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Sul Valore della Filosofia – Bertrand Russell

https://en.wikipedia.org/wiki/File:Bertrand_Russell_1957.jpg

Introduzione

In questo breve testo ho pensato di toccare un argomento che chiude perfettamente un anno denso, come lo sono tutti gli anni: iperdensi. [1] Ora, sebbene ci siano e possano essere molti argomenti a favore dell’esistenza della filosofia, questo è quello di Bertrand Russell.

Sebbene Russell abbia toccato questo argomento in modo diverso in tempi e scopi diversi, ricostruirò il suo argomento così come lo tratteggia nel suo testo “Sul valore della filosofia”. [2] È un breve saggio, scritto magnificamente tanto quanto può essere stimolante. Bello e rinvigorente, come verosimilmente non lo sono i pilastri della filosofia analitica dei nostri giorni – e si può sostenere che, in effetti, Russell qui è lontano dall’essere un filosofo analitico vero e proprio. Comunque sia, l’argomento si mostrerà per quello che è, sia esso appropriato o inappropriato, solo bello o anche vero. Ricordare che la veridicità ultima è qualcosa di impossibile in filosofia, come dice esplicitamente Russell, è ancora la sua formulazione di un ideale razionale prezioso. Vale la pena leggere questo testo dopo più di cento anni? Vediamo.

Confusione di base

L’argomento è strutturato in due parti, in cui quest’ultima potrebbe essere ulteriormente suddivisa in due. Il primo inizia cercando di delineare ciò che ho chiamato “confusione di base”. La domanda è la seguente: qual è il valore della filosofia? Questa è l’ultima domanda su cui fondare lo studio stesso della filosofia. Infatti, sebbene la prima domanda che salta in mente non sia questa più estrema, essa rimane la più importante. Infatti, secondo Russell, la prima sarebbe “Perché la filosofia dovrebbe essere studiata (oggi)?”, questo è solo un modo per riformulare la prima domanda più importante e generale sul valore della filosofia.

È interessante notare che questo interrogativo non è banale nemmeno per un filosofo, a meno che non ci abbia pensato esplicitamente. Probabilmente, nessuno ha una risposta forte a una domanda simile così grande e generale senza essere almeno altrettanto vaga quanto la generalità coinvolta in primo luogo dalla domanda stessa. Ad esempio, “Perché la famiglia ha un valore?” La domanda sembra più facile da affrontare, ma di fatto essa conduce e dispiega tante risposte scivolose quante tutte le altre sui valori ultimi. Ma, come per ogni filosofo, sempre convinti di essere al di là dover individuare qualsiasi genere di utilità quando la filosofia stessa è in gioco, far appello a qualcosa di utile sembra essere il modo sbagliato di individuare la risposta. Russell, infatti, chiarisce subito che i filosofi, come tutti gli esseri umani che apprezzano il “cibo della mente”, non hanno affatto bisogno di qualsiasi risposta su questo argomento (e perciò abbiamo detto che gli stessi filosofi non sono sempre i migliori avvocati della loro disciplina). Essi, infatti, sanno già ché la filosofia sia la cosa migliore in assoluto per il proprio benessere dal punto di vista umano. [3] Allora, chi è il bersaglio dell’argomentazione di Russell, se già abbiamo escluso tutti quelli che sono convinti della bontà della filosofia in sé? Chi rifiuta tale panacea? La risposta è breve e facile: l’uomo comune.

Ci sono infatti “molti uomini” che sono “prevenuti” nei confronti della filosofia. Naturalmente questo modo di inquadrare il problema delinea già chi ha torto. La domanda giusta in effetti dovrebbe essere: chi è l’uomo comune? Secondo Russell, l’uomo prevenuto, che di solito è una persona comune, è quello che è direttamente influenzato dalla scienza (!) o dagli “affari pratici”, poiché sono inclini a considerare la filosofia come un tipo di conoscenza che, nel migliore dei casi, è anche impossibile da acquisire (e quindi c’è una porta aperta per coloro che non potrebbero accettare l’idea stessa di qualcosa che esiste senza alcun tipo di prova costruttiva dell’esistenza).

È interessante notare che non è una questione di astrazione o di sfida generale nell’apprendimento, poiché entrambi sono anche problemi classici associati alla filosofia. Del resto, sia l’astrazione che la difficoltà generale nel processo di apprendimento fanno parte di qualsiasi disciplina tecnica la cui produzione di conoscenza dipende intrinsecamente dal gergo, dalla logica e dalla reiterazione di metodologie complesse. La fisica è l’esempio considerato (un classico locus communis per i filosofi). In effetti, la fisica porta molti benefici a tutta l’umanità e non solo ai pochissimi, la sparuta minoranza di eletti che la studia davvero. Pertanto, anche se quasi nessuno la capisce, la fisica è considerata estremamente utile da tutti (anche se direi che non è proprio quello che mi è stato detto molte volte da alcuni casi reali di “esseri ordinari”). Infatti, ci sono scale di apprezzamento direttamente proporzionali ai conti in banca di chi asserisce di studiare fisica (non il mio metro, ma quello di alcuni esseri ordinari) che infatti considerano la fisica più utile quando la fisica viene perseguita all’interno di un luogo come il CERN di Ginevra che non, ad esempio, in un istituto non universitario di insegnamento. Il salario è l’unica evidenza che resisterebbe a qualsiasi controargomentazione nell’immaginazione degli uomini comuni. In effetti, la fisica perde gran parte della sua forza irresistibile quando non direttamente correlata agli istituti di credito. Ma naturalmente Russell, da filosofo, era più generoso e indulgente nel considerare universale la convinzione dell’utilità della fisica.

Peccato, però, che la filosofia non sia come la fisica, che, sub condicione, è riconosciuto come utile. E la ragione è che la filosofia porta solo benefici indiretti (se ce ne sono) all’umanità. Ovvero, essa non produce cibo (inteso nella categoria di un universale “all you can eat”). Non produce macchine, automobili ecc. E anche quando essa induce la produzione di certe merci, esse stesse non sono molto valutate in nessun mercato (regolato statualmente o libero). Infatti, produce libri. Ma del tipo sbagliato. A meno che non siano inclusi in qualche elenco burocratico di volumi obbligatori da leggere (quando non sono proprio inclusi in quelli da bruciare), il che significa anche che hanno almeno 2000 anni, sono tutt’altro che dei bestseller. E nessun vero filosofo degno di questo nome (Hume a parte) si è mai lamentato di questo destino.

Ora, poiché Russell era un essere umano illuminato, poiché era anche un pensatore britannico liberale, sebbene nato in una casata familiare molto antica e nobile, non riusciva a rinunciare alla gente comune, quella che ha sempre affascinato il filosofo perché così incredibilmente irremovibile nel sostenere le sue convinzioni indimostrabili e la cui iniziale formulazione si è persa anche nella loro stessa, assai labile, memoria. Quel tipo di pietra che è fatta solo dal grasso del cervello umano creato in stock, questo è il vero obiettivo di Russell.

Confutare il pregiudizio dell'”uomo pratico”

Poiché Russell era ancora un ottimista in sé e per sé, cerca davvero di formulare un argomento che possa essere appetibile anche per l'”uomo pratico”. La sua strategia è quella di cercare di aggirare la domanda sul valore della filosofia direttamente. E l’argomento parte dal semplice riconoscimento che anche un simile essere umano accetterebbe facilmente che ogni singola persona abbia un corpo che ha bisogno di cibo. Tuttavia, questa volontà di accettare questa affermazione potrebbe sembrare ingenua, ma egli crede ancora che sia prontamente approvata da qualsiasi essere umano pratico. Tuttavia, la stessa persona, così pronta a mangiare, sarebbe “dimentica” della necessità di fornire cibo per la mente, il che ci porta all’idea stessa che il cibo è importante anche fuori dall’Italia. Infatti, osserva Russell, anche con piena e totale ricchezza per tutta l’umanità, nel senso che le famose povertà e carestie vengono finalmente eliminate ovunque e in qualsiasi momento, con una magnifica “economia circolare” (la cui natura è ancora di là da capirsi), tutto questo non basterebbe allo scopo finale dell’umanità. Molto di più è richiesto per stabilire una società di valore: “e anche in un tale mondo supposto esistente i beni della mente sono importanti almeno quanto i beni del corpo”.

In sostanza, il cibo non basta (parla agli italiani là fuori, Russell! – Scherzo). Il cibo per il corpo non è sufficiente, poiché immaginare un’umanità perfettamente nutrita dimostrerebbe il punto: le guerre possono ancora scoppiare per altri motivi e l’infelicità pro-capite rimanere in gran parte invariata. Ovviamente, tacitamente, Russell con “cibo per il corpo” qui include tutte le materie prime materiali ed energetiche necessarie per la sopravvivenza dell’umanità. Questo è ciò che può essere sufficientemente esteso dal suo stesso punto. Tuttavia, il prossimo non è concesso da queste premesse, che potrebbero essere accettate dall’essere pratico, nel senso che per stabilire una buona società occorre qualcosa di più. Questo non viene discusso, anche se chiaramente Russell presumeva che esso fosse tanto evidente da non richiedere alcun altro sostegno.

Così, una volta che Russell stabilisce una sorta di congiunzione tra il bisogno del “cibo per la mente” e l’uomo pratico, può avanzare la tesi della filosofia: “esclusivamente tra i beni della mente il valore della filosofia può essere rintracciato”. Questa affermazione viene ora presentata come una pre-tesi, nel senso che sebbene non sia ancora discussa, non è una premessa in sé in quanto deve essere dimostrata e non deve essere assunta come vera per dimostrare qualcos’altro. La sua prova parte dal presupposto che effettivamente esista un valore e che tale valore sia almeno riconosciuto come prezioso da tutti coloro che apprezzavano le virtù dei beni della mente. C’è dunque almeno una categoria di persone che non hanno nemmeno bisogno di ulteriori prove per credere nel valore della filosofia.

Ma qui Russell tratta con le pietre, quindi serve qualcosa in più. Russell deve aprire un argomento secondario per mostrare in cosa consiste il valore della filosofia. Come tutte le discipline più importanti, la filosofia mira alla conoscenza. Questa conoscenza è di un tipo speciale, in quanto non si basa direttamente su fatti che si possono trovare in una stanza. La conoscenza della filosofia mira a ciò che porta unità e sistema al corpo delle scienze. Questa unicità è particolarmente importante perché questa comprensione logica della conoscenza umana non può essere perseguita da quelle stesse scienze, poiché si occupano di fatti che possono essere disposti su un tavolo di legno. La filosofia si ottiene dall'”esame critico dei fondamenti delle nostre convinzioni, pregiudizi e credenze”. In altre parole, il regno speciale della filosofia è la componente soggettiva di ogni conoscenza umana.

Questa natura soggettiva della conoscenza filosofica è dimostrata indirettamente dalla mancanza di qualsiasi sistema di misurazione per contare i suoi successi. Dopotutto, fin dall’inizio, i filosofi non hanno mai riscontrato molta approvazione per la capacità di sviluppo progressivo della filosofia, sempre considerata eternamente la stessa con tutti i suoi difetti. In effetti, proprio secondo Russell, i filosofi non possono portare risultati positivi come esempi di esiti fruttuosi nel settore filosofico, il che sembra piuttosto frustrante. Ma questo è per una ragione. In effetti, le conquiste della filosofia consistono principalmente nella capacità di dare vita a nuovi saperi, che iniziano ad avere una nuova vita indipendente come domini di conoscenza a se stanti. Come un genitore che muore prematuramente, le migliori conseguenze della filosofia sono quelle portate da altre persone di cui non può prendere alcun credito direttamente. Non appena una conoscenza definita di un sottocampo diventa possibile, inizia ad essere una nuova disciplina. Oltre a lasciare spazio alle discipline della nuova conoscenza, la filosofia si limita al regno dell’incertezza non perché le piaccia, ma perché è l’unico rimasto e, per lei, l’unico possibile: le domande filosofiche genuine non offrono alcuna risposta positiva definitiva. Poi, come dice Russell: “Il valore della filosofia è, infatti, da ricercare largamente nella sua stessa incertezza”.

Poiché a nessuno piace l’incertezza, come ben sapeva Cesare Beccaria tanto da includerla come componente di una pena nel sistema legale, qualunque sia la sua forma, non sorprende che una cosa il cui valore si basa su qualcosa che non piace a nessuno non risulti poi essere molto popolare. Ma questa osservazione è fuori dall’orizzonte di Russell. Egli sta invece cercando di formulare un altro argomento, la cui appetibilità può risuonare solo in chi è affascinato da un certo relativismo superficiale. Ovvero, la mancanza di un fondamento morale per essere lasciati alla leggerezza del comportamento emotivo, giustificata dalla mancanza di certezze (qualunque cosa questa curiosa affermazione possa significare per loro). Ma Russell è chiaramente lontano dal riconoscere questo punto poiché sostiene che l’incertezza è un valore, ma perché frustra la certezza dell’essere pratico: la filosofia è mostrare quanti buchi ha il giudizio di senso comune. Ora Russell sta distorcendo l’incertezza delle risposte filosofiche, poiché, dopo tutto, il suo metodo non è affatto incerto! C’è in filosofia una sorta di stretta necessità di sobrietà che è sgradevole anche a coloro che amano l’incertezza per i loro propri motivi.

In effetti, la filosofia è in grado di immettere attrito nel pensiero ordinario per mostrare come il pensiero ordinario stesso sia in definitiva infondato e fuorviante (pregiudiziale)! In uno slogan, la filosofia è la disciplina necessaria alla mente per portare aria fresca in una stanza chiusa piena di polvere e umidità con un certo spazio per potenziali miglioramenti. In questo senso specifico, la filosofia libera l’essere umano dalla prigione in cui vive. E cos’è questa prigione? Facile: la vita ordinaria intesa come una vita costretta a pochi miserabili valori sbagliati. Quindi, lo stesso Russell che cerca di vendere la filosofia alla persona comune, è anche lo stesso che sostiene che in definitiva la persona comune ha una vita miserabile, almeno nel senso che è fondata su credenze e valori ingiustificati!

Non è esattamente la strategia migliore per vendere una vecchia auto! Sembrerebbe “Questa macchina è pessima come puoi immaginare, ma la tua è ancora e di gran lunga peggiore. Inoltre, non sei molto bravo a guidare. Quindi comprare questa è pur sempre il male minore.” Non sembra molto convincente a vendere un auto, ma questo è ciò che Russell sta cercando di far qui senza darlo a vedere. Inoltre, una volta che Russell ha mostrato il valore terapeutico della filosofia, che avrebbe risuonato in tutti gli epicurei prima di lui (un filosofo che amava Epicuro in molti modi), può quindi presumere che la filosofia forzi la responsabilità del pensiero del soggetto. In fondo, riportare l’attenzione del soggetto sulla propria capacità di conoscere e comprendere, riporta anche in lui/lei la responsabilità di questo stesso atto.

In un brillante momento di ispirazione, Russell descrive la componente atemporale di ogni libera formulazione della verità eterna come un atto nel tempo che porta il soggetto a una forma di eternità: “L’intelletto libero vedrà come Dio potrebbe vedere, senza un qui e ora, senza speranze e paure, senza i vincoli delle credenze consuetudinarie e dei pregiudizi tradizionali, con calma, spassionatamente, nell’unico ed esclusivo desiderio di conoscenza – conoscenza tanto impersonale, quanto puramente contemplativa, quanto è possibile all’uomo raggiungere”. E poi, alla fine di questo processo liberatorio in cui la filosofia è un mezzo cruciale per il fine più grande che è la libertà umana e la felicità come risultato di quella libertà, l’essere umano scopre di essere finalmente un vero “cittadino dell’universo”, senza barriere nazionali, credenze religiose o ideologiche del suo tempo.

Conclusioni

Non so se qualcuno possa davvero accettare l’argomento di Russell come può essere creduto da coloro che già lo assumono. È vero, è sempre difficile vendere un prodotto a chi comunque non lo comprerebbe comunque. Tuttavia, più che nell’argomento in sé, e ancor più che nella strategia di marketing di Russell, il valore di “The Value of Philosophy” risiede nella sua bellezza, nella capacità di Russell di parlare un linguaggio universale che, potenzialmente, chiunque può davvero capire e, come tale, apprezzare. È davvero convinto che attraverso un modo ragionevole di spiegare un punto difficile a chiunque sia abbastanza disponibile, esso infine può vedere il suo amore per la conoscenza, che è, dopo tutto, qualcosa di tanto stimolante quanto rassicurante al di là dei dubbi di preoccupazione di qualsiasi essere pratico. Riguardo al quale sto ancora cercando di capire perché questa peculiare pietra cerebrale abbia così tanta importanza da meritare tanto impegno e tanto sforzo. Ma poiché siamo qui anche per lui/lei, manteniamoci con l’avvertimento di Russell sull’incertezza delle nostre convinzioni. Dopotutto, il futuro degli esseri pratici è aperto come quello di chiunque altro.


[1] Soprattutto se interpretiamo il tempo nella classica vecchia maniera dell’essere continuo come una quantità infinitamente divisibile, vedi i paradossi di Zenone.

[2] The Originals: Classic Readings in Western Philosophy  del Dr. Jeff McLaughlin è concesso in licenza con una  licenza Creative Commons Attribution 4.0 International , se non diversamente indicato, https://pressbooks.bccampus.ca/classicreadings/chapter/bertrand-russell- on-the-value-of-philosophy/ , accesso 31/12/2021.

[3] Perfettamente in linea con la filosofia classica, come la concezione della felicità di Aristotele o la reinterpretazione della beatitudine di Spinoza.


Giangiuseppe Pili

Giangiuseppe Pili è Ph.D. in filosofia e scienze della mente (2017). E' stato assistant professor ed è il fondatore di Scuola Filosofica, coordinatore dell'associazione Azione Filosofica ed è il responsabile della collana dei libri di Scuola Filosofica. Egli è autore di numerosi saggi e di diversi articoli in riviste internazionali. In lingua italiana ha pubblicato numerosi lavori e libri. Scacchista per passione. ---- ENGLISH PRESENTATION ------------------------------------------------- Giangiuseppe Pili - PhD philosophy and sciences of the mind (2017). He is a former assistant professor in intelligence studies and he is the founder of Scuola Filosofica (Philosophical School) and the Co-Founder of the philosophical association Azione Filosofica (Philosophical Action). He is the editor in chief of the collective series of books based on the blog (Le Due Torri - Publisher). He is a prolific author nationally and internationally. He is a passionate chess player and (back in the days!) movie maker.

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