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I rapporti tra Stato Italiano e Chiesa: evoluzione o immobilismo?

Questo lavoro vuole risolvere, attraverso un’argomentazione storica, il problema se si possa veramente parlare di evoluzione sostanziale dei rapporti tra Stato Italiano e Chiesa, così dei rapporti tra Chiesa e cittadino italiano.

Non è possibile risolvere in modo netto il problema. Dobbiamo distinguere due elementi nella questione.

Da una parte non c’è un sostanziale mutamento di atteggiamento da parte della Chiesa nei confronti del cittadino, se non quello imposto necessariamente dalla storia dello Stato. Considerando globalmente gli avvenimenti storici riguardanti l’Italia e la Chiesa, avvenuti negli ultimi centocinquanta anni, si può concludere che la Chiesa si apre al cambiamento quando, ormai, non può più fare altrimenti, e che, dunque, si pone costantemente come forza reazionaria, salvo poi, di fronte all’oggettiva impossibilità di cambiare la realtà, in primis con lo scopo nemmeno troppo dissimulato di tutelare i propri interessi, si adatta ai cambiamenti avvenuti. Dall’altra parte sì, i rapporti tra Stato e Chiesa, come quelli tra Chiesa e cittadino, e quelli tra Chiesa e sistema politico italiano, cambiano senz’altro negli ultimi centocinquanta anni, ma non certo nella direzione voluta dalla Chiesa. Molte conquiste laiche dello Stato, come il divorzio e l’aborto, si sono di fatto ottenute nonostante la contrarietà esplicita e influente della Chiesa. Quello che però va detto è che c’è questa contrarietà, e che è costante durante tutta la storia del nostro paese, determinando un rallentamento nel cammino laico e liberale del paese, di ieri e di oggi.

Dobbiamo distinguere un piano dei fatti e un piano delle intenzioni. Sul piano dei fatti i rapporti Stato Chiesa sono cambiati, sul piano delle intenzioni proprie della Chiesa i rapporti invece non sono cambiati (tranne che in relazione ad alcune questioni, come la ‘questione romana’, abbandonata però solamente per mancanza di forze da parte della Chiesa e per realismo storico), dal momento che la Chiesa manifesta simili volontà nei rapporti con lo Stato e i cittadini durante i centocinquanta anni di storia che andremo ad analizzare.

Per chiarire meglio questa risposta mostriamo i fatti della storia.

La Rivoluzione francese e le direzioni culturali che la muovono portano gradualmente gli Stati europei, e primariamente la Francia, verso una maggiore secolarizzazione e verso la formazione di uno Stato sempre più autonomo dal potere della Chiesa. Ma l’Italia è già in ritardo rispetto agli altri paesi; il ritardo nel cammino verso l’autonomia dello Stato è in parte determinato dal fatto che il papa risiede a Roma e dal fatto che questo, fino ai tempi della rivoluzione e dei tentativi di esportarla da parte di Napoleone, possiede e difende domini temporali sul territorio italiano.

Prima nel 1798, poi nuovamente nel 1809, viene dichiarata la decadenza del potere temporale della Chiesa. Nondimeno però, rimane forte in Italia l’influenza sociale esercitata dalla Chiesa.[1] È durante il periodo della Restaurazione che la Chiesa incomincia ad organizzare gruppi d’ispirazione cattolica con lo scopo di ottenere il controllo e in definitiva il potere sulla società civile italiana; si costituisce così ‘il primo embrione delle future, grandi organizzazioni cattoliche di massa’[2]. Per raggiungere lo stesso scopo, le nuove direzioni della Chiesa nei confronti della forma devozionale del credente: maggiore apertura verso le devozioni popolari, recupero del culto mariano e del culto dei santi (da sempre il tramite comunicativo più agevole e immediato tra le masse dei credenti e la gerarchia ecclesiastica). Alla Restaurazione però, allo stesso tempo, segue, da parte della Chiesa, una vera e propria reazione nei confronti delle nuove idee e direzioni culturali, politiche e sociali che avrebbero infine portato al formarsi di uno Stato nazionale laico (per lo meno sulla carta). Questo atteggiamento reazionario non mancherà mai di caratterizzare nelle sue linee generali la Chiesa nel suo rapporto con lo Stato e la società in evoluzione; e tale atteggiamento è ciò che maggiormente ci fa giudicare la Chiesa – nel suo rapporto con lo Stato e il cittadino, al di là del mutare delle condizioni di questi – come coerente attraverso il tempo, ovvero come non evolvente, se non fosse per i cambiamenti dettati da ragioni di forza maggiore che essa più che altro subisce. Ma vediamo meglio i fatti, soli giudici delle nostre interpretazioni.

Principi e movimenti rivoluzionari, liberali e democratici, con le loro contraddizioni, differenze, maggiori o minori aperture nei confronti delle richieste e del sussistere dei privilegi ecclesiastici, portano – grazie all’opera di una ristretta classe dirigente – all’unità d’Italia. È il 1861. Ma torniamo subito un poco indietro, per vedere come si comporta la Chiesa di fronte alle spinte unitarie. Male, senza dubbio; o meglio: la Chiesa pensa unicamente a difendere i propri interessi, dunque ‘male’ se adottiamo momentaneamente il punto di vista dello Stato in formazione.

Nel 1846 diventa papa il cardinale Mastai, prendendo il nome di Pio IX. Terrà il soglio pontificio per un lungo periodo: trentadue anni. È dunque il suo comportamento che dobbiamo analizzare al fine di comprendere la primissima stagione dei rapporti tra Chiesa e Stato Italiano. Due citazioni possono aiutare, giusto per iniziare, a comprendere qualcosa riguardo a come veniva percepita la sua opera di pontificato nella società italiana a lui contemporanea. Se in un primo tempo il papa alimentò speranze di rinnovamento e liberalità, anche legate al progetto ‘neoguelfo’ – presto necessariamente naufragato – del sacerdote Gioberti (che voleva unificare l’Italia, come teorizzato in Del primato morale e civile degli italiani,[3] sotto la presidenza del Papa – soluzione questa, che deve essere apparsa stravagante anche a molti contemporanei del Gioberti), tanto che ‘sulle facciate delle chiese cominciò ad apparire la scritta «Viva Pio IX!», e non si trattava soltanto di entusiasmo religioso’[4], fu evidente in un secondo tempo la sua tempra fortemente reazionaria e illiberale; ancora oggi ‘nelle campagne dell’Italia centrale, e soprattutto in Toscana, è ancora possibile sentire vecchi e giovani contadini imprecare ‘Accidenti a Pionono!’[5]. Lo scrittore e diplomatico Carlo Dossi scrive nel suo diario la seguente nota: ‘va a farti benedire per dire «va alla malora» dalla fama di jettatore dell’odierno papa Pio IX.’[6] Un papa molto sentito dalla popolazione. Quasi subito – nel 1848 – egli si dissocia dalla causa nazionale e il programma neoguelfo è per sempre abbandonato (di fatto, come scrive Guerri, ‘la Chiesa era andata sempre verso l’universalità e la conservazione’, dunque contro il nazionalismo e il conciliarismo[7]), anche a seguito della ennesima proclamazione dalla fine del potere temporale della Chiesa: nel 1849 infatti nasce la Repubblica Romana. Pio IX si scatena con le condanne: condanna come anticattolici gli ideali (etichettati come razionalismo e liberalismo) che mossero i rivoluzionari francesi. Le condanne non sono però fini a se stesse, ma si inseriscono nel progetto di ‘ricristianizzazione della società e dello Stato, e di ricostruzione di una nuova cristianità’[8]. Indizio abbastanza esplicito della sfida lanciata alla razionalità della nuova cultura europea è la proclamazione del dogma della Immacolata concezione, datata 1854.[9]

Nel 1948 i rispettivi regnanti concedono la Costituzione napoletana e quella toscana, segue lo Statuto di Carlo Alberto; infine è il turno dei romani, che scendono in piazza per chiedere la Costituzione, ma Pio IX parla così dal balcone: ‘Talune grida, che non partono dal seno del mio popolo, ma sono profferite da un picciol numero di gente ignota, non posso, non debbo, non voglio intenderle. Non posso, non debbo, non voglio!’[10]

Nonostante questo contesto di chiusura dove la Chiesa mostra la sua determinata volontà di non rinunciare ai propri privilegi e così a contrastare i movimenti unitari (ad es. dissociandosi dalla Prima Guerra d’Indipendenza – per la Chiesa tutte tre le guerre risorgimentali sono ‘ingiuste’[11]), si arriva nel 1861 alla stesura della costituzione dello Stato italiano, finalmente unito.[12] La costituzione afferma principi liberali e laici.

Cavour chiede alla Chiesa di rinunciare al potere temporale e di permettere lo spostamento effettivo della capitale a Roma, coerentemente al principio (non certo del tutto ostile alle richieste della Chiesa) ‘libera Chiesa in libero Stato’ – Cavour comprende bene che fino a quando la Chiesa possiede territori e chiede il soccorso delle potenze straniere, l’Italia non è veramente indipendente e sicura[13]. Ma il principio di Cavour si scontra subito con l’intransigenza della Chiesa di papa Pio IX.[14]

Dopo l’unificazione ‘l’opposizione al nuovo Stato si fece più aspra e intransigente, sviluppandosi su tre piani fondamentali: su quello dei principi, su quello dell’avversione alla legislazione ecclesiastica di tipo laico, su quello della condanna delle conquiste territoriali avvenute a danno della Santa Sede’.[15] L’ultimo di questi punti è anche chiamato la ‘questione romana’, e costituisce di certo una particolarità tutta italiana, che condizionò non poco l’andamento dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia. La Chiesa infatti non è subito pronta a rinunciare ai propri territori, ma, come sempre, si dovette attendere a lungo perché questa si arrendesse in fine all’evidenza della impossibilità di ottenere quando chiesto.

Seppur ci sono da parte dei cattolici italiani tendenze conciliatrici tra cattolicesimo e liberalismo, altrettanto ci sono tendenze apertamente antiunitarie: ‘la Civiltà cattolica’, rivista gesuita, giudica la rivoluzione italiana ‘anticristiana e anticattolica’, nel quadro più ampio dell’opposizione alla sussistente civiltà moderna (peccatrice). Lo stesso Pio IX con l’allocuzione Maxima quidem laetitizia del 1862 si preoccupa di ribadire con fermezza la necessità per la Chiesa del potere temporale. All’allocuzione, nel 1864, segue l’enciclica Quanta cura, dove lo Stato italiano viene condannato, e si sostiene in breve che ‘la democrazia distrugge la giustizia e la ragione’[16]. L’enciclica è dotata di un appendice che passa alla storia con il nome di Sillabo. Il Sillabo è un catalogo dei principali errori moderni: il papa vi condanna indifferentismo, razionalismo, liberalismo, socialismo e comunismo, posizioni sostenenti la separazione Chiesa Stato, e posizioni tendenti a conciliare Cattolicesimo e libertà o liberalismo. Il Sillabo alza un alto muro tra i cattolici e la cultura laica; solamente un secolo dopo, il Concilio Vaticano II, smentisce le affermazioni del Sillabo.[17]

Segno ulteriore ed evidente della piega intransigente presa dalla Chiesa in reazione all’unità di uno Stato dichiaratosi laico, è l’organizzazione dei fedeli in organizzazioni: nel 1865 nasce l’Associazione cattolica italiana, con la missione esplicita di difendere privilegi e libertà della Chiesa all’interno dello Stato, e nel 1867 nasce la Società della Gioventù cattolica italiana.

Lo Stato in questi primi tempi risponde con decisione alle iniziative della Chiesa. Mosso da esigenze laiche e alle volte apertamente anticlericali, risponde alla reazione della Chiesa con l’introduzione nel 1865 del matrimonio civile, con delle leggi sul patrimonio ecclesiastico, con l’abolizione dell’esenzione dal servizio militare per i chierici, con una severa legge che aboliva la facoltà di teologia, e con l’eliminazione della giurisdizione ecclesiastica sui cimiteri.[18][19] Lo Stato, con Quintino Sella, ministro delle finanze in carica negli anni 1862-65 e 1869-73, al fine di pareggiare il bilancio (poi effettivamente pareggiato nel 1875), vende i beni del demanio e degli enti ecclesiastici, che sono soppressi nel 1866-67.[20] La linea dura non caratterizza comunque che questo periodo iniziale, ché presto ci si rende conto che non è possibile governare senza l’appoggio della Chiesa e dunque dei cittadini cattolici.

Nel frattempo avvenimenti internazionali alienano alla Chiesa la protezione di Napoleone III. Prontamente lo Stato italiano ne approfitta per conquistare definitivamente la città di Roma: è il 1870. Pio IX non tarda, prevedibilmente, a condannare la presa di Roma. La Chiesa è sempre più consapevole della propria debolezza – mancanti i supporti rappresentati dagli eserciti degli stati di volta in volta alleati, a causa del processo di secolarizzazione che a livello europeo sta portando gli Stati verso sempre una maggiore e definitiva indipendenza dal potere della Chiesa, e dunque verso una decentralizzazione della posizione internazionale della Santa Sede – che rende improbabile l’ipotesi di una restituzione del potere temporale.

Nel 1870 si conclude anche il Concilio Vaticano I, che non fa che riaffermare le posizioni intransigenti e reazionarie della Santa Sede, condanne comprese. Novità del concilio è il dogma sull’infallibilità personale del papa in materia religiosa e morale. L’anno seguente viene approvata la legge detta ‘delle guarentigie’, che nonostante venga seccamente respinta da parte del papa, regolerà i rapporti tra Stato e Chiesa fino al Concordato del 1929. La legge rispetta il principio cavouriano ‘libera Chiesa in libero Stato’, riconosce il papa come sovrano su un piccolo territorio indipendente chiamato Città del Vaticano, assegnandoli anche una dotazione finanziaria annua (circa il 5% del bilancio del Regno all’anno)[21], e garantisce diverse libertà al clero; in tale frangente, il papa, oltre che respingere la legge (e così anche la dote), si rifiuta di riconoscere lo Stato italiano.[22]

Nel 1874 nasce l’organizzazione cattolica chiamata l’Opera dei congressi. Questa importante organizzazione ha il compito di ‘difendere la fede cattolica, combattere il liberalismo, rivendicare la libertà della Chiesa e sostenere le aspirazioni temporali del papa’[23]. Sempre nel 1874 (e poi più categoricamente attraverso un decreto del Sant’Uffizio nel 1886) il papa con il non expedit (‘non conviene’) comanda ai fedeli l’astensionismo alle elezioni politiche e amministrative e all’attività politica – azione da giudicarsi gravissima, seppur compresa in un ottica storica[24] -, per cui l’Opera (fondata per l’appunto da cattolici intransigenti ostili a qualsiasi tentativo di conciliazione con lo Stato)[25] agisce attraverso una ‘penetrazione capillare nella società’[26] – strategia che la Chiesa non abbandonerà mai del tutto, nemmeno durante il periodo in cui i cristiano-cattolici si organizzano in un partito politico (all’abrogazione esplicita del non expedit nel 1919) e partecipano così attivamente alla scena politica italiana, che per altro, alla fine, viene da loro stessi egemonizzata con la DC.

La chiesa riconoscerà lo Stato Italiano soltanto con il trattato del 1929.[27] L’unica operazione per ora permessa al cattolico, che ricordiamolo pure, è allo stesso tempo cittadino, è quella di agire per così dall’interno della società per conquistare questa al pensiero che vuole un rinnovamento in senso cattolico del paese. Però attenzione, i cattolici, almeno fino alla Prima Guerra Mondiale, seppur tentano la penetrazione nella società italiana, lo fanno come un organismo chiuso in se stesso, per cui, di fatto, una parte dei cittadini è lontana dalla cosa pubblica, proprio perché non ha a cuore primariamente lo Stato, e questo proprio nel momento in cui bisogna costruire il paese. Tanto più che, data la situazione per cui lo Stato è appena formato, è una nuova entità, e perciò è ancora lontano dal cittadino (soprattutto quello abitante nelle campagne), la Chiesa con il suo clero funge da tramite fra il popolo e lo Stato.[28] Inoltre, in questi anni, le associazioni cattoliche, si danno da fare per promuovere le opere religiose (es. la raccolta di denaro per l’Obolo di San Pietro), organizzare opere assistenziali e istituire scuole in concorrenza con l’operare dello Stato, diffondere la stampa cattolica, soprattutto quella popolare; detto in poche parole, la Chiesa si contrappone allo Stato.[29]

Pio IX muore nel 1878: Gioacchino Pecci diventa papa Leone XIII. Pecci conferma da subito la ierocrazia e le condanne del suo severo predecessore, ma è più politicamente abile. Capisce molto bene che le masse popolari possono essere fonte preziosa d’azione trasformatrice al servizio della Chiesa in campo sociale ma anche politico (a fronte poi dell’estensione, seppur modesta, del suffragio elettorale). Capisce altrettanto bene la pericolosità, per gli interessi della Chiesa e della religione, della diffusione popolare di socialismo e comunismo, che non tarda a condannare e combattere aspramente. Queste comprensioni si traducono sul piano pratico nell’esortazione, da parte della Santa Sede, dei fedeli a sostenere le proprie rivendicazioni di buoni cattolici di fronte allo Stato, partecipando alle dinamiche della vita sociale, e non indugiando alla mobilitazione, però sempre regolata attraverso associazioni e organizzazioni relativamente indipendenti – quando non totalmente dipendenti – dai dettami della gerarchia ecclesiastica.[30] È rivelatrice dei tempi l’enciclica Rerum novarum del 1891, che, per la prima volta nella storia delle encicliche, affronta apertamente questioni sociali, impostando su nuove basi la dottrina sociale della chiesa, sorta di via alternativa ai condannati sistemi capitalisti e socialisti.[31] A seguito delle posizioni prese dal papa nell’enciclica, la Chiesa ammette la costituzione dei lavoratori in associazioni, però solamente operaie e ovviamente d’ispirazione cattolica; in questo modo si sottrae ai socialisti il monopolio della difesa del proletariato e allo stesso tempo si combatte il liberalismo.

I rapporti con lo Stato sono comunque sempre ostili. Il governo italiano prosegue, moderatamente, la laicizzazione dello stato, ad esempio con le leggi del 1877 che limitano l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche, ma anche con la repressione degli ‘abusi del clero’, ovvero gli interventi del clero nella vita politica e elettorale dello Stato.[32] In particolare i governi di Crispi si muovono, all’interno di un’imponente opera legislativa, nella direzione della laicizzazione dello Stato, ma sempre in realtà frenati dal fatto che la società è per lo più clericalizzata e dunque non può essere troppo disattesa[33]. Nel 1890 si tenta la laicizzazione degli istituti di assistenza controllati dal clero, i.e. le cosiddette ‘opere pie’ vengono riunite in congregazioni di carità controllate dai comuni.[34]

Il processo laicizzante non è nemmeno lontanamente completato, d’altra parte è agilmente argomentabile che non lo è ancora oggi giorno. Le tensioni tra i due poteri continuano, si stenta a raggiungere accordi tra le parti. Nel 1889 lo Stato decide significativamente di mettere in Campo de’ Fiori, lì dove arse per volontà della Chiesa, il monumento a Giordano Bruno.

È durante questi anni che nasce un vasto movimento sociale cattolico, il quale si muove attraverso l’opera caritativa e assistenziale, le casse rurali, e il sindacato cattolico. Non mancano comunque le divisioni all’interno del movimento cattolico, dove si distinguono tendenze antiliberali da tendenze più democratiche e liberali. Nel 1901 Leone XIII condanna la tendenza democratico-cristiana contraria al paternalismo della Santa Sede, e comanda di serrare i ranghi e restare uniti nell’Opera dei congressi[35].

Questi atteggiamenti di chiusura verso la vita politica e contrari all’integrazione con lo Stato non favoriscono lo sviluppo di una coscienza civile matura nella popolazione, soprattutto in quella rurale, che per sua natura e storia è confinata a vivere lontana dalle istituzioni dello Stato. Ma d’altra parte questi atteggiamenti sono del tutto coerenti con la concezione che la Santa Sede ha del cittadino cattolico: un membro di Cristo (in quanto ha ricevuto il battesimo) che deve spendersi per la causa della evangelizzazione (oggi soprattutto) o comunque per la causa del riconoscimento in terra del mondo ideale (quello voluto dai fedeli cattolici, che poi si traduce nel chiedere il mantenimento di privilegi temporali oppure il mantenimento del potere spirituale attraverso il controllo del sistema di valori che orienta lo Stato in materia sociale ed etica) contro le pretese del mondo reale. Il cittadino è sciolto nella ‘religione’.

Due anni dopo, nel 1903, diventa papa Giuseppe Sarto con il nome di Pio X. Il suo pontificato si mantiene su posizioni intransigenti sia in materia dottrinale sia verso le nuove tendenze culturali e politiche che incominciano ad essere accettate anche all’interno dello stesso mondo cattolico.[36] Insensibile ai problemi che la cultura moderna pone alla Chiesa, Pio X è deciso nel rifiutare tutto ciò che non sia consono alle tradizioni della Chiesa e tutto ciò che non rispetta la sua autorità.[37] Tuttavia, rispetto alla precedente, la Chiesa guidata da Pio X non è più favorevole all’astensionismo elettorale.

Pio X scoglie l’Opera dei congressi, sia ché troppo internamente divisa, e così allora troppo difficile da controllare, sia ché c’è il pericolo di una sua trasformazione in partito (magari sotto la spinta del gruppo ‘democratico’ o comunque aperto al dialogo con il ‘modernismo’ – definito, questo, dal papa, nell’enciclica Pascendi del 1907, ‘compendio di tutte le eresie’[38] – di Murri) coinvolgente sì la Chiesa direttamente nella politica italiana. Tacitamente sospeso il non expedit, per la prima volta, nel 1904, i cattolici intervengono alle elezioni: tre cattolici vengono eletti deputati.[39] Nel 1913 Giolitti introduce il suffragio universale maschile, così i cattolici si vedono costretti ad appoggiare i liberali per evitare un possibile governo socialista.

A questo punto il papa provvede all’unione del movimento cattolico, nonché a porlo sotto la stretta dipendenza dei vertici della gerarchia ecclesiastica. Si scopre così una nuova strategia di condizionamento delle scelte dello Stato da parte della Chiesa: attenuata la ‘polemica ideologica antiliberale’[40], abbandonate le richieste di restaurazione completa dei vecchi privilegi e dei vecchi domini temporali, la Chiesa decide di rivendicare dall’interno dello Stato – e per fare questo bisogna, almeno in certa misura, partecipare alla vita dello Stato, o comunque accettarne alcuni elementi, al fine anche solo di poter stabilire un dialogo. La Chiesa cerca, dall’interno dello Stato, di bloccarne il processo di laicizzazione, già di per sé non effervescente (significativi in proposito sono i due tentativi falliti di introdurre una legge che permettesse il divorzio tra il 1901 e il 1902).

Cambiano le strategie, che si adattano alle contingenze del periodo storico, ma non le intenzioni di fondo. Anche la Chiesa dunque evolve, ma solo in funzione della preservazione del proprio potere, della propria influenza e dei propri privilegi. Non che questo sia necessariamente condannabile moralmente, dal momento che si potrebbe argomentare che ogni organismo vivente e sociale non può che sopravvivere attraverso l’egoistica pretesa del mantenimento del proprio potere e dei propri privilegi sugli altri. Ma torniamo ai fatti.

È del 1913 il patto Gentiloni, un accordo tra i cattolici (che incominciano a pesare in parlamento) e i liberali moderati, secondo le direttive del quale i primi avrebbero appoggiato i secondi in cambio dell’impegno dei secondi nelle rivendicazioni cattoliche, quali ad esempio l’istruzione catechistica nelle scuole pubbliche, maggiori libertà per la scuola privata cattolica e l’opposizione all’introduzione del divorzio. Ma questa apertura alla mediazione nell’agone politico da parte dei cattolici è accompagnata da parte della Santa Sede da una dura condanna diretta verso qualsiasi movimento riformatore, i.e. verso il modernismo. E questa non è una condanna leggera; infatti innesca un processo di forte e ostile divergenza tra la cultura laica e la cultura cattolica, che in questi anni si dota anche di un nuovo Codice di diritto canonico (promulgato nel 1917)[41]. La divergenza, fortemente voluta e sostenuta dalla Chiesa, è la causa del suo stesso ritardo rispetto non solo ovviamente alle conquiste della cultura moderna, ma anche rispetto al cattolicesimo europeo, generalmente meno soggetto al potere e alle direttive della Santa Sede. E lo ripetiamo ancora, questo stato dei fatti non può non influire sul carattere del cittadino cattolico (e così del cittadino tout court), allontanandolo da una piena e libera partecipazione alla vita civile e più specificatamente elettorale.

Nel 1914 sale al soglio pontificio Giacomo della Chiesa, papa Benedetto XV. La prima guerra mondiale è il momento in cui i cattolici italiani sanano in parte la frattura con la comunità nazionale, grazie alla loro (dei cattolici) adesione generale alla guerra e alla loro partecipazione ad essa.[42] A guerra conclusa, diverse sono le cause che portarono al rilancio del ruolo dei partiti cattolici e dell’influenza politica della Chiesa stessa: l’affermarsi della cosiddetta società di massa, il veloce progredire della secolarizzazione della società, che porta un generale stemperamento dei toni sia propri delle parti storicamente anticlericali sia propri delle parti della società cattolica.

La Chiesa è comunque decisa a controllare le diverse tendenze cattoliche; più in generale progetta ‘la riaffermazione e la riconquista del Cattolicesimo nei riguardi delle società e degli Stati’[43], impegnandosi particolarmente nei riguardi della società e dello Stato italiani. Perciò la riorganizzazione, a partire già dal 1915, dell’intero movimento cattolico, unito nell’obbedienza dovuta alle direttive dei vertici ecclesiastici.

Nel 1919 è abrogato il non expedit per permettere la ormai inevitabile entrata dei cattolici nell’agone della vita politica italiana. Nasce il Partito popolare italiano, primo esperimento di partito cattolico. Si apre una nuova stagione, sia per quanto riguarda l’organizzazione interna del movimento cattolico, sia per quanto riguarda il modo di influenzare lo Stato da parte della Chiesa. Distinguo tra organizzazioni politiche cattoliche anche se formalmente indipendenti dalla Santa Sede (ma di fatto l’autonomia è molto relativa, dal momento che ‘un partito cattolico non può mai essere veramente svincolato dalle direttive pontificie, perché deriva dai voti dei credenti, per i quali il papa (o anche un semplice sacerdote) ha maggiore autorità del segretario politico’[44]), e organizzazioni propriamente religiose come l’Azione cattolica, dipendenti (formalmente e di fatto) direttamente dalla Santa Sede.[45] L’Azione cattolica è l’organo principale che la Chiesa governa direttamente per penetrare nella società italiana. Del 1921 è l’istituzione di una Università cattolica nella città di Milano. Per riassumere: appare evidente il doppio fronte di impegno della Chiesa per influenzare la società e lo Stato italiani: il fronte della società e il fronte della politica.

Sul piano politico è evidente l’intento di ‘trasformare dall’interno lo Stato’.[46] L’avvento del fascismo favorisce invece presto un cambio di rotta. Si prospetta la possibilità di gestire da parte della Santa Sede le questioni politiche e le rivendicazioni cattoliche direttamente con il governo Mussolini, passando sopra, per così dire, alla mediazione dell’organizzazione politica cattolica in partito.

Intanto Benedetto XV muore, e viene sostituito nel 1922 da papa Pio XI. Questo nuovo papa, coerentemente con la scelta del suo nome, inaugura una stagione di ritrovato conservatorismo e un progetto di ricristianizzazione della società. Con l’enciclica Quas primas, del 1925, rende chiaro a tutti che la Chiesa non intende rinunciare ad affermare il regno (spirituale) di Cristo (per l’occasione Re) sull’intero mondo temporale; l’affermazione del nuovo regno è totalizzante, nel senso che tende a estendersi ad ogni società e Stato; questa è una concezione medievale del papato: il papa è il vicario in terra di Cristo Re, perciò è a lui che gli individui e le società si devono sottomettere.[47] E l’Italia, con la sua società, è il primo e più vicino banco di prova per la dottrina della regalità di Cristo. I credenti italiani non devono fare altro che obbedire al papa, anche nelle questioni politiche.

L’ecclesia non ostacola l’avvento del fascismo, il quale prende una serie di provvedimenti che portano proprio nella direzione giusta per la Chiesa: la regalità di Cristo, i.e. la restaurazione del ruolo sociale del cattolicesimo e della Chiesa. Viene rimesso il crocifisso nei luoghi pubblici, scuole comprese; l’insegnamento della religione è reso obbligatorio; il calendario civile è adeguato a quello religioso; gli ecclesiastici sono esonerati dal servizio militare; il governo si impegna contro il divorzio e a proteggere l’istituzione della famiglia e il matrimonio.[48]

Nel 1925 il fascismo dichiara la dittatura: è la fine dei partiti, compreso, si intende, il Partito popolare. La Chiesa non piange il partito – prima osteggia la linea antifascista di don Sturzo, segretario del Partito popolare, e poi, nel 1926, non si oppone allo scioglimento del partito[49] –, ché non è affatto esclusa dalle trattative con il regime fascista, per altro dirette e quindi più agevolmente gestibili.

È incredibile poter constatare come anche un ferocissimo anticlericale ateo come Mussolini (e di questo anticlericalismo ne sono testimoni scritti e discorsi, soprattutto precedenti alla presa del potere; in un articolo pubblicato sul settimanale ‘Avvenire del lavoratore’ definisce la Chiesa ‘un grande cadavere’, il Vaticano ‘covo dell’intolleranza e di una banda di rapinatori’, la teologia ‘insieme di assurdi mostruosi’[50]), dovette rendersi conto ben presto e arrendersi all’evidenza per cui acquistare il potere, e dunque impegnarsi a mantenerlo, implica necessariamente mediare con il potere della Chiesa, ovvero, dovette capire che, in sostanza, non è possibile governare l’Italia senza l’appoggio della Chiesa e così delle masse cattoliche. Mussolini parla in questo modo, nel 1920, al secondo congresso dei fasci: ‘Io sono, oggi, completamente al di fuori di ogni religione, ma i problemi politici sono problemi politici. Nessuno in Italia, se non vuole scatenare la guerra religiosa, può attentare a questa sovranità spirituale’.[51]

Fuori, per così dire, il fronte politico proprio del partito, resta il fronte sociale dell’Azione cattolica, che così diventa in assoluto ‘lo strumento privilegiato d’intervento della Chiesa nella società’.[52] I rapporti tra Chiesa e fascismo sono di interesse per entrambe le parti, e non solo perché le parti condividono gli stessi nemici (la democrazia, il liberalismo, il comunismo e la massoneria) oltre che il modello di potere (autoritario e gerarchico)[53]; la Chiesa vede nel fascismo (e in Mussolini, definito da papa Pio XI, l’uomo ‘che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare’[54]) lo strumento per ricostruire una società e uno Stato cristiani, il fascismo vede nella Chiesa lo strumento utile al controllo delle masse e al consenso verso il regime di queste.

Nel 1929 le due parti – dopo il rifiuto da parte della Chiesa della riforma Rocco – arrivano alla firma dei cosiddetti Patti lateranensi, che segnano una sorta di conciliazione tra Stato e Chiesa, conciliazione che la Chiesa si era sempre rifiutata di concedere allo stato liberale.[55] I Patti prevedono un trattato, una convenzione finanziaria e un concordato. Col trattato il Regno d’Italia con capitale Roma e lo Stato della Città del Vaticano si riconoscono a vicenda. Con la convenzione, chiusa finalmente la ‘questione romana’, lo Stato versa alla Santa Sede un risarcimento monetario per la perdita dei domini temporali. Con il concordato lo Stato si impegna a riconoscere personalità giuridica alle associazioni religiose, agevolazioni tributarie per le proprietà della Chiesa, gli effetti civili al matrimonio religioso, l’insegnamento della religione cattolica come «fondamento e coronamento» dell’istruzione della scuola pubblica, e l’esclusione dei preti dagli impegni pubblici.[56]

Alla Chiesa interessa soprattutto mantenere, nei confronti dello Stato, un ruolo preminente nel campo dell’educazione (il papa lo chiarisce con l’enciclica Divini Illius Magistri), e il diritto all’ultima parola sui problemi relativi a matrimonio e famiglia (il papa chiarisce anche questo attraverso un’enciclica, la Casti connubii del 1930). Sono questi, l’educazione e la famiglia, i campi, insieme all’assistenzialismo evangelizzante, che da sempre interessano maggiormente la Chiesa.

Nel 1931, con l’enciclica Quadragesimo anno, il papa espone compiutamente la dottrina sociale cattolica, che si pone come alternativa ai condannati sistemi capitalistici e soprattutto comunisti.[57] Con la dottrina sociale la Chiesa pretende insegnare allo stato come risolvere le questioni sociali che lo affliggono.

Ma presto la Chiesa comprende che il suo ruolo all’interno dello Stato è inteso da parte del regime ad essere ridotto al compito strumentale di controllo e disciplinamento delle masse; non è accolta la richiesta di restaurazione di una società e uno Stato cristiani. Ciò però non porta alla scontro aperto con il regime, che tutto sommato è assai accomodante verso molte richieste della Chiesa. Questo detto, non mancano gli scontri: nel 1931 la direzione dell’Azione cattolica è decentrata su decisione del regime, nel 1937 il Vaticano si impone per ricostruire la direzione centralizzata dell’Azione, segue uno scontro tra Chiesa e Stato che però non risolve definitivamente la questione, anche perché nel frattempo incombono i problemi più gravi posti dalla guerra.[58]

Emblematico ad illustrare il rapporto tra Chiesa e regime è il comportamento da quella tenuto di fronte alla promulgazione della legislazione razziale fascista. La legislazione non è condannata di per sé, ma solo in quanto lede giurisdizioni e libertà proprie della Chiesa, in particolare in quanto non permette anche agli ebrei convertiti al cristianesimo il riconoscimento civile del matrimonio, violando così il concordato. Insomma, ‘il vero motivo del contendere fra Chiesa e fascismo, fu che il Vaticano voleva discriminare gli ebrei per la loro religione, il fascismo per la loro razza, quindi il regime puniva anche i buoni ebrei che si erano convertiti al cattolicesimo’[59].

Da questi fatti si potrebbe pur trarre la conclusione che la Chiesa a niente è interessata se non a difendere, e se possibile aumentare, i privilegi del proprio potere; che la Chiesa in definitiva – di contro allo Stato che si pone al servizio del cittadino, anzi, esiste proprio in funzione del servizio al cittadino – non si pone a servizio del cittadino cattolico, ma che è piuttosto questo uno strumento nelle mani di quella, posto al suo di lei servizio per aumentarne potenza influenza e privilegi.

I tentativi di Pio XI nel senso di una ricristianizzazione del paese falliscono; il laicato acquista sempre maggiore consapevolezza del diritto alle proprie libertà (di coscienza e di pensiero, prima di tutte), il processo di secolarizzazione procede inflessibile, le adesioni alla religione cattolica sono sempre più dettate da spinte alla conformità, o comunque sono adesioni poco più che formali, prive di sostanza.[60]

Nel 1939 Eugenio Pacelli diventa papa Pio XII. La guerra è di nuovo occasione per la Chiesa di avvicinarsi ai propri fedeli e in generale agli uomini, attraverso l’opera assistenziale che le organizzazioni cattoliche strenuamente svolgono in favore dei bisognosi. Pilastro dell’influenza della Chiesa sulla società è, da sempre, l’opera assistenziale, ottimo veicolo di evangelizzazione della società. Già Dossi riportava nel suo diario certi fatti, riferiti al periodo 1875-82:

Tipi di donne benefattrici e seccatrici sono le signore Schwabe e Goold (1875-82). La prima, per raccogliere denari per i suoi poveri rompe le tasche a mezzo mondo. Assedia deputati e ministri e non dà loro tregua finchè non le accordano quanto desidera. Tiene sempre in saccoccia carta, penna e calamajo con cui stende istanze dappertutto e spedisce la sua numerosa corrispondenza, mentre sta aspettando di essere introdotta da qualche pezzo grosso. Guai chi entra nella turbina della Signora Schwabe. Non se la cava più. Del rimanente è generosissima anche del suo. Profuse più di 300.000 lire per aprire a Napoli asili e scuole per bimbi (ragged-schools). Né le mancò naturalmente l’odio dei preti e degli ignoranti, che sono poi una cosa sola. «Bada!» dicevasi a Napoli. «Una Signora forastiera che butta via tanti denari per la nostra bambinaglia cencosa di cui nessuno si cura… C’è sotto sicuramente cantina». – E fu ed è quindi osteggiata nel peggior modo possibile. – Una sorte simile a quella della Swalbe, la incontrò a Roma la Goold. Questa buona Signora osserva anch’essa che non ci sono scuole per bimbi a Roma. Si dà attorno, non risparmia né tempo né noja, raccoglie, specialmente fra i suoi compatrioti, 50.000 lire ed apre un asilo infantile. Guerra su tutta la linea da parte dei cattolici. Si sparla della Goold, si dice che il suo scopo vero è di far propaganda di protestantesimo ecc. ecc. – (corsivo mio)[61]

Si trovano, nel passo citato, una serie di elementi ancora attualissimi, elementi che danno senso di continuità e dunque, per così dire, una marcata personalità alla Chiesa. Non solo la pretesa di avere l’esclusiva in campo assistenziale, ma anche la pretesa di avere l’esclusiva in campo educativo, sfruttando le debolezze dello Stato (specie nel meridione).

Torniamo però senz’altro al nostro Pio. Egli ribadisce il vecchio andante della condanna alla civiltà moderna responsabile della scristianizzazione della società, e dunque ribadisce la necessità che la Chiesa assuma un ruolo guida nei confronti della società, la quale deve trasformarsi nel rispetto dei principi (morali e sociali) verissimi promulgati dalla Chiesa. Più in generale per la Chiesa le leggi che l’uomo da a se stesso devono essere coerenti con le leggi che Dio gli ha dato[62]; allora la Chiesa – rappresentante le istanze di Dio sulla terra – si propone come controllore morale dello Stato, come difensore dell’uomo dall’errore dell’uomo stesso.

1939-1945: la tragedia della seconda guerra mondiale. L’Italia, uscita dalla guerra, caduto il fascismo, opta per un regime liberal-democratico. La Chiesa non rinuncia però ad insistere per ottenere il ruolo guida nei confronti dello Stato, condannando alcuni elementi di questo, quali il «vieto liberalismo», la «cultura laica», l’«umanesimo secolarizzato».[63] L’obbiettivo (sempre più fantastico) del papa è sempre lo stesso: ricostruire una nuova società cristiana.

Pio XII comprende la potenzialità degli strumenti della società moderna, in particolare la potenzialità dei mezzi di comunicazione (come la radio, la televisione, il cinema), e li sfrutta abilmente per conseguire i suoi obbiettivi[64]. È interessante notare come la Chiesa è in fondo fermamente e veramente contraria a poche cose, e, nonostante mantenga un atteggiamento di chiusura e ostilità verso le novità della ‘modernità’, al momento opportuno e in relazione alla migliore realizzazione dei propri interessi, si rivela quanto basta aperta all’uso e all’accettazione delle utili novità. E questa è un’altra caratteristica che individua la Chiesa attraverso il tempo.

Pio XII è comunque un papa che difende tenacemente la tradizione, e che non esita a sfidare apertamente il razionalismo del pensiero suo contemporaneo (i.e. le dottrine evoluzionistiche esistenzialistiche e storicistiche, respinte puntualmente nell’enciclica Humani generis), proclamando, ad esempio, nel 1950 il dogma dell’assunzione corporea di Maria in cielo.

La Chiesa, in Italia, nel periodo post-bellico, è rafforzata rispetto al periodo liberale: grazie all’opera di assistenza alla popolazione civile durante la guerra, grazie alla penetrazione nella società favorita dal fascismo, e grazie all’appoggio dell’alleato americano che vede nella Chiesa un elemento importante di stabilità sociale nonché uno scudo contro il pericolo del comunismo (appoggio pur temuto dalla Chiesa, che è preoccupata delle libertà – e dunque della secolarizzazione – che gli Stati Uniti portano in Italia)[65].

Nuovo organo atto al mantenimento e al rafforzamento della posizione della Chiesa nella società e nello Stato italiani è il partito della Democrazia cristiana, fondato già nel 1942, che realizza l’unità politica dei cattolici, e si pone appunto come obbiettivo la difesa dei valori cristiani. La DC, pur autonoma dalla Santa Sede, è però molto esplicitamente il partito della Chiesa.[66][67]

Nel 1946 è instaurata la Repubblica Italiana, che si dota l’anno successivo di una Costituzione, nella quale i cattolici lasciano le loro tracce: nelle questioni relative alla famiglia e alla scuola, e nelle questioni riguardanti il rapporto Chiesa Stato, i.e. i Patti lateranensi ricevono sanzione costituzionale (vedi art. 7 della Costituzione[68]).[69]

Il partito della DC egemonizza presto la politica dello Stato. La DC è moderata e conservatrice, anticomunista e europeista, ma soprattutto è impegnata ad ‘accrescere sempre più l’influenza della religione e del clero nella vita pubblica’[70], cosicché contribuisce a creare, nel paese, almeno per una decina di anni – come sostiene lo stesso Jemolo (storico cattolico) – un certo clima «confessionista»[71]; in sostanza, la DC è la mano della Chiesa sullo Stato e la società. Primo esempio di ingerenza da parte della Chiesa è trasformare il confronto elettorale dell’aprile 1948 nella scelta coatta tra comunismo e anticomunismo, a tutto vantaggio della DC[72], per poi l’anno successivo  decidere addirittura che chiunque avesse professato la fede nel comunismo sarebbe stato scomunicato, se non che De Gasperi, capogruppo della DC, per evitare le pericolose evoluzioni della decisione vaticana, si impegna a dimostrare come in realtà la condanna riguardi soltanto il piano dottrinale, e non le singole persone.[73]

Nel 1958, morto Pio XII, arriva papa Giovanni XXIII. Con questo papa la Chiesa inaugura una relativa nuova stagione nei rapporti con lo Stato, almeno per quanto riguarda il modello papale. Si assiste ad una diminuzione dell’ingerenza della Chiesa nelle questioni politiche italiane, all’adozione da parte del pontefice di un linguaggio meno condannante, nello sforzo costante di internazionalizzare la Chiesa, che si traduce nell’attenzione verso i problemi che affliggono il mondo, in particolare l’ingiustizia determinante il sottosviluppo di una parte del mondo e il pericolo di una guerra nucleare; problemi, questi ultimi, che non hanno a che fare direttamente con lo Stato Italiano, il quale allora, per qualche tempo, può relativamente incominciare a respirare, allentata la volontà di controllo ecclesiastica del paese.

Giovanni XXIII guida una Chiesa ora aperta anche ai non credenti, dialogante finalmente con il mondo contemporaneo. Nell’ultima parte dell’enciclica Pacem in terris del 1963 il papa esorta i fedeli a perseguire insieme agli altri uomini (dunque anche insieme ai non fedeli) il progresso politico e sociale, per arrivare un giorno ad una situazione di ‘pace in terra’. Così si esprime il papa nell’enciclica:

85. Pertanto, può verificarsi che un avvicinamento o un incontro di ordine pratico, ieri ritenuto non opportuno o non fecondo, oggi invece lo sia o lo possa divenire domani. […] Non si deve, infatti, dimenticare che compete alla Chiesa il diritto e il dovere non solo di tutelare i principi dell’ordine etico e religioso, ma anche di intervenire autoritativamente presso i suoi figli nella sfera dell’ordine temporale, quando si tratta di giudicare dell’applicazione di quei principi ai casi concreti

86. […] Non si dimentichi che la gradualità è la legge della vita in tutte le sue espressioni; per cui anche nelle istituzioni umane non si riesce ad innovare verso il meglio che agendo dal di dentro di esse gradualmente.

87. A tutti gli uomini di buona volontà spetta un compito immenso: il compito di ricomporre i rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà: i rapporti della convivenza tra i singoli esseri umani; fra i cittadini e le rispettive comunità politiche; fra le stesse comunità politiche; fra individui, famiglie, corpi intermedi e comunità politiche da una parte e dall’altra la comunità mondiale. Compito nobilissimo quale è quello di attuare la vera pace nell’ordine stabilito da Dio. (corsivo mio)[74]

I contenuti – tratti a parte dall’ideologia in cui sono pensati ed espressi – rompono in certo senso con la tradizione, aprendo la Chiesa alla collaborazione attiva nella costruzione di un mondo negli intenti migliore. Ma rimane altresì evidente, nel messaggio del papa, l’intenzione di gestire in modo autoritario la collaborazione (le due frasi in corsivo del passo citato parlano più chiaramente di qualsiasi commento).

La Chiesa non è un organismo che si mette in discussione con leggerezza, questo è certo e evidente. Tanto più che la Chiesa non è il papa. In Italia le direzioni prese dal papa non sono accettate che da una parte minoritaria dell’episcopato, che per la maggior parte tende a difendere la tradizione, reagendo negativamente al nuovo clima caratterizzato da maggiori libertà. Nel 1960 una lettera collettiva dell’episcopato condanna severamente il laicismo, bollato come l’«eresia odierna».[75] In particolare è avversata la politica del centro-sinistra. Si teme soprattutto per i diritti della famiglia, della scuola, e dell’educazione cattolica. Però un parziale rinnovamento alla fine arriva, grazie ovviamente a papa Giovanni XIII. Nel 1962 si apre il Concilio Vaticano II, che si chiude nel 1965. Nel frattempo Giovanni XIII muore.

Nel 1963 è il turno di Paolo VI. Il nuovo papa porta avanti, con decisione, l’opera del Concilio. Il Concilio rinnova i modi della discussione teologica, la visione della Chiesa – ora intesa come «popolo di Dio» piuttosto che come organizzazione giuridico-gerarchica –, i modi della liturgia, la concezione dell’uomo e della società contemporanea, il dialogo ecumenico con le altre Chiese cristiane e perfino con le altre religioni.[76] Seppure il Concilio mostra una Chiesa effettivamente (e per quello che qui interessa in particolare) aperta alle rivendicazioni di tolleranza, libertà e democrazia, alle rivendicazioni delle donne che chiedono la parità tra i sessi, alle rivendicazioni della classe politica cattolica che cerca una maggiore autonomia dalla gerarchie, è difficile giudicare se il Concilio rappresenta un sostanziale cambiamento negli atteggiamenti di fondo della Chiesa.[77] Sembra piuttosto che resti immutato questo:

l’impronta del compito di ricostruire un nuovo ordine sociale cristiano, per cui la legge divina deve essere iscritta per opera dei credenti nella città terrena, per cui si ritiene che solo sulla base della religione e del magistero ecclesiastico si possono trovare soluzioni autenticamente umane ai problemi del mondo contemporaneo, per cui non si rinunzia del tutto alla utilizzazione di privilegi sociali e istituzionali per l’opera di evangelizzazione.[78]

D’altra parte è lo stesso papa Paolo VI che, pur intendendo rispettare le direttive e l’orientamento del Concilio, si oppone con fermezza alle interpretazioni di questo come punto di rottura con la tradizione. Coerentemente, Paolo VI, nel rapporto con la politica, dopo gli anni di Giovanni XXIII, torna a riaffermare l’autorità del proprio pensiero.[79]

Negli anni seguenti al Concilio si assiste, anche internamente alla Chiesa stessa, ad un misto di rinnovamento e repressione delle spinte al rinnovamento, dunque conservatorismo. Nel 1967 il giornale L’Avvenire d’Italia, riformatore, viene fatto chiudere; l’anno successivo l’arcivescovo di Bologna, rinnovatore, viene costretto a dimettersi; sempre nel 1968 la Conferenza episcopale italiana raccomanda ai cattolici, alla vigilia delle elezioni politiche, e nonostante il Concilio fosse stato esplicito sulla «legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali dei cattolici», di restare uniti a difesa dei valori della loro religione.[80] L’ingerenza ecclesiastica al fine manifesto di condizionare le scelte politiche degli elettori cattolici non viene meno.

I movimenti di contestazione degli anni 1967 e 1968 non passano certo senza provocare cambiamenti nella società, anche nella sua parte cattolica, in realtà perfino nel clero stesso. Soprattutto si diffonde tra i credenti la tendenza a una sempre maggiore indipendenza di pensiero rispetto ai dettami dei vertici della Chiesa, ed esercitata in materie per la Chiesa delicatissime come la famiglia, la dignità della persona e la sacralità della vita, di fronte a problemi quali il divorzio, l’aborto e il controllo delle nascite.[81]

Segno dei tempi, e della volontà di una certa parte dell’ecclesia di contrastare le tendenze postconciliari più dissenzienti rispetto alle direttive della gerarchia, è la nascita nel 1969 del movimento Comunione e Liberazione, deciso a riaffermare un ‘Cristianesimo integrale’, riproponendo il ‘Cattolicesimo come una «globalità» che deve avere pertanto «piena espressione civile, culturale e sociale»’.[82]

Nel frattempo, il 1963, vede il primo governo di coalizione guidato da Moro, che ha il sostegno del Partito Socialista. I cattolici devono venire a patti con i socialisti, nemici storici. Ma più in generale la DC si dimostra impreparata davanti alla crescente secolarizzazione, così la Chiesa stessa (che fatica moltissimo ad essere contemporanea anche ai propri fedeli), entrambe semplicemente interessate a far rimanere le cose come da sempre sono.[83] Invece la società cambia rapidamente, a causa del boom economico, della televisione, delle nuove fabbriche …; e la matrice laica è in espansione.

Nel 1970 lo Stato promulga la legge che permette il divorzio. I cattolici non si arrendono, e chiedono un referendum per abrogare la legge, giustificando la richiesta col fatto che l’indissolubilità del matrimonio è dettata da ragioni naturali, che devono essere riconosciute e sanzionate opportunamente dalle leggi dello Stato. Ma ormai anche parte dell’elettorato cattolico non crede più a queste storielle. 1974: i no vincono con il 59,1 % dei voti contro il 40,9 % dei si.[84] È una dura sconfitta per la Chiesa, che si rende consapevole del fatto di aver perso, forse per sempre, il controllo delle coscienze dei propri fedeli, i.e. di aver perso la gara ingaggiata contro l’avanzata del processo di secolarizzazione e laicizzazione dello Stato (nonostante la scelta del voto è posta da parte della Chiesa come scelta pro o contro democrazia, religione, famiglia e valori tradizionali imprescindibili)[85][86]. La Santa Sede è preoccupata, e non a torto: il cattolicesimo sembra essere in minoranza di fronte alla coscienza laica della popolazione, l’influenza e l’autorità della Chiesa sulla società italiana è debole. Buona parte della popolazione afferma il diritto a pensare autonomamente.

Ma la Chiesa, si sa, non si arrende se non dopo aver combattuto fino all’ultimo uomo. Così la risposta alla diaspora delle coscienze è il richiamo dei fedeli all’unità del mondo cattolico. Cresce l’influenza e l’importanza di Comunione e Liberazione, e nel 1975 nasce il Movimento popolare, declinazione politica del movimento CL. Il convegno ecclesiale su ‘Evangelizzazione e promozione umana’ promosso dalla Conferenza episcopale italiana, tenutosi nel 1976, richiama i fedeli cattolici all’impellente compito di recuperare una forte identità cristiana su diversi piani: spirituale, culturale, sociale e politico.[87] In poche parole questo significa che la Chiesa, coerentemente con il suo operare fin dall’unione del nostro paese in nazione, vuole portare la società e le istituzioni italiane sotto la sua influenza.

Nel 1978 Karol Wojtyla diventa papa Giovanni Paolo II. Il suo papato si propone, decisamente in linea con la tradizione[88], di tenere unito il mondo cattolico sotto le direttive della Santa Sede, di combattere l’avanzare della secolarizzazione, di tenere ben ferme le verità tradizionali di fede, di proporre costantemente la Chiesa come guida della società ed esclusiva rappresentante dell’ordine morale dello Stato, e anche di portare avanti una severa politica di contenimento del movimento di rinnovamento stimolato dal Concilio Vaticano II (che anzi non viene affatto interpretato come un invito al rinnovamento della Chiesa).[89] Gli obbiettivi del nuovo papa portano necessariamente al disinteresse verso le questioni politiche specificatamente italiane, e per converso ad un maggior interesse, rispetto al passato, verso le questioni internazionali. Il papa è comunque vicino ai suoi fedeli italiani (e anche forse soprattutto ai non fedeli italiani) con i molti richiami volti a ricordare la validità di dogmi e devozioni tradizionali (come ad es. il culto mariano) e soprattutto volti a prescrivere comportamenti morali, fuori da ogni logica di attuabilità, e per altro sostenuti con una buona dose di intransigenza, in particolare nella sfera familiare e dei rapporti sessuali.

Nel 1981 con l’enciclica Laborem exercens il papa ribadisce l’importanza e l’attualità di riproporre la ‘dottrina sociale della Chiesa’. Del 1983 è il nuovo Codice di diritto canonico: nulla di veramente nuovo sotto il sole, se non la dottrina della Chiesa come ‘popolo di Dio’[90], in contrapposizione alla Chiesa delle gerarchie che tende a preferire una netta separazione tra laico e chierico. Nel 1986, Giovanni Paolo II, con l’enciclica Dominum et vivificantem, continua sulla linea dura: condanna radicalmente la cultura laica e il mondo non credente. La volontà restauratrice del papa non si ferma: nel 1988 definisce l’uso della contraccezione con mezzi artificiali un peccato contro la fede (ma già nel 1968 papa Paolo VI, con l’enciclica Humanae Vitae, aveva condannato l’uso degli anticoncezionali[91]).[92]

Intanto nel 1978 lo Stato italiano provvede ad una legge che non renda perseguibile penalmente l’aborto. Alla legge segue la dura reazione da parte della Santa Sede. E la storia si ripete. I movimenti cattolici (ad es. il Movimento per la vita, e Comunione e Liberazione) chiedono il referendum abrogativo della legge, che si fa nel 1981. Vincono i no con il 67,9 % dei voti. Un’altra dura sconfitta per la Santa Sede, i movimenti cattolici, e la Democrazia Cristiana, che, non a caso, indebolita rispetto al passato, in questi anni è costretta all’alleanza politica con i socialisti, all’interno di un governo socialista guidato da Craxi (‘provvidenziale’, però, per la Chiesa).

La situazione politica italiana preoccupa un po’ tutto il mondo cattolico, che però dovrebbe essere presto rassicurato, e soprattutto i vertici di questo, dal nuovo Concordato tra Chiesa e Stato del 1984, che sostituisce il vecchio Concordato del 1929. Il nuovo concordato stabilisce che la religione cattolica non è più religione di Stato, e più in generale l’indipendenza dello Stato dalla Chiesa[93], però, in compenso, stabilisce anche il permanere della presenza della Chiesa nell’istituzione del matrimonio, nell’insegnamento delle scuole pubbliche (seppur facoltativamente), nelle strutture statali, nonché di concedere agli enti ecclesiastici privilegi fiscali e finanziamenti, e la parificazione delle scuole religiose a quelle pubbliche.[94]

Nel 1988 il papa, attraverso l’esortazione apostolica Christifideles Laici, parla ai fedeli laici. Giovanni Paolo II richiama la comunità ecclesiastica, in particolare la parte laica di questa, al suo urgentissimo compito:

1606. […] il mondo intero dev’essere trasformato secondo il disegno di Dio in vista dell’avvento definitivo di Dio. 1616. […] Non è lecito a nessuno rimanere in ozio.

Così i fedeli laici sono esortati a impegnarsi nella trasformazione in senso cattolico dello Stato e della società:

1637. […] laici […] essi sono la chiesa[95] […] carattere peculiare della loro vocazione, che ha in modo speciale lo scopo di cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. 1648. […] i fedeli laici partecipano, per la loro parte, al triplice ufficio – sacerdotale, profetico e regale – di Gesù Cristo. 1654. […] L’indole secolare è propria e peculiare dei laici […] come diceva Paolo VI, la chiesa “ha un’autentica dimensione secolare, inerente alla sua intima natura e missione […] La chiesa, infatti, vive nel mondo anche se non è del mondo ed è mandata a continuare l’opera redentrice di Gesù Cristo, la quale […] abbraccia pure la instaurazione di tutto l’ordine temporale. 1667. […] Agli occhi illuminati della fede si spalanca uno scenario meraviglioso: quello di tantissimi fedeli laici, che proprio nella vita e nelle attività d’ogni giorno […] sono gli operai instancabili che lavorano nella vigna del Signore, sono gli artefici […] della crescita del regno di Dio nella storia.

… ma seguendo docilmente e rigorosamente i dettami dei vertici ecclesiastici (e il papa sopra a tutti):

1672. […] i cristiani non appartengono a se stessi ma sono proprietà di Cristo. 1703. […] nessun carisma dispensa dal riferimento e dalla sottomissione ai pastori della chiesa. 1871. […] il papa svolge il ruolo di primo formatore dei fedeli laici. A lui spetta il ministero di confermare nella fede i fratelli, insegnando a tutti i credenti i contenuti essenziali della vocazione e missione cristiana e ecclesiale. La sua parola […] chiede l’ascolto docile e amoroso dei fedeli laici.

… restando uniti nella lotta

1738. […] Essere responsabili del dono della comunione significa, anzitutto, essere impegnati a vincere ogni tentazione di divisione e di contrapposizione, che insidia la vita e l’impegno apostolico dei cristiani.

In sostanza:

1749. Ai fedeli laici […] tocca testimoniare come la fede cristiana costituisca l’unica risposta pienamente valida, più o meno coscientemente da tutti percepita e invocata, dei problemi e delle speranza che la vita pone ad ogni uomo e ad ogni società.

E in particolare occorre testimoniare su problemi come la dignità della vita umana

1766. Il riconoscimento effettivo della dignità personale di ogni essere umano esige il rispetto, la difesa e la promozione dei diritti della persona umana. Si tratta di diritti naturali, universali e inviolabili: nessuno, né il singolo, né il gruppo, né l’autorità, né lo stato, li può modificare né tanto meno li può eliminare, perché tali diritti provengono da Dio stesso. Ora l’inviolabilità della persona trova la sua prima e fondamentale espressione nell’inviolabilità della vita umana […] in ogni fase del suo sviluppo, dal concepimento sino alla morte naturale, e in ogni sua condizione, sia essa di salute o di malattia, di perfezione o di handicap, di ricchezza o di miseria.

… la famiglia e così il matrimonio

1779. […] la coppia e la famiglia costituiscono il primo spazio per l’impegno sociale dei fedeli laici.

… la carità

1783. […] Tutta la chiesa […] rivendica le opere di carità come suo dovere e diritto inalienabile. […] niente e nessuno la può e la potrà sostituire, neppure le molteplici istituzioni e iniziative pubbliche.

… l’educazione e così la scuola

1877. […] E perché la scuola possa degnamente svolgere la sua funzione formativa, i fedeli laici si devono sentire impegnati a esigere da tutti e promuovere per tutti una vera libertà di educazione, anche mediante un’opportuna legislazione civile.

E l’opera del fedele laico allora non può che essere partecipazione alla vita politica e culturale dello Stato; i.e. il fedele laico diventa lo strumento di cui la Chiesa si serve per influenzare le decisioni dello Stato e così la vita di tutti i cittadini.

1787. […] Per animare cristianamente l’ordine temporale, i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla politica, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune. 1802. […] occorre evangelizzare […] in profondità e fino alle radici la cultura e le culture dell’uomo… La rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca. (corsivi miei)[96]

Questa è ancora oggi la Chiesa; e questa è anche la Chiesa di ieri. Le intenzioni di fondo in relazione al rapporto con la società, lo Stato e il cittadino (fedele e non fedele), sono – e, per induzione, potremmo anche dire, saranno – nella sostanza invariate.

E se la Chiesa oggi ha perso molta influenza sul sentire comune, ne ha molta sulla politica; essa è ancora fermamente convinta della giustezza di influenzare le decisioni dello Stato (laico): l’influenza e l’intervento sono suoi diritti ma ancora prima suoi doveri. Paradossalmente rispetto alle direzioni del sentire comune, nella storia della politica, se durante la Prima Repubblica la Chiesa interviene indirettamente e silenziosamente, durante la Seconda Repubblica si assiste alla degenerazione: intervento diretto e mancanza esplicita di rispetto verso la laicità dello Stato.[97]

Il testo citato poco sopra è del 1988. Negli anni seguenti la DC si disgrega e i cattolici si disperdono nei vari partiti, non necessariamente d’ispirazione cattolica. Il papa (ad es. con l’enciclica sociale Centesimus annus del 1991) insiste perché gli Stati assumano come «indispensabile orientamento ideale» la dottrina sociale della Chiesa. Nel 1993 è pubblicato il Catechismo della Chiesa cattolica, dove tra le altre cose, si legittima la pena di morte in caso di reato estremamente grave. Nello stesso anno l’enciclica Veritas splendor riafferma quanto già detto (ad es. nell’esortazione apostolica): ‘la vera libertà e moralità umana dipende dal riconoscimento della verità divina così come trasmessa dalla Chiesa, e deve essere fondamento non solo della vita individuale dei credenti, ma anche della società e degli Stati.’[98] L’enciclica Evangelium vitae del 1995 nega la validità giuridica alle leggi dello Stato che non sono conformi alla legge morale naturale (di Dio); tutti i cittadini, gli Stati e le società civili, devono vivere nel rispetto dei principi morali e religiosi promossi dalla Chiesa.[99] L’atteggiamento della Chiesa, come si evince agevolmente dai fatti, è tradizionale e intransigente, e non è mutato sostanzialmente nel corso del tempo.

Caduta la DC, l’unità dei cattolici è da trovarsi attraverso la difesa comune dei valori culturali cattolici (appunto) e la lotta alla secolarizzazione atea. Papa Giovanni Paolo II, nell’ultima parte del suo pontificato, torna a occuparsi specificatamente delle questioni italiane. La libertà dello Stato e dei suoi cittadini è ancora una volta minacciata; in particolare è la politica a rischiare il condizionamento, dal momento che i partiti (morta la ‘Balena bianca’), nello sforzo necessario di contendersi l’elettorato cattolico, sono pronti a cedere alle richieste della Santa Sede o comunque a compiacerne gli orientamenti nelle questioni che le stanno più a cuore[100]. E le decisioni della classe politica dello Stato –  così condizionata e minacciata nella sua autonomia – si riversano praticamente sulla vita del cittadino (che di per sé è aconfessionale).[101]

Nel 2005 il cardinale Ratzinger diventa papa Benedetto XVI. L’enciclica Deus caritas est chiarisce che è compito precipuo della religione purificare la ragione e così aiutarla ‘ad essere meglio se stessa’. In particolare è sui temi etici che la politica oggi è pronta ad ascoltare la parola della Santa Sede, non per deferenza di credente, ma per paura delle ricadute politiche che seguirebbero lo scontentare la Santa Sede; e questo accade mentre il cittadino italiano già non teme più il Vaticano. Però, dal momento che le libertà del cittadino dipendono dalle decisioni della classe politica governante, quelle paure agiscono ancora sul cittadino.[102]


[1] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[2] Ibidem

[3] Detti, T., Gozzini, G. Storia contemporanea vol. I L’Ottocento Mondadori 2000 pg. 113

[4] Guerri, G. B. Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 pg. 246

[5] Ibidem pg. 241

[6] Dossi, C. Note azzurre, nota 2313, Adelphi pg. 172

[7] Guerri, G. B. Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 pg. 239

[8] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[9] Ibidem

[10] Citato in Guerri, G. B. Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 pg. 250

[11] Guerri, G. B. Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 pg. 258

[12] Così commenta Guerri in Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 a pg. 515: ‘Quando poi lo Stato e gli intellettuali si sono contrapposti al potere religioso – sulla spinta delle conquiste del pensiero laico (non italiano) e di esigenze politiche non più rinviabili (l’unità) – la Chiesa si è trincerata ancora di più dentro se stessa: con il dogma dell’infallibilità papale e la proibizione ai credenti di partecipare alla vita dello Stato ha rinnovato la scissione del cittadino fra coscienza cristiana e dovere civile’.

Il libro di Guerri presenta una visione forse un tantino manichea del rapporto tra Chiesa e Stato in Italia, ma di certo su alcuni punti, come quello appena citato, non si può che concordare con la sua presentazione.

[13] Ibidem pg. 266

[14] Detti, T., Gozzini, G. Storia contemporanea vol. I L’Ottocento Mondadori 2000 pg. 279

[15] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[16] Guerri in Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 a pg. 270

[17] Ibidem pg.271

[18] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[19] Guerri in Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 a pg. 273

[20] Detti, T., Gozzini, G. Storia contemporanea vol. I L’Ottocento Mondadori 2000 pg. 276-77

[21] Guerri in Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 a pg. 277

[22] Detti, T., Gozzini, G. Storia contemporanea vol. I L’Ottocento Mondadori 2000 pg. 279

[23] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[24] Il non expedit appare chiaramente un provvedimento originato da uno spirito contrario ai più condivisi principi del cittadino di oggi (perlomeno): la libertà di coscienza e di pensiero, il dovere e il diritto di partecipare alla vita civile dello Stato in cui si vive.

[25] Detti, T., Gozzini, G. Storia contemporanea vol. I L’Ottocento Mondadori 2000 pg. 288

[26] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[27] Sia detto tra parentesi: la Chiesa riconosce lo Stato solo quando questo si fa dittatura. Altra dimostrazione della poca considerazione – storicamente documentata –, da parte della Santa Sede, per i principi democratici.

[28] Guerri in Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 a pg. 281

[29] Ibidem pg. 301

[30] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[31] Detti, T., Gozzini, G. Storia contemporanea vol. I L’Ottocento Mondadori 2000 pg. 288

[32] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[33] Guerri in Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 a pg. 308

[34] Detti, T., Gozzini, G. Storia contemporanea vol. I L’Ottocento Mondadori 2000 pg. 290

[35] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[36] Ibidem

[37] Guerri in Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 a pg. 326

[38] Ibidem pg. 333

[39] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[40] Ibidem

[41] Il Codice di diritto canonico concepisce la Chiesa come società perfetta, superiore allo Stato, perciò legittimata ad influenzare e dirigere lo Stato anche in materia temporale, dove questo entrasse in conflitto con i principi religiosi.

[42] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[43] Ibidem

[44] Guerri in Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 a pg. 358

[45] Ma non è una divisione che preclude l’influenza reciproca dei termini. Infatti, l’Azione cattolica avrebbe influenzato l’opera delle organizzazioni politiche e sindacali cattoliche.

[46] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[47] Guerri in Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 a pg. 374

[48] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[49] Detti, T., Gozzini, G. Storia contemporanea vol. II Il novecento Mondadori 2000 pg. 96

[50] Guerri in Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 a pg. 364

[51] Citato in Guerri in Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 a pg. 368

[52] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[53] Guerri in Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 a pg. 391

[54] Ibidem 398

[55] Detti, T., Gozzini, G. Storia contemporanea vol. II Il novecento Mondadori 2000 pg. 96

Da notare nuovamente che la Chiesa aspetta di conciliarsi con lo Stato quando questo si fa dittatura.

[56] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[57] Ibidem

[58] Guerri, G. B. Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 pg. 428

[59] Ibidem pg. 434

[60] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[61] Dossi, C. Note azzurre, nota 4902, Adelphi pg. 707

[62] Levi, G. The Origins of the Modern State and the Microhistorical Perspective in LEVI G.; TILLY C.; GRIBAUDI M.; SCHLUMBOHM J., Mikrogeschichte Makrogeschichte. Komplementar oder inkommensurabel, GOTTINGEN, Wallstein Verlag, pp. 53-82

[63] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[64] Ibidem

[65] Guerri, G. B. Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 pg. 448

[66] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[67] Guerri si spinge a definire la DC come ‘un cavallo di Troia tra le mura dello Stato laico’.

[68] L’articolo 7 recita così: Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

[69] I padri costituenti mediarono, approvando anche l’articolo 3 per cui tutti i cittadini sono per lo Stato uguali senza distinzione di religione, l’articolo 8 per cui tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge, l’articolo 19 per cui tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede. Allo stesso tempo si riconoscono validi i Patti Lateranensi dove è stabilito che ‘la religione cattolica apostolica romana è la sola religione dello Stato’. Mediazione, compromesso, il lavoro dei padri costituenti.

[70] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[71] Jemolo, A. C. Chiesa e Stato in Italia dalla unificazione ai giorni nostri, Einaudi, Torino 1971

[72] Guerri, G. B. Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 pg. 459

[73] Più in generale, si può dire che la Chiesa, negli anni successivi, sostenne con fermezza e continuità l’anticomunismo.

[74] Lettera enciclica Pacem in Terris del sommo pontefice Giovanni PP. XIII (1963) http://www.vatican.va/holy_father/john_xxiii/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem_it.html

[75] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[76] Ibidem

[77] Secondo uno studio di Miccoli, G. del 1973, citato in Verrucci (1999), il ‘Concilio non riuscì a produrre una nuova sintesi teologico-pastorale tale da modificare veramente gli elementi costitutivi di quella antica’.

[78] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[79] Guerri, G. B. Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 pg. 472

[80] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[81] Ibidem

[82] Ibidem

[83] Guerri, G. B. Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 pg. 469

[84] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[85] Guerri, G. B. Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 pg. 479

[86] Alla vigilia del voto, così si esprime il papa: attenzione, ché è in gioco ‘la difesa e la promozione religiosa, morale, sociale, giuridica della famiglia’.

[87] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[88] Nonostante i molti stereotipi e luoghi comuni che affermano il contrario, probabilmente dovuti alla abile campagna pubblicitaria che il papa seppe organizzare attorno alla sua persona, sfruttando i vari mezzi di comunicazione di massa.

[89] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[90] Che comunque prima va interpretata correttamente, e poi vissuta, soprattutto dalle gerarchie ecclesiastiche.

[91] Guerri, G. B. Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 pg. 483

[92] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[93] L’articolo 1 del concordato recita così: ‘La Repubblica italiana e la Santa Sede riaffermano che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti ed alla reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese.’(corsivo mio)

Il passo in corsivo, in realtà, appare un po’ contraddittorio, o per lo meno, di difficile comprensione: come è possibile pensare una collaborazione dove una delle parti almeno non violi in certa misura il principio di indipendenza e sovranità dell’altra. È evidente infatti che nelle collaborazioni si entra in discussioni che pongono problemi che non possono essere risolti se non con un’ingerenza e dunque con la violazione del principio di indipendenza delle parti.

[94] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[95] Il che implica, a rigore, che una parte della società civile italiana è la chiesa.

[96] Esortazione apostolica post-sinodale Christifideles Laici di sua santità Giovanni Paolo II su vocazione e missione dei laici nella chiesa e nel mondo (1988) http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_exhortations/documents/hf_jp-ii_exh_30121988_christifideles-laici_it.html

[97] Guerri, G. B. Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 pg. 507

[98] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[99] Ibidem

[100] Guerri scrive così a pg. 502: ‘La caccia al voto cattolico divenne, già dalle elezioni del 1994, il vero obbiettivo di tutti i partiti’. (corsivo mio)

[101] Verucci, G. La Chiesa cattolica in Italia dall’Unità ad oggi Editori Laterza 1999 Roma-Bari

[102] Guerri, G. B. Gli italiani sotto la Chiesa, da San Pietro a Berlusconi Bompiani 2011 pg. 511


Francesco Margoni

Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento. Studia lo sviluppo del ragionamento morale nella prima infanzia e i meccanismi cognitivi che ci permettono di interpretare il complesso mondo sociale nel quale viviamo. Collabora con la rivista di scienze e storia Prometeo e con la testata on-line Brainfactor. Per Scuola Filosofica scrive di scienza e filosofia, e pubblica un lungo commento personale ai testi vedici. E' uno storico collaboratore di Scuola Filosofica.

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