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Autore: Paolo Meneghetti

Paolo Meneghetti, critico d’estetica contemporanea, nasce nel 1979 a Bassano del Grappa (VI), città dove vive da sempre. Laureato in filosofia all’Università di Padova (nel 2004), egli ha scritto una tesi sull’ estetica contemporanea, in specie allacciando l’ ermeneutica di Vattimo alla fenomenologia francese (da Bachelard, Bataille, Deleuze, Derrida). Oggi Paolo Meneghetti scrive recensioni per artisti, registi, modelle, fotografi e scrittori, curando eventi (mostre o conferenze) per loro, presso musei pubblici, fondazioni culturali, galleristi privati ecc... Egli in aggiunta lavora come docente di Storia e Filosofia, presso i licei del vicentino.

Un mezzogiorno fertile: la geopolitica italiana alla “sentinella” del Mediterraneo

(Conferenza di filosofia estetica in applicazione alla geopolitica, da un convegno a Rionero in Vulture, il Sabato 21 Marzo 2026, per iniziativa del Centro Studi Leone XIII)

Alla buona politica noi demandiamo il compito d’evitare il tradizionale isolamento della Basilicata. Questa si ferma rispetto alle direttrici per la Puglia (ad est) e per la Calabria (ad ovest). Ma noi immaginiamo una mezzaluna fertile per le argille, tramite la calorosità riposante del Monte Vulture come “amaca”, alle sere d’estate col cielo ventilato. Si tratta di valorizzare il turismo montano, se il Sud-Italia tradizionalmente già attira con quello balneare. Il patrimonio artistico per le rovine delle civiltà passate funge da nonluogo (con Augé) ad antidoto di sostenibilità contro le speculazioni edilizie. Conviene appoggiarsi alla sensibilità “volonterosa” dell’associazionismo. Noi possiamo menzionare le eterotopie, da Foucault, in qualità di utopie realizzatesi mediante le istituzioni. Così è emblematica la nave (col Sud-Italia assai bagnato dai mari), che nella storia umana sia confina sia esplora. Modernamente l’industrializzazione sfrutta i porti, alla novità d’un aumento per gli scambi commerciali con l’Oriente. L’agricoltura rimarrà fedele alle grandi tradizioni (come quella delle fragole, in Basilicata). Nei popoli europei è immediata la percezione per cui il Mar Mediterraneo funge da oasi, di sostentamento e di crescita, rispetto alla mezzaluna fertile per gli albori della civiltà (dove il deserto induceva al nomadismo). Il Sud-Italia ha sempre sofferto lo spreco per improduttività del latifondo. Questo costituì un problema cardinale per diversi governi, orientati dal sole “inarrivabile” del Mezzogiorno. Modernamente, in Basilicata converrebbe che s’offrissero ai turisti una serie di pacchetti. Là gli spostamenti rimangono tortuosi. Il riposo contagerebbe addirittura il divertimento, fra le attrazioni naturalistiche che si sparpagliano isolate, e pungolando, dalle rocce pseudo-lunari, ad una meditazione. Genericamente, il Sud-Italia è apprezzato per l’ospitalità delle sue genti. Lì i paesi isolati abbondano, e soffrono le forzature “colonialiste” degli ecomostri. Bisogna preservare la natura selvaggia. Ad esempio, con le piste ciclabili è possibile riappropriarsi d’un paesaggio, esteticamente. Senza più subire lo stress della guida automobilistica, noi riposiamo divertendoci a cogliere i dettagli assai nascosti d’un panorama. Questo offre un insegnamento etico, poiché al di là del Mar Mediterraneo vivono altre etnie. Il Sud-Italia attesta che la storia umana ha un suo “sguardo”: dai corsi ai ricorsi (con Vico). A fine Ottocento drammaticamente iniziarono le migrazioni (in specie verso le Americhe); a fine Novecento iniziarono le immigrazioni (per l’appunto dal bacino del Mediterraneo). Una curiosità estetica dovrà progredire mediante l’accoglienza etica. Geograficamente, la Basilicata permette un coast to coast da esplorare (coi mari assai distanti l’uno dall’altro). Nei piccoli paesi del Sud-Italia, il turista è percepito dai residenti tramite una curiosità, da dichiarare spontaneamente: così vale la cordialità. Si può offrire un vassoio di frutta, oppure una messa in posa per la fotografia… Diversamente, nel Nord-Italia i quartieri residenziali perderebbero il grigiore tramite la “tendina epidermica” del pettegolezzo: dal dirimpettaio, che non si frequenta mai. Un turista s’incuriosisce quando gli si offre un pacchetto di visite, oltre le sue preferenze (essendosi informato da solo, inevitabilmente sulle mete classiche). Nel Centro-Nord-Italia, il convincersi di deviare verso Ferrara o Ravenna, lungo la direttrice inflazionata da Venezia a Roma che passa per Firenze, diventa relativamente facile. Addirittura non occorrerà coinvolgere il riposo balneare. Il Mare Adriatico ha un fondale basso fino ad Ancona, laddove le lagune del Triveneto appena “dubbiosamente” rinfrescherebbero i calanchi (con l’Abruzzo ad anticipare la Basilicata). Nel Sud-Italia, le distanze fra le città aumentano, complice la mancanza d’una pianura interregionale. Dunque ogni rete di pacchetti per le visite si renderà contorta. Ad esempio una direttrice tra Napoli e Bari, passante per Matera, sembra più di nicchia che sostenibile per il tour operator. Però si può favorire la salvaguardia delle peculiarità in un paesaggio selvaggio, se l’industrializzazione non deve speculare sullo sfruttamento d’una risorsa.

VENERE IN CORNICE – Il crociere fa l’agente immobiliare sul parquet degli strobili / The red crossbill acts as estate agent on a parquet of the strobili

Per Mario Rigoni Stern, il crociere si ferma sulla cima del peccio, a desquamare gli strobili, grazie al forte becco dalle punte incrociate. Così le “onde” della neve sottostante si farebbero a torsoli. Sara è stata inquadrata in piedi. In alta montagna, fra la neve d’un ameno paese, il suo outfit permette lo sci: dal maglione, dai leggings e dagli scarponi. Sulla sinistra c’è un albero di Natale. Ma quanto l’indaco del maglione e dei leggings si percepirà alla “discesa libera” del sole verso i “muri” delle palle decorative, superando l’oscurità degli aghi come “porte”? Il braccio destro è in posa “a becco”, triangolandosi grazie al gomito. Là il maglione avrebbe le “squame”, dal ricamo per le lettere d’una parola.

According to Mario Rigoni Stern, the red crossbill stops on the top of a spruce, to desquamate the strobili, through the strong beak with the intersected points. So the “waves” of the underlying snow would be made by cores. Sara was framed standing. In high mountain, between the snow of a pleasant town, her outfit allows the ski: from the sweater, from the leggings and from the boots. On the left there is a Christmas tree. But how much will the indigo, of the sweater and of the leggings, be perceived at the “downhill skiing” of the sun into the “steep slopes” of the decorative balls, overtaking the darkness of the needles as “gates”? The right arm has the pose of a “beak”, for its triangulation through the elbow. There the sweater would have the “scales”, from an embroidery for the letters of a word.

(courtesy to Sara Savino)

VENERE IN CORNICE – Un “cric” del braccio dentro la piscina d’un ventaglio / A “jack” of the arm inside the pool of a fan

Leggiamo un haiku di Yamaguchi Seishi: < La pistola, sulla dura superficie della piscina, risuona >. C’è la connessione fra la sicura ed il tappo. Ovviamente lo sparo si percepisce inquietante perché non attutisce, come la superficie d’acqua. Brana ha posato per uno scatto al bianconero. Precisamente, lei si trova sul bordo d’una piscina. Il corpo sdraiato dal fianco sinistro s’alza, grazie al “cric” del braccio. Sembra una posa che aggiunge plasticità marmorea alla piscina: ci basta menzionare la scultura al neoclassicismo Paolina Borghese, di Antonio Canova. Più in generale, Brana si mimetizzerebbe fra l’art nouveau della balaustra o del patio. Sullo sfondo, c’è tanta vegetazione. Qualcuno immaginerà che gli arti di Brana si dispongano “a pistola”. Allora, lo “sparo” avrebbe colpito una colonna quadrata, da una balaustra: c’è un cerchio nero.

We read a haiku of Yamaguchi Seishi: < The gun, on the hard surface of the pool, resounds >. There is the connection between the safety lock and the plug. Of course the gunshot is perceived disquieting because it does not cushion, like a water surface. Brana posed for a shot in black and white. Precisely, she is at the poolside. The body lying down from the left side is raised, through a “jack” of the arm. It seems a pose which adds marmoreal plasticity to the pool: it’s enough for us to mention the sculpture of the neoclassicism Paolina Borghese, by Antonio Canova. More in general, Brana would camouflage herself between the art nouveau of the balustrade or of the patio. On the background, there is many vegetation. Somebody will imagine that the Brana’s limbs are arranged “as a gun”. So, the “gunshot” would have hit a square column, from a balustrade: there is a black circle.

VENERE IN CORNICE – Uno sposalizio del fiume per lo pneumatico a passeggio / A marriage of the river about walking the tyre

Gustave Flaubert immagina che si dileguino il rotolio dei carri, il chiasso delle voci ed il latrato dei cani, dalla città, mentre la donna si slaccia il cappello, alla miniatura simbolistica per l’approdo in un’isola tranquilla. Ines ha posato per uno scatto al bianconero, con la risoluzione grafica che si percepisce sgranata. Lei passeggia sulla riva d’un fiume. Dall’outfit, interamente al bianco, emergerebbe un cappello logoro, in sostituzione d’uno pneumatico abbandonato, che sarebbe stato pescato utilizzando un ramo tagliato dalla pianta, e trattenuto con le mani. Uno sposalizio del fiume risplenderebbe di meno, se comparato allo sposalizio del mare, anche laddove l’acqua indicasse un percorso (simbolicamente di vita), contro la temuta perdita nel bosco. Qui Ines rimpiazzerebbe il cane a passeggio sull’argine, allenandolo a raccogliere il bastone lanciato per lui. Certamente l’uomo deve rispettare la natura, evitando d’inquinare.

VENERE IN CORNICE – La vasca e la nicchia per la cascata dolceamara del velo / The tub and the recess for a bittersweet waterfall of the veil

Per Raffaele Carrieri, liricamente se la cenere diventa neve, ma il cielo si pietrifica di nero, nel mezzo forse noi dovremo imparare a ballare. Così l’esistenzialismo si percepirà dolceamaro. Emily è stata inquadrata per uno scatto al bianconero. Lei posa fra i mattoni d’un edificio storico, col pavimento irregolare in mancanza delle piastrelle. Ci piace percepire una “cascata” dell’abito nero, dai suoi veli. Emily ha le mani “taumaturgiche”, sul piano d’una possibile vasca. Lei addirittura chiuderebbe gli occhi, per concentrarsi. La bellezza è un po’ lo zucchero che si mette sopra la scintilla, all’incudine dell’eleganza. Lo strascico s’addice al gran galà. Ma quanto la testa per la concentrazione danzerebbe su una nicchia della parete?

According to Raffaele Carrieri, lyrically if the ash becomes snow, but the sky petrifies in black, in the middle perhaps we should learn to dance. So the existentialism will be perceived as bittersweet. Emily was framed for a shot in black and white. She poses between the bricks of a historical building, with the irregular floor because it is lacking of tiles. We like imagining a “waterfall” for the black dress, from its veils. Emily has the “thaumaturgic” hands, on the ledge of a possible tub. She even would close the eyes, to concentrate. The beauty is a bit the sugar that we put on top of a spark, at an anvil of the elegance. The train is suitable for the grand gala. But how much would the head dance, for the concentration, on a recess of the wall?

Un tappeto volante alla stireria del respiro, se il ventaglio rinfresca di sciami

A Venezia, dal 10 Maggio al 23 Novembre, presso il Salone Verde – Art & Social Club erano visitabili le mostre dal titolo Flight into shadow (col micelio architettonico, candidato da tre istituti in Germania) e Heat is a psychological problem (con tappeti o coperte raccolti da Antje Schiffers). Esteticamente, interessa che la creatività consenta sia una resistenza sia un adattamento ai cambiamenti climatici. In particolare, esiste il pericolo del surriscaldamento urbano. In Occidente agogniamo che la tecnologia ci dia un conforto; ma il condizionatore si rende controproducente a causa del consumo energetico, il quale aumenta. Oppure si dovrebbero valorizzare i “rimedi indigeni”, dai Paesi che non sono nemmeno industrializzati. Per noi il ventaglio risponde al bisogno psicologico di “boccheggiare”, quantunque tecnicamente ci preoccupa il suo malfunzionamento. Nei Paesi sottosviluppati alcune popolazioni al contrario potrebbero aver preso l’abitudine con la canicola. Menzioniamo le tradizionali torri del vento, supportate dalle vasche sotterranee. Addirittura lo stile estetico si renderà adattato ad un bisogno materialistico. In Occidente, al contrario, si rischia di scordare che l’ambiente vanta una sua priorità, per il benessere sociale. Occorrerà sensibilizzarsi verso la sostenibilità. Per la mostra di Venezia, è stato caldeggiato in architettura l’utilizzo del micelio. Lo si coltiva coinvolgendo un substrato naturale dalla paglia, dalla segatura, dai fondi di caffè ecc…, che poi si svilupperà in mattoni o pannelli isolanti. I costi di produzione s’abbassano, limitandosi all’acqua rispetto ad un’energia che non dà emissioni nocive. Infine, è garantita la rinnovabilità oltre la biodegradabilità.

VENERE IN CORNICE – Un segnalibro atletico per il sole / An athletic bookmark for the sun

Per Fabrizio Caramagna, l’uomo è una macchina assai strana, poiché mettendogli dentro le lettere dell’alfabeto, le formule della matematica e le leggi della politica, gli escono fuori creativamente le favole (da capire al volo), le risate (impossibili da inquadrare) ed i sogni (da un altro mondo). Angelica ha posato per un calendario. Lei indossa un vestito elasticizzato, dal tono rosso. Soprattutto, il corpo farebbe il “salto con gli ostacoli” sul cofano d’una Fiat 600 Abarth. Si tratta di rendere “rombanti” le cifre o le lettere del calendario. Angelica chiude gli occhi, sognando di reagire alle “curve” del sole. Questo luciderà la “marmitta” dei capelli con la coda.

According to Fabrizio Caramagna, the man is a machine very strange, because, if we insert there the letters of the alphabet, the mathematical formulas and the laws of the politics, so creatively the fables (that we have to understand quickly), the laughter (impossible to be framed) and the dreams (from another world) exit. Angelica posed for a calendar. She wears an elastic dress, in red tone. Principally, the body would do “a hurdle jump” on the hood of a Fiat 600 Abarth. It’s a way to allow the digits or the letters of the calendar to become “rumbling”. Angelica closes the eyes, dreaming to react to the “curves” of the sun. This will polish a “muffler” of the hair with the ponytail.

VENERE IN CORNICE – Un pareo musicale per lo smack d’una spada / A musical sarong for the smack of a sword

Italo Zingoni immagina d’ascoltare un 33 giri, governando così la distrazione visiva (sensualmente) verso un pareo al vento. Si cita l’abito che più si doterebbe d’un tacco, ma rispetto alla puntina del giradischi. Questo scatto di Francesca esteticamente è al fashion. Lei s’appoggia con la schiena alla ringhiera d’una terrazza panoramica. Sullo sfondo, c’è la costa urbanizzata sul mare molto calmo. Francesca veste il rosso: dal bikini ad un pareo coi motivi vegetali. Le braccia si piegano, mentre le mani risalgono alle orecchie. Sarà un tentativo d’ascoltare il mare: tramite la “puntina” per l’angolo della ringhiera, che orizzontalmente ha le doghe al “lettino prendisole” per i solchi d’un vinile. Ma quanto il bikini a triangolo riuscirà a veleggiare?

Italo Zingoni imagines that he listens a 33 rpm, so governing the visual distraction (sensually) into a sarong to the wind. There the dress most equipped with a heel is mentioned, but compared to the phonograph needle. This shot with Francesca aesthetically is about fashion. She uses the back to lean against the railing of a panoramic terrace. On the background, there is the urbanized shore on the very calm sea. Francesca wears the red: from the bikini to a sarong with vegetal motifs. The arms are folded, while the hands to climb back into the ears. That will be an attempt to listen the sea: through the “needle” for the corner of the railing, which horizontally has the slats at a “sun lounger” for the grooves in a vinyl. But how much will the bikini be able to sail?

VENERE IN CORNICE – La parola in sogno ha il galleggiante sulla scaletta / The word in a dream has a float on a stepladder

Benedetta Di Nunno immagina che ci si arrampichi su una scaletta fatta di sogni argentati. Con più realismo, prima il desiderio avrà lucidato la pelle. Per l’oro della trasfigurazione, bisognerebbe accovacciarsi su una veranda panoramica della galassia, contando le stelle per addormentarsi. Sabrina è stata inquadrata per uno scatto la cui estetica apparterebbe a Cenerentola. Seduta sulla scalinata d’un palazzo, lei porta un abito rosa a “macchie stellari” (dal nero all’argento). In alto, si scorge il piano da raggiungere. Si dà una una “sventagliata” delle mani, per tentare di “calzare la ringhiera giusta”, se la chioma informe della nuvola, oltre il motivo da siepe, non è proteggibile ma parabile (alla morbidezza che cela le vertigini). Lo sguardo di Sabrina ci pare sognante o perfino desiderante.

Benedetta Di Nunno imagines that we climb a stepladder made of silver-plated dreams. With more realism, at the beginning the desire would have polished the skin. For the gold of a transfiguration, we should be crouched on a panoramic veranda of the galaxy, counting the stars to fall asleep. Sabrina was framed for a shot whose aesthetics would belong to Cinderella. Sitting on the staircase of a building, she wears a pink dress with “starspots” (from the black to the silver). Above, we glimpse the floor that we have to reach. There happens a “fanning” of the hands, to try to “put the right railing on”, if a shapeless foliage of the cloud, beyond the motif of the hedge, can not be protected but can be parried (at a softness which conceals the vertigo). The Sabrina’s gaze seems to us dreamy or even desiring.

VENERE IN CORNICE – La scalinata del ciano lunare verso il timpano d’Atlantide / The staircase of the lunar cyan into a kettledrum of Atlantis

Per Odysseus Elytis, liricamente si possono salire le scale dell’estate infinita, quando il mare è alto come la montagna, dal clima che permette di visitare entrambi, ed il dress code imporrà un mantello ciano, facendosi ricevere dal Re d’Atlantide. Antonella ha posato in piedi. Lei è sulla scalinata esterna d’un palazzo storico. Il vestito metallizzerebbe un cielo epidermico per il sole marmoreo. I capelli pagaierebbero coi raggi, subentrando l’acqua oltre l’aria. Il tono del ciano si percepisce pitturando il cielo. Dalla volta si passerà alla rullata. Ma quanto l’ingresso nel palazzo storico chiederà un dress code? Certamente Antonella posa in modo “regale”, oltre il mero grandangolo (complice la scalinata). C’è l’ondeggiamento dell’abito, sulla scollatura.

According to Odysseus Elytis, lyrically we can climb the stairs of an infinite summer, when the sea is tall like a mountain, from the climate that allows to visit both of those, and the dress code will impose a cyan cloak, being received by the King of Atlantis. Antonella posed standing. She is on the outdoor staircase of a historical building. The dress would metallize an epidermal sky for a marmoreal sun. The hair would paddle with the rays, if the water takes over from air. The tone of the cyan is perceived painting the sky. From the vault, we will pass to the rolling. But how much will the entrance to the historical building request a dress code? Surely Antonella poses in “royal” way, beyond the mere wide-angle lens (with the complicity of the staircase). There is the oscillation of the dress, on the neckline.

(courtesy to Vincenzo Tarabuso)