non possa mai attecchire. In filosofia politica, il radicalismo decostruisce l’appartenenza alla nazionalità. Se il nomade gira, rispetto a lui l’antropologo girerebbe… a vuoto, identificandosi come un giudice imparziale. Ma nell’allestimento di Aziza Kadyri la novità dell’intelligenza artificiale non sarà soltanto da consultare. Essa ricombina parecchio: ad esempio perché il volto umano ha i “ricami” dell’indole, fra la schiettezza e l’ipocrisia.